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Yngwie Malmsteen - Eclipse
( 2212 letture )
Era l’inizio di un nuovo decennio, nella primavera del 1990, quando il chitarrista svedese Yngwie Malmsteen propose al pubblico la sua quinta fatica, intitolata Eclipse.
L’eclissi è un evento astronomico noto a tutti, che si verifica quando un corpo celeste si pone tra una sorgente di luce ed un altro corpo, oscurandolo totalmente o parzialmente. Allo stesso modo, Eclipse aveva il difficile compito di provare a far entrare nel suo cono d’ombra la prima parte di una brillante carriera. Il disco arrivava infatti un anno dopo l’uscita dello storico Trial by Fire - Live in Leningrad e si proponeva di riprendere le fila aperte dal precedente Odyssey; eredità non facile da raccogliere, soprattutto a causa degli importanti eventi intercorsi tra le due uscite. Su tutti, la creazione della nuova formazione, curata da Malmsteen dopo essersi separato dagli artisti con cui aveva collaborato, che per la prima volta comprendeva solamente artisti svedesi. Troviamo così Mats Olausson a continuare e rinnovare l’ottimo lavoro di Jens Johansson alle tastiere, il quale lo stesso anno sarebbe comparso a fianco di Ronnie James Dio in Lock Up The Wolves; Svante Henrysson e Michael Von Knorring, rispettivamente al basso e alla batteria. Di sicuro, il nuovo arrivato che avrebbe dovuto fare più duramente i conti con il passato era il cantante Göran Edman, successore di tre delle voci tutt’ora più apprezzate tra quelle che hanno affiancato i virtuosismi della chitarra di Malmsteen, quelle di Jeff Scott Soto, Mark Boals e Joe Lynn Turner. Edman venne scelto dal chitarrista svedese dopo la sua prova nel disco di John Norum, Total Control.
Non era quindi un progetto semplice quello intrapreso da Malmsteen con il suo ultimo album sotto l’etichetta Polydor Records.

Che Eclipse sia un disco diverso rispetto a ciò che Malmsteen aveva fatto fino a quel momento, risulta evidente fin dai primi tre brani. Making Love ha fatto subito storcere il naso a chi si aspettava che il nuovo album prendesse una direzione diversa dopo le derive considerate fin troppo orecchiabili di Odyssey. Se infatti le tracce di apertura hanno la capacità di avvicinare molti tra coloro che non hanno amato l’atteggiamento da shredder dei primi tre dischi di Malmsteen, sono allo stesso tempo i medesimi brani che allontanano gli amanti del tecnicismo e dell’ispirazione classica del chitarrista svedese, che non si ritrovano in questo sound più morbido. Nonostante le critiche, non si può rimanere indifferenti davanti a risultati come Bedroom Eyes. La chitarra di Malmsteen ci dimostra come nelle sue corde non serbi solo il ricordo dell’ordine bachiano, né solamente la grazia di Vivaldi, ma anche il caos e l’istinto. Le influenze nell’assolo ci riportato infatti a Jimi Hendrix, svelando l’abilità dello svedese nell’inglobare nella sua personale impronta stilistica suggestioni differenti. La stessa capacità compare nella lenta Save Our Love, che sostituisce alla consueta esibizione di abilità un’interpretazione romantica e più delicata. Se questi primi tre brani riescono a dividere ancora oggi i fan di Malmsteen tra apprezzamento e orrore, Motherless Child, Devil in Disguise e Demon Driver premiano coloro che sono da sempre legati allo stile mostrato nei primi dischi e da cui si distaccano a fatica. Devil in Disguise si addentra in atmosfere più scure e si distingue per l’arpeggio iniziale e l’evocativa atmosfera cultuale, che si lega con naturalezza al titolo. Torna poi l’ispirazione classica negli assoli di Demon Driver. Eclipse si conclude con la titletrack, che è anche l’unico brano strumentale dell’intero album. Gli spunti presentati da Malmsteen sono ancora più ampi rispetto a quanto già dimostrato in passato, ma il brano, forse anche per la non eccessiva lunghezza, non sembra essere pienamente indagato, ma piuttosto sviluppato come conclusione, come outro.

