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Primordial - Imrama
( 1772 letture )
Anno Domini 1995, si affaccia sulla scena metal europea una delle band che più negli anni è riuscita a donare al panorama musicale estremo del vecchio continente. Si parla, ovviamente, dell'allora quartetto dei Primordial, originari di Dublino e fieri fino al midollo della propria origine irlandese e delle proprie tradizioni, innamorati dall'aria umida e del cielo grigio carico di pioggia, affascinati dal denso, e talvolta oscuro misticismo, di cui è pregna la verde Irlanda. E considerando lo scenario europeo di allora, è stato inevitabile che sotto la spinta ti tali ispirazioni, la band dublinese desse forma e vita a un filone come quello del pagan (denominazione che, per quanto dubbia e discutibile, fu per la prima volta usata proprio riguardo ai Primordial). Erano infatti gli anni della consolidazione delle prime, monumentali, band viking e dell'uscita dei loro capolavori: alle uscite dei primi anni del decennio ad opera dei Bathory, si erano via via aggiunti i dischi di Enslaved, Helheim e i primi demo degli svedesi Mithotyn. Contemporaneamente si assisteva all'edizione dei primissimi album folk metal, ad opera di Isengard e Storm e alla consolidazione dei precursori Skyclad. Non bisogna poi ovviamente trascurare il movimento black, che in quegli anni conosceva la massima esplosione e i primi vagiti di sperimentalismo e fusione con altri generi, portando a risultati indimenticabili (qualcuno ha detto Bergtatt?). I Primordial, contemporanei o immediatamente successivi ai grandi lavori di questi gruppi, partono dunque dalle loro stesse premesse: nascono infatti nel 1987 come cover band di Bathory, Venom, Celtic Frost e simili. Risentendo poi ovviamente anche della scena viking e folk/black loro contemporanea, giungono nel 1995, con il debutto Imrama, ad un risultato di indubbia qualità, seppur ancora decisamente grezzo. Unici precendenti della band erano stato le demo del 1993 e del 1994, dal sapore profondamente black (sopratutto nella produzione) ma già caratterizzate da sezioni in pulito e atmosfere epico/malinconiche, poi riprese ed ampliate nel full-length di debutto e infine diventate marchio di fabbrica del sound dei dublinesi.
Imrama viene alle stampe il 20 settembre del '95 e vede una line-up composta da Namtheanga alla voce, Ciarac MacUilliam e Feargal Flannery alle chitarre e alla sezione ritmica Pol MacAmlaigh e Derek D. MacAmlaigh, rispettivamente basso e batteria.

L'album risulta essere molto più radicato nel black rispetto ai suoi successori, a causa anche della produzione non ottimale, che conferisce un sound di scuola tipicamente norvegese. Chitarre zanzarose, linee melodiche poco chiare e batteria secca e decisa si contrappongono però ad un basso che trova il suo giusto spazio, riuscendo a non scomparire nel miasma dei riff chitarristici. Anche le ritmiche si rivelano molto più ancorate al gusto black, trovano difatti ancora spazio in questo album sezioni in blast beat che andranno via via scomparendo dal sound degli irlandesi, mentre sono molto meno frequenti le lunghe e lente marce dal sapore doom che caratterizzano le loro ultime uscite. Una menzione va fatta riguardo alla prestazione del frontman: in questo debutto il suo scream è decisamente più acuto, acido e graffiato rispetto alle produzioni future e il pulito visibilmente più incerto e impiegato con meno perizia tecnica (sono presenti infatti un paio di sbavature, soprattutto quando tenta di spingersi verso le note più alte, che scompariranno già a partire dalla successiva uscita discografica). Prendendo in analisi i singoli brani si nota come la loro qualità sia inferiore rispetto a quella degli illustri successori, tuttavia è ingiusto dire che questo sia un brutto disco, anzi tutt'altro. I pezzi sono ben costruiti e riescono appieno nella loro funzione evocativa, grazie anche all'intreccio di sezione acustiche, e nonostante qualche episodio più piatto, la qualità media dell'album si mantiene molto alta e la sua atmosfera riesce, ora come allora, ad avvolgere splendidamente l'ascoltatore, trascinandolo con forza nelle proprie trame.

