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Primordial - Where Greater Men Have Fallen
( 4521 letture )
Per molti è arrivato il momento di sentire il disco più atteso dell’anno. È quasi superfluo parlare dell’importanza dei Primordial e di quanto Where Greater Men Have Fallen porti con sé un elevatissimo numero di aspettative, infatti il pubblico già parla di disco dell’anno ancora prima di averlo potuto ascoltare ed assimilare nella sua interezza. L’ottava fatica del combo proveniente da Dublino è nuovamente frutto della collaborazione con la Metal Blade Records, label che ha pubblicato i lavori che hanno permesso ai Primordial di raggiungere questo determinato tipo di fama: basti pensare infatti all’uscita, nel 2007, di To The Nameless Dead, album che fece fare al gruppo il salto di qualità sotto ogni punto di vista, segnando in particolare un cambiamento drastico per quanto riguarda il fattore vendite. Il 2010, invece, è stato l’anno più critico per i Nostri: una serie di pessimi live culmina con l’uscita dalla band del batterista Simon O'Laoghaire e con il quasi scioglimento del gruppo. Il tutto fortunatamente si risolve, dopo numerose discussioni, con il rientro in formazione di Simon e con la composizione di Redemption At The Puritan’s Hand, un manifesto assoluto di classe musicale.
La creazione di Where Greater Men Have Fallen parte dalla collaborazione con Jaime Gomez Arellano, già al lavoro con artisti del calibro di Cathedral, Angel Witch e Grave Miasma, collaborazione mirata alla creazione di un sound ancora più pesante e ancora più vicino al suono naturale che si ottiene dal vivo. Le registrazioni si sono svolte presso i Grouse Lodge studios di Westmeath (Irlanda), mentre le fasi di mixing e mastering sono state curate agli Oregon studios di Londra.

Il risultato finale soddisfa le aspettative, infatti le canzoni suonano molto naturali e la batteria è ben definita in ogni sua componente, così come lo sono anche i restanti strumenti. Le diverse chitarre creano i propri tappeti sonori senza alcun tipo di impedimento: il riffing è uno dei principali punti di forza del disco grazie ad una solidità e ad una varietà pazzesche; le parti melodiche, presenti nella giusta quantità, sanno quando entrare in scena per regalare momenti a volte più epici, a volte più atmosferici ed introspettivi. Il basso è un continuo supporto a tutto il resto, ma quando può ritagliarsi i suoi spazi riesce a proporre qualcosa di interessante e non banale. La voce non credo abbia bisogno di troppe presentazioni: il cantato di Alan Averill è ancora una volta il fulcro dei Primordial, essendo in grado di trascinare sulle proprie spalle intere canzoni e rivelandosi una sicurezza in ogni momento, anche quando il pezzo di per sé non trasmetterebbe nulla di speciale.

Come per ogni disco dei Primordial che si rispetti l’ascolto è tutto tranne che facile. Ammetto che i primi approcci con Where Greater Men Have Fallen non sono stati tra i migliori in assoluto, probabilmente anche a causa di qualche scelta discutibile da parte degli irlandesi, come ad esempio un paio di tracce sottotono e alcuni momenti eccessivamente lenti. All’interno di questo album è presente un sound più che mai vario e non c’è niente che appaia scontato e banale. L’unica cosa certa è che stiamo vivendo un prodotto targato Primordial: il loro marchio di fabbrica è sempre inconfondibile e questo permette loro di “giocare” un po’ con la propria musica. La title-track, ad esempio, è il classico brano catchy con un ritornello dalla grossa presenza scenica, facile da cantare e impossibile da dimenticare. Con la successiva Babel’s Tower l’atmosfera comincia già a diversificarsi: i richiami al doom metal più classico sono evidenti e il tutto procede con grande calma, lasciandosi cullare dal continuo arpeggiare in sottofondo e dall’ottima interpretazione da parte del cantato. A quanto già detto aggiungiamo (come se si trattasse di un puzzle) le melodie: utili nella traccia precedente per trasmettere emotività, altrettanto utili in Come The Flood per infondere epicità. All’interno di quest’ultima i mid-tempos vengono orchestrati passo dopo passo da linee vocali e ritornelli dal grande impatto, ai quali si aggiungono rallentamenti ben congegnati e atti a far proseguire la canzone in modo vario e naturale.
