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Arcana Coelestia - Nomas
( 2095 letture )
Tornano sulle scene gli Arcana Coelestia, dando alla luce il seguito del noto Le Mirage de l’Ideal. Nel 2009, con quel fortunato album, infatti, la band cagliaritana mieté consensi un po’ dappertutto, aggiungendo ulteriore prestigio alla nostrana ATMF records, etichetta all’epoca invidiabile in tutto il panorama europeo e non solo.
In questi cinque anni di pausa, i nostri ragazzi non si sono affatto adagiati sugli allori, ma hanno formato una sorta di collettivo (mi è difficile definirli “band”, viste le varie e differenti ubicazioni geografiche dei componenti), gli Aphonic Threnody, e hanno dato alle stampe l’ennesimo capolavoro dell’altro side-project, gli Urna.
Nomas si suddivide in cinque, omonimi capitoli e continua a seguire quel coerentissimo filo conduttore che che legava tutti gli ultimi lavori delle band citate: siamo sempre di fronte ad un funeral doom che ormai è però stato irrorato dalla luce di un aldilà sicuramente non celeste, ma nemmeno così drammatico e tormentoso come altri progetti analoghi o ascrivibili negli stessi generi. Le tensioni sono comunque palpabili e perfettamente fruibili, grazie alle onnipresenti vibrazioni della batteria, capace di ricoprire l’ascoltatore con una massiccia quantità d’informazioni, colonne astrali che diventano architetture simboliche di un universo psichedelico e mutevole.
Le basse accordature delle chitarre ritmiche non fanno altro che far risaltare i melodici soliloqui epici delle altre sei corde, malinconici overdrive fra i quali s’insinuano gli echeggianti growl che ascendono verso il cielo. Fra queste colonne fiammeggianti, si possono estrapolare riff appartenenti a quel panorama black metal più melodico; i synth ricoprono il ruolo fondamentali di eterni accompagnatori, senza i quali tutto il resto delle composizioni andrebbe in altre, sbagliate, direzioni. Invece, anche grazie ai cori di Roberto, la direzione rimane sempre quella, verso l’alto dei cieli, verso nuvole mistiche e atmosfere rarefatte; uno spazio non quantificabile che si apre verso l’infinito, quando i delay di chitarre dipingono paesaggi dorati dopo la prima metà del primo capitolo.
I potenti riff del secondo capitolo diventano la colonna portante del momento scrivendo passaggi quasi easy-listening che traghettano l’ascoltatore verso un fiume fiammeggiante.
Durante il proseguimento dell’album, ci si potrà imbattere in un ancora più dicotomico fatto di sfuriate di blast beat, corredate da raggelanti screaming e da desaturate e taglienti chitarre (Nomas IV); l’altra faccia della medaglia, è composta dai synth di matrici cosmiche e spaziali, rassicuranti e pacificatrici i quali, sommati al resto della strumentazione, danno vita ad una cosmogonia allucinogena e onirica. Meravigliosa la parte centrale del quarto capitolo, dove i flussi spaziali si uniscono agli arpeggi acustici, strizzando l’occhio ai recenti esempi dei Midnight Odyssey, che si fondono col bagaglio psych degli Ufomammut.
Quello che potrebbe sembrare come un lavoro mastodontico e difficile da digerire (visto la lunghezza media delle tracce), si configura invece come un prodotto di ottima fattura, capace di comunicare sempre nel migliore dei modi la dimensione di questo viaggio astrale, fatto di un’esperienza ossimorica nella quale si percepiscono allucinanti visioni grazie ad una musica serafica che parla della concretizzazione dell’astratto.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
88 su 4 voti [ VOTA]
Pinocchio
Martedì 17 Marzo 2015, 23.23.36
3
Recensione che rende molto bene l'atmosfera dell'album. Disco non imprescindibile, ma ricco di suggestione.
Fabio caressa
Venerdì 31 Ottobre 2014, 19.19.15
2
Fa meno il figo moro
Le Marquis de Fremont
Venerdì 31 Ottobre 2014, 18.03.07
1
Recensione frettolosetta e non riscattata dal paroloni finali. Faccio fatica a capire cosa sia una "esperienza ossimorica" a fronte di una "musica serafica" con "concretizzazione dell'astratto"... Bah, il mio Italiano stenta ancora in molti punti... Diciamo, in parole meno criptate che è un ottimo album. Non certamente un capolavoro ma la musica scorre molto emozionante e carica di phatos, assolutamente digeribile, a mio avviso. D'accordo con la recensione che le tastiere giocano un ruolo di bilanciamento del sound, altrimenti forse troppo cupo, ma fa parte della bellezza di questo album. Mi accompagnerà in queste serate di autunno con il vino nuovo. Au revoir.
INFORMAZIONI
2014
Avantgarde Records
Black/Doom
Tracklist
1. Nomas I
2. Nomas II
3. Nomas III
4. Nomas IV
5. Nomas V
Line Up
RM (Voce)
MZ (Chitarre, basso, synth)
PV (Batteria)
 
RECENSIONI
75
70
 
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