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Mekong Delta - The Principle of Doubt
( 1489 letture )
La storia dei Mekong Delta è interessante quasi quanto la ricchezza della loro proposta musicale. Formatisi nel 1985, vollero ammantarsi da subito di un alone di mistero, non rendendo noto alcun dettaglio sull’identità dei musicisti coinvolti né sulla storia del gruppo. La motivazione di base fu di natura commerciale, se così vogliamo definirla: ritennero infatti che la loro provenienza, vale a dire la Germania, avrebbe provocato nel pubblico dei preconcetti, non permettendo loro di essere internazionalmente accettati. Tale velo di riserbo cadde solo sul finire del 1991, quando la band iniziò a suonare dal vivo in giro per l’Europa. Prima di quel momento, tuttavia, i nostri avevano già rilasciato quattro studio album, con la precisa volontà di brillare ed elevarsi al di sopra della scena musicale indipendente di fine anni Ottanta. Un ultimo passo per comprendere al meglio lo scenario è legato proprio alla nazione di provenienza, quella Germania che aveva già visto sbocciare quella che può essere considerata a pieno titolo la splendida triade del thrash teutonico, un genere tutto violenza ed odio che aveva sin da subito preso le distanze dalla tradizione della Bay Area e dall’attitudine più miscelata all’hardcore del thrash dell’est degli Stati Uniti: parliamo ovviamente di Sodom, Destruction e Kreator, che avevano provveduto a collocare la Germania sulla mappa del thrash metal internazionale, rendendola la vera e propria culla europea del movimento. In questo contesto, tuttavia, i Mekong Delta rappresentarono una ventata di innovazione incredibile ed il cui peso è possibile comprendere in maniera chiara e completa solo al giorno d’oggi ed alla luce dell’evoluzione che il genere ebbe negli anni successivi: i nostri, infatti, anticiparono realtà come Coroner, Deathrow, Toxik, Realm e gli stessi Megadeth più elaborati, proponendo un thrash metal che si staccava dalle velleità di pura espressione di odio, ribellione e violenza, portandolo ad un nuovo livello estetico e musicale.

Con The Music Of Erich Zann, datato 1988, era già più che evidente il fatto che la caratura della misteriosa formazione fosse superiore: la composizione, che prendeva in prestito diversi elementi da quella per orchestra, risultava stratificata, di difficile assimilazione e comprensione da parte dell’ascoltatore, che faceva fatica a memorizzare le strutture per via di virtuosismi, controtempi e frequenti variazioni dei pattern ritmici. Il rovescio della medaglia era naturalmente la sfida e la curiosità di scoprire un approccio al genere innovativo, che metteva in mostra una band con visioni geniali e avanguardistiche, in grado di anticipare per diversi aspetti anche l’esplosione del metal sinfonico che avrebbe conosciuto la sua gloria nel decennio successivo. Con un tale predecessore, risultava tutt’altro che semplice proporre qualcosa di nuovamente interessante, ma con The Principle Of Doubt, pubblicato ad un anno soltanto di distanza, i Mekong Delta riuscirono nuovamente ad inserire nella loro storia musicale un tassello fondamentale e che per qualità compositiva ed idee può essere considerato probabilmente l’apice della loro carriera. Se è vero che con The Music Of Erich Zann avevano definitivamente raggiunto un sound personale ed unico, col disco qui recensito consolidarono ancora di più quanto già fatto in passato, proseguendo sulla strada tracciata ed innalzando ulteriormente l’asticella della libertà creativa e dell’ispirazione compositiva. Certo, l’impatto complessivo è forse meno roboante del precedente platter, che aveva avuto il merito di segnare una vera e propria nuova strada, dimostrando come fosse possibile ampliare i territori di un genere come il thrash metal portandolo in direzioni che, fino a quel momento, solo i meravigliosi Watchtower di Energetic Disassembly (1985) avevano esplorato. Tuttavia, l’originalità dell’approccio risulta evidente sin dal trio di apertura, che da solo vale l’intero disco e che rappresenta a pieno titolo la band dal punto di vista tecnico e di approccio al genere: il tessuto musicale è intricato, ricco di sfaccettature e variazioni che si riescono ad assimilare e ad apprezzare solo con un elevato numero di ascolti o se si è dotati di un orecchio molto educato; i controtempi rischiano di far perdere la bussola ritmica; le parti vocali risultano a volte quasi slegate dallo strato strumentale, disegnando linee melodiche impensabili che, una volta superato lo straniante impatto iniziale, si amalgamano in maniera suadente, dando una longevità di ascolto notevole, portando l’ascoltatore a voler riascoltare un singolo passaggio o l’intero lavoro più e più volte per scoprire, incamerare, apprezzare. Dopo le roboanti strofe e le intricate e nervose parti strumentali di Ever Since Time Began, con Curse Of Reality la formazione tedesca fa il primo tuffo nelle contaminazioni più spinte, inserendo una intro marziale di synth che dipinge atmosfere post-apocalittiche. L’intermezzo offerto dalla cover sinfonica della sigla di The Twilight Zone, nota serie televisiva americana nata negli anni Cinquanta e nota in Italia col titolo di Ai Confini Della Realtà, fa da preludio alla seconda metà del disco, quella che regala i momenti più sperimentali, come la sofferta The Jester o la non del tutto convincente, breve strumentale El Colibri.

