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Symphony X - The Damnation Game
( 2736 letture )
Successore dell'omonimo disco di debutto, The Damnation Game dei Symphony X rappresenta un importantissimo (per quanto sottovalutato) capitolo della storia di una delle band power/progressive metal più importanti degli Stati Uniti: si tratta infatti del primo album ad annoverare in line-up colui che diventerà il cantante simbolo della formazione, Russell Allen, da molti considerato una delle migliori voci nel suo genere. Musicalmente parlando la band va affinando il proprio stile, poi copiosamente imitato, costituito da un power metal fortemente tecnico e dotato di innumerevoli componenti progressive, il tutto condito da un gusto per la melodia di stampo neoclassico assolutamente sopra le righe. Non ci troviamo di fronte ad un album ambizioso come altri colossi della discografia del gruppo (penso, soprattutto ma non solamente, a The Divine Wings of Tragedy), ma The Damnation Game riesce a coniugare la grande energia e la spontaneità della scrittura, le migliori caratteristiche del debutto, ad una più completa padronanza dei propri mezzi e ad una maggiore esperienza.

L'album è solitamente poco considerato tra le opere dei Symphony X, oscurato da quelli che sono oggettivamente dei classici del genere, ma vale proprio la pena riportare alla mente le grandissime qualità di questa release. Tecnicamente siamo, come sempre quando si parla del combo di Romeo, a livelli veramente fenomenali: l'axeman non ha problemi a destreggiarsi tra riff complessi e velocissimi, ritmiche più ragionate e cambi di tempo vari ed esprime un gusto degli assoli di altissimo livello, già in larga parte "suo" e meno debitore a Yngwie Malmsteen, importante influenza del nostro. D'altra parte, essenziali all'economia dell'album risultano essere le tastiere di Pinnella, qui all'apice dello splendore, alla pari con il disco seguente, per scelta dei suoni (variegata: ora fortemente atmosferici, ora dal sapore barocco, o ancora nella migliore tradizione del power metal), per gusto melodico ed intrecci con la chitarra, in grado di avviluppare l'ascoltatore in partiture di grande interesse. In grandissima forma anche Miller, al basso, che il recensore ritiene il migliore bassista che abbia mai militato in questa band (senza nulla togliere al bravo LePond) e che qui porta a maturazione il proprio stile, una delle massime espressioni di come calzare come un guanto al genere, mantenendo una spiccatissima individualità senza scollegarsi eccessivamente da ciò che sta accadendo. Al di là delle rapide scale, impressionanti, e dei mini-soli in tapping, encomiabili, a stupire sono soprattutto le piccole cose, come le sottili armonizzazioni dei riff di chitarra o delle partiture di tastiera, oppure l'accompagnarsi alla batteria anche in situazioni in cui un bassista qualunque avrebbe seguito pedissequamente la sei corde: cose che oggi possono apparire banali, ma nel 1995 non lo erano poi così tanto. Parlando di sezione ritmica, Rullo (un cognome, un programma) è molto preciso ed a suo agio con tempistiche tutt'altro che monotone e lineari, ed esibisce fill interessanti come ogni fan dei Symphony X che si rispetti sa, anche se a dirla tutta è probabilmente il componente che più affinerà il suo stile in futuro. La new entry del disco, Allen, mostra pure margini di miglioramento per il futuro, dato che la sua pluralità di registri è qui più ridotta rispetto a qualche anno più tardi, ma ciò che più conta è che la sua voce unica sia finalmente arrivata a completare lo splendido mosaico dei Symphony X: inutile dilungarsi più di tanto sul suo timbro incredibile, sulla padronanza tecnica o sull'estensione vocale, dato che il vocalist non ha bisogno di presentazioni. Nonostante il quadro davvero roseo dal punto di vista della formazione, le capacità dei nostri non sono supportate da una produzione all'altezza: sebbene ben bilanciata dal punto di vista dei volumi (ogni strumento può essere udito chiaramente), nel suono specie di chitarra e batteria il risultato è abbastanza deludente, con la prima che suona davvero poco massiccia e la seconda discutibile per quanto riguarda piatti e rullante.

