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Manimalism - Manimalism
( 1632 letture )
Taarenes Vaar.
Un nome che in un mondo parallelo in questo momento troneggia accanto a Ved Buens Ende, Fleurety, In The Woods…, Arcturus e compagnia scandinava, avendo contribuito attivamente alla nascita del metal d'avanguardia nella seconda metà degli anni Novanta. In quell'universo Manimalism è stato pubblicato quasi vent'anni fa, con un altro titolo e certamente un suono diverso, e chissà cos'ha prodotto da allora Kim Sølve, forse acclamato leader di un act prolifico, forse dimenticato ideatore di un lascito geniale.
Freniamo la fantasia.
Nel nostro universo, l'unico di cui possiamo analizzare i fatti, la sfortuna ha colpito i Taarenes Vaar sul nascere, e i due demo pubblicati nel '96 e '97 sono rimasti soli a testimoniare l'esistenza di un act che non ha potuto, per varie ragioni, contribuire suo malgrado alla nascita dell'avant-garde.
Tuttavia, dopo 17 anni di silenzio, rinnovati nel nome, nella line-up e finalmente anche nelle possibilità economiche, Kim Sølve e compagni ci presentano il disco fantasma, una specie di reliquia registrata (a dire di Sølve, unico membro rimasto della line-up originale) nel modo più fedele possibile all'idea del debut dei Taarenes Vaar del mondo parallelo di cui sopra.

Prima di passare al disco vorrei soffermarmi brevemente sul nome: Manimalism è una stravagante corrente filosofico-culturale, fondata dall'uomo-volatile Richard Jones alla fine degli anni '50 negli Stati Uniti, che invita a vivere in simbiosi con gli animali, adattandosi al loro ambiente, vestendosi in modo da somigliare loro e comportandosi come loro. Sembra, ad un primo approccio, che con questa filosofia i nostri abbiano ben poco a che fare, se non che, considerando i loro testi, scorgiamo un filo logico ricorrente, nascosto ma prepotente, che ben può fare da ponte fra i "dandy" delle liriche e gli animali del titolo.

Manimalism is recorded like a Black Metal-inspired Doom band performing twisted 60’s crooner ballads

La definizione data dalla band stessa è perfettamente calzante, ma volendo condensare al massimo il contenuto di questo Manimalism bastano tre aggettivi: dissonante, fantasmagorico, teatrale.
Forse persino esagerato in questo senso.
Ammettiamolo: il disco non si presenta affatto come una reliquia norrena degli anni Novanta: la produzione è moderna, la lingua inglese, l'artwork curato, le canzoni brevi e concise, ognuna con il suo ritornello da ricordare per quanto obliquo… un perfetto esemplare di avanguardia attuale, parrebbe. Difficile immaginare che la sua ideazione possa essere coeva a La Masquerade Infernale, a cui deve molto, e di poco successivo a "papà" Written In Waters. Per comprendere quanto e come sia stato alterato il progetto originario nel corso degli undici anni (dal 2002 al 2013!) di registrazione occorrerebbe ascoltare i primi demo, che contengono la versione embrionale della maggior parte delle canzoni qui presenti, ma dal poco rintracciabile in rete ho il sentore che pur partendo dalle stesse idee il risultato sarebbe stato molto diverso, certo più acerbo, meno patinato e, lasciatemelo dire, forse più genuino.

