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Opeth - Still Life
( 6577 letture )
TITANICI
Il Rosso e il Nero: due colori estremamente forti, intensi e dai molteplici significati. Per descrivere questa coppia, risulta inevitabile il richiamo al noto titolo di Stendhal del 1830. I temi trattati dal romanzo girano intorno all'amore, l'ambizione e la società. Tutto viene analizzato sotto un punto di vista prettamente psicologico, costruendo una trama macchiata dagli elementi più forti e violenti che esistano: il rosso simboleggia la passione, il sangue e l'amore, mentre il nero è l'emblema della morte, del freddo e della lontananza. A cosa porta la miscela di questi due colori? Alla vendetta, alla follia e ad una forma irrazionale d'espressione dei propri sentimenti, che trova sfogo in un romanticismo ottocentesco e noir, dalle tinte fortemente titaniche. Secondo quest'ultimo concetto citato l'uomo si porta sopra le masse, combattendo tutto e tutti, senza compromessi o ripensamenti, con la propria forza e il proprio sentimento. La lotta tuttavia assume sempre una concezione "titanica" poiché l'essere umano, mortale e caduco, è in conflitto con il destino, che in maniera ineffabile, lo condanna alla sconfitta. Nonostante ciò si preferisce una morte nel tentativo di aver dato se stessi alla causa, piuttosto che una tacita accettazione della sconfitta.

Perché parlare così tanto dei temi dell'opera di Stendhal? Perché dietro quei due colori, gli stessi usati per la copertina e tutte le meravigliose artwork a opera di Travis Smith, si nascondono le medesime tematiche di Still Life.
Il quarto disco degli svedesi vede la luce nel 1999, dopo un esordio brillante, ma con uno stile ancora in fase di sviluppo e dopo un meraviglioso e più maturo My Arms, Your Hearse. Dopo quello che è stato il primo concept del gruppo, gli Opeth tornano alla carica con una nuova storia, non meno cupa ed emotivamente provante rispetto a quella del suo predecessore del 1998. Le sonorità degli esordi, per quanto affascinanti e originali, si sono evolute drasticamente, insieme alla produzione che stavolta rende finalmente gloria alla ricercatezza musicale di Akerfeldt e compagni. Fin dai primi momenti del platter capiremo immediatamente, come fossimo di fronte ad un manifesto, a cosa andiamo incontro: ci basteranno pochi minuti, quanti se ne possono contare sulle dita di una sola mano.

IL ROSSO ...
Nei primi quattro minuti di The Moor, vi è una perfetta sintesi di quello che ci aspetta: doppi fraseggi di chitarra melodici, arpeggi acustici profondi e dolcemente intensi, intricati riff e ritmiche progressive e delle sfuriate death dal classico sound svedese. Il tutto è miscelato sapientemente, privo di punti di rottura, senza stacchi che potrebbero segnare una difficile omogeneità nel mescolare tutti questi stili diversi. Il protagonista di Still Life è un uomo che viene esiliato da una società teocratica, poiché giudicato immorale e sotto una forma di possessione demoniaca per le sue deformazioni fisiche. Dopo esser stato picchiato, infangato e bruciato, viene bandito dal suo villaggio, rimanendo lontano da esso per quindici anni. Il growl e il clean di Akerfeldt si alternano egregiamente, trasmettendo la rabbia e il motivo passionale che spingono il reietto a tornare al villaggio.

Non c'è perdono in questi occhi
Per ognuno di voi tranne che per una
Dissolvo la nebbia per adesso
Melinda è la ragione per cui sono venuto


Qui ha inizio la lotta titanica: Melinda è l'amata dell'esiliato, abbandonata dopo l'allontanamento dell'uomo, che torna con l'obiettivo di ritrovarla e di scappare da quel loco per sempre con lei. Le progressioni acustiche e distorte in questa prima traccia, la più lunga di tutto il platter, si alternano in maniera fluida e perfetta, costruendo una peculiarità fondamentale del sound inconfondibile della formazione svedese. A costellare la canzone di quell'aura di perfezione ci sono anche i fraseggi a due chitarre dal taglio più classico e romantico, che danno un tono di solennità all'andamento armonico di The Moor.