Non v’è dubbio alcuno sul fatto che i Mekong Delta possano far storcere il naso a qualcuno, così come qualcun altro possa adorarli. Il loro stile è talmente particolare e personale che non si hanno punti di riferimento chiari. Inoltre, ci sono almeno due aspetti da tenere in forte considerazione: da una parte, la qualità della registrazione è sicuramente bassa, penalizzando la resa complessiva dei pezzi nonostante i bilanciamenti ed i suoni siano apprezzabili e, anch’essi, personali e riconoscibili; dall’altro, le parti vocali di Wolfgang Borgmann, qui all’ultima prova dietro al microfono della band –sarebbe stato sostituito da Doug Lee- rappresentano un ulteriore potenziale ostacolo, in quanto sono schizzate e seguono linee melodiche che inizialmente potrebbero suonare addirittura “sbagliate” e inadatte alla musica. Per questi motivi, sono valide e comprensibili le motivazioni di chi vorrà definire questa band e questo lavoro come un ammasso di riff ben suonati ma prodotti male e con un cantante inascoltabile. Si tratterebbe di un’opinione senza dubbio rispettabile, ma che al di là dei gusti personali potrebbe altresì essere frutto di un ascolto non troppo attento o approfondito. I Mekong Delta meritano la pazienza che si decide di dedicar loro, poiché una volta entrati sulla giusta lunghezza d’onda e superato l’impatto iniziale, si ricavano molte gratificazioni che non mancheranno di soddisfare anche l’ascoltatore più navigato, in virtù di una vena indefinibile che alcuni definiscono prog, altri addirittura jazz, altri ancora di derivazione orchestrale: se si sarà vogliosi di “pelare la cipolla”, strato dopo strato, si raggiungerà un nucleo fatto di qualità tecniche e compositive non comuni, che collocano la band tra i cardini del thrash tecnico e dalle strutture progressive.



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
83 su 9 voti [ VOTA]
Dany 71
Venerdì 14 Novembre 2014, 2.30.03
6
Disco che richiede un lungo corteggiamento. Voto forse un filino alto, almeno io c'ho "lottato" abbastanza e forse, anche in questo caso, essere così ostico è un difetto.....
mantas
Martedì 11 Novembre 2014, 21.42.08
5
Gruppo veramente "avanti", quoto assolutamente Cynic, e consiglio vivamente a Galilee di "rimediare" alla mancanza.
Galilee
Domenica 9 Novembre 2014, 20.05.13
4
Ottima band, ma questo mi manca.
CYNIC
Domenica 9 Novembre 2014, 19.50.11
3
i mekong delta hanno fatto solo CAPOLAVORI ne cito alcuni : Mekong Delta (1986) The Music of Erich Zann (1988) The Principle of Doubt (1989) Dances of Death (1990) Visions Fugitives (1994) Wanderer on the Edge of Time (2010) uno degli ultimi loro capolavori riuscito alla grande!!!!!!!!!!!!!!
thrasher
Sabato 8 Novembre 2014, 19.35.56
2
finalmente un disco serio
Er Trucido
Sabato 8 Novembre 2014, 19.30.50
1
Grande disco e grandi Mekong Delta, sottovalutati come al solito, infatti non c'è nessun commento...
INFORMAZIONI
1989
Aaarrgh Records
Prog/Thrash
Tracklist
1. A Question of Trust
2. The Principle of Doubt
3. Once I Believed
4. Ever Since Time Began
5. Curse of Reality
6. Twilight Zone (Lord Fouls Hort)
7. Shades of Doom
8. The Jester
9. El Colibri
10. No Friend of Mine
Line Up
Wolfgang Borgmann (Voce)
Uwe Baltrusch (Chitarra)
Frank Fricke (Chitarra)
Ralph Hubert (Basso)
Jörg Michael (Batteria)
 
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