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Harem Scarem - Hope
( 1352 letture )
Per tante band o presunti artisti solisti che arrivano inspiegabilmente al successo, data l’evidente e innegabile mancanza di reale talento musicale, sostituito casomai da strategie di marketing ad hoc, esistono una pletora di band dal vero e profondo talento che non sono mai riuscite e probabilmente mai riusciranno a raggiungere un minimo ed effettivo riconoscimento. Uno dei casi più evidenti e clamorosi di questa vera e propria ingiustizia sono gli Harem Scarem. Parliamo semplicemente di una delle più grandi hard rock band di tutti i tempi. Solo che ad accorgersene sono stati davvero in pochi e quasi nessuno al di fuori da Canada e Giappone, oltretutto. Se anche voi siete tra quanti hanno fino ad oggi ignorato la loro stessa esistenza, non preoccupatevi perché siete purtroppo in ottima compagnia.
Il gruppo si forma già alla fine degli anni ottanta, grazie all’incontro tra Harry Hess e Pete Lesperance e nel corso degli anni pubblica ben dodici album da studio, tra i quali l’unico ad ottenere un certo riscontro commerciale fu il secondo, Mood Swings, nel 1993. Dopo un percorso durato venti anni, la band decise di sciogliersi nel 2008 annunciando che Hope sarebbe stato l’ultimo disco, per il momento. I quattro, infatti, non chiusero le porte ad una eventuale reunion, adducendo i motivi dello split essenzialmente alla necessità di fare qualcos’altro, di guardare avanti verso nuove esperienze. In effetti, nel 2013 la formazione ritrovò se stessa, per la realizzazione di Mood Swings II, ovverosia la riregistrazione del loro disco di maggior successo, effettuata al dichiarato scopo di riprendere il possesso dei diritti sulla propria musica. Un nuovo album, Thirteen, è in uscita proprio in questi giorni.

Cosa ha fatto degli Harem Scarem una tra le più grandi hard rock band di sempre, a discapito del mancato successo? La risposta potrebbe essere semplicissima: musica di qualità superiore. Ma scendere un po’ più nel dettaglio in questo caso risulta davvero necessario. Innanzitutto, gli Harem Scarem possono essere considerati una versione moderna e leggermente più aggressiva del classico AOR ottantiano. Da buoni canadesi, infatti, i nostri hanno sempre avuto un grande amore per la melodia, che si estrinseca in linee vocali splendide, cesellate alla perfezione e arricchite dai cori di tutti i membri del gruppo, che manderanno in solluchero tutti gli amanti del rock più raffinato e curato negli arrangiamenti. A differenza degli altri gruppi appartenenti a questa categoria, però, gli Harem Scarem proprio a partire da Mood Swings e ancor di più con gli album successivi, si caratterizzeranno per un sound decisamente guitar oriented, nel quale distorsioni e riff di chitarra non sono affatto un accessorio alla musica, ma diventano un vero e proprio trademark, al pari delle linee melodiche. Il contrasto che si genera è splendido, sotto ogni punto di vista. A questo si aggiungano una qualità di scrittura eccellente lungo tutta la carriera, un livello tecnico molto elevato e il fatto di avere tra le propria fila due veri e propri assi come i membri fondatori. Harry Hess è infatti in possesso di una delle voci più belle del panorama mondiale: melodica eppure graffiata e sofferta, la sua timbrica è praticamente perfetta per il genere proposto, evitando grazie alla maturità del colore vocale di far precipitare le melodie in melensaggini insopportabili. Pete Lesperance, dal canto suo, è un vero e proprio virtuoso dello strumento e non manca in quasi tutti i dischi del gruppo di dimostrarlo anche con tracce strumentali che lasciano a bocca aperta per qualità tecnica e musicalità.
Come detto, Hope fu l’ultimo album da studio, rilasciato dagli Harem Scarem per la nostrana Frontiers Records. Il disco testimonia per l’ennesima volta le qualità superiori della band e sembra davvero incredibile che sia stato composto e suonato da un gruppo che aveva già annunciato il proprio scioglimento, tanta è la qualità profusa e la freschezza che emana dalle composizioni. A dispetto del titolo, le tematiche espresse non sono propriamente solari e spensierate, come se la pace annunciata fosse più agognata e ricercata, piuttosto che posseduta. Conseguenza di quanto espresso nei testi, la musica è decisamente aggressiva, nel contesto della proposta del gruppo naturalmente, e venata da una malinconia costante, ma tutt’altro che rassegnata. C’è anche molta rivendicazione e fierezza delle proprie qualità e della propria identità in queste tracce. Quello che esce è un disco fuori dal tempo: antico nella concezione e nei mezzi espressivi, ma assolutamente moderno nella registrazione e nelle tecniche utilizzate. La straordinaria capacità di scrivere canzoni all’apparenza molto semplici, eppure tutte dotate di una qualità sublime è intatta. Ogni brano è dotato di una melodia vincente e capace di insinuarsi nel cuore e nella mente di chi ascolta per non uscirvi più. Hess riesce sempre a trovare la strofa vincente o il ritornello perfetto, senza per questo inseguire a tutti i costi soluzioni facili o scontate. Sono anzi la forza della progressione melodica e le soluzioni tecniche a rendere così speciali i brani degli Harem Scarem: non siamo di fronte ad un gruppo originale in senso stretto, anzi, tutto è molto classico e familiare, eppure non è possibile dire che le canzoni siano scontate o che seguano percorsi immediatamente prevedibili. Certo c’è sempre il momento dell’assolo, come quello del bridge o del refrain con armonia annessa, c’è la ballad piuttosto che il pezzo più ritmato. Insomma, tutto il manuale del perfetto disco rock viene rispettato alla lettera e c’è da scommettere che Hess e Lesperance conoscano Hysteria o Last fo the Runaways dei Giant a memoria. Eppure, la personalità della band è evidente e le canzoni risultano tutte risplendere di luce propria e di una essenza che migliaia di altre band non possiedono e non possiederanno mai.
Nella scaletta in questo caso trovano spazio principalmente brani ritmati e midtempos, con due sole vere ballad, confinate peraltro nella parte finale del disco. Le parti melodiche si fondono abilmente ai riff, così come le levigature delle armonie vocali a parti più ruvide. Mai secondaria, la qualità tecnica del gruppo si estrinseca ad esempio nelle parti in controtempo o direttamente nei tempi dispari sui quali si innervano alcuni brani, a partire da Time Bomb, che riesce ad essere ipermelodica su un tappeto che di per sé non lo sarebbe affatto. In un contesto di brani di altissimo livello, è inutile descrivere questa o quella canzone, dato che ad ogni ascolto si cerca di capire quale sia la migliore, senza riuscire mai a trovare una risposta definitiva. Semplicemente perfetta ad esempio la titletrack, con una melodia vincente sotto tutti i punti di vista e un riff caracollante che si pianta in testa senza lasciare scampo sul quale Lesperance lascia l’ennesimo grande assolo, ma altrettanto si potrebbe dire di Days Are Numbered o Dark Times, per non citare le ottime semiballad Beyond Repair o Shooting Star, che i Winger sembrano aver clonato nelle loro ultime uscite discografiche. In questo caso, vincono i gusti individuali e allora la palma va forse a Never Too Late, canzone nella quale l’equilibrio tra potenza, melodia e tecnica sembra bilanciato alla perfezione; eppure anche Calm Before the Storm, che è forse il brano più aggressivo dell’album ha un suo fascino irresistibile e come non restare ammaliati dalla bellissima ballad Nothing Without You graziata da un Hess semplicemente straordinario?

