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Mercyful Fate - Into the Unknown
( 3294 letture )
The Gods will be Mercyful !

King Diamond è uno degli esempi più rappresentativi dell’heavy metal. Una carriera che si avvicina ai 40 anni senza mai un passo falso, mai un compromesso, mai un passo indietro. Ha iniziato con il suo face painting e con l’incredibile Melissa e da allora la sua carriera ha visto una serie di successi artistici di cui è difficile tenere il conto, sia con la sua band solista che con i Mercyful Fate.
Nei primi anni 90 i dissapori, più che altro artistici, con Hank Shermann sembrano placati ed i tempi maturi per una reunion del Fato Misericordioso; Into The Unknown è il terzo capitolo del nuovo corso della band e rappresenta al pari di In The Shadows e un gradino sotto Melissa e Don’t Break The Oath i capolavori della band.
In quest’album tutto è perfettamente bilanciato, la produzione è potente, i suoni nitidi, né troppo moderni (ricordiamo che siamo in piena rivoluzione grunge, alternative e nu metal) né troppo retrò, King Diamond e compagni fanno quello che meglio gli riesce e che non hanno mai cercato di mascherare seguendo i trend. Soprattutto quello che funziona sono i brani, nove canzoni più intro che sono la naturale evoluzione e successione dei brani dei capolavori dei primi anni ottanta.

King Diamond non nasconde la propria ironia dissacrante velata di macabro aprendo l’album con Lucifer, una versione del Padre Nostro leggermente rivisitata e dedicata al principe dei demoni, per poi partire con una doppietta eccezionale che da sola varrebbe tutto il disco, The Uninvited Guest e Ghost of Change sono due brani da brivido talmente sono riusciti, il primo più potente e martellante in cui emerge il buon lavoro fatto dietro le pelli da Bjarne T. Holm, new entry del combo danese; ottimo è però il lavoro di tutta la band, con Denner e Shermann in splendida forma ed autori di riff ed assoli al fulmicotone, in grado di creare intrecci chitarristici davvero interessanti. Il protagonista è però ovviamente il piccolo King, con il suo stilo vocale unico ed inimitabile, se vogliamo imperfetto e costantemente fuori tonalità nelle parti in falsetto ma talmente caratteristico da parere evidentemente voluto. Ritornelli immediati lontani dal mainstream e dall’essere commerciali pur riuscendo ad essere dannatamente (mai termine potrebbe essere più azzeccato) coinvolgenti, soprattutto quello di Ghost of Change.Listen to the Bell smorza un po’ i toni, ma paga il prezzo di trovarsi tra i due spumeggianti brani sopra citati e la bellissima Fifteen Men, che riesce a trasportarci su una nave pirata in tempesta, e non solo tramite la storia narrata, ma fin dal riff di chitarra iniziale che sembra cullarci come su delle onde. Pezzo impreziosito dalla solita magistrale interpretazione di Diamond. La titletrack è il pezzo più fuori dagli schemi ed anche il più vario dell’album, introdotto da una parte acustica inconsueta si sviluppa poi con il solito stile cupo ed heavy per fermarsi nella parte centrale con arpeggi dal sapore progressivo; profetico quindi il titolo che ci catapulta in qualcosa di sconosciuto, ma riuscito. Under the Spell, Deadtime e Hoy Water scorrono senza picchi, come si suol dire senza infamia e senza lode, ma sarebbe un errore considerarle dei riempitivi, posseggono tutto ciò che un brano dei Mercyful Fate deve avere, riff, parti ed atmosfere oscure, ritornelli riusciti; sulle tre probabilmente spicca Holy Water, per via di una interpretazione ancora più maligna di King Diamond. Chiusura col botto a cura di Kutulu (The Mad Arab part 2) in cui le atmosfere tetre e cupe si mischiano a melodie arabeggianti, con un ritornello immediato che ha il sapore di un rito malvagio per poi virare nuovamente su variazioni e parti strumentali.
Into the Unknown è un disco compatto e completo, c’è tutto quello che un disco heavy metal deve avere: potenza, cattiveria, chitarre che macinano riff e soli a non finire, una sezione ritmica coesa ed impeccabile e dei brani eccezionali, il sound è curato ma diretto e senza troppi fronzoli, non ci sono tastiere ad eccezione dell’intro Lucifer, non ci sono effetti, gli arrangiamenti puntano ad avere un effetto live, e l’obiettivo viene raggiunto.

