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The Contortionist - Language
( 5085 letture )
Cominciare una recensione parlando dei gusti e delle opinioni personali di chi scrive non è mai una buona scelta: oltre ad essere poco professionale, è una cosa d’interesse pressoché nullo per chiunque, ad eccezione del recensore stesso. Oggi, tuttavia, mi trovo nelle condizioni di dover fare uno strappo a questa regola per introdurre al meglio il disco in esame e per specificare sotto quale luce esso sia stato preso in considerazione. Comincio col dire che i precedenti Exoplanet e Intrinsic non mi avevano per niente convinto: il primo troppo death-già-sentito-core, mentre il secondo troppo prolisso e confusionario, a metà strada tra il voler compiere una svolta radicale e mantenere quanto si era già fatto e rifatto in precedenza. Insomma, per il sottoscritto il monicker The Contortionist è sempre stato sinonimo di noia.
Almeno fino ad oggi.

Con Language i The Contortionist sono riusciti a compiere quel passaggio che (vuoi per mancanza di coraggio, di idee o altro) non erano stati in grado di compiere del tutto con Intrinsic, eliminando definitivamente ogni rimando al deathcore degli esordi e relative infiorettature di stampo djent per abbracciare un prog metal leggermente più tradizionale, volto perlopiù allo sviluppo di quelle sonorità jazz, ambient e post rock che già avevano timidamente tentato di emergere qua e là (con risultati tutto sommato discreti, se isolati dal resto) nei due lavori precedenti.
Si inizia quindi con The Source, breve brano introduttivo fatto di sole tastiere, sintetizzatori e voce che chiarisce in tutta la sua semplicità quanto appena detto a proposito della nuova direzione intrapresa dal gruppo, scivolando con estrema naturalezza e senza esitazione alcuna verso la suite omonima dell’album divisa in due atti: Intuition e Conspire.
Un leggero arpeggio schiude Intuition e si è già in un altro mondo. Le note scorrono delicate e senza attriti tra loro, in un insieme di atmosfere eteree, impalpabili ma al contempo piene, avvolgenti e soprattutto calde. Stavolta non c’è stato soltanto un cambio di stile, ma molto di più: qualcosa è stato rivisto dall’interno con uno sguardo critico, più consapevole e quindi più maturo; il brano possiede una fluidità particolare che fa delle proprie increspature il perno d’aggancio per spostarsi da un registro all’altro in totale naturalezza (al contrario di quanto accadeva in passato), riuscendo di conseguenza a toccare corde di pathos prima inarrivabili. Mike Lessard, dal canto suo, si rivela essere il tipo di voce più adatto per questo nuovo approccio rispetto all’uscente Johnathan Carpenter, indubbiamente più calzante quando vi era ancora la necessità da parte dei The Contortionist di voler/dover pestare duro. Innegabile la presenza del fantasma dei Cynic, che si aggira inquieto instillando qua e là qualche deja-vù e qualche richiamo più esplicito a sé; esso non risulta tuttavia così invadente, lasciandoci godere il brano in sé stesso e non come un b-side del gruppo di Masvidal.
Tuttavia, con la seconda parte, Conspire, emerge, malgrado le buone parole appena spese, quel lato che mai in un gruppo come il loro vorremmo vedere. La traccia si apre su continuum dell’antecedente cercando uno stacco volutamente dissonante e sbilanciato, ma a non convincere stavolta è proprio l’arrangiamento, frettoloso e poco significativo, abissalmente inferiore a confronto con quanto di buono si è sentito nella prima parte. Il gruppo riprende un po’ il controllo nella seconda metà del brano, ma nel frattempo è trasparsa un’ingenuità ormai non più giustificabile, che verrà trascinata nelle tracce successive rendendo Language nell’insieme una sorta di altalena capace di andare, in termini qualitativi, tanto in su quanto in giù.