La qualità più apprezzabile di Eclipse è la possibilità di fare breccia nel muro di diffidenza che molti ascoltatori hanno eretto contro i virtuosismi, la tecnica e talvolta anche l’ego di Yngwie Malmsteen. Non si può negare però che, forse proprio a causa di questa peculiarità, il disco non sia stato recepito con grande entusiasmo; questo vale sia per il pubblico, che con le sue divisioni sottolinea spesso in maniera opposta i diversi aspetti di Eclipse, sia da Malmsteen, che non include canzoni di questo album in raccolte e live, con l’unica eccezione di Bedroom Eyes. Quello che di sicuro Eclipse ha portato alla luce nel 1990 è la particolare dinamica con cui si stava evolvendo la carriera di Malmsteen. Risultava ormai evidente, infatti, che si fosse conclusa un’epoca, in grado di contenere in maniera organica i primi tre lavori del chitarrista, il primo Rising Force, il potente Marching Out ed il movimento conclusivo, Trilogy. Quando nel 1988 Malmsteen presenta Odyssey, il seme di quanto stava per accadere con Eclipse era già stato piantato; una prima trilogia si era conclusa ed un’altra era iniziata, che segnerà a sua volta con Fire and Ice la fine di una seconda era.
Uno degli elementi che distanzia maggiormente Odyssey da Eclipse è proprio la presenza di Göran Edman come successore di Joe Lynn Turner. Edman è variamente apprezzato ed odiato dal pubblico, che spesso lamenta una mancanza di adeguatezza del cantante svedese nei confronti dello stile del chitarrista. Nonostante la sua voce sia senza dubbio più piacevole quando si mantiene in un registro intermedio, come accade ad esempio all’inizio di What Do You Want, e non in quello alto richiesto dal gusto di Malmsteen, il suo contributo in termini di timbro ed interpretazione si rivela prezioso, soprattutto in canzoni come Bedroom Eyes che trovano quindi una loro forte particolarità.
Forse Eclipse non ci ha regalato canzoni immortali come altri capisaldi disseminati lungo il corso della carriera di Yngwie Malmsteen, ma ciò non toglie che si tratti di un buon disco ed un passaggio importante nella carriera dello svedese. Inoltre, qua il chitarrista ha dimostrato di saper variare, respingendo quindi le accuse di banalità e ripetitività che spesso sono legate al suo nome, pur rimanendo fedele a se stesso. La sua musica è come una sequenza di DNA, inconfondibile tra le altre.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
91.17 su 51 voti [ VOTA]
Roberto
Giovedì 1 Gennaio 2015, 18.10.56
14
Concordo col voto 80
Roberto
Giovedì 1 Gennaio 2015, 18.09.22
13
@Vittorio: cosa c'entra se all'uscita fosse per lo più stroncato. Ricordo che pure un capolavoro come Surfing with the alien fu preso all'epoca con sufficienza oppure dischi storici come i classici dei Deep purple..@Andrew Lloyd: Per dirti a me il cantato di Odissey non piace, troppo melodico, troppo AOR...de gustibus
Vittorio
Mercoledì 31 Dicembre 2014, 9.25.33
12
Mi fanno effetto tutti questi giudizi così positivi...all'uscita venne per lo più stroncato.
lux chaos
Martedì 30 Dicembre 2014, 21.51.29
11
Ah bè, se ci riveli la verità assoluta così sui due piedi allora non parliamo più, anzi grazie
Andrew Lloyd
Lunedì 29 Dicembre 2014, 9.22.28
10
Voti troppo alti. Malmsteen con questo disco era in fase calante. Ha dei buoni/ottimi momenti ma niente a che vedere col songwriting di Odyssey ( il suo miglior album) e non a caso lì c'era un certo Turner che bilanciava alla grande il suo ego: la chitarra di Malmsteen mai fu più funzionale nell'economia delle canzoni. Ovvio, uscirebbe oggi un disco così, si griderebbe al miracolo... Voto: 73
CYNIC
Domenica 28 Dicembre 2014, 21.35.04
9
io di Yngwie Malmsteen posseggo: 1984 – Rising Force 1985 – Marching Out 1986 – Trilogy 1988 – Odyssey 1990 – Eclipse 1992 – Fire and Ice 1994 – The Seventh Sign 1997 – Facing the Animal 1999 – Alchemy = Tutti Capolavori per il sottoscritto.
d.r.i.
Sabato 27 Dicembre 2014, 20.49.48
8
Bello bello bello. Come tutti i dischi di YJM lo ascolto ogni tanto. Voto 85
sadwings
Sabato 27 Dicembre 2014, 20.37.20
7
album molto riuscito e che ascolto volentieri. 85
Elluis
Sabato 27 Dicembre 2014, 20.05.46
6
Onestamente mi sono fermato a Trilogy e Odissey che peraltro apprezzo ancora, ma dopo un po mi annoia....... non vogliatemi male !! Lui è un artista eccezionale anche dal vivo, umanamente è meglio essere investiti da un autobus che avere a che fare con lui, ma il suo talento è indiscutibile.........
klostridiumtetani
Sabato 27 Dicembre 2014, 19.00.05
5
Fino al successivo "Fire and ice", secondo me ha fatto capolavori! Qualcosa di buono in The Seventh Sign – Magnum Opus – Inspiration – Facing the Animal, poi non mi è più piaciuto molto tranne War to End All Wars, che (ERESIA! ERESIA! ), ritengo un altro capolavoro! Riguardo questo disco ovviamente non posso che pronunciarmi molto positivamente, bei ricordi! Devo dare un voto? 90 per me.
lux chaos
Sabato 27 Dicembre 2014, 18.46.07
4
Concordo, discone immenso, forse il mio preferito dello svedese...e poi, quando apre bocca Goran Edman, io mi inginocchio, sto zitto e ascolto. Mi avete fatto venir voglia di metterlo su Fantastico
Riser
Sabato 27 Dicembre 2014, 14.42.01
3
Voto fuori completamente. Disco immenso
sgrunf
Sabato 27 Dicembre 2014, 12.02.22
2
Indimenticabile primo concerto Heavy al palasport di Cesena in Maggio del 1990........Miticooooooo. Di spalla suonarono quegli svizzeri dei China.
LAMBRUSCORE
Sabato 27 Dicembre 2014, 11.03.57
1
Come per la maggior parte dei suoi dischi , per me anche qua ci sono ottimi pezzi, Making love, Demon driver, Motherless child, mentre altri non li sopporto, tipo le ballad, che ho sempre detestato, ahahaha.....comunque lo riascolto spesso, saltando ovviamente i pezzi che mi fanno -appunto- cadere i maroni a pezzi.....
INFORMAZIONI
1990
Polydor Records
Shred/Neo-Classic
Tracklist
1. Making Love
2. Bedroom Eyes
3. Save Our Love
4. Motherless Child
5. Devil In Disguise
6. Judas
7. What Do You Want
8. Demon Driver
9. Faultline
10. See You In Hell (Don’t Be Late)
11. Eclipse
Line Up
Göran Edman (Voce)
Yngwie J. Malmsteen (Chitarra)
Mats Olausson (Tastiera)
Svante Henrysson (Basso)
Michael Von Knorring (Batteria)
 
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