Se mi sopporterete
Avrete paura di me
Non mi lascerete mai
A un destino con voi


In una finale minaccia, che trasuda un incredibile senso di vendetta, si conclude la prima meravigliosa canzone, che lascia spazio alla successiva Godhead's Lament. Il brano si apre con un riffing nervoso e aggressivo, sulle quali prende forma, grazie alle parole, la dimensione della lotta che il reietto sta per affrontare. Se la sua presenza venisse scoperta, sicuramente verrebbe ucciso e, in nessun modo, si deve spargere la notizia che lui è tornato. Questo senso di angoscia viene trasmesso quindi dai versi e dalla musica, finché la violenza del death non si trasforma lentamente in una ballad acustica, nella quale va in primo piano la consapevolezza che il raggiungimento dello scopo dell'esiliato (rivedere Melinda) è più importante della sua vita. La violenta critica alla società teocratica e alla religione riprendono il primo piano facendo risfociare la canzone nella violenza, con un growl pieno ed eccezionale. L'incontro fra l'esiliato e Melinda avviene in Benighted, dove sul meraviglioso arpeggio della chitarra acustica si muovono le clean vocal di Akerfeldt, questa volta lontano dal death, con un tono profondo e caldo. Melinda viene descritta con lo sguardo smarrito, impaurita da quell'incontro: la supplica che viene cantata è una sorta di voce della verità, che cerca di far riflettere la donna su come le catene della società abbiano preso il dominio della sua vita. L'unico modo per liberarsi è quello di scappare via con lui, perdere il controllo e il senso dei doveri.

Vieni in questa notte
Qui ce ne andremo
Così lontano
Dalle nostre deboli e decadenti vite
Vieni in questa notte
Quando i giorni sono finiti
Persi e smarriti
In ciò che è scomparso dai miei occhi


Le parole rimandano a un'ode dal taglio poetico, una vera invocazione che si muove su una linea musicale nuovamente perfetta: le atmosfere rimandano moltissimo al concetto di "notte" e, ascoltando la canzone attentamente, si ha la reale sensazione che vengano dette proprio nelle ore più buie. La versatilità di Lopez e Mendez costituisce una sezione ritmica jazz pregiata, sulla quale viene scritto un assolo particolarmente delicato. Una parola che meglio delle altre descrive da sempre gli Opeth è "raffinatezza" e senza ombra di dubbio Benighted ne è una delle prove assolute.

... E IL NERO
Dopo quel momento di estrema dolcezza, le cose non volgono al meglio e l'esiliato si rende conto di essere ancora più a rischio di prima. Il tempo fa da padrone come in tutte le grandi tragedie e il senso d'angoscia riprende nuovamente il sopravvento, con una descrizione colma d'odio che viene fatta del Concilio della Croce, il governo teocratico, che si sporca le mani di sangue e frusta i poveri. Questi sono gli avvenimenti che corrono sulla ibrida Moonlapse Vertigo, traccia nuovamente longeva e ricca di un'alternanza tra death e jazz da brividi. L'uomo trascina di nuovo la donna fuori dalla città e in Face of Melinda avviene di nuovo il loro incontro. Il suo volto viene descritto come spento e privo di gioia, pensieroso e incupito dalla situazione. La ballad ha un andamento costante e delicato, fino alla seconda metà, nella quale le chitarre distorte entrano a dare corpo al brano, sostenendo quello che è il momento di maggiore pathos.

Fissandomi senza una fine in una notte primaverile
Parlò della sua debolezza e ruppe la poesia
Ma si confuse con l'ultimo verso
"La mia promessa è compiuta ma il mio cuore è tuo"