Nonostante l'oggettivo ottimo livello dell'album è facile (lo dico per esperienza) che possa suonare mediocre e non meritevole d'attenzione all'ascoltatore folk/pagan medio del nuovo millennio. Questo per due semplici motivi: Imrama è uno di quegli album puramente figli del suo tempo, una tappa dell'evoluzione di una band che avrebbe raggiunto picchi ben più alti e di cui rappresenta probabilmente l'episodio discografico meno riuscito. Va dunque, come ogni opera artistica, calato nel suo tempo e letto alla luce di quest'ultimo, e gli va dunque riconosciuta per l'epoca, se non una piena originalità, il merito di essere stato uno dei primi, seminali, lavori, riconducibile a questo stile. Il secondo motivo è che, semplicemente, Imrama resta un album decisamente più black che folk, sia come musicalità che come atmosfera, ed è facile dunque che un ascoltatore più legato ai canoni del folk (soprattutto a quello più recente) trovi questo disco noioso e ostico all'ascolto. Tuttavia è un'opera che tutti gli amanti del folk e del pagan dovrebbero avere nel proprio bagaglio di ascolti, sia per l'influenza che ha avuto nel corso degli anni sulla scena (soprattutto quella est europea), sia per il suo essere la prima tappa di un percorso evolutivo che avrebbe portato i Primordial ad essere una delle band più sublimi, costanti ed originali del panorama estremo europeo.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
74.33 su 3 voti [ VOTA]
gianmarco
Sabato 6 Gennaio 2018, 10.30.29
8
gran band sto iniziando a scoprirli .
Theo
Mercoledì 7 Gennaio 2015, 22.50.46
7
Se si pensa che è uscito nel 1995, come minimo, ha la sua (grossa) importanza storica a livello di genere. Chiaramente inferiore a tutto quello che hanno fatto dopo, ma è un disco che comunque un sacco di altre band anche in carriera si sognano. Semplicemente, penso, abbia sempre sofferto dal paragone (lecito e comprensibile) con i suoi illustrissimi successori. D'accordissimo con recensione e voto: importantissimo e necessario per capire appieno l'evoluzione continua di una band magnifica, sempre coerente ed importante nel suo filone come ce ne sono poche, e che ha obbiettivamente raggiunto risultati e per grandissima parte dei colleghi, irraggiubili. La recensione, nelle righe finali, esprime in toto quello che penso sulla band: "[...] è un'opera che tutti gli amanti del folk e del pagan dovrebbero avere nel proprio bagaglio di ascolti, sia per l'influenza che ha avuto nel corso degli anni sulla scena, sia per il suo essere la prima tappa di un percorso evolutivo che avrebbe portato i Primordial ad essere una delle band più sublimi, costanti ed originali del panorama estremo europeo."... Nient'altro da aggiungere!
Tevildo75
Mercoledì 12 Novembre 2014, 17.47.21
6
L'ho sempre trovato troppo grezzo, per me il migliore è il secondo.Comunque è un grande gruppo ed è sempre un piacere ascoltarli un panorama musicale che si fa sempre più sterile.
Le Marquis de Fremont
Martedì 11 Novembre 2014, 18.10.40
5
E' un bell'album, nonostante tutto. Non mi dispiace quella patina "grezza" che ha e alcuni pezzi, soprattutto Awaiting the Dawn, sono veramente belli. Poi, nonostante sia stata sempre sottovalutata da molti come band, hanno sfornato dischi eccellenti e qualche capolavoro. Si inizia sempre, comunque, con il primo scalino... Au revoir.
spiderman
Lunedì 10 Novembre 2014, 17.17.05
4
L'album piu' deboluccio della loro discografia, quoto Max, non mi ha mai fatto impazzire, questo lavoro sa piu' di inesperto black che di folk, ma contiene in nuce quello che sara' il loro personale tipico sound futuro, al di la della traccia iniziale, con liriks non in inglese, suonato con chitarra acustica, il resto dell'album prende tinte black,cert c' e' il tipico cantato in harsh, parlato e pulito ma non riesce a incidere piu' di tanto nel complesso, bella la traccia iniziale e il suono aggrssivo in Here I am King, e quello piu' cupo in The Fires e la traccia finale, solomqueste mi dicono qualcosa.voto:73.
Max
Lunedì 10 Novembre 2014, 16.24.26
3
Se devo essere sincero appena sentito (era uscito da non troppo se non ricordo male) non mi aveva fatto impazzire e non mi fa impazzire tutt'ora, comunque disco che per essere un debut era già molto personale... Poi come scrivete dopo sono arrivati i capolavori...
enry
Sabato 8 Novembre 2014, 10.04.11
2
D'accordo sia con la recensione che con Doomale, niente da aggiungere.
Doomale
Sabato 8 Novembre 2014, 9.29.36
1
Un diamante grezzo...ancora lontano dai futuri capolavori, ma che gia lasciava intravedere le qualita di questa grande band...d'accordissimo con Piero e la sua rece...Facile ascoltarlo ora per la prima volta e dire che e' un album mediocre...ma nell'anno della sua uscita rimasi spiazzato anche io perche' a memoria nessuno suonava questo tipo di pagan black..forse qualche piccola similitudine con i Cruachan dell'esordio, ma poca roba...Quindi a suo modo lo ritengo un album storico...Da qui in poi solo capolavori. Band immensa che non mi stanco mai di ascoltare ed apprezzare.
INFORMAZIONI
1995
Cacophonus Records
Folk/Black
Tracklist
1. Fuil Ársa
2. Infernal Summer
3. Here I Am King
4. The Darkest Flame
5. The Fires...
6. Mealltach
7. Let the Sun Set on Life Forever
8. To the Ends of the Earth
9. Beneath a Bronze Sky
10. Awaiting the Dawn
Line Up
A.A. Nemtheanga (Voce)
Ciáran MacUiliam (Chitarra)
Feargal Flannery (Chitarra)
Pól MacAmlaigh (Basso)
Derek "D." MacAmlaigh (Batteria)
 
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