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Ghost Brigade - IV - One With The Storm
( 2577 letture )
Può un totale essere di gran lunga superiore alla somma degli addendi? Mentre già intravediamo turbe di matematici sopraggiungere inferociti a rivendicare le inveterate conclusioni a cui è giunta nei secoli la scienza esatta per antonomasia, il pentagramma si incarica di raccontare storie ed esiti diversi. È il caso dei finlandesi Ghost Brigade, che approdano con questo IV - One With the Storm alla quarta fatica in sette anni di attività mantenendo inalterati i promettenti segnali con cui si presentarono sulla scena ai tempi del debut Guided by Fire. Oggi come allora, infatti, se ci avventurassimo a sezionare le singole componenti dell’ispirazione del sestetto di Jyväskylä, troveremmo in linea teorica più motivi di ipotetica debolezza che certezze di un esito qualitativamente rilevante. Una base melodic death discretamente “standard” (con annessi, inevitabili richiami alla lezione Insomnium e Amorphis, tanto per non smentire radici territorialmente comuni), incursioni in territorio doom (qui la passata collaborazione con Aleksi Munter non poteva non far spirare qualche refolo Swallow the Sun), un’atmosfera complessiva di chiara impronta Katatonia e, come se non bastasse la carne al fuoco, frequenti sconfinamenti in area grunge, a creare una patina vintage. Date le premesse, ci sarebbero tutti i motivi per temere, a seconda dei casi, un classico effetto “già sentito” o una sgradevole sensazione di frullato indistinto in cui buone idee si amalgamino con cadute di stile e tensione. E invece ad ogni uscita i Ghost Brigade hanno saputo sorprendere con soluzioni originali, quasi che siano dotati di un enzima speciale in grado di sublimare i difetti dei dettagli trasformandoli in punti di forza dell’insieme.
Se infatti Isolation Songs aveva brillato per la freschezza e l’impatto dell’ispirazione, Until Fear No Longer Defines Us si era contraddistinto per una maggiore cura dei particolari, soprattutto sul versante dell’architettura dei pezzi, come splendidamente testimoniato dalla monumentale Soulcarvers a chiudere le danze. Da qui i Nostri ripartono per il viaggio di IV - One With the Storm, proponendo brani dilatati non solo dal punto di vista del minutaggio ma soprattutto per l’ambizione di travolgere confini di generi e fedeltà a cliché. Non ingannino le prime note dell’opener Wretched Blues, che sembra indirizzare la band su rassicuranti sentieri lastricati di richiami ai Dark Tranquillity, perchè già nei due brani successivi l’attitudine melodica di Ikonen e soci vira verso lidi diversi, abbandonando lo scream abrasivo (Departures) o riempiendo le vele (Aurora) di quella componente depressive che nella sua migliore declinazione ha fatto la fortuna di sua maestà Renkse, sull’altra sponda del Golfo di Botnia. Tocca alla spirali prima eteree e poi fumanti di Disembodied Voices aprire la strada verso il cuore dell’album, rappresentato dai dieci minuti in chiaroscuro di Electra Complex, dove il sinuoso incedere del cantato grunge va a tuffarsi in un finale tellurico movimentato da lampi acidi e da un growl mai così vicino agli esiti devastanti di Kotamakiana memoria. Raggiunta la vetta del pathos con un simile assalto al cielo, era inevitabile che subentrasse la necessità di riprendere fiato e i Nostri provvedono impeccabilmente con la coppia Stones and Pillars/Anchored, pezzi dalle atmosfere multicolori che rivelano una volta di più la capacità di alternare i registri piuttosto che far ricorso a soluzioni tecnicamente ardite. La nota meno lieta dell’album arriva probabilmente dal brano più muscolare del lotto, The Knife che, restando fedele agli stilemi classici del melodic death, trasuda di mestiere a scapito dell’ispirazione. Per una (rara) volta, l’ombra del “già sentito... e fatto meglio” sembra proiettarsi sulla tavolozza dei colori del combo finlandese, laddove la ricerca della potenza a tutti i costi copre quell’attenzione alle sfumature che nel resto del lavoro è tratto distintivo e marchio di fabbrica della casa.
