Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Mayhem
Daemon
Demo

Pinewalker
Migration
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

15/11/19
RAGNAROK
Non Debellicata

15/11/19
GURU OF DARKNESS
Ararat

15/11/19
DENNER`S INFERNO
In Amber

15/11/19
RAGNAROK
Non Debellicata

15/11/19
DESPISED ICON
Purgatory

15/11/19
CYHRA
Letters To Myself

15/11/19
TULUS
Evil 1999

15/11/19
THE DEATHTRIP
Demon Sola Totem

15/11/19
TRIBULATION
Alive & Dead At Södra Teatern

15/11/19
LIONHEART
Valley of Death

CONCERTI

15/11/19
CLAUDIO SIMONETTI`S GOBLIN
LEGEND CLUB - MILANO

15/11/19
RIVAL SONS + GUEST TBA
LIVE CLUB - TREZZO SULL'ADDA (MI)

15/11/19
IMMOLATION + RAGNAROK + MONUMENT OF MISANTHROPY + EMBRYO
REVOLVER CLUB - SAN DONA' DI PIAVE (VE)

15/11/19
PROFANATICA + DEMONOMANCY
SCUUM - PESCARA

15/11/19
ARCANA OPERA + GUESTS
THE FACTORY - CASTEL D'AZZANO (VR)

16/11/19
PROFANATICA + DEMONOMANCY
FIRST FLOOR CLUB - NAPOLI

16/11/19
ASPHYX + GUESTS
DAGDA LIVE CLUB - RETORBIDO (PV)

16/11/19
THE 69 EYES
CAMPUS MUSIC INDUSTRY - PARMA

16/11/19
AD NOCTEM FEST
DEDOLOR MUSIC HEADQUARTERS - ROVELLASCA (CO)

16/11/19
DEWFALL + VETRARNOTT
METAL SYMPOSIUM - MOCAMBO LIVE CLUB - SANTERAMO IN COLLE (BA)

Hideous Divinity - Cobra Verde
( 2542 letture )
Confesso di aver provato un qualche brivido, un fremito d’estasi, quasi, lungamente sopito che ha percorso la mia spina dorsale. Come posso, dunque, razionalmente descrivere e parlare di questo Cobra Verde? È quasi offensivo lasciare che le parole cerchino di trovare un significato e un ordine, una qualche struttura capace di lasciar trasparire un giudizio. È un insulto relegare questa release a un voto, a un numero. Lo schematico susseguirsi delle tracce è inteso a tratteggiare, a vivificare persino, quegli aspetti oscuri e perversi della mente umana. È la più sincera visione del caos, della metamorfosi e della stasi psichico umano. Piuttosto che la razionalità, è bene che si lasci l’animo in balia delle proprie emozioni, che queste lo cullino e lo trasportino verso un’illogica e sincera visione d’insieme.

L’ascoltatore deve approcciarsi in tal modo a questo full-lenght, deve dargli tempo e comprensione. L’intero lavoro è alimentato da un insondabile esprit de finesse, da una totale e pragmatica conoscenza esistenziale dei moti dell’animo umano. Non bisogna permettersi né di saltare un minimo episodio, né di vedere l’insieme come un affresco di brutale violenza sul quale scapellare in maniera disordinata. Cobra Verde, infatti, è una piccola gemma, un’opera d’arte da cullare e custodire gelosamente, soprattutto in tempi difficili come quelli che sta attraversando il nostro Paese, sia da un punto di vista prettamente musicale che da un punto di vista puramente sociologico.
È l’intera struttura, la complessità e la labirintica architettura del disco a travolgere l’ascoltatore. Gli Hideous Divinity, infatti, plasmano con cura maniacale una creatura multiforme e cangiante. Rispetto al primo Obeisance Rising notiamo, innanzitutto, un minor numero di tracce e un minor minutaggio. Tuttavia, è proprio tale complessità sopracitata a prendersi la scena, andando a creare composizioni mai completamente statiche, capaci di rinnovarsi ad ogni ascolto e, soprattutto, di non risultare mai banali. Il gruppo capitolino è animato da una maggior coscienza nei propri mezzi, anche se la maggior parte di loro vantano un passato glorioso in gruppi come Hour of Penance. Le canzoni risultano maggiormente inquadrate, benché animate da continui mutamenti, fuggevoli da qualsiasi equilibrio razionale e armonico, che le rendono, contemporaneamente, più articolate e possenti degli episodi della loro prima uscita.

