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Anathema - A Fine Day to Exit
( 4531 letture )
UN BUON GIORNO PER USCIRE
L'alba del nuovo millennio ha dato un duro colpo agli ascoltatori più intransigenti del mondo metal. Senza parlare per la milionesima volta di questi cambiamenti avvenuti nel metal estremo, ricorderò quello che è successo nel mondo un po' meno ostico e più "easy-listening" di quello che si poteva chiamare gothic-metal e, in particolare, nella scena inglese.
L'Inghilterra è sempre stata per eccellenza la terra della musica a pari condizioni con gli Stati Uniti anche se, a mio personale avviso, qui si è cercato di sperimentare sempre di più, abbandonando più spesso le tradizioni e scardinando le mode appena acquisite e le etichette affibbiate. E’ anche per questo che i tre grandi pilastri del gothic metal hanno sempre rifiutato quest'etichetta. My Dying Bride, Paradise Lost e Anathema. I primi si sono lentamente distaccati dalle loro tinte funeree ed eleganti per tornarci quasi subito, senza però aver capito che il metal poteva aprirsi ai mondi musicali contemporanei che stavano girando attorno ad esso (difatti omaggeranno i Portishead con una personale versione di Roads e poi giocheranno con pulsazioni elettroniche nell'ancora sottovalutato 34.788%...Complete). Anche i Paradise Lost si sono lanciati in una parabola sperimentale molto più longeva dei cugini appena nominati ma lo hanno fatto dolcemente, facendo abituare anche i fan più ostici. One Second era una specie di album estremo che poteva nascere dai fratelli ribelli degli U2, dei REM o degli Oasis; tantissimi passi avanti (o laterali) rispetto a Shades of God; ma non così tanti se si tengono in considerazione gli altri due capolavori di mezzo. Poi il temporaneo abbandono al metal, tentando di imitare i Depeche Mode e infine una specie di lento ritorno alle proprie origini inglobando synth e atmosfere dark fino a rituffarsi appieno in panorami gothic metal contemporanei (forse anche grazie ai recentissimi revival di musica heavy).
Gli Anathema sono stati gli unici ad intraprendere un percorso che non li ha più riportati sulle tracce del passato; la loro sperimentazione, prima di passare per l'IDM e il post-rock degli ultimi anni, è passata per i grandi della musica inglese: Beatles, Pink Floyd e i più vicini (anche a livello generazionale) Radiohead. Chi li ha visti dal vivo in questo periodo si ricorderà che l'unico brano del proprio passato gothic che riproponevano dal vivo era A Dying Wish mentre stupivano i fan chiudendo con Confortably Numb, Creep o Karma Police. Ricordo ancora una Hole in the Sky suonata al festival a Bergen con un pubblico praticamente ammutolito.

A Fine Day to Exit fu subito bistrattato perfino dai fan che avevano imparato ad amare Alternative 4 e Judgement. Imparato sì, perché anche questi due gioiellini erano mal visti a causa delle troppe chitarre acustiche, pianoforti e voce mielosa. Eppure i caldissimi toni di Vincent sembravano aver sedotto perfino gli ascoltatori meno portati mentre Daniel li ammaliava con un personale modo di suonare che strizzava un occhio a David Gilmour. C'erano quindi da tempo, in egual misura, sia i Pink Floyd che i Radiohead (Deep è una specie di Street Spirits velocizzata) ma c'era anche una cosa fondamentale di cui i die-hard fans non riuscivano a concepire la mancanza: quelle chitarre distorte che erano collegate con un filo al passato degli Anathema. Sono queste che principalmente vengono a mancare in A Fine Day to Exit; che poi non sarebbe nemmeno un'informazione corretta. Le chitarre ci sono, ma sono ammorbidite, affievolite, passano decisamente in secondo piano se non addirittura sullo sfondo; allentate ed diradate da Nick Griffiths (produttore di Roger Waters e di David Gilmour come solisti e dei Mansun) che sapeva giocar bene con le atmosfere malinconiche ma dalle sonorità piene.
Mancano fondamentalmente i classici riff con i quali si formano le colonne portanti di qualsiasi brano metal-oriented. Ora si parte dal pianoforte di Pressure, quel giro che da tutti è stato (giustamente) ricondotto a Karmapolice; la voce di Vincent è calda e calma; non ha la particolare cantilena di Yorke ma nemmeno quell'aura affranta degli anni precedenti. Dietro questa specie di plagio c'è la volontà di dire che d'ora in poi la musica degli Anathema si basa su un altro tipo di atmosfera. Ci sono ancora gli arpeggi acustici di Release che verranno assorbiti da minimali loop elettronici per poi trasformarsi in un overdrive caro al passato della band. Le melodie sono orecchiabilissime e la metrica perfettamente lineare ai brani pop-rock.
