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Diamond Head - Lightning to the Nations
( 4487 letture )
Lightning to the Nations: uno degli album metal più influenti di sempre. Niente male per un disco che quando è stato pubblicato per la prima volta non aveva neppure un nome…
L’avventura dei Diamond Head inizia attorno alla metà degli anni ‘70, in Inghilterra. All’epoca le principali band hard rock/proto-metal ( Led Zeppelin e Deep Purple, su tutti), nate sul finire degli anni ‘60, si avvicinavano alle fasi conclusive (almeno per allora) dei rispettivi percorsi. Nel Regno Unito si stava creando da tempo il terreno adatto per un tipo di musica più dura di quella degli Zeppelin e dei Purple, musica di cui i principali portabandiera erano Black Sabbath e Judas Priest (questi ultimi giunti a un certo riconoscimento nel 1976 con Sad Wings of Destiny). Sull’onda del successo di queste due band e dell’affermazione di acts ibridi come UFO (sempre inglesi) e Scorpions (tedeschi), senza dimenticare i durissimi (in modo differente) Motorhead di Lemmy e Rainbow di Dio, l’Inghilterra degli ultimi anni ‘70/ primi anni ‘80 era ormai pronta per la comparsa sulla scena di formazioni decisamente più affilate come i Diamond Head.

Contemporanei dei vari Iron Maiden, Saxon, Raven, Def Leppard e compagnia bella, i Diamond Head, insieme ai Tygers of Pan Tang e ai Praying Mantis, rientrano forse nella triade delle più clamorose promesse non mantenute della NWOBHM. Martoriati fin dall’inizio della propria carriera da discutibili scelte di marketing (in parte da attribuire al management “casalingo” che aveva in rappresentanza la band), i Diamond Head giungono dopo interminabili peripezie alla pubblicazione dell’esordio Lightning to the Nations. Il disco esce inizialmente, come già detto, senza titolo e totalmente “nudo”. Niente tracklist, niente artwork di copertina. Solo le firme dei membri della band sulle prime copie vendute (tramite la fantomatica Happy Face Records), motivo per il quale l’album originale è oggi particolarmente ricercato dai collezionisti di rarità.
Venendo finalmente a parlare di musica: l’innovazione apportata dai Diamond Head alle soluzioni zeppelin-priestiane aveva, in potenza, almeno la stessa portata detonante di quanto fatto negli stessi anni dai Maiden. Lightning to the Nations è un disco che suona fresco, spontaneo e originale ancora oggi, forse anche a causa del contesto di semi-artigianalità in cui è stato realizzato. I Diamond Head sono unici e riconoscibilissimi e incarnano, fin da questa prima uscita, il lato più dark e underground della NWOBHM. Inevitabilmente i padrini del thrash americano, Metallica e Megadeth su tutti, ne subiranno il fascino, al punto di rifarli fin quasi a sconfinare nel plagio.
Lightning to the Nations non è un disco perfetto: a livello compositivo si presenta talvolta spezzettato, cosa comunque del tutto perdonabile a una band di poco più che ventenni. I Diamond Head, in particolare il singer Sean Harris, non nascondono la propria passione viscerale per i Led Zeppelin; l’amalgama tra gli ammiccamenti hard rock e il proto-thrash metal che incendia gli episodi più concitati del sound della band di Stourbridge non è sempre perfetto, ma è di una franchezza, di un’originalità e di una veracità uniche.
Il disco si apre con la titletrack, un brano davvero aggressivo e tagliente, che dimostra pure la non impermeabilità dei Diamond Head al fascino del punk rock. Già dall’opener è possibile rilevare quale sia il vero e indiscusso protagonista di Lightning to the Nations. Si tratta del grande Brian Tatler, vero e proprio guitar hero (formatosi su Page, Blackmore e Schenker), dall’elevatissimo tasso creativo e tecnico. I suoi riff e fraseggi di chitarra aggiungono ulteriore spessore a una band che fa della personalità la propria carta vincente. Impossibile non segnalare anche la qualità eccellente della sezione ritmica, veramente tiratissima per l’epoca, con la batteria di Duncan Scott sempre a mille all’ora e il basso di Colin Kimberley mai fuori dai giochi e in grado pure di prendersi il proscenio ove necessario. Del singer in parte abbiamo già detto: Harris è decisamente più che un clone di Robert Plant. Ha una “faccia tosta” vocale notevole e un colore timbrico che ben si sposa con le evoluzioni serratissime dei suoi compagni di band.
