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Electric Wizard - Time To Die
( 4906 letture )
L'acqua, l'acqua che cade, che corre, che solca la vita germogliando speranze in ognuno di noi, l'acqua come simbolo di purificazione, di redenzione, come simbolo di fede, di preservazione, di necessità, simbolo massimo della vita stessa.
Parte e finisce con il rumore dell'acqua l'ottavo sigillo degli Electric Wizard. Parte dai margini del mondo, quello dove ognuno di noi è segregato, ed arriva sino ai margini di un lavoro che al suo interno nasconde l'essenza ed il vero significato del dolore, che riassume il marciume, la corruzione, la depravazione e l'oscurità di questa vita, un album che ha nella morte la sua unica fonte di espiazione, come via catartica verso la salvezza, la morte in ogni sua forma, che pulsa in ogni nota, in ogni insenatura, in ogni anfratto di quello che sino ad ora è di diritto il gioiello inarrivabile di questo 2014.
Ci sono strade che portano al paradiso ed altre che portano negli inferi, se non volete continuare in questo viaggio accompagnati da Caronte, vi consiglio di fermarvi qui, di non procedere oltre, di non varcare quella soglia al di là della quale qualsiasi forma di percezione, di volontà e di pietà, sarebbe irrimediabilmente annullata.
Scrivere di Time To Die è come scrivere una storia, una storia ai confini della realtà, una storia che parla dell'uomo e di quello che è diventato in quest'epoca volta all'autodistruzione.
Basta scorgere la tracklist del lavoro per capire di cosa sto parlando e di quale, secondo gli Stregoni Elettrici, sia la strada da percorrere, forse l'unica, perchè il livello di degradazione morale intorno a noi è oramai irrecuperabile e insovvertibile.
Non aspettatevi un lavoro che riscriva le coordinate dello stoner doom, ma aspettatevi una band capace di scrivere il proprio masterpiece definitivo, il capolavoro inarrivabile, capace di autocitarsi costantemente, ma di farlo sempre come fosse la prima volta, immaginate una band capace di spingere l'acceleratore della propria creatura oltre le umane possibilità e capirete quanto gli Electric Wizard siano andati vicini ad una perfezione mai così sconvolgente, che fa proprio delle sue imperfezioni il suo punto di maggior forza.
Partendo dalla produzione, marcia e plumbea, ma mai così potente ed efficace, passando per il riffing di Liz Buckingham e di Jus Oborn che raschia nel fondo del barile sabbathiano, nutrendo il mostro direttamente dalla fonte, ed arrivando al drumming mai così efficace del redivivo Mark Greening, il tutto attraverso le litanie opportunamente effettate che lo stesso Jus ci sputa in faccia come sermoni recitati davanti ai cancelli dell'Ade.
Registrato a Londra, prodotto dallo stesso Oborn per la sua Satyr IX Productions, mixato da Chris Fielding, masterizzato da James Platikin e distribuito dalla nuova etichetta della band, la Spinefarm Records, Time To Die, è un lavoro che va ascoltato tutto d’un fiato, che va ascoltato ripetutamente perché ogni volta mostra un lato di sé prima sconosciuto, come un puzzle a cui manca sempre l'ultimo tassello, nonostante quest'ultimo nel frattempo continui ad essere sempre lì, sempre al suo posto, ma nascosto agli occhi di tutti quanti noi.
Questo è un lavoro in cui le canzoni raggiungono vette qualitative mai così elevate, nella pur eccelsa discografia degli inglesi.
Diviso in due parti ben distinte, Time To Die, il cui artwork è stato curato dallo stesso Oborn, è quindi un cupo e malevolo trip negli abissi della morte e di ciò per cui essa assume dei contorni così significativi per gli Electric Wizard.
Livello massimo di tale elucubrazione sono le immense We Love The Dead e Lucifer's Slave, entrambe poste nella seconda parte del lavoro.
We love the dead, we trust the dead, we are the dead, when will you die too...? recita in modo laconico ed agghiacciante la prima delle due tracce sopracitate. We Love The Dead è per chi scrive forse il massimo vagito che i Wizard abbiano mai partorito nel corso della loro fiorente vita, sì, perché il pezzo amalgama la pesantezza delle chitarre ad un cantato ipnotico ed a melodie mai così toccanti come in questo caso, ed il contrasto è a dir poco esaltante, per uno dei pezzi più belli ascoltati negli ultimi vent'anni anni in ambito doom. La nenia in salsa psichedelica assume toni ancora più acidi e soffocanti nella bellissima coda strumentale, in cui gli assoli e la voce di Oborn lacerano le emozioni come una lama affilata farebbe nel burro.
