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King Diamond - The Puppet Master
( 3180 letture )
Il racconto, sin da che uomo ha memoria, è una delle forme di intrattenimento maggiormente adottate, stimolando nell'umano sistema endocrino un'irresistibile e quasi perversa voglia di sapere, di conoscere le sorti altrui. Non solo scritto o riportato oralmente, il racconto gode di una certa fama anche sotto forma musicale: prima l'opera, poi il concept album. Messi da parte i fervori politici che i Pink Floyd hanno espresso in The Wall, gli spietati assassini dell'Operation Mindcrime firmata Queensrÿche, o la saga stellare di Ziggy Stardust cantata da David Bowie, proprio attraverso la forma concettuale King Diamond, dopo la seconda parte del masterpiece Abigail, decide di narrare un'altra storia. La storia di un malefico Burattinaio e della sua sfortunata vittima. Quale meta meglio azzeccata di una lugubre Budapest settecentesca come sfondo della storia?
Più cruda e dettagliata che in un romanzo di Stephen King, la penna del Re Diamante, nel 2003, dona la vita a The Puppet Master, album di ampio respiro gotico. Il disco è semplice e immediato, anche se mancano quei colpi di genio necessari a delineare un album epocale. Che sia vita eterna o meno, questo può dirlo solo l'Oscuro.

Lo spettacolo ha inizio in una innevata notte natalizia, allo scoccare del nuovo giorno, con Midnight, breve traccia introduttiva del disco. Subito dopo in The Puppet Master viene presentata la vera star della vicenda, che dà il titolo al lavoro: il burattinaio. Lo show è in corso, sorretto dai bei soli del solito Andy LaRocque, storica spalla di King Diamond, e si chiude con un incantesimo da brivido: le marionette, che hanno ammaliato gli occhi degli spettatori, sono scomparse. Magic parte con il ritmo martellante del riff introduttivo, divincolandosi tra i pareri degli spettatori, in particolare di un giovane uomo e di una giovane donna che hanno appena assistito allo spettacolo e che di fronte a 'sì tanta magia pronuncian le fatidiche parole:

"We will never forget that night"
We saw the magic in each other's eyes


I due infatti incontratisi quella sera nella sala si innamoreranno l’uno dell’altra. Un anno passa e improvvisamente Victoria sparisce. King decide di andare immediatamente a cercarla e a questo punto la storia prende una svolta orribile. In Emerencia viene presentata la moglie del burattinaio, colta nell'atto di dissanguare un barbone designato agnello sacrificale. Il pezzo “uccide” ma non incide. Buoni i soli sulle sei corde, ma per il resto interessa solo il testo che porta avanti la storia. Ma da un brano mediocre si passa a uno dei punti più alti del disco: Blue Eyes si apre con una melodia quasi da carillon che accompagna lo sconcerto dell'”Unfortunate man”, il giovane King, il quale si risveglia solo, in un'oscura cantina dove si trova davanti agli occhi della sua amata Victoria, ma le orbite che li ospitano sono, orrendamente, quelle di un burattino. In The Ritual il tema è abbastanza chiaro, la messa oscura sta cominciando. Le sonorità lugubri esaltano lo sfondo della scena e i cambi di tempo che si intrecciano alla strofa regolare rendono il pezzo più che godibile. Un ansimante “Why am I strapped to this hospital bed?” introduce il terribile risveglio di un'anima strappata al suo corpo in No More Me. Le raccapriccianti descrizioni dell'operazione colorano di vermiglio il sound claustrofobico. Si cambia decisamente tono in Blood to Walk, pezzo deciso e veloce in cui la normale condizione di vita è ribaltata in un esistenza da marionetta. King ha assistito alla propria operazione e sa che qualcosa non è andato per il verso giusto: la sua anima resta legata ai suoi occhi umani e la sua coscienza resta intrappolata in quella non vita da burattino. L'unica maniera per comunicare con la sua amata è attraverso gli occhi, ultima parte umana ancora in vita, ma a differenza della sua, l’anima di Victoria si stacca progressivamente dal corpo della marionetta e il povero King non può fare altro che vedere giorno dopo giorno la coscienza dell’amata sparire, mentre i due sono obbligati a ripetere le scene dello spettacolo imbastito dal burattinaio. In Darkness il bel ritornello, che compensa una strofa non troppo originale, disegna la rassegnazione di una vita reclusa nelle membra di un pupazzo. Il pezzo sale incredibilmente di tono nella melodica parte finale che segue il solo, nella quale una nuova tragedia strugge l'animo del nostro burattino: la marionetta della sua “amata” sta per essere spedita a Berlino. La disperazione la fa da padrone in nelle note e nel testo di So Sad. La promessa di ritrovare Victoria non fa perdere la speranza ai due pupazzi che, attraverso gli occhi, si promettono un eterno, dannato amore. È passato un anno e Christmas si apre con un estratto riarrangiato di The Little Drummer Boy, una tradizionale canzone natalizia. King è intenzionato a staccarsi dai fili del burattinaio simulando una caduta durante il consueto show, nella quale rompe il tamburo causando grande imbarazzo al burattinaio. Missione compiuta, viene venduto. Eccoci dunque all'ultimo capitolo della saga: Living Dead si contraddistingue per una serie di riff particolarmente taglienti, simbolo della furia cieca della marionetta maledetta, rassegnata ad aver definitivamente perduto Victoria. Un alone di malinconia abbraccia la lunga coda del pezzo in cui un commovente arpeggio fa da preludio a una sorta di triste campo-controcampo che vede ciascuno dei due innamorati sospirare, ignaro che l'altro stia facendo la stessa cosa:

“Where is she now...
Where is he now...”