Le canzoni sono di livello ben alto e sono il motivo principale per cui The Damnation Game è una perla che può svettare a testa alta nella discografia della band. Tra i brani più riusciti ricordiamo la title track che parte col botto, grazie ad un'ottima combinazione di tastiera e chitarra, e ci offre un mini-assolo di basso prima di portarci nel vivo. Si tratta di un up-tempo, le cui strofe sono fatte apposta per l'esibizione di Allen e per i cori, marchio di fabbrica della band, così come il pre-ritornello che sfocia in un chorus da cardiopalma. Non manca la battaglia di assoli tra chitarra e tastiera, assai tipica del power metal, che riprende la melodia principale prima di un ultimo, esaltante chorus. Dressed to Kill è piuttosto dura nel riffing (tra parentesi molto coinvolgente), dotata anch'essa di un ritornello riuscitissimo e molto catchy, esaltato anche dall'estensione vocale di Allen che lo alza anche di qualche tono, con effetto sicuro. The Edge of Forever è sicuramente la perla di questo disco, nonché uno dei migliori brani dei Symphony X in generale. Una piccola suite (per gli standard a cui ci abitueranno i nostri), piena di prodigi tecnici e tuttavia estremamente toccante (che prova vocale, ragazzi!) e melodica. La progressione è calibratissima, le scelte melodiche sono di prima qualità e gli intrecci tra gli strumenti sono veramente fenomenali: per maturità compositiva, questo pezzo non stonerebbe nemmeno in V. Whispers, ultimo dei pezzi che si ritiene di voler citare in questa sede, è semplicemente tra le più belle ballad mai composte dai nostri: l'atmosfera raccolta rapisce senza scampo, specie nell'incredibile chorus, che alterna una linea vocale struggente, accompagnata da complessi cori, ad una chitarra a metà tra l'heavy ed il fortemente melodico; anche dal punto di vista solistico è una piccola perla.
Non che le altre canzoni siano da meno: giusto Savage Curtain mostra un po' il fianco, ma di veri filler non c'è nemmeno l'ombra.

Concludendo, The Damnation Game è un disco essenziale per tutti coloro che si approcciano alla band: non è il loro capolavoro e non ha la stessa annichilente genialità di certi loro album, ma contiene brani di tutto rispetto che gli permettono di essere un esponente di spicco nella discografia praticamente immacolata dei Symphony X. Se fino ad oggi l'avete snobbato, per sconosciute ragioni, correte a rimetterci orecchio. Potete ringraziare dopo, figuratevi.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
77.57 su 14 voti [ VOTA]
Lento ma inesorabile
Domenica 23 Settembre 2018, 19.32.21
15
@Lohr Io penso che sia superiore anche a Odyssey, che al di fuori delle ultime due tracce fatica a emozionare e a presentare ritornelli memorabili. D'altro canto, TDG ha la title-track, The Edge of Forever, Secrets e Whispers. Album fantastico e incredibilmente sottovalutato, anche dagli stessi Symphony X.
Lento ma inesorabile
Domenica 23 Settembre 2018, 19.28.59
14
@Lohr Io penso che sia superiore a Odyssey stesso, che
Lohr
Domenica 5 Febbraio 2017, 17.16.36
13
Grande disco, nettamente superiore a ció che é susseguito a the Odyssey(eccetto qualche perla come Paradise Lost, when all is lost e to hell and back). Allen ha stravolto le carte e il duo Romeo-Pinnella(che a mio avviso é il grande artefice dei loro capolavori,ma molti citano solo Romeo) inizia a trovare quella magia che durerà fino a The Odyssey. Non perfetto ma un grande album !!
ayreon
Lunedì 8 Dicembre 2014, 8.51.49
12
concordo in pieno,iconoclast non è affatto brutto e "when all is lost" vale già da sola il prezzo del cd,altro punto a loro favore è che non si sono mai fatti prendere dalla smania di far uscire troppo materiale. A parte i progetti solisti, i dischi dei sx escono ogni 4-5 anni
AL
Domenica 7 Dicembre 2014, 20.53.54
11
una delle poche and che non ha mai sbagliato un disco. forse Iconoclast è quello che mi piace meno ma perché i precedenti sono favolosi. anche questo per me si becca un bel 90.
LAMBRUSCORE
Domenica 7 Dicembre 2014, 18.53.00
10
Gruppo che ho sempre apprezzato, questo è tra i miei preferiti, anche se -colpa della mia vecchiaia, con conseguente sclero....- non riesco ad ascoltare un loro disco tutto di fila, ahaha.....
Screamforme77
Domenica 7 Dicembre 2014, 17.45.32
9
Album fantastico. Secondo me sugli stessi livelli di capolavori futuri quali The Divine Wings of Tragedy, Twilight in Olympus, V, e Paradise lost; seppur questi ultimi risulteranno un po più maturi per ovvi motivi. Dressed to Kill, The Edge of Forever, Whispers e le due A winter's Dream sono tra le migliori creazioni di tutta la loro carriera. Voto 85 giustissimo. Recensione che sarebbe perfetta se non fosse per la grave pecca di omettere qualsiasi accenno a le sopracitate A winter's Dream.