The Prince, la seconda traccia, rientra sicuramente negli highlight del disco, trascinata com’è da una prestazione nientemeno che folgorante da parte dell’intera formazione e da un’atmosfera imponente ed evocativa. MVP del brano è ancora una volta Tatler, con dei riff entrati nell’ABC di ogni chitarrista metal; Harris (davvero magnetico) è distante solo un’incollatura.
Sucking My Love è invece una curiosa commistione tra metallo priestiano e proto-glam metal, evocato soprattutto dal tema trattato e dalle parole fin troppo ammiccanti cantate da Harris.
Quarto brano e…Standing ovation! Trattasi della leggendaria Am I Evil? pietra angolare imperitura di buona parte del metal americano a tinte thrash. Qui i Diamond Head danno prova della propria malvagità, partendo dai Sabbath e spingendosi nel futuro più dark del metallo tutto. Che dire, se non che si tratta di uno dei più grandi pezzi metal di sempre? Il ritornello, così come il resto della canzone, è la cerniera perfetta tra il sound della band di Ozzy e quello dei Metallica (che non a caso hanno riproposto questo brano numerose volte). Si passa dal lento e cadenzato al veloce e martellante in un amen, con cambi di tempo repentini e incroci strumentali al fulmicotone.
Sweet and Innocent torna invece sul territorio già esplorato da Sucking My Love, dimostrando ancora una volta come per una band esordiente come i Diamond Head (allora come oggi), per quanto di qualità eccelsa, non sia facilissimo proporre un sound rifinito e compatto, già maturo e al livello di quello dei gruppi più rodati presenti sulla scena.
It’s Electric è la più bluesy del lotto, un gran bel pezzo, carico ed elettrizzante nel vero senso della parola, nobilitato dall’indovinato riffing di Tatler e dalle intriganti apparizioni di Kimberley in versione solista.
Helpless è invece l’unica traccia del disco in grado di contendere ad Am I Evil? la palma di più esplosiva. La band si produce in questo caso in una prestazione monumentale; da incorniciare il drumming dinamico ed espressivo di Scott, così come tutto il resto. Spiace solo per il ritornello un po’ meno convincente rispetto a quello di Am I Evil? e per qualche peccatuccio di gioventù di Harris (vedi versetti inopportuni). Ma sono cose da peletto sul pelo nell’uovo.

Lightning to the Nations è la dimostrazione definitiva di come il talento, per quanto esorbitante, non sempre porti a risultati altrettanto esorbitanti. I Diamond Head, a causa di una scarsa propensione (loro e di chi gli stava intorno) a gestire a dovere il profilo commerciale della band, si sono ritrovati in mano molto meno di quanto si sarebbero aspettati e di quanto avevano lasciato presagire all’audience metal all’inizio degli anni ‘80. A Lightning to the Nations seguiranno solo due album, prima di una lunga pausa di dieci anni che non potrà fare a meno di rendere il sound dei Diamond Head del tutto anacronistico.
Però, per fortuna, per quanto il successo diretto della band sia stato inferiore alle aspettative, il successo trasversale raggiunto dalla loro proposta musicale di frontiera ha toccato milioni di ascoltatori di metal. Magari molti dei metallari più giovani non hanno mai sentito parlare dei Diamond Head; beh, in tante delle loro band preferite c’è sicuramente un germe della Testa di Diamante.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
93.93 su 16 voti [ VOTA]
Mirkorock
Mercoledì 26 Settembre 2018, 20.33.21
18
Tutto il disco gira a mille oltre le 2 gemme citate io metterei anche waited too long
ObscureSolstice
Sabato 28 Luglio 2018, 20.58.12
17
Il miglior disco della nwobhm? Senz'altro lo metto tra le prime posizioni e sicuramente un classico inestimabile, tutte ottime tracce, un refrain granitico e altisonante come attestarsi tra i migliori della scena heavy metal inglese e oltre, riff killer. Un disco che si ripete nel tempo allo stesso modo per quanto sia stato consumato nello stereo per tutti questi anni e altrettanti anni passeranno, decadi che passeranno, e sarà sempre lì così bello e importante questo Lightning to the Nations per quello che ha lasciato, così dannato e vissuto. "Am I evillll, yes I am. Am I evilll, I am man."
nat 63
Giovedì 8 Dicembre 2016, 20.22.49
16
Per me, senza dubbio, il miglior disco della NWOBHM. Bellissimo, con uno Sean Harris che sembra quasi un clone di Robert Plant, dotato di una voce formidabile, e con un Brian Tatler chitarrista altrettanto formidabile. Band troppo sottovalutata: ripeto, per me il miglior disco della NWOBHM, e senz'altro uno dei migliori dischi metal mai prodotti negli anni '80 (esagero se dico IL MIGLIORE?). Molto Zeppelin-esque e molto influente per tutto l'heavy metal che verrà negli anni a seguire. Voto 100.
