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Megaton Leviathan - Past 21 Beyond The Arctic Cell
( 1806 letture )
Una casa in disfacimento su un suolo innevato, le luci livide di un’aurora boreale, in filigrana una cartina centrata sul novantesimo parallelo nord...raramente una cover è stata più esplicita nel preannunciare atmosfere e contenuti di una proposta musicale.
A quattro anni di distanza dal debut album, torna così sulla scena Andrew James Costa (vero e unico deus ex machina che si cela dietro il monicker Megaton Leviathan) e si ripresenta con un lavoro che, senza rinnegare buona parte dei tratti dell’ispirazione che caratterizzava Water Wealth Hell on Earth, ha tutte le carte in regola per allargare la schiera dei potenziali fruitori oltre la nicchia dei “droners” (si perdoni il termine tecnicamente poco impeccabile) più integralisti. Infatti, se i primi minuti dell’opener Past 21 sembrano ripercorrere le movenze spettrali della monumentale suite che chiudeva il debut (A Slow Death in D Minor, 33 minuti venati di psichedelica immobilità in perfetta scuola Nadja), il brano si apre progressivamente a prospettive più ampie, approdando a esiti decisamente doom. Nel finale, il monolitico incedere della chitarra viene bruscamente interrotto dalla comparsa sulla scena del violino, che dilata ulteriormente l’atmosfera rimandando ai paesaggi ammantati di solitudine del Grande Nord.
Un avvio orientaleggiante tratteggiato da un sitar che richiama in qualche passaggio gloriosi monumenti del passato (volendo esagerare e fatte le debite proporzioni, l’intro di Child in Time?) apre la successiva The Foolish Man, il cui tema centrale si ripete all’infinito con impercettibili variazioni, disegnando cerchi che sembrano salire a spirale fino al desolato altopiano del finale. Decisamente ben riuscita l’amalgama tra le parti strumentali e il cantato cantilenante, con un continuo rimando ora al versante psichedelico ora a suggestioni misticheggianti, quasi che la melodia sgorgasse da qualche consesso di monaci tibetani riuniti sul tetto del mondo.
La stessa atmosfera rarefatta e percorsa da improvvisi lampi psichedelici caratterizza la terza traccia del lotto, Arctic Cell, che si candida con grande autorevolezza a diventare una sorta di manifesto artistico dei Megaton Leviathan. Le sue oscillazioni tra ipnosi e inquietudine riassumono alla perfezione gli esiti a cui può giungere una fusione non fredda e cerebrale tra drone e doom, regalando momenti di grande intensità soprattutto per chi apprezza le architetture dallo sviluppo dilatato. Ecco allora che nei dodici minuti del viaggio, oltre a un elogio della lentezza applicata al pentagramma, c’è spazio anche per un assolo di scuola floydiana che sfocia in un finale marchiato da una voce femminile quasi spettrale, tra Kate Bush e Veronica Vernon dei Subrosa.
La tensione che si scioglie al termine di Arctic Cell avrebbe, sulla carta, tutti i tratti per chiudere un album che, senza essere un concept, rivela comunque una grande attenzione all’armonia delle singole parti che lo compongono, ma Andrew James Costa sceglie di andare oltre, offrendo un ultimo brano per molti versi sorprendente. E’ il turno di Here Come the Tears, che si avvia attraversando i sentieri quasi classici della “forma-canzone” ma che, proprio mentre l’orecchio sembra aspettare un ritornello più o meno canonico, vira verso un approdo avantgarde raffinatissimo che a molti ricorderà immediatamente i passaggi più atmosferici dei Vulture Industries. L’intreccio tra il cantato in clean (leggermente “teatralizzato”, proprio come Bjørnar Nilsen in The Tower) e la chitarra progressivamente sempre più in distorsione, regala sprazzi di grande resa emozionale, in un mix tra ninna nanna lisergica, malinconia cosparsa a piene mani e una celebrazione di quei vuoti che si aprono alla vista del viaggiatore al di là del limite nord della tundra.

Concepito in quella sottile terra di confine tra drone, shoegaze, space rock e doom che spesso si rivela fatale per osi solcarla senza il tocco magico di un’ispirazione davvero profonda, Past 21 Beyond the Arctic Cell è un album che colpisce e si rinnova ad ogni ascolto, ponendo come unica condizione che gli si dedichi un’attenzione esclusiva. Se questi sono gli esiti dopo quattro anni di incertezza sul destino della band, che i Megaton Leviathan si prendano pure tutto il tempo di cui hanno bisogno, le lande oltre il Circolo Polare Artico hanno trovato una degna colonna sonora.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
67.33 su 3 voti [ VOTA]
AdeL
Venerdì 27 Marzo 2015, 11.27.29
1
Past 21 .….. Se non demordi e giungi al punto 3.59 si sblocca un nuovo livello del game. Dal buio alla luce, nella cattedrale sonora, dove pesantezza e leggerezza si fondono e si confondono. Nella seconda parte del lavoro, e fino alla fine, inattesi intrecci sonori tra violini sintetici scatenano veri e propri miraggi uditivi. Tra 8:00 e 8:10 sembra quasi nascondersi il suono di un sax. Concordo sul voto, a patto che si superi il primo livello. Grazie per la recensione.
INFORMAZIONI
2014
Seventh Rule Recordings
Drone Doom
Tracklist
1. Past 21
2. The Foolish Man
3. Arctic Cell
4. Here Come the Tears
Line Up
Andrew James Costa (Voce, tutti gli strumenti)
 
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