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Benedictum - Obey
( 962 letture )
Che piacciano o meno una cosa è certa: non sono moltissimi i gruppi che suscitano tante discussioni prima ancora di aver dato uno sguardo ai contenuti musicali che propongono come i Benedictum. La ragione di quanto sopra è ovviamente legata alla presenza in formazione di una cantante la quale, a prescindere dalle sue doti vocali, viene quasi sempre identificata con una fisicità che si può definire come appariscente e che la stessa del resto non fa nulla per sminuire. Vista la situazione, non c’è da stupirsi se una certa stampa ed una certa industria discografica non hanno lesinato sul battage pubblicitario negli investimenti su di loro, dato che Veronica Freeman “si vende” a prescindere dalla musica o quasi. Non bisogna però cadere nella tentazione di ridurre tutto a puro intrattenimento di dubbia qualità, esistente sul mercato solo a causa delle curve pericolose della cantante, dato che i Benedictum hanno anche qualcosa da dire sul versante musicale all’interno del proprio settore. Insomma, una certa moderazione è necessaria per valutare correttamente un gruppo abbastanza quadrato, in grado di produrre un heavy piacevole e deciso veicolato da una cantante che non fa certo della raffinatezza la sua arma migliore, ma in grado di mediare al pubblico un tiro molto notevole con il suo timbro duro ed abrasivo.

Nel corso del 2013 i Benedictum giungono quindi alla loro quarta fatica in studio, operando una svolta magari non radicale, ma che si lascia alle spalle alcune aperture melodiche fin troppo prevedibili e dettate più da esigenze di mercato che altro, per imboccare una strada più dura e pura nel segno del “niente prigionieri” che, se non altro, valorizza le doti della cantante e della sezione ritmica. Il nuovo corso prevede quindi l’estromissione delle tastiere ed una formazione a quattro che affianca al duo Freeman/Wells il bassista Aric Avina, ma soprattutto l’ex Jag Panzer Rikard Stjernquist alla batteria a garantire il giusto impatto al tutto. Via dunque le sovrastrutture più o meno eleganti prima inserite a caratterizzare il songwriting dei Benedictum e dentro un approccio più smaccatamente rude, immediato e senza fronzoli che farà la felicità degli headbangers più tradizionali. Il disco, però, non funziona in tutte le sue componenti e ciò non per difetti causati dal cambio di rotta che anzi è opportuno, ma per limiti intrinseci della scrittura. Ascoltando la scaletta di Obey risulta evidente come i pezzi connotati da un maggior tasso qualitativo medio siano essenzialmente concentrati nella prima parte del CD, con Fractured ad annunciare un lavoro che è impostato per essere né più né meno che un assalto metallico all’arma bianca, impressione ulteriormente amplificata da Obey e Fighting for My Life, altre bordate di metallo pulsante ed “ignorante” al punto giusto, così come la seguente Scream. Fin qui un disco compatto, veloce, furente ed in grado di dare soddisfazioni sia a livello puramente emotivo che da quello esecutivo. Da questo punto in poi, però, le composizioni si fanno di maniera, da compito in classe svolto per arrivare alla sufficienza, prive del mordente necessario a conquistare l’ascoltatore a causa di una qualità fin troppo regolare e debitrice verso certi gruppi storici, tanto da sconfinare nello scontato più e più volte. Nonostante ciò sono da segnalare almeno due eccezioni, rappresentate da Thornz, la cui struttura consente a Veronica Freeman di sfoggiare un’interpretazione più variegata e la ballata Cry, con un certo Tony Martin a prestare la propria opera al microfono, anche se il pezzo si segnala più per questa ospitata che per meriti propri.

Segnalato che la produzione di Obey, firmata da Jeff Pilson (Dokken, Dio), è all’altezza della situazione e che la prova strumentale fornita dai Benedictum è di discreto livello in rapporto al genere suonato ed ai trascorsi del gruppo, la considerazione finale sulla validità di Obey non è certo nuova, essendo questa ricorrente con allarmante frequenza negli ultimi tempi. Anche stavolta, infatti, non ci si può esimere dal notare come una scaletta dalla durata più contenuta avrebbe giovato alla riuscita di questo lavoro, la cui valutazione complessiva sarebbe stata molto più elevata senza la presenza di tre o quattro pezzi troppo normali per riuscire a colpire in qualsiasi modo. Una scelta opportuna poteva essere quella di ricorrere alla formula EP lasciando da parte qualcosa che avrebbe potuto essere recuperato come inedito in un eventuale live, sede in cui ne sarebbe venuta fuori una versione comunque più impattante e che sarebbe stato interessante dal punto di vista collezionistico (e quindi anche commerciale) almeno per i fans del gruppo. Tuttavia la strada imboccata dai Benedictum sembra essere concettualmente corretta, dato che le loro caratteristiche appaiono adatte a questo tipo di proposta. Mancando però qualcosa a livello di scrittura, la soluzione potrebbe essere quella di ricorrere all’inserimento di un secondo chitarrista in formazione ad affiancare il buon Pete Wells che possa essere utile sia per irrobustire ulteriormente il suono che per dare varietà agli assoli, ma soprattutto che possa essere in grado di dare una mano quando si tratta di buttare giù i pezzi. Queste, tuttavia, sono considerazioni forse più da manager che non da critico. Obey alla fine svolge il suo lavoro, quello di posizionarsi sulla scena in maniera dignitosa e di mostrare le qualità di una band che non dispone solo di due tette atomiche. I Benedictum non sono certo quella “big thing” che certa stampa americana vorrebbe spacciare, ma hanno ancora la possibilità di fare uno scatto qualitativo importante, affidato eventualmente al loro prossimo album. Questo, intanto, presenta quattro o cinque pezzi appaganti e sei o sette che scivolano via senza lasciare tracce di rilievo. Ai miei tempi si sarebbe detto: “Sono intelligenti, ma non si applicano”.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
75 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2013
Frontiers Records
Heavy
Tracklist
1. Dream of the Banshee
2. Fractured
3. Obey
4. Fighting for My Life
5. Scream
6. Evil That We Do
7. Crossing Over
8. Cry
9. Thornz
10. Die to Love You
11. Apex Nation
12. Retrograde
Line Up
Veronica Freeman (Voce)
Pete Wells (Chitarre)
Aric Avina (Basso)
Rikard Stjernquist (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Tony Martin (Voce nella traccia 8)
 
RECENSIONI
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