Il silenzio di Melinda viene rotto con l'ultimo rifiuto: si tradisce con le sue parole, rivelando il suo amore ma anche la terribile promessa, non quella ad un uomo, ma quella a Dio. La donna si è fatta monaca per sopperire alla sua debolezza e ai suoi peccati morali. Le tinte della trama si fanno sempre più scure e l'impresa titanica, inizia a sfumare nell'impossibilità. Il brano si chiude con dolcezza in una lenta dissolvenza, prima che la pesantezza del successivo prenda drasticamente il sopravvento. In Serenity Painted Death il reietto si risveglia intorpidito il giorno dopo e scopre che Melinda è stata scoperta dal Concilio della Croce e la sua punizione per essersi vista con lui è una sottile linea rossa che collega il suo collo alla terra: alla donna è stata tagliata la gola. Il songwriting diventa particolarmente forte, concentrandosi sull'ultima espressione presente sul volto della giustiziata, ovvero un sorriso che dipinge di serenità la sua morte. A questo momento di massima disperazione, sostenuto da alcuni dei migliori riff aggressivi di Still Life e dalla suprema prestazione in growl del cantante, seguono momenti di sospensione musicale e di ripresa dei fraseggi che aprono il brano. Le nera macchia della morte non si ferma, allargandosi a colpo d'occhio poiché, annichilito dall'odio, il reietto inizia a uccidere tutti coloro che hanno giustiziato Melinda e quelli che gli stanno attorno indistintamente, fino a svenire privo di forze. Il crollo dell'uomo è espresso musicalmente attraverso la brusca interruzione della canzone sul finale, un po' come succedeva in Pull Me Under (Dream Theater - Images and Words) che a sua volta parlava della morte e, per simulare l'arrivo improvviso d'essa, venne tagliata seccamente sul finale. Ad emancipare lo stacco con la canzone successiva ci pensa l'incipit violento di White Cluster: in quest'ultimo brano che chiude il platter, l'uomo si risveglia nella cella, con il boia che lo viene e prendere per eseguire la sua condanna. Il popolo, raffigurato come uno sciame bianco, si è riunito per assistere all'impiccagione: su delle sostenute ritmiche che accompagnano una chitarra in clean, si muovono le parole di disprezzo rivolte alle persone che ora con ipocrisia piangono il condannato, lo stesso che una volta avevano picchiato ed esiliato. A circa metà brano la musica si interrompe quasi del tutto, tranne per un sottile filo, un po' come la corda che sostiene la vita dell'uomo, che ci porta agli ultimi momenti di questo meraviglioso album. L'angoscia e la violenza delle chitarre distorte si miscelano in una serie di assoli incrociati da capogiro, con una coppia Akerfeldt/Lindgren tecnica e dalle sfumature fortemente prog. Rimane solo un momento di riflessione e attesa, prima dell'ultima strofa.

Il mantello catturò i sospiri di sollievo
Mentre il tocco originario mi riportò indietro
E l'ultimo sguardo che feci, vide che era ancora qui
Facendo un cenno poco dietro di me.


Pochi istanti prima di essere impiccato, l'uomo sente una mano sulla propria spalla e voltando il capo vede Melinda: sente che è ancora lì e gli fa cenno di unirsi a lui una volta per tutte nella morte. Con quell'alternanza di acustico e distorto che ci ha accompagnato per tutto Still Life, il disco si chiude egregiamente, senza lasciare nulla di incompiuto, con un alone di aurea perfezione.


DUALISMI
Amore e morte, passione e vendetta, sacro e profano: una grande quantità di elementi si miscela all'interno di quest'opera dalle tinte fosche. La complessità musicale si ripercuote su una difficoltà emotiva, sulla consapevolezza che andiamo incontro ad un finale che immaginiamo e, al contempo cerchiamo di respingere, scalciando forsennatamente. Le atmosfere cupe e notturne degli Opeth plasmano una storia realistica e tragica: Still Life è un vero schiaffo in faccia, da un punto di vista musicale e di contenuti ed è esattamente questa la sua forza. Il fatto che nulla finisca bene e il nero annichilisca ogni cosa è una cupa e inquietante morale, una voce fuori dal coro che rompe i canoni di quello che ci viene raccontato. Il disco, già ampiamente analizzato da un punto di vista compositivo, è arricchito con dei testi pieni di dettagli, che possono fornire tante interpretazioni diverse e con delle meravigliose artwork che rappresentano i momenti più importanti dell'intreccio narrativo, trasmettendo delle emozioni fortissime, a maggior ragione se integrate con l'ascolto.