Mulo
Domenica 10 Aprile 2016, 22.41.54
15
Capolavoro!! Tutte bella ma la mie preferite sono Sucking my love e The prince. L'ho consumato questo disco... Sean Harris è uno dei miei cantanti preferiti. Che scarso il 1980, pochi dischi (e tutti mediocri) sono usciti ah ah!
Rob Fleming
Domenica 17 Gennaio 2016, 17.41.25
14
I capolavori per me saranno i due successivi album, ma non si può negare che qui c'è la storia del metal. Un gruppo di una classe ed eleganza infinita senza contare che basterebbe Am I Evil? (una delle poche canzoni realmente perfette mai composte e ciò in ogni ambito musicale) per dar loro gloria imperitura. E non è la sola perla: tra le tante Lightning to the nations, The prince, Sucking my love, It's electric, Helpless.
freedom
Martedì 15 Settembre 2015, 21.09.16
13
Troppo sottovalutati. Da riscoprire assolutamente.
VecchioThrasher
Martedì 15 Settembre 2015, 20.55.33
12
Non sono male...Un bel heavy!
Screamforme77
Giovedì 16 Ottobre 2014, 13.54.46
11
C'è poco da dire questo album è un monumento dell'Heavy Metal !!!
Zess
Martedì 14 Ottobre 2014, 8.46.12
10
Da questi i Metallica hanno ripreso "leggermente". Non serve dire altro.
Masterburner
Lunedì 13 Ottobre 2014, 23.47.28
9
Domani me lo riascolto, certo un disco che ha seminato più di quanto abbia raccolto!
HeroOfSand_14
Lunedì 13 Ottobre 2014, 18.45.54
8
Al momento conosco solo questo disco di questi ragazzi, ma che classe! Mai piaciuti più di tanto i Led, ma loro avevano delle idee geniali per l epoca e non solo. Ed è' proprio vero che tutti siamo cresciuti ascoltando i Metallica cantare Am I Evil?, scoprendo solo col tempo che era una cover creata da uno dei gruppi più sottovalutati della musica, un vero peccato..
CYNIC
Sabato 11 Ottobre 2014, 22.15.47
7
per me i Diamond Head degli anni ottanta hanno fatto solo Capolavori a partire da questo [1980 – Lightning to the Nations] e poi [1982 – Borrowed Time] [1983 – Canterbury] vere gemme di heavy metal, da avere tutti e tre gli album citati sopra!
jek
Sabato 11 Ottobre 2014, 21.02.24
6
Questo disco non è male ma quoto decisamente il fin troppo generoso @lux chaos
Doomale
Sabato 11 Ottobre 2014, 17.23.17
5
...Veramente un metal album storico..con la S maiuscola..
lux chaos
Sabato 11 Ottobre 2014, 17.20.54
4
Influenti e importantissimi come "stile", ma, come già espresso nella retrospettiva a loro dedicata, non particolarmente ispirati come songwriting, anzi, a parte un pugno di canzoni per album sono stati sempre inferiori a nomi più blasonati che hanno (giustamente) ottenuto una meritata notorietà al contrario dei Diamond
Metal4ever
Sabato 11 Ottobre 2014, 16.59.09
3
Questo disco è strepitoso, e come si è detto varie volte nella rece, è una pietra miliare che ha influenzato gran parte del metal anni 80. Pezzi validissimi, sui cui spicca "Am I Evil?", canzone d'antologia. Meritavano di più i DH.
Galilee
Sabato 11 Ottobre 2014, 14.39.57
2
Un disco spettacolare, gli zeppelin della NWOBHM, almeno in questo disco. 90
warrior63
Sabato 11 Ottobre 2014, 14.31.44
1
geniali..erano roppo avanti..peccato non abbiano avuto il successo meritato..
INFORMAZIONI
1980
Happy Face Records
Heavy
Tracklist
1. Lightning to the Nations
2. The Prince
3. Sucking My Love
4. Am I Evil?
5. Sweet and Innocent
6. It’s Electric
7. Helpless
Line Up
Sean Harris (Voce)
Brian Tatler (Chitarra)
Colin Kimberley (Basso)
Duncan Scott (Batteria)
 
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