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Feline Melinda - Dance of Fire and Rain
( 1948 letture )
Avere una lunga storia alle spalle è un merito grande per una band che non ha mai raggiunto un grosso seguito ed indica senza dubbio un amore e una passione infinita per quello che si fa e per ciò che la musica rappresenta. Quanti si sono scoraggiati o hanno perso interesse nel proporre musica propria in un Paese che evidentemente ha sempre preferito altro e ha lasciato i propri migliori gruppi hard rock e heavy metal in un perenne limbo di disinteresse generalizzato? Al massimo, alcune band si sono guadagnate il rispetto, altre perfino l’amore ma, di fatto, nessuna il successo.
Per i Feline Melinda la storia non è diversa: attivi fin dagli anni 80, i nostri hanno rilasciato un primo album in grado di attirare l’attenzione, ma non di lanciare significativamente la loro carriera, salvo poi diventare un oggetto di culto collezionistico, tanto da spingere la My Graveyard Productions a ristamparlo. Il percorso della band è poi proseguito negli anni mantenendo le coordinate iniziali di un heavy/power metal ottantiano contraddistinto però da ampie e robuste incursioni nell’hard/glam rock melodico, che hanno creato un particolare dualismo nel quale l’equilibrio si sposta più verso un polo o più verso l’altro a seconda dell’ispirazione del momento.

Era dal 2008 che il gruppo non tornava in studio. Morning Dew, l’album uscito in quella occasione, mostrava una prevalenza di brani melodici e generalmente orientati verso l’hard rock/AOR, con qualche sventagliata di power metal a dare maggiore aggressività al tutto. I lavori per il presente Dance of Fire and Rain, terzo album della band, sono invece iniziati nel 2011 e solo adesso portati a termine, grazie alla firma con una nuova etichetta discografica, la tedesca 7Hard. Il dualismo tra fuoco e pioggia conferma la doppia anima di questa band e della sua musica anche se, in questa occasione, si può dire che la bilancia pende decisamente verso il power metal, mentre l’influenza rock si fa sentire in maniera evidente soprattutto nella costante ricerca della melodia e naturalmente nelle ballad. Il disco è infatti tutto incentrato sulle veloci ritmiche speed/power innescate dal leader Chris Platzer dietro alla batteria, quasi sempre impostate su tempi veloci anche se non serratissimi e sui riff ipermelodici e armonizzati delle due chitarre. Il cantato di Rob Irbiz, sempre molto alto e anch’esso pulito e levigato non fa che esaltare quanto proposto dal resto del gruppo, puntando in più di una occasione su cori polifonici e armonizzazioni solari e dolci.
La band suona più che discretamente e questo era prevedibile e coerente col passato. In particolare, mostra tutto il proprio valore la chitarra di HeadMatt, protagonista di assoli di buona fattura tecnica e melodica. Tutto fatto in maniera competente e precisa. Altrettanto si può dire degli arrangiamenti, molto curati in particolare per quanto riguarda le sezioni vocali e le parti di tastiera. Insomma, i nostri sanno quello che fanno e sanno come farlo in maniera competente.
Purtroppo, il tutto alla fine risulta fin troppo chiaro e orientato in una unica direzione: fin dalle prime battute della iniziale Everybody Here è possibile intuire dove il disco andrà a parare e, fino alla fine, niente interviene a mutare minimamente il percorso. Le canzoni si susseguono una all’altra con pochi pregi effettivi se non nella prestazione dei singoli e anche se l’album risulta formalmente ben fatto, difficilmente ci si affeziona a composizioni così “classiche” e ripetitive, nelle quali non esiste un solo punto di contrasto o un elemento che contribuisca a staccarsi un po’ da un cliché ripetuto fino all’esasperazione e dalla zuccherosità più marcata ed invadente. La solarità delle canzoni alla lunga stanca e la mancanza di brani di livello superiore rende l’ascolto pesante nella sua interezza e perfino retorico nelle ballad Luna (My Love) -che pur presenta un gradevole flavour epico- e Girlfriend, come nella pacchiana Angel Eyes. Di quest’ultima, viene proposta anche una evitabilissima versione pianistica, ridondante e della quale non si vede l’ora di raggiungere la fine. Anche i brani più veloci del lotto finiscono nella trappola di arrangiamenti fin troppo leziosi ed ipermelodici, che li rendono del tutto inoffensivi e saturi. Mancano il sangue e la carnalità, in un trionfo di luce che alla fine rende l’album noioso e prevedibile. Fatto bene, ma così aderente ad un cliché da risultare vuoto e superfluo. Un vero peccato, perché alcuni spunti, come le ottime parti soliste di Blue Diamond o il riff iniziale di Tears of Sebastienne e della titletrack, piuttosto che la bella parte centrale di Girlfriend, ad esempio, ci dicono che qualcosa in più sarebbe stato possibile. Evidentemente questa era la volontà della band, che ha perseguito coerentemente un percorso preciso dall’inizio alla fine del disco, finendo per dare il proprio meglio nella strumentale Alone.

