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Ted Nugent - Ultralive Ballisticrock
( 1452 letture )
Il viziaccio -si fa per dire- di pubblicare centinaia di live sta diventando sempre più diffuso, così ci ritroviamo a prendere in esame moltissime pubblicazioni di stesse band (spesso anche più di una all’anno) di cui non sempre tutto risulta essere valido. Ecco, anche il buon Ted Nugent non fa eccezione, arrivando con questo nuovo Ultralive Ballisticrock a quota otto. Nonostante ciò, gli va riconosciuto come grinta e potenza caratterizzino ogni suo lavoro facendo risultare tutto in maniera uniformemente interessante. Il Terrible Ted non ha bisogno di presentazioni: fieramente americano -fatto che rimarca ad ogni occasione- con una carriera ormai cinquantennale iniziata nella metà degli anni sessanta con gli Amboy Dukes, passando per la sua più longeva attività solista, fino al progetto nei 90s con i Damn Yankees, arrivato a 65 anni suonati tra polemiche per le sue posizioni politiche ed ideali continua a proporci ciò che gli riesce meglio; quell’hard rock estremamente massiccio, figlio del profondo sud, con i suoi giganteschi rimandi al southern -sarebbe perfetto definirlo southern hard-rock-, che riesce a catturare tutti, anche chi lo odia, grazie alle fantastiche ritmiche, ai riff potenti e ad una grandissima tecnica. Con questi presupposti fin da subito possiamo affermare che il suddetto Ultralive Ballistickrock si classifica come una divertente e gustosa esperienza sia per chi segue The Nuge da tempo che per i neofiti di quest’artista.

Sedici pezzi di puro delirio dove il musicista può scatenarsi senza regole, dando massimo spazio alla sua sei corde e alla sua voce trascinante, classificandosi nuovamente come un eccelso intrattenitore nonché frontman, abbinando il tutto a interminabili sproloqui intervallati tra i vari brani. Accompagnato da una band letteralmente pazzesca, che conta tra le proprie fila nientemeno che il fidato Derek St.Holmes, Greg Smith e Mick Brown, meglio conosciuto per essere il batterista dei Dokken. Con questo scoppiettante quartetto si apre il doppio live che ripercorre le grandi perle della carriera di Nugent rimanendo soprattutto ancorato ai lavori degli anni settanta, che risultano da sempre essere i migliori mai realizzati dall’artista. Il disco si apre con un brano degli albori, Free For All ed è subito chiaro perché lo stile del chitarrista sia risultato così influente nella scena hard-rock -e non solo- mondiale. Il brano viene rivisto ovviamente nella chiave potente e moderna che ha ormai assunto il sound di Nugent , mantenendo comunque i tratti che hanno reso grandi tali composizioni, arrivando così ad un buon compromesso tra classicità, modernità e potenza! Fatto che potremo riscontrare in tutto il disco, con strabilianti esecuzioni tra cui spicca una vera carrellata di grandi classici, quali Stormtroopin che con il suo riff travolge letteralmente l’ascoltatore, accompagnato da un’esecuzione perfetta, impreziosita dalla parte solista di Ted che ci tiene a mettere in mostra tutta la sua bravura, da buon istrione, con un solo contornato di effetti che risulta essere una vera goduria per il pubblico; Wango Tango che spazza via qualsiasi dubbio sulla resa sonora del sessantacinquenne, il quale stabilisce un grande feeling con il pubblico, interagendo e jammando continuamente con Derek e Greg, creando così una versione unica di questo e molti altri brani. Stesso lavoro per Turn It Up che vede alla voce un ispirato Holmes, forse l’unico che riesce a tener testa al buon Nugent, e Dog Eat Dog dove Mark da una prova eccelsa delle sue micidiali e mitraglianti rullate.

Hey Baby apre il secondo disco e segue il filone delle precedenti tracce, infatti il brano risulta molto più potente della versione incisa nel ’75 ma con una vena blues sempre molto presente che contribuisce a creare un ottimo e notevole connubio. Grande brano sotto ogni aspetto con un solo palesemente blues, rivisto in chiave heavy. Da citare il monolitico duo formato da Fred Bear & Stranglehold che unite arrivano alla modica durata di venti minuti! Soprattutto da notare la seconda, classico immortale del Motor City Madman che probabilmente si classifica come capolavoro supremo di questo live, per ispirazione ed esecuzione, con una parte solista da brividi in cui le chitarre dei due axemen si incontrano con un risultato sonoro fenomenale, il tutto sorretto dalla magistrale linea di basso di Smith e dalla batteria di Brown. Il lavoro di Nugent è quanto di più alto si possa raggiungere. Altro brano immancabile in scaletta è la velocissima Motor City Madhouse che fa scatenare tutta la band. La sei corde di Ted è messa a ferro e fuoco tra velocissimi riff, armonici e strabilianti soli intrisi di feedback . Il chitarrista si classifica ancora una volta come pioniere dell’heavy; inutile dire che è a suoni come questi, tenuti alti da Nugent sin da i primissimi anni settanta, che schiere di chitarristi degli ‘80s, dei ‘90s -fino ai tempi attuali- si sono apertamente ispirati. Ultimo brano da prendere in esame è l’iconica Cat Scratch Fever, che rappresenta uno dei brani e dei riff più importanti di sempre. Con un’orecchiabilità e una riconoscibilità unica il brano non sfigura minimamente se messo a confronto con altri grandi mostri sacri del tempo. Un riff immortale, celebrativo e monumentale come pochi altri. Inutile specificare, infatti, che è proprio qui dove il pubblico esplode.

In definitiva questo Ultralive Ballistrock si dimostra come un lavoro fantastico, sotto ogni aspetto; unica piccola pecca è la voce di Holmes che in diversi pezzi risulta distante e poco chiara. Ted Nugent potrà non risultare simpatico a tutti ma è innegabile la sua enorme classe e bravura quando imbraccia il suo strumento. Quest’uomo ha il lato positivo di riuscire a far trasudare grinta, entusiasmo e divertimento da ogni suo lavoro, riuscendo a trasmettere il tutto all’ascoltatore, che si ritrova catapultato in un vortice di brani dai ritornelli accattivanti e dagli arrangiamenti perfetti. Un artista che a quasi sessantasei anni regala esibizioni che pochi altri possono vantare. Ultralive Ballisticrock è un disco che vi conquisterà, facendovi divertire con un ascolto dopo l’altro, delineando ancora un Ted Nugent estremamente moderno e godibile.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
99 su 1 voti [ VOTA]
jek
Domenica 28 Dicembre 2014, 20.41.00
1
Lui mi sta decisamente sui maroni ma un live che racconta la sua carriera mi ispira non poco poi dopo questa recensione un po' più di un pensiero ce lo fo anche se di lui ho solo un altro disco live (intensity in 10 city).
INFORMAZIONI
2013
Frontiers Records
Hard Rock
Tracklist
DISC 1
1. Free for All
2. Stormtroopin
3. Wango Tango
4. Just What the Doctor Ordered
5. Wand Dang Sweet Poontang
6. Need You Bad
7. Turn It Up
8. Raw Dogs & War Hogs
9. Dog Eat Dog

DISC 2
1. Hey Baby
2. Fred Bear
3. I Still Believe
4. Motor City Madhouse
5. Cat Scratch Fever
6. Stranglehold
7. Great White Buffalo
Line Up
Ted Nugent (Voce, Chitarra)
Derek St.Holmes (Voce, Chitarra)
Greg Smith (Basso)
Mike Brown (Batteria)
 
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