Nel 2001, Blackwater Park lancerà gli Opeth al successo mondiale, consacrandoli definitivamente. L'inevitabile conseguenza è che il disco che ha fatto da predecessore, ovvero quello preso in analisi oggi, risulti adombrato da quel vortice d'oscurità che viene considerato il miglior lavoro del gruppo svedese. Per quanto siano dischi diversi, che presentano tematiche e maturazioni stilistiche differenti, sono fermamente convinto che Still Life non abbia nulla da temere se messo a confronto con il proprio successore, anzi. In realtà, sono ardentemente convinto si tratti di una gemma imperdibile, alla quale non è mai stato dato il giusto peso, che poco e niente ha da invidiare a tantissimi altri della storia del metal.



VOTO RECENSORE
93
VOTO LETTORI
96.35 su 93 voti [ VOTA]
Aceshigh
Sabato 15 Dicembre 2018, 10.10.53
32
Capolavoro! Uno di quegli album che ogni tanto vale la pena rimettere nel lettore o sul piatto. Insieme al successivo Blackwater Park costituisce un binomio imprescindibile per chiunque ami... l'arte ! P.s.: bellissima recensione. Concordo al 100% con il voto.
Akerphet
Domenica 23 Settembre 2018, 0.23.24
31
Disco eccezionale, assieme a Morningriise e Blackwaterpark il miglior lavoro in assoluto degli Opeth, Death e Prog che s'intrecciano alla perfezione facendo da colonna sonora ad una storia bellissima. Voto 100.
Diego
Domenica 9 Settembre 2018, 11.53.54
30
Recensioni bellissima e non banale. Denota un analisi e un ascolto attento del disco. Gli opeth sono la band definitiva nel genere! Personalmente un punto in piu per morningrise...ma li é pura affezione. É da quell'album che ho iniziato a seguirli.
Gilli97
Domenica 7 Maggio 2017, 0.16.59
29
Abbasso a 90
Gilli97
Mercoledì 21 Dicembre 2016, 8.52.13
28
Disco fantasmagorico. 99 senza troppi dubbi
ForestOfOctober
Mercoledì 11 Novembre 2015, 23.13.41
27
Le mie orecchie non potranno mai ringraziare pienamente Åkerfeldt & Co. Nulla mai riuscirà minimamente ad avvicinarsi all'immensità di questo capolavoro. Semplicemente inarrivabile sotto tutti gli aspetti.. Ogni nota è un viaggio meraviglioso all'interno di un pianeta chiamato Opeth. Difficilmente durante il mio percorso musicale riuscirò ad ascoltare qualcosa di più perfetto.
Francisarbiter
Martedì 27 Gennaio 2015, 16.07.02
26
Disco stupendo e recensione tra le più belle che abbia letto
Screamforme77
Giovedì 25 Dicembre 2014, 20.33.17
25
Ottima recensione che fa capire come meglio non potrebbe la narrativa del concept, in modo che amplifica le emozione che l'album diffonde gia di suo dal punto di vista esclusivamente musicale. Ovviamente parliamo di un album veramente stupendo, il mio preferito soltanto dopo Morningrise.
Awake
Mercoledì 24 Dicembre 2014, 1.11.20
24
Ottima recensione per un album monumentale, come tutti i primi 9 della band di Stoccolma del resto. Bravo Axoras, continua così, stai venendo su alla grande.
CYNIC
Martedì 23 Dicembre 2014, 16.49.35
23
@ Le Marquis de Fremont, GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE, sono contento che ti piacciono i CAMEL, io vado pazzo per questa band IMMENSA ogni loro disco mi procura emozioni fortissime. @ Sandro70 GRAZIE anche a te, per sempre CAMEL, Andy Latimer semplicemente un GENIO. Pete Bardens''''Tastierista''''LEGGENDARIO, riposa. in. pace. ti vogliamo un bene dell'anima.
Le Marquis de Fremont
Martedì 23 Dicembre 2014, 10.50.12
22
Disco eccellente, profondo e fortemente emozionante degli Opeth, come tutti i loro primi. Si sente tra le note, la loro vena prog che poi svilupperanno in pieno con la svolta degli ultimi due album. Ma qui sono veramente al top. Complimenti poi al recensore. Una delle più belle e coinvolgenti recensioni che ho letto. Bellissima. Infine mi associo a Monsieur Cynic relativamente ai Camel. Tra le mie band preferite del prog Inglese, con Andy Latimer tra i migliori chitarristi di sempre. Au revoir.