Con Looking Outside Inside si dialoga ancora con i Pink Floyd più orecchiabili grazie ai bellissimi fischi della chitarra solista; l'insistere in maniera forse troppo geometrica sulla batteria è quello che spesso snatura l'album (peculiarità notata all'epoca dallo stesso Vincent) e rappresenta l'unico elemento di congiunzione con gli album precedenti. Anche quando a metà brano i toni si fanno più drammatici, è difficile ricordarsi di Alternative 4 e piuttosto si va a guardare gli esempi più pompati di Delicate Sounds of Thunder o Joshua Tree, mentre il bridge scomoda ancora i Radiohead.
Questo incredibile mash-up fatto di continue e piccole citazioni all'interno delle stesse 3-4 band regala incredibili emozioni (soprattutto le ha regalate a chi come me ha comprato l'album all'epoca e sapeva ben poco dei "big" sopra citati). Leave No Trace sorprende perché dagli iniziali toni sulla falsariga di Paranoid Android diventa una dolcissima ballad. Underworld sfoggia una sorta di faccia electro-rock in stile Achtung Baby mentre la dolcezza appena assaggiata tornerà con un altro brano perfettamente riuscito: Barriers. David crea un percorso vocale mentre la cantante Lee Douglas (che da Judgement supporta la band sia dal vivo che su disco) balla con la voce attorno a lui, riproponendo una sorta di versione soft di Parisienne Moonlight.
Panic rappresenta il lato più heavy dell'album ma per quanto le sonorità diventino heavy e per quanto John picchi sulle pelli, la band continua a rimanere in un perfetto mondo rock (d'altronde band come Killers o Strokes hanno martellato di più) grazie alle melodie vocali che addolciscono il songwriting nei momenti più furiosi. Una furia malinconica che con il brano omonimo richiama gli echi di Judgement e di Alternative 4 ma anche i REM o i Mansun, finché non sopraggiungono i delay elettronici di fine brano, che fanno oscillare l'ascoltatore avanti e indietro dallo stadio onirico.
Temporary Peace chiude l'album nel migliore dei modi: arpeggi acustici, soliloqui chitarristici, voci e cori delicati vi proietteranno lungo delicati flutti acquatici finché lo stadio onirico sarà disturbato da psichedelici scherzetti barrettiani e da una ghost-track in pieno stile Beatles chiamata In the Dog's House.

A Fine Day to Exit rappresenta quella perfezione che si può ammirare all'inizio di un percorso di ricerca; è un album che andrebbe letto assieme al successivo A Natural Desaster e che, assieme a questo, si distacca ulteriormente dal nuovissimo corso fatto di post-rock, atmosfere spaziali e sonorità ancora più morbide. Un gioiello ancora da riscoprire.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
91.80 su 42 voti [ VOTA]
Egidio
Venerdì 18 Settembre 2020, 21.18.05
14
Boh... Io li ho conosciuti grazie a questo disco, senza fare confronti con i gruppi citati. Un po' perché a me i Radiohead mi hanno fatto sempre due palle così - per cui, dopo avere ascoltato ai tempi Pablo ed Ok, ho preso le distanze da questo gruppo-palla e dimenticato i "capolavori" come Karma Police - un po' perché non ho trovato nessun esagerato riferimento a U2 o Pink Floyd, forse. Per me questo disco, in valore assoluto, cioè senza fare il giochetto dei confronti coi loro precedenti, ha una canzone più bella dell'altra. Release è un capolavoro di cori, nel ritornello; Pressure mi richiama pure intenzioni (udite udite!) da synth pop band, ma belle; Underworld è semplicemente meravigliosa; e così via per le altre. Per me è un discone e fu una delle più belle scoperte, diciotto anni fa. Anathema band immensa.
Undertow
Lunedì 15 Febbraio 2016, 1.10.00
13
Mi piace tantissimo quest'album, soprattutto per l'atmosfera coerente che pervade ogni traccia (ma del resto gli Anathema sono dei maestri in questo). Del resto tra le altre cose sono un fan sfegatato dei Radiohead e quindi difficilmente potevano sbagliare con un prodotto del genere, almeno per quanto mi riguarda. Release uno dei loro pezzi migliori. Ciononostante, AFDTE non riesce a scalzare né Judgment né Alternative4, sono irraggiungibili.