A meno che...a meno che non si tratti di un artificio per preparare il terreno a un’altra gemma, quella Long Way to the Graves che concepisce un’ambizione non da poco, col suo tentativo di distillare Alice in Chains e Katatonia in un’unica pozione. Grande il rischio di esagerare, facilissimo perdersi in un approccio o troppo cerebrale o troppo ridondante, ma i Ghost Brigade fanno ancora una volta la scelta giusta disegnando una semi ballad col giusto dosaggio di malinconia e inquietudine a impedire ogni deriva verso banalità e stucchevolezze assortite. La chiusura del viaggio è infine affidata alla lingua madre di Elämä on Tulta, altro brano che stupisce per la semplicità dell’impianto e la capacità dei Nostri di lavorare di cesello, moltiplicando le variazioni su uno stesso tema e puntando in questo caso sulle tastiere disposte a tappeto per ottenere un “effetto crescendo” con cui salutare i viaggiatori.

Ispiratissimo, equilibrato tra richiami alla tradizione e sperimentazione, maturo, con un’attenzione ai particolari maniacale ma mai fine a se stessa, IV - One With the Storm ha tutte le carte in regola per segnare il punto di svolta della carriera dei Ghost Brigade, è davvero ora che i ragazzi abbandonino la nicchia in cui finora sono rimasti confinati per solcare le grandi rotte del metal di respiro internazionale.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
86 su 7 voti [ VOTA]
Macca
Martedì 8 Marzo 2016, 11.29.15
7
Bellissimo nella prima parte ma un pò calante nella seconda, inoltre l'insieme di generi proposti talvolta è molto efficace ma altre volte fatica a trovare un'amalgama. Per me voto 75.
the philosopher
Venerdì 11 Dicembre 2015, 15.36.10
6
Immensi!
Canyon
Mercoledì 3 Dicembre 2014, 10.35.36
5
Conosciuti da poco, ascoltati e apprezzati anche in alcuni pezzi del penultimo album, Soulcarves, Clawmaster. E' vero - come si legge nell'esaustiva e stimolante recensione - hanno la capacità nelle tracce slow di dosare malinconia e inquietudine senza scadere verso stucchevoli banalità, Long Way to the Graves... "interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi..."
GioMasteR
Martedì 2 Dicembre 2014, 13.21.55
4
Una mia svista in fase di pubblicazione, ho corretto. Grazie della segnalazione
Genio
Martedì 2 Dicembre 2014, 12.52.58
3
Il titolo corretto è One With The Storm.
Jack Rancid
Domenica 30 Novembre 2014, 18.38.54
2
Album ottimo, lo sto ascoltando molto in questi giorni e non viene minimamente a noia. Se i lavori precedenti non mi avevano mai convinto del tutto, questo invece è solido e curato al meglio. Bella recensione che rende merito ad un buonissimo disco.
Ad astra
Domenica 30 Novembre 2014, 12.15.21
1
Grande Gabriele! Descrizione ottima di un album che a conti fatti ê un passo avanti ma anche uno sguardo alle tradizioni del passato. Bravi bravi e ancora bravi!!!
INFORMAZIONI
2014
Season Of Mist
Death / Doom
Tracklist
1. Wretched Blues
2. Departures
3. Aurora
4. Disembodied Voices
5. Electra Complex
6. Stones and Pillars
7. Anchored
8. The Knife
9. Long Way to the Graves
10. Elämä On Tulta
Line Up
Manne Ikonen (Voce)
Tommi Kiviniemi (Chitarre)
Wille Naukkarinen (Chitarre)
Joni Vanhanen (Tastiere)
Joni Saalamo (Basso)
Veli-Matti Suihkonen (Batteria)
 
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