Non vi è una traccia in particolare che colpisca l’ascoltatore. A scopo di risultare pedante e noioso, voglio ripetermi: è l’insieme, questo spettacoloso e immaginifico, malsano e perverso viaggio tra atmosfere di putrefazione e polveri sulfuree, la vera essenza di questo Cobra Verde. Se poi volessimo parlare di qualche traccia in particolare, In My Land I Was a Snake è, sicuramente, uno dei capisaldi dell’intero lavoro. La traccia sembra avere una vita propria, con un inizio sommesso di onde lontane che mugghiano contro la spiaggia, prima che le chitarre comincino a tessere il proprio ordito. Il riff di apertura è semplicemente magnifico: cresce, avvolge e accompagna sapientemente l’ascoltatore mentre, in sottofondo, possiamo udire la sotto-trama di una melodia lontana, dissonante con il resto, eppure tremendamente evocativa e superna. La canzone muta e cambia, fino a svanire lentamente. Lo spaccato centrale è come un invito a un desco riccamente imbandito e capace di soddisfare qualsiasi appetito, forte di un perfetto e raro equilibrio tra armonie e dissonanze, capace di divincolarsi tra mid-tempo, ripartenze e ritmiche sincopatiche. Le note arpeggiate della titletrack, Cobra Verde, inframmezzate dalla sfuriata delle chitarre distorte, offrono all’ascoltatore una visione bipolare e schizofrenica del genio creativo. Una paranoica sensazione di nevrotica oppressione ci avvolge, trascinandoci in un susseguirsi di riff di distorte armonie di monolitica e primeva bellezza. Emerge un lato selvaggio, assoluto e tremendo nel cantato di Enrico Di Lorenzo, capace di alternare ottimamente il growl allo scream e, pure, di concederci un breve intermezzo recitato. I pattern ritmici intessuti dal basso di Franceschini e dalla batteria di Galati sono semplicemente meravigliosi. La violenza, inoltre, è capace di generare uno stupendo tecnicismo prezioso e curato, come possiamo notare in una canzone come Sinister and Demented. I due soli sono un connubio perfetto d’intrecci melodici e tecnica, qualcosa che raramente si è portati a sentire. Non da meno, inoltre, risulta la sezione strumentale di The Alonest of the Alone. Infine, la stupenda Andjinakou, una canzone che rallenta l’intera opera, evocativa e tremenda, e che, come un cerchio, chiude l’intero album così come era incominciato.

Il giudizio, dunque, non può che essere dei più entusiasti benché quasi mai, come in questo caso, mi sia sentito così poco in grado di darne uno. Quando qualcosa riesce ad addentrarsi così tanto nell’animo, a penetrare così in profondità da rivelare gli oscuri pozzi che lo inabitano, essa è parimenti eccitazione e paura, bellezza e orrore. Questo equilibrio dicotomico è ciò che distingue ciò che è soggettivamente bello da ciò che lo è a un livello oggettivo, incidendo maggiormente nella sua durata nel tempo. Cobra Verde è, insomma, un disco di grandissimo livello che, spero, possa avere la visibilità e la gloria che merita.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
87.33 su 6 voti [ VOTA]
Doom
Sabato 25 Marzo 2017, 23.14.54
6
Ottimo album....
enrico86
Venerdì 24 Febbraio 2017, 14.55.31
5
grande album da una grande band, anche se secondo me gli hour un penance rimangono qualche passo avanti
Resurrection
Sabato 13 Dicembre 2014, 21.33.18
4
Bel disco anche se ho preferito il nuovo Hour of Penance (e neanche di poco), fa comunque piacere vedere band italiane sfornare dischi del genere.
Max
Martedì 9 Dicembre 2014, 11.04.51
3
Disco veramente bello, uno dei migliori dell'anno nel settore!
Vittorio
Lunedì 8 Dicembre 2014, 22.33.10
2
Ottima recensione per un disco strepitoso!
Andy Thrasher
Lunedì 8 Dicembre 2014, 20.46.00
1
Disco Death dell'anno! Album superlativo sotto ogni punto di vista. Complimenti alla band. VOTO: 90
INFORMAZIONI
2014
Unique Leader Records
Brutal
Tracklist
1. In My Land I Was a Snake
2. The Somber Empire
3. Cobra Verde
4. Salt in the Martyr’s Tear
5. Sinister and Demented
6. Desolation Within
7. The Alonest of the Alone
8. Adjinakou
9. The Last and Only Son (Ripping Corpse cover)
Line Up
Enrico “H.” Di Lorenzo (voce)
Enrico Schettino (chitarra)
Antonio Poletti (chitarra)
Stefano Franceschini (basso)
Giulio Galati (batteria)
 
RECENSIONI
85
80
ARTICOLI
03/05/2016
Live Report
CANNIBAL CORPSE + KRISIUN + HIDEOUS DIVINITY
Alcatraz, Milano, 01/05/2016
20/02/2015
Live Report
A ROTTEN BRUTAL NIGHT: HIDEOUS DIVINITY + MODUS DELICTI + MINDFUL OF PRIPYAT + CARNALITY
Blue Rose Saloon, Bresso, 15/02/2015
23/09/2014
Live Report
HIDEOUS DIVINITY + SYNODIK
L'Angelo Azzurro, Genova - 18/09/2014
 
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]