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Pearl Jam - Binaural
( 3346 letture )
Anno 2000, ritorno alle origini.
Deve essere stato più o meno questo il pensiero che si è formulato nella testa dei Pearl Jam e, in particolare, di Vedder, Gossard e Ament, le menti compositive del gruppo, nel momento in cui hanno iniziato il processo creativo destinato a dare origine a Binaural. Col senno di poi, è perfettamente logico: i cinque di Seattle sono reduci da un decennio intensissimo, che li ha portati dall'anonimato a diventare una delle rock band più importanti del pianeta, ma che, contemporaneamente, li ha anche sottoposti a pressioni fortissime, le cui eco è facile ritrovare all'interno degli album precedenti.
Ad un esordio eccelso come Ten, vertice ineguagliato della loro produzione, e successo commerciale senza precedenti, sono infatti seguiti due dischi, Vs e Vitalogy, che cercarono di emularne l'impatto (sia musicale sia a livello di vendite), introducendo via via alcune sperimentazioni, ma senza riuscirvi completamente, pur risultando comunque ottimi lavori. La band se ne accorse e, per evitare di ripiegarsi su se stessa e diventare autoreferenziale, diede il via alle sperimentazioni in piena regola col successivo No Code e un parziale ripensamento con il quint Yeld, due album che, pur chiaramente Pearl Jam, presentano molti tratti inediti e fuorvianti rispetto allo stile tipico del gruppo; mossa che i fan capirono (i fan dei Pearl Jam di solito hanno mentalità assai aperta) ma non apprezzarono sino in fondo, come testimoniano le vendite, di poco superiori al milione di copie, ben distanti dai cinque milioni raggiunti dai primi tre lavori.

Ecco quindi il gruppo a fine anni '90: già consolidato come superstar del rock e nel contempo quasi stritolato da un decennio vissuto ad alta tensione e ad altissima intensità. Spesso nella storia della musica situazioni come queste sono diventate esplosive, e hanno portato alla distruzione (o all'autodistruzione) più di un artista o complesso; i nostri invece reagiscono con la lungimiranza e la tenacia che ne hanno da sempre caratterizzato la carriera. I Pearl Jam agiscono nel modo più semplice, almeno in apparenza: ossia, richiudendosi "in cantina" e tornando prepotentemente alle origini, a ciò che probabilmente erano prima del successo planetario di Ten e, soprattutto, al piacere di comporre e suonare musica assieme, in primis per loro stessi.
Tutto in Binaural sembra dimostrarlo in ogni secondo: i suoni sono semplici, grezzi, basilari, eppure maledettamente efficaci; la struttura dei pezzi, elementare e quasi punk in alcuni tratti; le durate, che di rado superano i quattro minuti, come a dire "tutto e subito"; l'energia, innocente e contagiosa, che sembra quella di un gruppo di ventenni alle prime esperienze di sala prove (e non di ultratrentenni con quasi venti milioni di dischi già venduti...).
Il disco parte in quarta con il rock secco e potente di Breakerfall e prosegue sulla stessa lunghezza d'onda per tutta la sua lunga durata: i pezzi sono eterogenei, non ci sono tracce del tipico singolo radiofonico e battistrada (che infatti qui manca del tutto); prevale invece un senso di compattezza, ed emergono qua e là gli echi della storia migliore del rock: Neil Young, gli Who, gli Stooges, sono i riferimenti che in maniera più o meno consapevole la band tiene nel mirino. Il disco è molto "suonato", l'atmosfera sonora è quasi da "garage band", e la presenza del nuovo batterista Matt Cameron (ex-Soundgarden) dà una marcia ulteriore in più rispetto ai lavori precedenti. Si sente eccome il nuovo acquisto: rasoiate rock come God's Dice e Grievance ne sono un esempio valido. Gli stessi due singoli Nothing As It Seems e Light Years, scelti per lanciare sul mercato l'album, non hanno nulla di artefatto o di studiato a tavolino per compiacere le radio o i critici; sono, semplicemente, due gran bei pezzi, probabilmente i migliori dell'intero lavoro. Ma diversi altri avrebbero potuto essere scelti come singoli, con eguale efficacia.
Dal punto di vista dei testi, così importanti per i Pearl Jam, Binaural non è di sicuro un "concept". Troviamo il disagio e la rabbia in brani come Rival, ma ci imbattiamo anche in momenti di romanticismo: dall’ottima Thin air, in cui i vocalizzi di Eddie Vedder toccano i sentimenti più puri, passando per Nothing As It Seems, firmata da Jeff Ament, fino alla malinconia di Parting Ways.