I Feline Melinda sono un gruppo che ha da sempre avuto una caratterizzazione ben precisa e chi li conosce sa cosa aspettarsi da loro, nel bene come nel male. Formalmente, Dance of Fire and Rain è un disco ben fatto, ben suonato, con capacità non straordinarie, ma decisamente meritorie. Purtroppo, non lo stesso può dirsi a livello compositivo, con una qualità complessiva appena sufficiente ed assai lontana dall’essere soddisfacente anche per un appassionato del genere, che qui troverà sì quello che cerca in un disco power metal, ma sentirà inevitabilmente anche tutto il peso dei limiti intrinseci alla proposta, non compensati da brani capaci di far agitare il piede e smuovere la testa. Forse ai più accaniti fan di Freedom Call, HammerFall ed Axxis quanto offerto dalla band altoatesina in questo album potrebbe piacere, ma è giusto dire che queste tre band risultano di tutt’altro spessore compositivo. C’è del buono e si fa apprezzare una produzione complessivamente superiore a quelle che vengono proposte nel nostro Paese, in particolare per quanto riguarda la registrazione delle voci e il loro mixaggio, ma nel complesso era lecito attendersi molto di più da una band di così lungo corso, che sembra intenzionalmente voler riproporre tutti i più vieti cliché, mettendo le proprie capacità al loro servizio.
Come detto in apertura, è giusto riconoscere alla band una tenacia e una voglia di esserci encomiabili, lasciando che sia poi il giudizio del pubblico a determinare se il corso intrapreso è quello giusto. Chissà che una scelta stilistica di questo genere non significhi puntare ad una precisa area geografica musicale europea, ben più ampia e ricettiva della nostra.



VOTO RECENSORE
57
VOTO LETTORI
94.5 su 2 voti [ VOTA]
Arrraya
Martedì 21 Ottobre 2014, 21.25.45
2
Non pensavo fossero ancora in giro. La cosa non può che farmi piacere. La perseveranza è una cosa da lodare. Ho ascoltato un pezzo su YT e non mi è dispiaciuto, nonostante non sia un genere che seguo molto, mi fa comunque piacere che siano ancora in giro di questi tempi.
sminkiato
Sabato 18 Ottobre 2014, 21.37.10
1
A me sia il precedente album che quest'ultimo piacciono assai assai... Grazie Feline Melinda che ancora avete il coraggio di fare dischi così per noi vecchi defenders con un cuore !!
INFORMAZIONI
2014
7Hard
Power
Tracklist
1. Everybody Here
2. Blue Diamond
3. Angel Eyes
4. Tears of Sebastienne
5. Luna (My Love)
6. Dance of Fire and Rain
7. Mountain Girl
8. Alone
9. Girlfriend
10. Angel Eyes (Piano Version)
11. Dance of Fire and Rain (Extended Version, Bonus Track)
Line Up
Rob Irbiz (Voce, Chitarra, Cori)
HeadMatt (Chitarra)
Gschnell (Basso)
Chris Platzer (Batteria)
 
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