Tuttavia, mettendo da parte elucubrazioni soggettive, l'impressione di pulizia, lucidità ed eleganza che esce da Manimalism è perfettamente funzionale al contesto del disco: è sufficiente scorrere i titoli delle sette composizioni qui presenti per accorgersi che tutta l'ottica della band si basa sul contrasto apparenza/interiorità: l'eleganza dandy esteriore nasconde in realtà una natura inquietante, quasi demoniaca. Il contrasto si ritrova, oltre che naturalmente nei testi, proprio nell'opposizione tra la nitidezza dei suoni e la loro timbrica dissonante, tra il calore delle due voci (chi ha detto Garm?) e le linee vocali deviate che esse assumono (chi ha detto Solefald?).
Lo dico chiaramente: Member 01, proveniente dai The Konsortium, e Joachim Svebo sono autori di una prova vocale da brividi (non tanto nel senso comune del termine quanto piuttosto in quello originario!), perfettamente calzante nel contesto sonoro. Come ho scherzosamente indicato poco fa, le principali influenze rintracciabili per lo stile vocale, che marcano fortemente tutta l'opera, sono su tutti la teatralità doomeggiante dei primi Arcturus e in secondo luogo (ma ammetterlo vorrebbe dire che una forte revisione nell'ultimo decennio è effettivamente avvenuta) la premiata ditta Lazare & Cornelius.
Sebbene le voci spicchino come più evidente caratteristica del disco, l'architettura strumentale costruita intorno ad esse è tutt'altro che secondaria e anzi, in essa si nascondono davvero i Taarenes Vaar, maturati in vent'anni ma avant-garde fino al midollo.
La chitarra di Sølve ricama senza sosta arpeggi dissonanti e riff sommessi, nei quali la tecnica sembra quasi "sazia", presente ma discreta, dedita semplicemente all'assolvimento di un progetto senza sentirsi chiamata a dimostrare alcunché. Si oppone alla chitarra in questo senso il basso, primario supporto e spessissimo protagonista che sfoggia capacità non comuni, mantenendo però quel senso di pigrizia strumentale complessiva che costituisce la parte più doom dell'ensemble norvegese. La stessa filosofia di atarassia viene seguita dal batterista Bjema, per cui la costante presenza di tempi dispari non equivale a sfoggio di velocità né manie di protagonismo. Gli strumentisti come un solo uomo compiono la loro opera, perfettamente coordinati, e se Manimalism ha un difetto non è certo la prolissità.

Demons In Tuxedo, The Gentleman Is In The Detail, The Crooner, The Cocktail Party To End Them All sono tutte basate sul medesimo format finora descritto: dissonante, lenta ma concisa stravaganza. Questo, al di là dei suoi pregi, può risultare anche un limite della proposta dei Manimalism, troppo irrigidita nel proprio smoking, insistente su certi aspetti fino all'eccesso. Non ci troviamo davanti ad un disco facile e il grado di apprezzamento dello stesso sarà certamente molto variabile da un ascoltatore all'altro; tuttavia ciò che resta oggettivo sono le grandi capacità del quintetto e una serie di idee per nulla banali.
Queste sette tracce restano per me un curioso enigma: da qualche parte, in un altro universo, è ben noto quanto il debutto dei Taarenes Vaar abbia influito sul resto dell'avant-garde, cambiandone almeno in parte gli sviluppi futuri.
Qui no,purtroppo, e un giudizio oggettivo non può basarsi su un'importanza storica presunta… purtroppo.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
Giaxomo
Venerdì 6 Gennaio 2017, 10.33.14
6
AHAHAHAHAHAHA MORTO.
.
Venerdì 6 Gennaio 2017, 3.14.26
5
per curiosità ho iniziato ascoltare sta merda. dopo minuti di puro strazio ho spento il pc, ho acceso lo stereo e messo ocean machine di devin townsend. ho tirato su una striscia di bamba, fatto su un cannone e tirato finalmente un sospiro di sollievo.
Michele "Axoras"
Domenica 16 Novembre 2014, 14.33.46
4
Nonostante, per quello che ho capito, il genere non sia proprio di mio gradimento, gli presterò un ascolto perché la tua ottima recensione mi ha destato curiosità. Bravo Luca !
Delirious Nomad
Domenica 16 Novembre 2014, 13.30.03
3
@soundscape: ammetto di non essere esperto degli altri progetti dei membri, ti ringrazio per le segnalazioni . Riguardo ai Solefald concordo in pieno con te, il mio paragone si limitava alle scelte vocali.
soundscape
Domenica 16 Novembre 2014, 12.54.53
2
Ah, dimenticavo: i pezzi assomigliano mooolto al materiale degli Yurei, non a caso progetto (molto interessante per chi apprezza queste sonorità) di Bjeima qui a quanto pare "solo" batterista.
soundscape
Domenica 16 Novembre 2014, 12.47.28
1
Ottima recensione e ottimo disco, peccato solo non nominare Plenum (il bassista) che svolge un gran lavoro, e che ovviamente ha suonato anche nei vicini Virus. I Ved Buens Ende rimangono comunque il vero punto di riferimento, sia per l'uso vocale che per le trame sonore dissonanti; i Solefald a mio modesto parere navigano su tutt'altro tipo di avanguardia.
INFORMAZIONI
2014
Adversum
Avantgarde
Tracklist
1. Demons In Tuxedos
2. Carnal Catering Service
3. The Gentleman Is In The Details
4. Romance
5. The Dandified And The Devilish
6. The Crooner
7. The Cocktail Party To End Them All
Line Up
Joachim Svebo (Voce)
Member 01 (Voce)
Kim Sølve (Chitarra)
Petter 'Plenum' Berntsen (Basso)
Bjeima (Batteria)
 
RECENSIONI
 
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