Lucifer's Slave è invece un pezzo stoner doom dopato dai giri di un blues apocalittico, del più malato che possiate immaginare, in cui le linee vocali fanno ancora la differenza, dipingendo nell'etere lacrime di un'intensità dolorosa pazzesca, il tutto accerchiato da atmosfere oscurissime, che nella parte centrale del pezzo trascinano l'ascoltatore in una sorta di limbo, una terra di mezzo che oscilla tra i giardini fiorenti della dannazione e la depravazione assordante del buio.
Per comprendere questo lavoro, il mio consiglio è quello di ascoltarlo così come la band lo ha pensato, ascoltare alcune tracce isolate o ascoltarlo in modo frettoloso e poco attento sarebbe un passo falso imperdonabile per qualsiasi persona si avvicini a questo capolavoro, alcuni pezzi ad esempio se presi da soli potrebbero risultare fuorvianti e farvi allontanare dal vero significato di quest'album, ma soprattutto dal risultato finale che la band ha cucito con sapienza durante tutto il periodo di gestazione di questa creatura, che lo stesso Oborn ha dichiarato essere stata la più difficile da plasmare, quella che li ha quasi portati alla pazzia, ma come spesso accade, sono sempre le cose più difficili e pericolose a regalarci le cose migliori.
Prendete I'm Nothing, di sicuro il pezzo più buio mai scritto dalla band, se preso da solo assume un significato del tutto diverso rispetto a quello che assume se ascoltato al punto in cui è stato incastonato. Una traccia in cui il doom si scontra con suoni drone e con un caos pericoloso, ammorbante, claustrofobico e viscido, che vi trascinerà giù per lasciarvi li, inermi, mezzi morti, ma ancora vogliosi di proseguire, ed in tutto questo caos Oborn ci nuota con tutta la sua foga e la sua determinazione, costruendo uno spaventoso macigno lavico che sprofonda ad ogni passo sempre più verso il centro della terra, dove il fuoco arde costantemente e dove le grida della disperazione sono il suono più dolce che possiate immaginare.
Ogni canzone è incollata a quella che la precede ed a quella che la segue in modo subdolo ed incrollabile, ed anche le due semi-strumentali Destroy Those Who Love God e Saturn Dethroned, risultano perfette in quest'incastro, capaci di aumentare lo spessore qualitativo dell'album e di impreziosire il tutto con le tanto care citazioni cinematografiche della band. Ma altrove le cose non cambiano, dal blues funebre di Funeral To Your Mind al singolo più accessibile, SadioWitch, che ripercorre la strada degli ultimi lavori, passando dalla perfetta circolarità ossessiva della titletrack ed arrivando alla depravazione sonora dell'opener Incense For The Damned, non c'è una virgola fuori posto, non una macchia, non un errore da modificare. Time To Die è il massimo che possiate aspettarvi dagli Electric Wizard ed un picco per il filone a cui appartengono.
So già cosa starete pensando, anche guardando il voto in calce alla pagina, ebbene sì ragazzi: Time To Die supera ogni cosa, anche i capolavori di Dopethrone e di Come My Fanatics. Del resto, in fondo, i record sono fatti per essere infranti e, nonostante quegli album rappresentino la band all'apice (sia pure in epoche molto diverse dal presente e per questo forse impossibili da paragonare), Time To Die fa lo stesso, ci mostra una band all'apice, ma lo fa cortocircuitando l'intera concorrenza, superando ogni barriera ed ogni ostacolo. Per arrivare a queste affermazioni, vi assicuro che ho divorato questo lavoro dalla mattina alla sera nel corso degli ultimi venti giorni, mi sono immerso completamente nella sua magnificenza ed immedesimato nella sua fascinosa grandezza.
Se amate il doom e la musica che sa divenire arte allo stato puro, allora mi ringrazierete, se amate i lavori difficili, lunghi, sfibranti, di quelli che ti logorano nell'anima, che ti tolgono ogni forza durante questo viaggio ma che sanno poi ricompensarvi con il loro inestimabile valore, allora mi ringrazierete, se amate i lavori da open mind, quelli che sanno farvi pensare, che sanno farvi riflettere, che sanno ipnotizzarvi e narcotizzarvi nel bel mezzo della vita e dei vostri problemi, allora mi ringrazierete, perché alla fine di questo lungo ed entusiasmante viaggio vi sentirete più leggeri, convinti che nulla dopo quest'ora assieme a Time To Die possa più spaventarvi nella vita, per tutti gli altri il mio consiglio è uno, statene alla larga, il più possibile, perché se non siete pronti a tanto rischierete di farvi male, molto male.
Vi lascio con i versi di Time To Die, perché siano di monito a tutti voi, pecorelle smarrite nel gregge del nulla.