Hope fu una sorta di regalo che la band lasciò ai propri fan prima di sciogliersi. Un atto di riconoscenza e al tempo stesso una fiera dichiarazione di superiorità a fronte della sostanziale indifferenza di un mondo che non aveva mai guardato davvero nella loro direzione. Gli Harem Scarem salutarono tutti con un disco che non era forse il migliore della loro carriera e questo è significativo del valore assoluto di questa band, dato il livello altissimo delle canzoni qui proposte. Per tanti, un gruppo così nel 2008 era probabilmente fuori tempo massimo, data la sua evidente derivazione ottantiana, ostinatamente condotta come se tutto quello che era accaduto nel frattempo non fosse mai esistito. Eppure, per chi non guarda alle etichette, ma alla qualità della musica, come per i numerosi nostalgici di quegli anni, gli Harem Scarem sono sempre stati e sempre saranno un rifugio sicuro, un porto nel quale attraccare e trovare musica splendida, condotta da musicisti di livello assoluto e affidata ad una voce che lascia il segno. Forse non era destino che la band ottenesse il successo meritato e forse riusciremo anche a convincerci che sia giusto che sui più grandi palchi del mondo continuino ad andare fenomeni del momento destinati a bruciarsi in poco tempo senza possedere il minimo effettivo carisma e la minima qualità artistica. Forse sì, potremmo anche arrenderci a questa evidenza. Oppure, potremmo rispolverare Hope e l’intera discografia di questa sfortunata quanto grande band e riscoprirne l’intatto valore.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
91 su 6 voti [ VOTA]
duke
Venerdì 15 Marzo 2019, 21.13.51
4
...una band che meritava un successo maggiore di quello ottenuto.....grandi melodie..tanta tecnica e feeling....
Andrew Lloyd
Mercoledì 30 Maggio 2018, 0.09.24
3
Il debutto è, per me, il miglior disco Aor/Melodic degli Anni Novanta. Ineguagliabile.
Lorw
Giovedì 19 Febbraio 2015, 15.45.06
2
Un interessante album hard-rock. Un gruppo serio.
lux chaos
Domenica 28 Dicembre 2014, 20.52.05
1
Sempre grandi, buon album anche questo con delle perle non indifferenti! Grande Lizard
INFORMAZIONI
2008
Frontiers Records
Hard Rock
Tracklist
1. Watch Your Back
2. Time Bomb
3. Hope
4. Days Are Numbered
5. Dark Times
6. Beyond Repair
7. Never Too Late
8. Shooting Star
9. Calm Before the Storm
10. Nothing Without You
11. Higher (Bonus Track)
Line Up
Harry Hess (Voce, Tastiera)
Pete Lesperance (Chitarra, Voce)
Barry Donaghy (Basso, Voce)
Creighton Doane (Batteria, Voce)
 
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