Seppur Integration mostri una struttura più concreta e meglio sviluppata, specie nelle parti più aggressive, a risollevare davvero le sorti è Thrive, brano decisamente tecnico, piuttosto difficile da inquadrare nella sua totalità, ma sobrio ed essenziale nel suo sviluppo, capace di spaziare tra i generi e gli stili scelti con grande classe. Con la successiva Primordial Sound (brano che già avevamo avuto modo di apprezzare in anteprima) si apre invece una sorta di seconda fase dell’album, in parte distante dalle sonorità prettamente metal della prima, spostata verso lidi un più sperimentali e più propri della band. Il brano è uno dei migliori dell’intero disco, elegante e, seppur meno sgargiante di altri, mai pacchiano o ridondante nel suo essere. Ma se del tutto dimenticabile risulta essere Arise, molto meno lo sono le due tracce successive: Ebb & Flow presenta un arrangiamento di chiaro stampo jazzistico sfruttato al meglio del suo potenziale, paradossalmente lontanissimo da qualsiasi scheletro assimilabile o perlomeno vicino all’idea di heavy metal nella sua accezione più generale, capace di combinare elettronica e “tradizione” in un corpo impeccabile o quasi, mentre The Parable (una sorta di traccia omega di The Source) chiude in maniera più che decorosa un disco particolare, imperfetto e a tratti ostico, prestandosi come summa di tutto ciò che di buono è avvenuto negli ultimi cinquanta minuti di ascolto.

Alla fine sì, il voto è settantacinque. Alcuni lo riterranno una voto troppo basso, altri fin troppo alto… Insomma, tanto vale stare a metà, come fa Language: per tanti aspetti un disco valido e degno d’acquisto, ma per altri ancora acerbo, privo di quella finezza e di quella sicurezza necessaria per fare di sé stesso un esempio mirabile di personalità e intimità tradotta in musica. Ma una cosa è certa: Language è, tra i suoi alti e bassi, la prova tangibile che i The Contortionist non sono fermi e con le mani in mano, ma stanno facendo il possibile per affermarsi come gruppo vero, lontano dallo stereotipo e dalla catalogazione di genere e di stile, aggiustando il tiro di disco in disco. Tenete d’occhio questi ragazzi dell’Indiana, perché il loro capolavoro potrebbe essere in agguato, pronto ad attaccare da un momento all’altro.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
91.92 su 42 voti [ VOTA]
Lyuk
Venerdì 11 Gennaio 2019, 8.08.56
23
Ho solo uma cosa da dire: "fatemi accoppiare con quest'opera d'arte!"
Andry Stark
Lunedì 30 Luglio 2018, 4.10.06
22
75? Ma siete seri? Miglior album della band, il perfetto equilibrio tra parti melodiche e parti metal, sarà meglio che lo riascoltate per bene. Il mio voto è 99.
Suarez
Mercoledì 21 Febbraio 2018, 20.02.56
21
In effetti si, i Pestilence li conosciamo
roviston
Mercoledì 21 Febbraio 2018, 17.42.52
20
Album senz'altro interessante,varie le influenze ma,nel complesso,il suono è originale.A tratti mi ricordano anche i Pestilence,band che sicuramente conoscerete,dei primi novanta.Il loro era metal intricato,molto tecnico,cupo e "spaziale".
matteo
Venerdì 12 Gennaio 2018, 20.30.01
19
75? Ma voi state fuori, da ergastolo. Disco epocale, da oltre 90.
Acasualdjentleman
Mercoledì 30 Agosto 2017, 10.31.51
18
Dare 75 a um album del genere e come un atto di terrorismo, questo un capolavoro. 100 si merita
AnalBag
Martedì 8 Agosto 2017, 1.38.14
17
disco di non facile assimilazioneer quel che mi riguarda l'ascolto di questo album equivale ad una meditazione che porta ad intraprendere un viaggio mentale in un mare fatto di luci e colori,un mare che è calmo e placido ma che nei momenti più movimentati diventa tempestoso ed indomabile. Per me questo è un capolavoro,inutile dire che sono ansioso di ascoltare le proposte future di questo particolare gruppo!
Progster
Venerdì 21 Luglio 2017, 9.03.13
16
No scusatemi eh... che cazzo di recensore sei?? hai detto più cose sbagliate che parole... secondo me non hai proprio capito l'album, e si vede... cerca di ascoltare più con il cuore, te ne esci con frasi del tipo: "queste tracce sono trascurabili (tra parentesi nessuna traccia è sacrificabile), questo brano è più "tecnico" che cazzo vuol dire?)..." e il bello è che te ne sei uscito soprattutto con termini tipo "insicurezza"... oh stiamo parlando del terzo album dei contortionist, serio? rivalutalo e riascoltalo fin quando non l'avrai compreso a fondo... o smettila di criticare inutilmente... quando un album è fatto bene va detto...