Rob Fleming
Sabato 16 Gennaio 2016, 14.48.46
12
Classe ed eleganza con perle come Underwolrd, Temporary peace e Leave no trace. Ma del resto hanno mai sbagliato un disco? 83
antonio
Sabato 17 Gennaio 2015, 18.42.49
11
Ci potrei fare un film su quest'album. Bel videoclip di Pressure...lo ascoltai in macchina nel 2005 mentre pioveva nel mese di gennaio...mi sembrava di essere dentro la musica...dentro un film. Pazzesco! Comunque è stato un album che ho capito col passar del tempo! Se dovessi dare un voto da 1 a 100 darei... 95. Darei 95 a tutti i loro album
Moro
Domenica 11 Gennaio 2015, 22.53.46
10
@Akira: ho detto "fratelli ribelli dei vari U2, REM". Io ci sento influenze dei REM degli anni '90; è una sorta di effetto potenziato di quelle chitarre (così come ci sento i primi album degli U2). Tutto ovviamente mischiato con i Radiohead
Wild Wolf
Sabato 20 Dicembre 2014, 0.04.18
9
Barriers è bellissima.
AkiraFudo
Venerdì 28 Novembre 2014, 17.14.52
8
Disco splendido e braccino un po' corto da parte del recensore, ma è la norma su metallized dove non si ama molto questa band... sul voti è comunque inutile discutere (de gustibus), ma certi richiami proprio mi sfuggono (REM???).... giusto a titolo informativo, a inizio giugno è uscito il nuovo disco, "Distant Satellites"
Zess
Mercoledì 26 Novembre 2014, 13.22.48
7
Il loro peggiore, riregistrazioni a parte. Devo ancora ascoltare bene l'ultimo però.
Pink Christ
Martedì 25 Novembre 2014, 17.41.09
6
Album meraviglioso insieme ad alternative 4 ( uno dei miei album preferiti di sempre). Questi son gli anathema che amo
Kenos
Martedì 25 Novembre 2014, 17.12.41
5
Oh. Chi si vede. Ciao, mio album preferito degli Anathema...
P2K!
Martedì 25 Novembre 2014, 8.54.27
4
@Moro: Fa piacere trovare qualcuno che la pensa come me sugli Anathema. Ogni volta che esprimevo questo giudizio gli sguardi che mi venivano rivolti erano un misto tra schifo e preoccupazione di trovarsi con qualche malato di mente. Comunque penso che da "Alternative 4" in poi hanno azzeccato quasi ogni studio album compreso "We Are Here..." che inzialmente non avevo apprezzato. Solo l'ultimo "Distant Satellites" mi ha lasciato un po' indifferente. Anzi, non mi ha lasciato proprio niente.
Moro
Martedì 25 Novembre 2014, 1.31.02
3
@P2K!: ma sai che concordo con te. Ho iniziato a farmeli piacere da Alternative4. Non ho mai amato nemmeno io Silent Enigma. Ma questo album fu un fulmine per me.
P2K!
Lunedì 24 Novembre 2014, 9.29.22
2
Io cominciai proprio da questo disco ad ascoltare gli Anathema, stregato dall'ascolto di "Release". Il disco si rivelò si piacevole ma forse pregno di eccessivi richiami stilistici ad altri nomi ben più blasonati, o per dirla in altro modo, la personalità della band era ancora sommersa da quelle influenze ben denotate dalla recensione. Comunque un bel disco senza dubbio, anche se il precedente Judgement rimane irraggiungibile. Aggiungo che al contrario della loro fan base, a me il periodo gothic-metal fino a "Silent Enigma" (compreso) non mi aggrada, e anche "Eternity" fece un po' fatica a farsi apprezzare. Ma da "Alternative 4" in poi fu amore.
crisformetal
Sabato 22 Novembre 2014, 18.39.26
1
questo album è ottimo e non fa di certo rimpiangere il passato,gli ultimi due invece non mi emozionano...comunque l'amore per questo gruppo non verra' mai meno..
INFORMAZIONI
2001
Music for Nations
Alternative Rock
Tracklist
1. Pressure
2. Release
3. Looking Outside Inside
4. Leave No Trace
5. Underwold
6. Barriers
7. Panic
8. A Fine Day to Exit
9. Temporary Peace / In the Dog's House
Line Up
Vincent Cavanagh (Voce, Chitarra)
Daniel Cavanagh (Chitarra)
Lee Smith (Tastiere, Synth)
Dave Pybus (Basso)
John Douglas (Batteria)
Lee Douglas (Voce)
 
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