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Gunfire - Age of Supremacy
( 1424 letture )
Trent’anni sono passati dalla pubblicazione dell’omonimo primo EP -preceduto nello stesso anno da un demo- che portò alla luce il nome dei Gunfire, band italiana originaria di Ancona formatasi nel 1981. La loro è una storia complicata, fatta di split e reunion, abbandoni e nuovi arrivi in line-up, che ad oggi vede il solo Roberto “Drake” Borrelli a rappresentare il nucleo originale di questa formazione. Bisogna aspettare addirittura il 2004, ovvero vent’anni esatti dall’esordio discografico, per avere tra le mani il primo full length a nome Gunfire ed altri dieci ne sono serviti per arrivare al secondo disco in studio. Nel mezzo, solo un demo datato 2002, all’alba del ritorno sulle scene avvenuto l’anno prima. Certo non si può parlare di una band prolifica, ma il monicker è di quelli che lasciano un’eco di grandi aspettative dietro di sé. Age of Supremacy appare come una sorta di “risarcimento” nei confronti dei fan, un album che sancisce il definitivo ritorno in grande stile della band marchigiana, caratterizzato da composizioni dai tratti epici e dal minutaggio consistente, nel nome di un heavy metal d’esperienza capace di stupire per la sua freschezza e la sua longevità. Il concept su cui si basano le liriche dell’album ruota attorno all’idea distopica di un’umanità che ha abbandonato la Terra ormai da mille anni e si ritrova adesso divisa in due fazioni differenti tra loro: gli “Heron” e i “Mossh”. I primi fondano la “Città della Luce”, con l’intento di preservare le specie esistenti e costruire macchine intelligenti per scandagliare l’universo alla ricerca di materie prime. A scatenare l’odio tra le due civiltà non è altro che un’incomprensione, l’incapacità di comunicare che sta alla base del fraintendimento tra i due popoli e che si riflette allo stesso modo sulla nostra realtà quotidiana. Ne sono la prova le guerre, la morte e la distruzione a cui assistiamo inermi di continuo.

Dopo una breve e poco utile intro, l’album sfodera fin da subito i suoi pregiati assi con War Extreme, che risulterà essere uno dei brani migliori, di quelli che resteranno facilmente impressi nella memoria già dal primo fugace ascolto. Notiamo subito le grandi doti vocali del leader Roberto Borrelli, il quale lascia il segno con una prestazione che mette in risalto tutta l’esperienza acquisita negli anni. Non che raggiunga limiti invalicabili, anzi, ma colpisce la leggiadria con cui le linee vocali si incastrano alla perfezione con la struttura del brano. Caratteristica di questo disco che balza subito all’occhio (e all’orecchio) è la lunga durata delle canzoni: difficilmente, infatti, si sta al di sotto dei sei minuti, con vette anche di dieci o undici minuti. Certo, non possiamo analizzare la bontà di un disco basandoci sul suo minutaggio, ma ciò che viene fuori da questo dato è la difficoltà che si potrà riscontrare nel momento di assimilare l’album nel suo insieme. Age of Supremacy potrebbe quindi apparire come un macigno insormontabile per alcuni, meno avvezzi a certe proposte copiose, ma allo stesso tempo potrebbe rivelarsi un capolavoro senza tempo per altri. A seconda dei nostri gusti, i sessantotto minuti circa della durata totale dell’album, potranno così assumere diverse sfaccettature e farsi apprezzare o disprezzare in modi diversi tra loro. Appurata è comunque la qualità tecnica dei musicisti coinvolti così come l’imponenza epica dei pezzi qui presenti. Per quanto simili tra loro o poco dediti a spunti più di tanto originali, i vari pezzi raggiungono infatti livelli di epicità davvero notevoli, trascinati come sono da un’atmosfera generale old school ma sempre fresca. Tra i brani più riusciti non possiamo non citare la straordinaria City of Light, ma è difficile trovare un episodio più interessante di altri, in quanto l’omogeneità sonora -in questo caso vista principalmente in senso positivo- regna sovrana nel sound dei Gunfire. Impossibile restare impassibili di fronte all’ambiziosa Voices from a Distant Sun, ai riff arcigni di The Wizard o al finale rappresentato dall’altrettanto succulenta Exodus.

Nel mezzo ben pochi momenti di calo, ma molte ottime idee eseguite in maniera magistrale e raffinata. La cura dei dettagli è solo uno dei tanti aspetti positivi di questo disco, ineccepibile prova di forza da parte della band marchigiana. La lunga attesa precedente al secondo disco in studio è stata dunque ampiamente perdonata, ora non resta che goderci questo gradito ritorno sperando di non dover aspettare altri dieci anni per riuscire a sentire del nuovo materiale.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
78.5 su 4 voti [ VOTA]
Le Marquis de Fremont
Venerdì 10 Ottobre 2014, 11.48.59
1
Ascoltato ieri. Non li conoscevo (pardon...) ma il songwriting e la qualità del suono sono notevoli. Ottimi brani, soprattutto The City of the Light e Voices from a Distant Sun che si impreziosisce anche grazie al minutaggio elevato. Ottima band e vedo di procurarmi anche il loro precedente del 2004. Au revoir.
INFORMAZIONI
2014
Jolly Roger Records
Heavy
Tracklist
1. Prelude
2. War Extreme
3. Man and Machine
4. The City of Light
5. The Hammer of God
6. Voices from a Distant Sun
7. The Wizard
8. Superior Mind
9. Fire in the Sky
10. Exodus
Line Up
Roberto “Drake” Borrelli (Voce)
Luca Calò (Chitarra)
Marcello Lammoglia (Chitarra)
Michele Mengoni (Basso)
Marco Bianchella (Batteria)
 
RECENSIONI
80
 
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