Kuru
Domenica 4 Giugno 2017, 15.07.45
15
Uno dei più bei album nel suo genere.
Aletesseract
Mercoledì 13 Gennaio 2016, 22.02.13
14
Concordo con l'enorme passo avanti fatto dai contortionisto rispetto al passato, pero eliminare tutti i rimandi death mi sembra esagerato! Il prog é bello proprio per la mescolanza di generi e di stili. Ora, concordo che il problema di exoplanet e intrinisc era il cambio netto e frettoloso di atmosfere, secondo me questo aspetto della loro musica l'hanno migliorato rendendolo perfetto in questo album, si puo vedere da conspire, brano eccezionale con il suo inizio incalzante e il growl potente. Finalmente il capolavoro dei contortionist, ce l'abbiamo davanti
Free Jazz
Giovedì 20 Agosto 2015, 0.48.40
13
come si può dare un voto così basto a quest'album? anzi come si può dare un voto a quest'album? è uno spettacolo sonoro, atmosfere sognanti e melodie da brivido, quest'album ti trasporta in altri mondi spettacolari, magari starò esagerando, però quest'album è davvero Bellissimo
Ed
Mercoledì 1 Luglio 2015, 19.20.26
12
Un capolavoro di inestimabile bellezza e di ricercatezza sonora spassionata!
pero
Mercoledì 1 Luglio 2015, 17.59.06
11
Amici, questi sono TOP solo solo love per loro!
Steelminded
Martedì 28 Aprile 2015, 21.24.34
10
Li ho sentiti dal vivo e mi hanno annoiato alla morte... Li devo riascoltare su disco.
Tom Asakura
Martedì 28 Aprile 2015, 20.28.06
9
75 ?! PFF questa è arte
Steelminded
Martedì 25 Novembre 2014, 1.12.07
8
Prog? Direi post core.
LeOrmeProg
Mercoledì 5 Novembre 2014, 18.08.00
7
Per me bellissimo, fantastico, molto probabilmente il migliore album dell'anno.
Mirko
Domenica 2 Novembre 2014, 14.34.58
6
Io gli do un 85: album veramente stellare, a 'sto giro hanno trovato la loro vera dimensione. L'unico pezzo che definirei sottotono è Primordial Sound; Arise secondo me è una delle migliori, superata solo dalla titletrack e da quella gemma che risponde al nome di Ebb & Flow.
MrFreddy
Giovedì 30 Ottobre 2014, 18.45.12
5
"i The Contortionist sono riusciti a compiere quel passaggio che non erano stati in grado di compiere del tutto con Intrinsic, eliminando definitivamente ogni rimando al deathcore degli esordi e relative infiorettature di stampo djent per abbracciare un prog metal leggermente più tradizionale, volto perlopiù allo sviluppo di quelle sonorità jazz, ambient e post rock che già avevano timidamente tentato di emergere qua e là (con risultati tutto sommato discreti, se isolati dal resto) nei due lavori precedenti." Per cominciare, marchese! Poi nell'analisi delle tracce si evincono altri elementi!
iron
Giovedì 30 Ottobre 2014, 15.42.26
4
Anche io sono d'accordo con il recensore..tuttavia è un'album da 70....non ho apprezzato molto stavolta.
Taste Of Chaos
Giovedì 30 Ottobre 2014, 15.35.43
3
Non è un capolavoro, ma nemmeno una ciofeca. Per me è 80, sostanzialmente concordo con il recensore
Le Marquis de Fremont
Giovedì 30 Ottobre 2014, 11.59.06
2
Dalla recensione non ho ben capito che tipo di musica fanno. Per il momento segnalo la bellissima copertina. Poi vedrò di ascoltarlo... Au revoir.
Hellion
Mercoledì 29 Ottobre 2014, 12.38.10
1
Per me è questo il loro capolavoro. Album che sto consumando. Grazie per averlo recensito.
INFORMAZIONI
2014
eOne/Good Fight Music
Prog Metal
Tracklist
1. The Source
2. Language I: Intuition
3. Language II: Conspire
4. Integration
5. Thrive
6. Primordial Sound
7. Arise
8. Ebb & Flow
9. The Parable
Line Up
Mike Lessard (Voce)
Cameron Maynard (Chitarra)
Robby Baca (Chitarra)
Jordan Eberhardt (Basso)
Eric Guenther (Tastiere)
Joey Baca (Batteria)
 
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