The Puppet Master è un lavoro anomalo per King Diamond che, forse a causa dell'età che avanza, rinuncia al suo tipico falsetto, marchio di fabbrica che lo ha reso unico ed inimitabile. Ma il microfono a forma di ossa incrociate è stato comunque sapientemente impegnato, e non solo da lui considerato che in più di un brano la sua voce è spalleggiata da quella della corista Livia Zita.
Le parti musicali sparano i riflettori sul gran lavoro dei chitarristi, Andy LaRoque, come da consolidata tradizione e Mike Wead, fanno andare avanti la baracca. Mentre gli ingranaggi della sezione ritmica, che vede Hal Patino al basso e Matt Thompson dietro le pelli, non si può dire che siano da lubrificare anche se paiono limitarsi, freddi e zelanti, a fare ciò che gli si dice. Che il Re non abbia puntato tutto sugli strumenti è giustificabile, poiché buona parte del disco, come si nota dall'importanza riservata nella recensione, si appoggia sui testi di una storia alquanto originale. Onirismo e minuziose disamine di sadiche operazioni rendono più che palpabile un’atmosfera degna di un incubo ad occhi aperti.
King Diamond non sarà più quello dei fasti passati, ma continua per la sua strada tenebrosa come solo i grandissimi di questo campo sanno fare.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
89.1 su 10 voti [ VOTA]
gianmarco
Sabato 27 Febbraio 2016, 14.24.12
9
gimme me your soul quando verrà recensito ?
Steelminded
Giovedì 26 Novembre 2015, 23.34.20
8
Bellissimo, a me piace tanto, tutti i pezzi li trovo convincenti con i punti di forza che sono una storia raccapricciante e agghiacciante, tipica di una mente malata come King Diamond eheh e le melodie vincenti e convincenti che dominano più o meno ogni pezzo... Davvero un bel dischetto. Voto: 88.
Il Cinico
Giovedì 18 Giugno 2015, 8.58.48
7
Discone capolavoro. 90.
Enomis
Mercoledì 17 Giugno 2015, 23.08.48
6
Master, master!... Ah no cavolata mia
Osvaldo
Venerdì 28 Novembre 2014, 18.56.54
5
Bello, ottimi spunti e bellissime melodie ed atmosfere. La qualità si perde un pò nella seconda parte, ma rimane un ottima prova complessiva. Il mio voto: 80
Vittorio
Martedì 25 Novembre 2014, 13.26.49
4
Il Re non ha mai sbagliato.
lux chaos
Domenica 23 Novembre 2014, 10.43.12
3
Piace moltissimo anche a me, lo trovo molto fresco come dice Lizard, con alcuni brani non indimenticabili ma altrettanti strepitosi...grande KING!!!
Lizard
Sabato 22 Novembre 2014, 23.26.39
2
Lo ascolto sempre volentieri. Ha qualche brano non proprio indimenticabile, ma nel complesso lo trovo fresco e davvero ben congeniato. Merito senz'altro anche di una storia affascinante e terribile al tempo stesso. Quando uscì mi colpì subito in maniera positiva e continua ancora oggi a piacermi molto. Se non erro dal tour di questo album fu tratto un doppio album dal vivo, anche quello non male.
Doomale
Sabato 22 Novembre 2014, 9.39.37
1
Buon album....con una bella storiella cone trama..il teatro delle marionette di Budapest mi ha sempre affascinato e stimolato l'immaginazione. A livello musicale pero non e' tra i miei preferiti al pari di House of God....album che giustamente come sottolineato manca dei colpi di genio del Re....Rimane cmq un bell'album...d'altraparte brutti Re Diamante non li ha mai fatti!...Comunque sempre al di sopra della media degli altri....Lunga vita al Re...
INFORMAZIONI
2003
Massacre Records
Heavy
Tracklist
1. Midnight
2. The Puppet Master
3. Magic
4. Emerencia
5. Blue Eyes
6. The Ritual
7. No More Me
8. Blood to Walk
9. Darkness
10. So Sad
11. Christmas
12. Living Dead
Line Up
King Diamond (Voce, Tastiera)
Andy LaRoque (Chitarra, Tastiera)
Mike Wead (Chitarra)
Hal Patino (Basso)
Matt Thompson (Batteria)

Musicisti Ospiti
Livia Zita (Voce)
 
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Articolo
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