MrFreddy
Domenica 7 Dicembre 2014, 15.06.33
8
Ciao Master, grazie del complimento! Ti esprimo le precisazioni sulla questione che hai posto: The Damnation Game lo vedo simile come approccio al debutto, con canzoni più "power" che in futuro. Dico questo perché l'attenzione sul ritornello catchy e su strutture più "snelle" mi pare qui più preponderante di quanto non sarà dopo, dove la parte "prog" dei Symphony si allargherà andando a toccare ancora più aspetti dei brani. Le stesse The Edge of Forever e A Winter's Dream non hanno una struttura complessa quanto le suite "maggiori" degli album dopo (The Edge of Forever nonostante la lunghezza è piuttosto scorrevole e non così intricata, A Winter's Dream è maggiormente ambiziosa ma non matura quanto una seguente suite, nessuna delle quali infatti abbisognerà della divisione in parti); a titolo personale lo trovo anzi uno dei dischi più immediati e catchy (in senso buono) dei Symphony X! Naturalmente questa è la mia personale opinione, ti ringrazio per l'occasione di articolarla meglio @ayreon: nonostante l'anima basilare sia sempre power metal, trovo gli approcci al genere molto diversi e ciascuno ha dei suoi meriti; naturalmente The Damnation Game è più complesso di Visions, ma quest'ultimo non cerca nemmeno di competere in questo ambito!
micologo
Domenica 7 Dicembre 2014, 12.06.16
7
Avevo scritto "svolta thrashettona".....
micologo
Domenica 7 Dicembre 2014, 12.05.18
6
Che discone, il loro primo disco che mi è capitato di ascoltare (in cassetta registrata da un compagno di università, roba di altri tempi.....). Aggressività, intelligenza, arrangiamenti mai banali, grandi melodie sognanti e complesse, classicità....insomma c'è tutto....il mio sogno è quello di ascoltarlo con una produzione migliore, ma già così è uno dei miei dischi preferiti. Purtroppo negli ultimi anni i signori in questione hanno perso questa meraviglia capacità di sintetizzare elementi così diversi....la loro svolta trasmettano non mi piace tanto....ogni canzone era perfetta, aveva una sua fisionomia...ma The Edge of Forever è stata la mia canzone preferita per un bel periodo...un vero e proprio capolavoro.
ayreon
Sabato 6 Dicembre 2014, 21.01.29
5
in quei tempi a "vision" degli stratovarius si dava 130/100,credo che questo disco lo batta in bellezza e complessità
Master
Sabato 6 Dicembre 2014, 19.34.31
4
Felice di leggere la recensione per questo lavoro, tra l'altro ben scritta! Album molto interessante, le mie preferite "The Edge of Forever" e "A Winter's Dream". Solo non sono sicuro di concordare sul fatto che questo album non sia ambizioso come altri loro lavori: di complessità mi pare di coglierne anche di più in questo caso (forse in questo senso manca solo la suite da 20 min a cui ci abitueranno successivamente in un paio di occasioni), e forse la mancanza di immediatezza è uno dei motivi per cui è sempre passato un po' inosservato rispetto agli album successivi. Ringrazio anticipatamente il recensore per la puntualizzazione.
entropy
Sabato 6 Dicembre 2014, 19.01.05
3
è un album davvero favoloso, l'arrivo di allen fa fare un deciso passo in avanti rispetto al debut. Eppure quest'album impallidirà rispetto al suo successore Voto 90. per me winter's dream e whisper i pezzi migliori.
Valereds
Sabato 6 Dicembre 2014, 16.29.11
2
Album favoloso davvero!
ayreon
Sabato 6 Dicembre 2014, 10.33.22
1
a parte "savage curtain" ( se proprio si vuol cercare il pelo nell'uovo) è un disco fenomenale che ancora adesso si ascolta volentieri,siamo a livelli di melodic power prog più che elevati ,su tutti svettano "dressed to kill" ( che fecero nel tour di "twilight in olimpus") ,whispers , la stratosferica "in a winter's dream","Edge of forever",io lo metto quasi allo stesso livello di "Divine wings of tragedy"
INFORMAZIONI
1995
InsideOut Records
Power/Prog
Tracklist
1. The Damnation Game
2. Dressed to Kill
3. The Edge of Forever
4. Savage Curtain
5. Whispers
6. The Haunting
7. Secrets
8. A Winter's Dream - Prelude (Part 1)
9. A Winter's Dream - The Ascension (Part 2)
Line Up
Russell Allen (Voce)
Michael Romeo (Chitarra)
Michael Pinnella (Tastiera)
Thomas Miller (Basso)
Jason Rullo (Batteria)
 
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