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Blackmore`s Night - Dancer and the Moon
( 1520 letture )
A distanza di tre anni dall’ultimo prodotto in studio, il discreto ma non eccezionale Autumn Sky, tornano a farsi sentire i Blackmore’s Night, creatura folk rock messa in piedi dal leggendario ex-chitarrista dei Deep Purple, Ritchie Blackmore, unitamente alla moglie Candice Night. Chi conosce la storia di questo intrigante duo sa perfettamente cosa aspettarsi: la voce della biondissima cantante non è mai stata dotata di grande potenza, ma è ciò nonostante sempre stata in grado di trasmettere emozioni grazie alla sua tonalità dolce ed accogliente; il marito, viceversa, non ha perso il suo invidiabile tocco, ma lo ha incanalato in uno stile musicale di stampo medievaleggiante, con un abbondante contorno di flauti, violini e quant’altro, definito da alcuni “Renaissance rock”. La musica, di conseguenza, nei dischi del gruppo ha sempre visto generose dosi di parti strumentali, oltre a brani naturalmente “completi” ed a cover a tratti pescate dal passato di Blackmore, a tratti insospettabili.

Dancer and the Moon si inserisce dunque alla perfezione nel solco di quanto già prodotto dai Blackmore’s Night e non presenta eccezioni rispetto ad una formula che, ormai, è ben consolidata. Le cover presenti sono tre e, come detto, almeno una sorprende, mentre le altre sono più “classiche”, per quanto ciò non le renda affatto meno gradite. La prima, posta in apertura di disco, è una versione largamente rimaneggiata di I Think It’s Going to Rain Today, brano lento, malinconico e cerebrale del compositore Randy Nemwan: assistiamo ad una pressoché totale scomparsa del pianoforte, che dominava nella versione originale, a favore della chitarra di Blackmore, che ci regala uno splendido assolo, ad essere onesti anche la cosa migliore di tutto il brano, gradevole ma altrimenti dimenticabile. Va meglio, invece, con le altre due cover: Lady in Black, originariamente scritta dagli Uriah Heep, si adatta a meraviglia allo stile dei due musicisti, che trovano il modo di infilare un’azzeccata partitura di flauto, che non snatura ed anzi corrobora il fascino della canzone, comunque molto diversa dall’originale come è nello stile dei Blackmore’s Night. L’ultima, infine, è un omaggio al defunto Ronnie James Dio, oltre che un auto-citazionismo del mai troppo umile Ritchie: The Temple of the King, uno dei brani più celebri dei Rainbow, la superband che li ha visti produrre degli autentici capolavori, viene a sua volta modificata, ma rivive di rinnovato splendore grazie ad una delle più belle prestazioni di Candice Night presenti sull’album. Delle tre cover, forse si tratta della più riuscita, per quanto anche Lady in Black sia assai intrigante. Per quanto riguarda i pezzi strumentali, dove per forza di cose è la chitarra dell’asso inglese a giganteggiare, va innanzitutto segnalata Carry On…Jon, che è naturalmente un ulteriore tributo, stavolta in memoria di un altro suo compagno di avventure, quel Jon Lord che ha scritto la storia della tastiera nel rock. Il chitarrista, stavolta, mette da parte gli sfoggi di tecnica, per comporre un pezzo malinconico, intriso di blues e di pathos, che sicuramente Jon, da lassù, apprezzerà; da notare anche le parti di tastiera, a loro volta omaggianti il musicista scomparso nel 2012. Gli altri brani squisitamente strumentali, invece, sono più tipici dello stile dei Blackmore’s Night: Minstrels in the Hall potrebbe tranquillamente figurare in un ipotetico Medieval: Total War, con la sua chitarra elegante seppur un po’ banale in certi passaggi, mentre Galliard, versione rimaneggiata della stupenda Prince Waldeck’s Galliard contenuta in Secret Voyage, immette un pizzico di brio soprattutto nella parte finale, somigliando maggiormente ad un pezzo da danza. Infine, fra i brani originali dove anche la bella Candice fa sentire le sue qualità, Troika omaggia le sperdute terre russe e la title-track si candida come uno dei brani migliori del disco, con la voce soffusa della cantante a punteggiare per bene i vari strumenti cui si cimenta il funambolico marito. In tal senso, il brano più spiazzante è sicuramente The Moon is Shining (Somewhere Over the Sea), inizialmente caratterizzata addirittura da un sintetizzatore e che poi esplode in un brano non indimenticabile, nonostante la chitarra di Blackmore regali sempre emozioni. Preferibile è senza dubbio la versione più dolce ed acustica della medesima canzone, Somewhere Over the Sea (The Moon is Shining)…niente niente di recente avessi ascoltato A Te di Jovanotti, vecchio Man in Black?

Come detto, chi conosce ed apprezza la musica dei Blackmore’s Night sa cosa aspettarsi e, in questo disco, le aspettative non vengono affatto deluse: non siamo più ai livelli di qualche anno fa, ma siamo comunque decisamente al di sopra di Autumn Sky, forse il peggior disco pubblicato dal duo, benché anche lì vi fosse comunque musica di qualità. Ritchie e signora, insomma, ci hanno regalato un altro piccolo portagioie contenente alcune perle di indubbio valore e, soprattutto, un disco che può piacere davvero a tutti, sia ai fan della musica più soft, sia agli amanti del rock fatto come si deve, dal momento che la chitarra del leggendario musicista, nonostante gli anni di onorata carriera, non sembra aver alcuna intenzione di esser messa da parte.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
76.5 su 2 voti [ VOTA]
DP
Sabato 2 Novembre 2019, 9.32.09
2
ritenevo gia' un capolavoro la originale Lady in Black degli Heep ma questa versione celtica / medioevale che ci proietta direttamente in epoca rinascimentale e' semplicemente meravigliosa .Ogni strumento e ogni nota si intersecano in maniera pressoche' perfetta coadiuvato il tutto dall ' ancora sublime plettro di Sir Blackmore dove nel pur breve solo finale ( solo due giri e apparentemente banale ) dimostra di essere sempre grandissimo . Solo la Lady basterebbe a convincerci dell ' acquisto del disco .
Rob Fleming
Domenica 17 Gennaio 2016, 10.23.45
1
Voto 73 Quando sento QUEL suono, QUEL timbro, QUEL tocco in un assolo pur canonico come in The Moon is Shining mette ancora i brividi. Brividi che inaspettatamente non arrivano con Carry on...Jon; chi ha scritto Maybe next time, Anybody there e Snow man doveva fare di più, soprattutto considerato a chi andava la dedica.
INFORMAZIONI
2013
Frontiers Records
Folk Rock
Tracklist
1. I Think It's Going to Rain Today
2. Troika
3. The Last Leaf
4. Lady in Black
5. Minstrels in the Hall
6. The Temple of the King
7. Dancer and the Moon
8. Galliard
9. The Ashgrove
10. Somewhere Over the Sea (The Moon is Shining)
11. The Moon is Shining (Somewhere Over the Sea)
12. The Spinner's Tale
13. Carry On… Jon
Line Up
Candice Night (Voce, Flauto)
Ritchie Blackmore (Chitarra, Mandolino, Basso, Batteria, Tamburello)
Pat Regan (Tastiere)
 
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