Binaural non è il capolavoro dei Pearl Jam e non è nemmeno il loro disco più riuscito del decennio: l'importanza della terna iniziale della loro discografia resta ineguagliata; eppure, è un disco fondamentale all'interno della loro storia. È l'album con il quale, per la prima volta, hanno iniziato a produrre la musica che volevano, nel modo in cui volevano, privi di qualunque condizionamento esterno o interno, riposizionandosi e trovando infine una nuova dimensione.
Se ancora oggi sono qui, a deliziarci con ottimi album e a girare il mondo con interminabili concerti (quasi tre ore a Giugno scorso a San Siro), è anche grazie alle scelte, musicali e non, fatte allora, di cui questo album è una brillante testimonianza.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
72.6 su 15 voti [ VOTA]
TheSkullBeneathTheSkin3monti
Lunedì 23 Aprile 2018, 22.49.15
13
Allova, Binauval vale qualcosetta meno di Yeld: voto 73. Alla fine è la finezza della band che fa ancora la differenza, ma di rimarchevole c'è sempre meno e a loro lo perdoni a fatica.
Undertow
Domenica 21 Febbraio 2016, 20.06.22
12
Per me Binaural è uno di quei casi di lavori completamente e inspiegabilmente sottovalutati. Certo non è del livello di Ten e Vs. (del resto viene dopo quasi 10anni) ma io lo trovo una spanna sopra a Vitalogy e parecchie spanne sopra No Code e Yeld (due album che ho semi-detestato). È un album solo apparentemente semplice, alcuni pezzi (insignificance, grievance e Sleight of Hand, che adoro) ti entrano dentro solo dopo una serie di ascolti spalmati nel tempo. Per lo meno per me è stato così. Per non parlare ovviamente di quei pezzi che sono stupendi già al prima ascolto e continuano ad esserlo nel tempo (light year, thin air, nothing as it seems). 82.
Rob Fleming
Mercoledì 3 Febbraio 2016, 16.30.09
11
I PJ sono quelli dei primi 2-3 album. Dopo sono diventati "solo" un buon gruppo. Ma dal vivo ancora oggi temono pochi eguali
ElPibeDeOro
Lunedì 20 Luglio 2015, 14.26.07
10
Il disco in specie rappresenta il classico declino artistico che sopraggiunge quando si è ormai persa l'ispirazione.... non dico che dovrebbero ritirarsi, ma questi artisti guardando il loro passato non si rendono conto che ciò che fanno attualmente è improponibile? Perché trascinarsi deludendo chi ha affetto per loro?
Macca
Lunedì 25 Maggio 2015, 17.52.17
9
Per me uno dei dischi più indecifrabili della loro discografia. Appena vidi in TV che il singolo era in classifica lo comprai, a scatola chiusa come sempre fatto con tutti i loro album: la scintilla non è mai scoccata, ci sono buoni pezzi ma l'ho sempre trovato un pò sottotono, e non l'ho mai capito appieno. In tutta sincerità, non gli ho neanche dedicato gli ascolti che invece diedi ai predecessori: dai, me lo rispolvero proprio adesso!!
Arrraya
Venerdì 31 Ottobre 2014, 21.29.06
8
Yeld è stato l'ultimo album decente, con Binaural è iniziata la decadenza. Li vidi nel tour di supporto e il concerto fu splendido, ma non si può dire la stessa cosa dell'album in questione. P2K! ha fatto l'analisi piu giusta.
P2K!
Giovedì 30 Ottobre 2014, 18.23.32
7
Spinto dalla recensione ho provato proprio oggi a riascoltarlo e confermo il mio giudizio anche a distanza di anni. Album sciatto e con poco mordente. Parte molto bene con "Breakerfall" ma poi si perde in quel cantautoriato tanto caro a Eddie Vedder e a suoni di chitarra sempre meno hard e più garage. Questo disco lo ricorderò sempre come l'ultimo album in cui è presente un altro GRANDE pezzo (il solo!!!) ovvero "Nothing as It Seems" non a caso scritta dal solo Amment. 2 soli brani su 11!!! Certo poi da qui in avanti la sciatteria aumenterà (Da "Riot Act" in poi il mio divorzio dai Pearl Jam diverrà definitivo!!!)
Steelminded
Giovedì 30 Ottobre 2014, 11.42.43
6
Backspacer non è male, è vero... dopo tanti dischi (per me) deludenti, un buon ritorno...
Galilee
Giovedì 30 Ottobre 2014, 11.11.25
5
Mi dispiace per voi, Backspacer è il disco dei Pearl Jam più Pearl jam e più fico da No code ad Oggi. Riascoltatevelo bene.
P2K!
Martedì 28 Ottobre 2014, 7.49.31
4
Grazie Lizard per aver espresso il mio pensiero tale e uguale. Stesse identiche sensazioni. Rimpianto per il tempo che fu compreso... Per me 'sto disco merita un 60 stiracchiato giusto per un paio di episodi sporadici, per il resto noia a palate (e con Riot Act riuscirono pure a fare peggio).
Lizard
Martedì 28 Ottobre 2014, 0.01.45
3
Purtroppo per me Binaural è il disco del crollo d'attenzione nei confronti dei Pearl Jam. Se fino a No Code li avevo seguiti con vera e propria dedizione e con Yeld avevo mantenuto comunque un attaccamento sincero, da qui in avanti per me c'è il nulla. Ho ascoltato gran parte di questi brani nei live del tour, le cui date vennero registrate quasi per intero e rivendute come CD singoli. Restano una grandissima rock band, unica. Ma il rimpianto di ciò che furono i primi album per me resta fortissimo.
Carmine
Sabato 25 Ottobre 2014, 12.20.43
2
Concordo con il recensore in tutto! Compreso il voto.
M0RPHE01978
Sabato 25 Ottobre 2014, 10.22.35
1
L'ho riascoltato proprio ieri dopo un pò di tempo, rece e voto mi trovano d'accordo.
INFORMAZIONI
2000
Epic Records
Alternative Rock
Tracklist
1. Breakerfall
2. Gods' Dice
3. Evacuation
4. Light Years
5. Nothing as It Seems
6. Thin Air
7. Insignificance
8. Of the Girl
9. Grievance
10. Rival
11. Sleight of Hand
12. Soon Forget
13. Parting Ways
Line Up
Eddie Vedder (Voce, Chitarra)
Stone Gossard (Chitarra)
Mike McCready (Chitarra)
Jeff Ament (Basso)
Matt Cameron (Batteria)
 
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