David De La Hoz
Lunedì 22 Dicembre 2014, 23.55.02
21
disco immenso. gli opeth hanno davvero sempre fatto lavori di livello altissimo in quegli anni. wow
Galilee
Lunedì 22 Dicembre 2014, 9.27.50
20
Uno dei migliori dischi degli Opeth.
MorphineChild
Lunedì 22 Dicembre 2014, 0.31.17
19
fiero possessore del doppio vinile di questo che è, a mio parere, l'apice della fase "di mezzo" degli Opeth. un album da ascoltare per intero, in modo da poter apprezzare pienamente l'alternanza tra pieni e vuoti, tra aggressività e calma, significative sia all'interno delle singole canzoni che nella tracklist. incredibile come il "ritornello" in clean di The Moor, nonostante duri 5 secondi e si ripeta 2 volte lungo l'arco di un brano da 13 minuti, risulti memorabile; spaventosi attacco e break di Godhead's Lament, così come gli stop & go di Serenity Painted Death, senza parlare dei due lenti... e, ad aggiungere profondità e significato alla musica, un concept che pare cucito sulle note pensate da Akerfeld. ci sarebbe anche da menzionare la perfetta produzione, ma mai come in questo caso è meglio far parlare la musica
MorphineChild
Lunedì 22 Dicembre 2014, 0.31.15
18
fiero possessore del doppio vinile di questo che è, a mio parere, l'apice della fase "di mezzo" degli Opeth. un album da ascoltare per intero, in modo da poter apprezzare pienamente l'alternanza tra pieni e vuoti, tra aggressività e calma, significative sia all'interno delle singole canzoni che nella tracklist. incredibile come il "ritornello" in clean di The Moor, nonostante duri 5 secondi e si ripeta 2 volte lungo l'arco di un brano da 13 minuti, risulti memorabile; spaventosi attacco e break di Godhead's Lament, così come gli stop & go di Serenity Painted Death, senza parlare dei due lenti... e, ad aggiungere profondità e significato alla musica, un concept che pare cucito sulle note pensate da Akerfeld. ci sarebbe anche da menzionare la perfetta produzione, ma mai come in questo caso è meglio far parlare la musica
legion666
Domenica 21 Dicembre 2014, 19.01.30
17
beh,che dire.....il loro capolavoro....un mix tra chitarre acustiche e distorte perfetto...mix clean vocals e growl stupefacente... un album che ancora oggi dopo decine e decine di ascolti mi sorprende!da pelle d'oca....bravi bravi bravi!
Michele "Axoras"
Domenica 21 Dicembre 2014, 14.30.12
16
Un ringraziamento a tutti per i meravigliosi complimenti. Non fate così, sennò mi ci abituo, dopo è la fine ! Colgo l'occasione come il collega JimiTG, per augurarvi buone feste a tutti. Un abbraccio !
JJ
Domenica 21 Dicembre 2014, 14.23.37
15
Secondo me il loro capolavoro assoluto!!! Un sound fantastico. Hanno saputo trovare il giusto equilibrio tra violenza e dolcezza,parti acustiche e distorte...un turbinio di emozioni che pochi album riescono a creare. Complimenti al recensore per aver illustrato in modo egregio il concept. Ah...copertina che è un'opera d'arte!!!!
Jimi The Ghost
Domenica 21 Dicembre 2014, 11.47.58
14
Adoro soffermarmi tra le righe scritte da questo attento scrittore: Michele riesce sempre ad essere molto equilibrato e profondo in ogni sua recensione. Un tratto della tua penna che brillantemente completa uno staff redazionale già di altissimo livello. Che bello leggervi tutti! Opeth - Still Life: Si può comprendere la bellezza nella tristezza? Nell'angoscia vi può essere una bellezza? Una risposta presente nella filosofia estetica del "Wabi-sabi" giapponese, nella quale tutto è un equilibrio tra le parti, in costante transizione. Non rubo spazio. Questo è un meraviglioso poema del Prog Death scritto da una band da sempre alla ricerca di quell'equilibrio musicale tra le due parti che si completano a vicenda. Ancora un disco di valore. Un caro saluto e buone feste a tutti. Jimi TG