The Seed of Tyrants e Ghosts of the Charnel House, invece, minano un po’ l’eccellenza di Where Greater Men Have Fallen. Non si tratta per nulla di due brutte canzoni, anzi, ma entrambe non convincono nella loro interezza: nella prima ho trovato poco azzeccati i due minuti e mezzo di blast beat continui che addirittura non hanno permesso alle varie sovrapposizioni vocali di essere rilevanti, anche se bisogna dire che una volta finito quel singolare piattume sonoro il resto si pone su livelli molto alti; la seconda invece vuole portare in tavola qualcosa di ancora più complesso e particolareggiato, finendo purtroppo per diventare dispersiva e priva di incisività. Fortunatamente questo momento centrale un po’ dubbio viene dimenticato in un lampo con l’aiuto di The Alchemist’s Head, un brano diverso dal solito e inaspettato che ritengo tra i migliori dell’intero album. La parte strumentale passa dal semplice accompagnamento a istanti puramente ipnotici in cui si aggiunge il cantato in scream di Alan. L’atmosfera generale è quasi malsana e viene arricchita da parti noise e voci campionate che ben si sposano con l’ambientazione generale costruita dal pezzo stesso.
La penultima Born to Night contiene almeno tre minuti introduttivi dove il basso e una chitarra in pulito si adagiano sopra ad un burrascoso sottofondo ambient. Per una volta non mi lamento di un intermezzo così lungo, perché permette all’ascoltatore di riprendersi dalla traccia precedente e consente di introdurre al meglio il resto della canzone. Quest’ultima è formata da composizioni cariche ed ispirate, molto belle da ascoltare e fomentate dalla teatralità del cantato.
Wield Lightning to Split the Sun parte con fare ritualistico ed è implicitamente ricca di folklore, un folklore che contraddistingue tutti i sette minuti successivi. Senza dubbio anche questa composizione si candida ad essere tra le migliori dell’intero platter: tutti i musicisti interpretano il pezzo in maniera impeccabile, trasformando una serie di semplici note in assoluta poesia musicale.

Per riassumere il tutto, si può dire che ancora una volta i Primordial hanno lasciato un segno indelebile nella musica mondiale. Il loro marchio è inconfondibile e anche in questo caso sono stati in grado di regalarci un ascolto impegnativo e in grado di soddisfare gran parte delle nostre aspettative. Where Greater Men Have Fallen è l’ennesima riconferma di un brand attualmente infallibile, un lavoro assolutamente da non perdere per ogni fan del genere.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
91.6 su 30 voti [ VOTA]
Voig
Mercoledì 27 Aprile 2016, 14.09.48
25
Perchè a gente che esalta Wintersun o Turisas o Ensiferum denigrando i Primordial è concesso di parlare? Dannato suffragio...
fango
Domenica 30 Agosto 2015, 9.48.59
24
Doomale@: Provvederò
Doomale
Giovedì 20 Agosto 2015, 8.42.09
23
@Fango....se li hai scoperti con questo album e ti hanno colpito ti dò un consiglio...recupera anche tutti i precedenti e te ne innamorerai...loro sono unici.!
fango
Giovedì 20 Agosto 2015, 8.36.40
22
Li ho scoperti con quest'album e devo dire di essere stato piacevolmente colpito...ottimo gruppo
spiderman
Martedì 13 Gennaio 2015, 21.46.08
21
Epica drammaticita' trasposta in musica, la straziante voce in scream di Averill piu' che cantare sembra il piu' delle volte un urlo straziante che mostra tutta la sua intima sofferanza davanti al microfono, come un oscuro cantastarie che racconta e denucia con forza cio' che sente dentro e che vorrebbero provassero anche gli altri, le sue corde vocali sferzano incessantamente come una frusta per tutta la lunghezza dei brani accompagnsti da linee melodiche strumentali che formano una caratteristica cadenzante sezione ritmica , mai banale , appropriata e mai svontata in ogni singola traccia che ben si sposa con lo stupendo cantato di Averill.Dovro' ascoltarlo ancora , per adesso, lo colloco tra il range 87-89.
Doomale
Venerdì 26 Dicembre 2014, 16.39.57
20
...e invece lo sludge????????
macellaio
Martedì 23 Dicembre 2014, 17.11.47
19
Bel disco... Epico nella sua interezza con picchi sludge (dove lo vedete il doom non lo so) e accelerazioni blast beat tipicamente black... Non annoia mai, altra grande produzione degli Irlandesi. Il voto equo per me è condiviso con quelli del redattore, 85.