It's time to die,
We're all shadows in the darkness.

Wake up baby it's time to die, i said
Wake the children, it's time to die,
It's time to die....DIE!



VOTO RECENSORE
91
VOTO LETTORI
77.75 su 12 voti [ VOTA]
Grishnack
Giovedì 10 Gennaio 2019, 14.50.20
17
non posso che essere d'accordo con Galilee qui sotto, il disco più debole dei Wizard. voto 75
Galilee
Domenica 17 Settembre 2017, 13.43.49
16
73 a Black masses e 91 a questo.....Mh io invertirei i voti. Questo disco mi deluse un bel pò. Credo che almeno per me sia uno dei più anonimi della discografia degli EW. Riff troppo banali in alcuni casi, e parti riciclate, strasentite e super abusate già da loro stessi. Poi alla fin fine è ascoltabile pure questo, ma la magnificenza dei loro classici e dello stupendo BM, qui è decisamente lontana. 70/100
Niccolò Pozzetti
Lunedì 7 Settembre 2015, 14.09.25
15
Personalmente lo considero uno dei migliori dischi degli EW... Insieme a Dopethrone e Witchcult Today
Alessandro Stella
Giovedì 3 Settembre 2015, 12.09.12
14
La title-track è disperazione in forma sonora
InvictuSteele
Venerdì 17 Luglio 2015, 0.07.29
13
Correggo il mio commento, mi sono sbagliato col precedente Black Masses. Questo è meglio, da 80 pieno
InvictuSteele
Giovedì 16 Luglio 2015, 23.55.44
12
Il peggiore degli EW, lo trovo un po' sottotono ma è comunque buono. Il voto della rece mi sembra esagerato. Per me è da 75, la classe c'è sempre ma anche un po' di stanchezza di fondo.
Witchcraft
Lunedì 24 Novembre 2014, 9.24.19
11
@Ad Astra...fammi sapere cosa ne pensi @greatest tiz....tu la pensi in un modo io in altro e va benissimo cosi...ogni critica che riguardi esclusivamente la recensione se costruttiva è assolutamente la benvenuta...
Ad astra
Sabato 22 Novembre 2014, 17.20.13
10
Emiliano... Allora... L'ho preso oggi... A scatola chiusa leggendo le parole qui sopra. Occhio che se no sono volatili per diabetici!!!😉 eheheh non vedo l'ora sicuramente non deluderà
Greatest_tiz
Sabato 22 Novembre 2014, 16.50.04
9
@Witchcraft: Facile salvarsi in calcio d'angolo così, non dev'essere il ragionamento di un "recensore" ammesso che di questo si parli. L'obiettività non è la tua parte forte.
Witchcraft
Sabato 22 Novembre 2014, 12.52.36
8
Come dico sempre...de gustibus
The Void
Giovedì 20 Novembre 2014, 9.18.37
7
@Punto Omega: per quello che mi riguarda deve affrontare i Mournful Congregation
Greatest_tiz
Mercoledì 19 Novembre 2014, 10.56.04
6
Bel disco, meglio di quanto ci si aspettasse ma voto inauditamente alto come al solito da queste parti.
Punto Omega
Martedì 18 Novembre 2014, 19.19.50
5
Deve ancora affrontare la prova del tempo, però... che disco!!! Osborn e soci si riconfermmano dei maestri e per quest'anno penso che la palma di miglior disco doom sarà estremamente difficile levargliela.
VomitSelf
Martedì 18 Novembre 2014, 0.37.46
4
Una garanzia. 80
Galilee
Lunedì 17 Novembre 2014, 17.45.17
3
Non l'ho ancora sentito, ma se è al livello di black masses, sarà già disco da top ten annuale.
Unia
Lunedì 17 Novembre 2014, 17.36.25
2
Altro buon lavoro firmato Electric Wizard! Per me una delle band migliori nell'evocare atmosfere occulte e psichedeliche, a livello della claustrofobia. Il migliore per me resta "Dopethrone", "Time to Die" è buono, non eccelso ma rientra nella lista degli album più riusciti del 2014. Tracce da segnalare: "Time to Die", "I am Nothing" e "SadioWitch".
mattstb
Lunedì 17 Novembre 2014, 13.31.05
1
Acqua? Acqua di bong ovviamente. Rece ottima e disco ancora meglio, 95 per me.
INFORMAZIONI
2014
Spinefarm Records
Doom
Tracklist
1. Incense for the Damned
2. Time to Die
3. I am Nothing
4. Destroy Those Who Love God
5. Funeral of Your Mind
6. We Love The Dead
7. SadioWitch
8. Lucifer's Slave
9. Saturn Dethroned
Line Up
Jus Oborn (voce, chitarra)
Liz Buckingham (chitarra)
Mark Greening (batteria)

Session:

Count Orlof (basso)
 
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