Sandro70
Sabato 20 Dicembre 2014, 23.16.35
13
Gli Opeth sono un gruppo che non riesco proprio ad apprezzare. Ci ho provato e riprovato ( ho comperato still life e in seguito anche Blackwater Park ) ma, niente da fare...mi annoiano a morte. Che dire, ci riuncio con dispiacere, visto che tutti li lodano. p.s. Sui Camel concordo pienamente con CYNIC.
CYNIC
Sabato 20 Dicembre 2014, 20.40.14
12
p.s.: io spero che metallized prenda in seria considerazione di recensire i dischi dei CAMEL band IMMENSA del prog rock.
entropy
Sabato 20 Dicembre 2014, 20.00.21
11
Fantastcio
Vulgar Puppet
Sabato 20 Dicembre 2014, 18.06.14
10
Ricordavo ci fosse già questa recensione... comunque un grandissimo disco, il mio personale preferito degli Opeth. Questa recensione mi porterà probabilmente ad ascoltare in maniera diversa Still Life in futuro, grazie all'interpretazione che ne viene fatta e alla spiegazione del concept. Condivido anche i pareri del recensore; nulla ha da invidiare al successivo e nemmeno ai dischi storici del Metal. Capolavoro di una band che, io penso, non ha mai sbagliato un disco.
Luca
Sabato 20 Dicembre 2014, 14.55.07
9
Io lo scoprii da subito con Orchid, affascinato dalla copertina.. fu subito amore.. questo un capolavoro da 100.. mi piange il cuore sentire la merda che stanno componendo da un po di anni a questa parte
bloob
Sabato 20 Dicembre 2014, 14.36.11
8
Disco favoloso, bellissimo. Quando lo ascoltai pensai che meglio di così non si poteva fare. Poi arrivò Blackwater Park e dovetti ricredermi! Piccola curiosità, ascoltate l'inizio di Never Let Go dei Camel e l'inizio di Benighted...
Followthecheater
Sabato 20 Dicembre 2014, 13.59.11
7
Il recensore più piacevole e suggestivo di metallized, complimenti per la recensione
hj
Sabato 20 Dicembre 2014, 13.55.27
6
li ho scoperti tardivi con questo album. Amore a prima vista, uno dei più belli. Un album da 90
lux chaos
Sabato 20 Dicembre 2014, 12.55.17
5
Stupendo, veramente fantastico, se la gioca con Morningrise ma forse resta il mio preferito in assoluto e l'apice della poetica opethiana
Keyser Söze
Sabato 20 Dicembre 2014, 11.45.22
4
Per me è questo l'apice degli Opeth, non BP. La copertina, poi, è una belle più belle della storia del metal, se posso dirlo.
Mickey
Sabato 20 Dicembre 2014, 11.44.20
3
Comunque ottimo aggiornamento della vecchia recensione.
Mickey
Sabato 20 Dicembre 2014, 11.42.37
2
Disco che ai tempi ho consumato. Bellissima l'edizione digipak,decisamente l'edizione di riferimento.
Metal4ever
Sabato 20 Dicembre 2014, 10.50.12
1
Che disco! Ho sempre avuto difficoltà nell'interpretare i testi degli Opeth, perciò sono contento di aver letto questa validissima disamina in un'ottima recensione (complimenti) che mi fa apprezzare ancora di più il disco. Cosa potrei aggiungere? Nulla. Dico solo che "The Moor" è una delle canzoni più belle che abbiano mai fatto gli Opeth e che è ai livelli di una "Black Rose Immortal" ; Magnifico anche il lavoro vocale di Akerfeldt.
INFORMAZIONI
1999
Peaceville
Prog Death
Tracklist
1. The Moor
2. Godhead’s Lament
3. Benighted
4. Moonlapse Vertigo
5. Face of Melinda
6. Serenity Painted Death
7. White Cluster
Line Up
Mikael Akerfeldt (Voce, Chitarra)
Peter Lindgren (Chitarra)
Martin Mendez (Basso)
Martin Lopez (Batteria)
 
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