I Mercyful Fate toccano nuovamente vette qualitative altissime, le ultime, prima dei soli discreti Dead Again e 9 e prima di ritirarsi (anche se lo scioglimento non è mai stato ufficiale). Purtroppo parlare di reunion è approssimativo, Kim Ruzz alla batteria non fece parte di nessuno dei nuovi dischi perché aveva abbandonato il mondo della musica ormai da diversi anni, ed anche Timi Hansen lasciò presto la nuova avventura, in questo disco infatti al basso troviamo il talentuoso Sharlee D'Angelo. Anche il songwriting è affidato quasi esclusivamente a King Diamond che in quegli anni dimostrava di avere una vena creativa praticamente inesauribile e sempre di qualità eccelsa. Nello stesso hanno infatti pubblicherà con il suo progetto solista l’eccezionale The Graveyard (disco che inspiegabilmente sarà osannato all’uscita ma poi considerato a posteriori come un mezzo passo falso).
King Diamond dimostra di essere uno dei pochi tra tanti a continuare a perseguire quella che davvero è la sua natura senza mai sbagliare un colpo, senza deludere mai; ringraziamo il cielo che in giovane età quando stava per intraprendere la strada del giocatore di calcio professionista scelse invece di truccarsi il volto e buttarsi a capofitto nel mondo della musica metal.
Attendiamo con impazienza un nuovo capitolo della sua carriera, che pare stia per arrivare presto!



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
94.30 su 13 voti [ VOTA]
David D.
Mercoledì 18 Aprile 2018, 18.31.37
8
Straconcordo con led Purple, vogliamo le recensione di Dead Again e 9
Led Purple
Venerdì 11 Dicembre 2015, 22.08.32
7
ma la recensione di 9 ???????? quand'è che la fate??? il migliore dei Mercyful Fate dopo Don't Break The Oath!!!
CYNIC
Domenica 21 Dicembre 2014, 17.48.02
6
voto: 92/100 cd bellissimo, cito solo una canzone ''The Uninvited Guest'' no che le altre siano di meno intendiamoci. Da avere tutta la discografia dei Mercyful Fate, non sono d'accordo con Mauro nel dire che 9 è un album discreto per me 9 È UN SUPER MASTERPIECE CAPOLAVORO INARRIVABILE PER CHIUNQUE. 9 VOTO: 100/100 UN MUST dell' HEAVY METAL.
AL
Sabato 20 Dicembre 2014, 20.44.31
5
album a dir poco strepitoso. lo ascolto regolarmente da quasi 20 anni. per me vale 90. Kutulu, la title track e ghost of change le mie preferite. Il Re non ne sbaglia una! un mito!
hj
Sabato 20 Dicembre 2014, 13.54.18
4
confermo 1996. Grandissimo album che distrugge qualsiasi altra band concorrente ma al confronto con i primi due (e il primo mini lp) impallidisce. Voto 75
Doomale
Sabato 20 Dicembre 2014, 12.19.03
3
Saro di parte quandp c'e` di mezzo il Re....ok i primi due sono li su`.....ma anche questo come in the shadows e Time sono ottimi album....Fifteen man and the.....mitica!
Er Trucido
Sabato 20 Dicembre 2014, 11.10.58
2
Vero, corretto, grazie della segnalazione
Ulvez
Sabato 20 Dicembre 2014, 11.06.14
1
credo che l'anno di pubblicazione sia 1996, non 1995
INFORMAZIONI
1996
Metal Blade Records
Heavy
Tracklist
1.Lucifer
2.The Uninvited Guest
3.Ghost of Change
4.Listen to the Bell
5.Fifteen Men
6.Into the Unknown
7.Under the Spell
8.Deadtime
9.Holy Water
10.Kutulu
Line Up
King Diamond (Voce, Tastiera)
Hank Shermann (Chitarra)
Michael Denner (Chitarra)
Sharlee D'Angelo (Basso)
Bjarne T. Holm (Batteria)
 
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