Vecchio Sunko
Mercoledì 10 Dicembre 2014, 14.21.14
18
Ennesimo discone, per il momento dopo svariati ascolti il mio voto è fermo a 82...
jd
Domenica 30 Novembre 2014, 11.22.02
17
Ecco bravo, ascoltati le pagliacciate dei Turisas che la musica seria non è roba tua.
pinnella
Domenica 30 Novembre 2014, 1.54.08
16
è una merda assoluta.. l'epicità sottoterra rispetto ad altre band di ben altro spessore (wintersun, turisas, ensiferum)... se vi piace il doom imparate a suonare forse poi vi piacerà altro
Doomale
Venerdì 28 Novembre 2014, 20.40.25
15
..Ascoltato 3 volte da quando mi e' arrivato...e' il solito grande album dei Primordial che crescera ancora di piu con gli ascolti...Diverso pero dai precedenti..lo sento piu oscuro e drammatico...Qui l'epicita a differenza dei suoi predecessori mi sembra meno "fiera e battagliera" e piu drammatica e fatalista....Ghosts of the Churnel house e' quasi puro Doom.Tra le mie preferite al momento direi la prima e le ultime due. Concludendo mi tolgo ancora una volta il cappello davanti a loro....Grandiosi
Le Marquis de Fremont
Mercoledì 26 Novembre 2014, 14.25.24
14
Album eccellente ma non avevo dubbi! I Primordial sono una di quelle band dove ad ogni uscita si sente che è fatta con passione, grande pathos e songwriting che non presenta filler. Per me Come the Flood e Wield Lightning to Split the Sun tra le migliori con quest'ultima con un finale grandioso. La gara con Triptycon, Winterfylleth, Saor, Ne Obliviscaris, Skogen, Echoes e Fen per il migliore disco dell'anno è molto dura. Vedrò di riascoltarmeli tutti. Fuori piove... Au revoir.
Travis Bickle
Martedì 25 Novembre 2014, 20.05.44
13
L'album non l'ho ancora ascoltato ma sono fiducioso.I Primordial ora come ora sono una garanzia,pure i progetti paralleli dei suoi membri,come i Dread Sovereign
Sevrik
Martedì 25 Novembre 2014, 16.14.27
12
Apprezzate sto disco, se no lame.
Theo
Martedì 25 Novembre 2014, 15.53.56
11
No, non mi sfugge e non ho detto che la tua sia la più approfondita, dato che qui l'unica cosa davvero approfondita (e ponderata soprattutto) è l'ottima recensione. La tua, per com'è espressa, sembra molto approfondita, salvo scontrarsi con il finale ... Però ecco, secondo me un commento che reca la frase "non l'ho ancora ascoltato tutto", "non l'ho ancora ascoltato bene" (nel tuo caso), "non l'ho ancora ascoltato", è francamente evitabile, soprattutto su dischi ed artisti del genere. Qualunque cosa può piacere o meno, uno si deve astenere dal criticare un disco se l'ha ascoltato pochissimo, male o non nella sua interezza. Questo dico. Poi tu, come chiunque altro, sei libero di scrivere quello che ti pare (e io di commentare a mia conseguenza a riguardo), bada bene che il mio non è un attacco, solo che la critica ad una recensione e ad un voto peraltro ben motivati e che spiega anche in parte il perchè dei dubbi che hai sollevato tu, mi ha lasciato francamente un po' perplesso.
Edoom
Martedì 25 Novembre 2014, 15.37.50
10
Probabilmente ti sfugge anche il fatto che nessuno ha spacciato nulla per nient'altro. Nel mio commento ho mai detto che la mia analisi è la più approfondita tra tutte? Per quanto mi riguarda posso anche dire che non mi sembra neanche di essere stato arrogante nei confronti di chi ha dato un parere diverso dal mio, poi non so te... Ho semplicemente espresso delle opinioni specificando, alla fine, che sono soprattutto delle prime impressioni. Neanche avessi detto di averlo ascoltato mentre facevo jogging in mezzo al traffico... Oppure siccome sono i Primordial, se uno non riesce ad apprezzarli (non in un senso assoluto, ma semplicemente meno di quanto lo fai tu e più criticamente) si deve per forza astenere (scusa se ti cito) dall'ascoltarli?
