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Silent Opera - Reflections
( 1237 letture )
Un'opera silenziosa?
Non esattamente.

Con questo gioco di parole si descrivono nella loro biografia i Silent Opera, giovane band francese attiva dal 2007 ma che ha pubblicato -prima del presente Reflections- giusto un breve EP intitolato (in modo piuttosto programmatico) Act One.
Non si tratta affatto di un'opera silenziosa perché questi giovani ragazzi provenienti dall'Aquitania per essere al loro primo full-length dimostrano una maturità tecnica, compositiva e stilistica decisamente sopra la media, cosa che non a caso gli è recentemente valsa la possibilità di fare da spalla a una band del calibro degli Orphaned Land durante un recente tour europeo.
Già la difficoltà nel riuscire ad inquadrarli in un filone preciso dimostra quanto siano riusciti a mettere insieme una proposta abbastanza personale e decisamente interessante.
Certo non mancano riferimenti a svariate band più conosciute, ma il mix che i Silent Opera sono riusciti ad estrarre dal cilindro è qualcosa di assolutamente godibile.
I nostri infatti sono riusciti ad adagiare un impianto sinfonico piuttosto curato (prodotto totalmente dalle tastiere di Laura Nicogossian) su una base che oscilla tra il melodic death e il progressive, creando così un ibrido abbastanza fuori dagli schemi, cosa che negli ultimi tempi mi pare riesca piuttosto bene alle giovani band transalpine, considerando la ventata di novità che sta portando nel mondo del metal la loro scena.

Quello dei Silent Opera è un sound ricco ma assolutamente bilanciato, in cui tutti gli strumenti garantiscono lo stesso apporto in termini di presenza ed importanza ai fini dell'arrangiamento complessivo.
Le chitarra di Romain Larregain ci aggredisce con un palm-mute spietato ed estremamente imprevedibile nell'evoluzione del riffing (se lo isolassimo in alcuni passaggi potremmo -con le debite distanze- quasi avvertire un incedere vagamente meshugghiano) cosa che non fa che farci capire subito quanto questi francesi tengano alla loro anima più pesante; notevoli sono anche le parti soliste, che riescono ecletticamente a passare da assoli veloci ma più classici nella costruzione a svisate in sweep-picking estremamente pulite.
Jon Erviti dietro le pelli fornisce una prova estremamente valida: oltre ad accompagnare in modo adeguato e mai banale una base symphonic comunque molto avvolgente, riesce a mostrare un invidiabile repertorio di figure estreme che connotano in maniera decisa la parte più death del sound, passando senza sforzo da tirate rapidissime di doppia cassa a blast beat piuttosto spinti.
Olivier Sentenac al basso è invece il componente che fa emergere maggiormente la parte prog del sound, con linee davvero complesse, incisive e sempre in prima linea con un suono caldo e definito, assolve in maniera impeccabile l'accompagnamento delle parti più lineari e tira fuori arpeggi e variazioni totalmente indipendenti spesso in corrispondenza degli stacchi della chitarra.
La già citata Laura Nicogossian invece fa più che suonare le tastiere, con layer multipli piuttosto stratificati riesce ad imbastire vere e proprie orchestrazioni, che definiscono in maniera indelebile il sound dei Silent Opera con un uso sapiente di archi, pianoforte e vari altri orpelli come il carillon.
Nutrito anche il comparto voci con un più classico dualismo “Bella e la Bestia” diviso tra Laure Laborde e Steven Shriver. Quest'ultimo marca anche lui ulteriormente la componente death, e lo fa con una prova piuttosto convinta e sentita nell'interpretazione, per quanto con un timbro che non lo distanzia troppo dalla media di altri cantanti del genere, anche lui fa un sapiente uso dell'overdubbing per miscelare un growl più basso e gutturale allo screaming (che mi pare prediliga), dando così più forza alle harsh vocals, si poteva forse evitare gli urli sguaiati durante Inner Museum, ma in fondo è impossibile inserire variazioni che soddisfino tutti i palati.
Laure invece sembra sia una discreta soprano, che prova come molte altre cantanti di gruppi symphonic a cantare mischiando un lirico molto leggero con uno stile più moderno, che pare che le riesca meglio perché fa risaltare maggiormente il suo timbro; in lirico invece ci sono dei passaggi vocali (metà di Inner Museum) che sono pesantemente nightwishiani e per quanto non malvagi non fanno certo parte di quegli elementi originali che questa band porta con sé.
Un plauso va comunque al modo che ha di interpretare i brani, cosa che si può sentire nella ballad Chronicles of an Infinite Sadness (forse una delle sue prove migliori), dove con un timbro caldo ed avvolgente riesce decisamente ad ammaliarci accompagnata dal pianoforte di Laura, e ultimo ma non ultimo è riuscita molto bene a mascherare l'accento francese mentre canta in inglese, cosa notoriamente difficile per cantanti provenienti da paesi parlanti lingue neolatine.

La produzione è impeccabile, può essere che la casa discografica li abbia aiutati, ma chiunque l'abbia curata ha fatto un lavoro sopra la media, perché non solo i suoni sono ben curati e piacevoli da ascoltare, ma sono anche stati mixati in maniera perfetta, visto che si riescono a sentire sempre tutti gli strumenti (basso compreso), anche in mezzo ad una distesa di orchestrazioni che rischiava di saturare troppo l'insieme (gestito benissimo anche sotto il punto di vista dell'immagine stereofonica); la batteria forse in certi passaggi da l'impressione di essere aiutata da un trigger un po' spinto sulla cassa ma si tratta appunto di un'impressione, comunque di poco conto.

Che dire nel complesso?
I Silent Opera sono una band da tenere d'occhio.
Indubbiamente possono lavorare ancora di più nella creazione di un sound originale (già comunque a buon punto), magari sull'onda di connazionali come gli Akphaezya (per citarne alcuni e senza necessariamente raggiungere estremi come quelli).
Ad ogni modo Reflections è un gran bel modo di presentarsi al mondo con un full-length e sono certo che sentiremo presto ancora parlare di questi ragazzi.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
85 su 1 voti [ VOTA]
Le Marquis de Fremont
Mercoledì 10 Dicembre 2014, 14.32.14
2
Sono miei conterranei ma sono un po' scarsini nel songwriting. I pezzi non lasciano il segno ed effettivamente non sono belli. Forse la parte progressive è poco efficace. Non mi ha preso. Au revoir.
JhonsV
Martedì 9 Dicembre 2014, 15.57.31
1
A me quest'album è piaciuto molto e in certi punti è davvero impressionante. gli dari anche più di 80
INFORMAZIONI
2014
Massacre Records
Symphonic Death
Tracklist
1. Beyond the Gate of a Deep Slumber
2. Nightmare Circus
3. Dorian
4. The Great Chessboard
5. Fight or Drift
6. Dawn of the Fool
7. Chronicles of an Infinite Sadness
8. Inner Museum
9. Sailor, Siren and Bitterness
Line Up
Laure Laborde (Voce)
Steven Shriver (Growl)
Romain Larregain (Chitarre)
Laura Nicogossian (Tastiere)
Olivier Sentenac (Basso)
Jon Erviti (Batteria)
 
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