Theo
Martedì 25 Novembre 2014, 15.06.58
9
Mi sfugge il senso di un'analisi spacciata per approfondita che tuttavia si conclude con "devo ancora ascoltarlo per bene". Il dramma della musica usa e getta colpisce ancora.
Edoom
Martedì 25 Novembre 2014, 11.21.52
8
Il voto mi sembra un po' esagerato: avrei dato almeno 10 punti in meno. Ad ogni modo non è un brutto album ma, nonostante io generalmente ami il doom, trovo che abbiano fatto un eccessivo uso di mid-tempo. E mi trovo assolutamente in disaccordo col recensore su quello che dice di "The Seed of Tyrants": io la trovo una bella distrazione dal modesto piattume delle tracce precedenti, qualcosa di un po' diverso e un azzardo verso il black metal. Mi ha risvegliato un po' dopo l'ascolto delle prime tre tracce. Tuttavia devo ancora ascoltarlo per bene: queste sono solo le prime impressioni.
Theo
Lunedì 24 Novembre 2014, 21.46.57
7
D'accordissimo con la rece di Giacomo, perfetta in ogni punto. "Infallibili", come recita la recensione, dopo questi ormai 8 (otto) dischi in studio, è l'unico attributo possibile da attribuire ai Nostri. Disco splendido per una maturità musicale invidiabile ed irraggiungbile da molti, moltissimi altri nel genere e non. Più che promosso... E dopo parecchi e parecchi ascolti (astenersi chi non ha "tempo", o semplicemente non ha la passione per trovarlo, per la musica... Questo disco e questa band non fanno per voi) lo posso dire penso... In altissimo nella mia classifica personale di "dischi dell'anno", in un'annata in cui era tutt'altro che facile peraltro, che se la gioca con pochissimi altri. Splendidi. Il mio "voto" non sto nemmeno a dirlo, siamo in alto, molto molto in alto.
blackie
Lunedì 24 Novembre 2014, 15.04.54
6
Disco discreto, lontano dai fasti di "a journey's end" e "to the nameless..."....il gruppo è discreto anche se fa un po parte di quella cerchia di band idolatrate dai fan boy a prescindere dalla qualità della musica (vedi commento di FunnyCrow)...buona band
Le Marquis de Fremont
Lunedì 24 Novembre 2014, 13.54.57
5
Non l'ho ancora ascoltato ma questi sono una garanzia assoluta! Bella recensione, complimenti. Au revoir.
enry
Lunedì 24 Novembre 2014, 7.05.28
4
Se gira di culo sabato dovrei averlo, non ascolto niente con loro vado a scatola chiusa fin dal secondo disco. La copertina a me piace.
FunnyCrow
Lunedì 24 Novembre 2014, 2.21.42
3
90 ad occhi chiusi dopo aver ascoltato il primo pezzo. I primordial sono tantissimo. Ce ne fossero gruppi cazzuti come loro. Forse non si rinnovano molto, ma quello che fanno è sempre al top.
Delirious Nomad
Domenica 23 Novembre 2014, 16.28.28
2
Preordinato da un pezzo, spero arrivi al più presto Intanto dico che la copertina non mi piace molto, visivamente avrei apprezzato di più qualcosa nello stile del lyric video della title-track. Una volta assimilato scriverò il mio parere (bella rece Giacomo ).
Doomale
Domenica 23 Novembre 2014, 16.13.17
1
...Cavolo sono curiosissimo....ovvio che però già so che l'album mi piacera...come ogni loro produzione...Però devo aspettare ancora un pò, l'ho ordinato un paio di giorni fà e non cedero alla tentazione dell'ascolto in streaming, anche se comunque la title track l'avevo sentita ed era ottima!...Ripasso dopo che mi arriverà. Rimane il fatto che adoro questa band che album dopo album mi ha sempre regalato emozioni su emozioni.
INFORMAZIONI
2014
Metal Blade Records
Pagan
Tracklist
1. Where Great Men Have Fallen
2. Babel's Tower
3. Come The Flood
4. The Seed of Tyrants
5. Ghosts of the Charnel House
6. The Alchemist´s Head
7. Born to Night
8. Wield Lightning to Split the Sun
Line Up
AA. Nemtheanga (voce)
C. MacUilliam (chitarra)
M. O' Floinn (chitarra)
P. MacAmhlaigh (basso)
S. O' Laoghaire (batteria)
 
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