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Solstafir - Ótta
( 5848 letture )
"Hvar ertu nú? Ég finn þig ekki hér.
Ég sit við síðu þér, hitinn enginn er.
En allt mun skilja við, dauðans hinsta sið"


Where are you now? I can't find you here
I sit by your side, there's no heat
But everything must pass on, death's last custom"


Eykt è un concetto anacronistico.
Eykt è un rivoluzionario stile di vita, radicato in un lontano passato.
Eykt è un meraviglioso tentativo di fermare il tempo, restituendogli quell'originaria ricchezza intrinseca che la nostra frenetica società moderna ha impunemente deturpato.

Nella tradizione monastica islandese, il giorno veniva diviso in otto differenti eyktir, ciascuno della durata approssimativa di tre giri d'orologio canonici: 8 eyktir corrispondono a 24 ore.

Tutto questo, trasportato con sfrontatezza ai giorni nostri, crea un mirifico paradosso concezionale; il tempo, infatti, perde ed acquista valore in maniera simultanea: lo svegliarsi ad una determinata ora del mattino, l'incontro con un amico, i pasti, il dormire, l'interagire con la quotidianità - e tutto ciò con cui scegliamo scientemente di riempire le nostre giornate- diventano semplici azioni naturali, pronte per essere comodamente inserite in uno degli 8 eyktir.

L'idea di trasformare tutto questo in un'opera musicale di ampio respiro emotivo è folle, sconsiderata, tremendamente ambiziosa.

Sólstafir, quartetto post-metal islandese attivo dalla metà degli anni '90, hanno scelto di realizzare l'impossibile: Ótta, quinto full-length per il glaciale combo nordico, è -semplicemente- un sublime capolavoro.
Più di un qualsiasi book fotografico (restando in tema, è opportuno sottolineare quanto sia di una bellezza imbarazzante lo scatto di Ragnar Axelsson che troneggia sulla copertina del disco), più di un documentario, più di storie e racconti, di romanzi avventurosi, di obnubilate menti fantasiose o tenebrosi aneddoti crepuscolari, i 58 minuti di quest'album riescono a dar vita ad un'incontaminata vista d'insieme su ciò che significa vivere (e quindi "esistere", in un attivo scambio spirituale tra uomo e natura, cielo e terra, acqua e fuoco) una realtà infinita e statica come quella dell'isola di ghiaccio islandese.

È sulle evanescenti note di pianoforte di Lágnætti (mezzanotte) che il viaggio ha inizio - costituendosi come un'ideale prologo embrionale di ciò che andrà a colpire, deformandolo e donandogli nuove ed inaspettate identità, il nostro Io interiore.
Il pezzo è energia pura, un cangiante manifesto di pacifica guerra emozionale: gli improvvisi rintocchi scanditi dalla tellurica batteria di Óli Pálmason ci accompagnano in questo caleidoscopio nebuloso, senza possibilità alcuna di uscirne immutati.
 Ótta (notte fonda), titletrack e brano cardine dell'intero lavoro, è un inno alla vita: sommessa e flebile nelle prime battute -impreziosita da un cantato in islandese che provoca ben più di qualche brivido lungo la schiena e premia sicuramente il sano ed ostentato patriottismo, anche linguistico, dei nostri- si trasforma nella seconda metà, abbracciando sonorità antiche e aprendo brecce per mondi paralleli che meritano solo di essere attraversate.
Rismál (alba), Dagmál (mattina), Miðdegi (mezzogiorno), Nón (pomeriggio), Miðaftann (imbrunire), Náttmál (tarda serata): non si tratta solo dei restanti eyktir, meravigliosi schizzi temporali costituenti il ritmo circadiano islandese, ma di tutti i pezzi che, meravigliosamente, affrescano questo risonante mosaico in movimento perpetuo.

Impossibile scegliere di delineare un solo brano o, peggio, un solo momento del disco: le composizioni qui presenti toccano vette cristalline, sicuro futuro termine di paragone per il genere tutto e non solo; vi basti per farvi un'idea di cosa vi attende, se ancora non doveste essere convinti, la visione del video ufficiale di Lágnætti: nulla potrebbe essere più esemplificativo della qualità oggettiva - musicale e non - dei nostri aitanti nordici barbuti, niente riuscirebbe a rendere tangibili le emozioni provate durante l'ascolto attivo dell'album meglio di quel vero e proprio cortometraggio (diretto da Bowen Staines, promettente regista islandese) che accompagna l'opener dell'LP.

I Sólstafir quindi, con la consueta classe ed umiltà, riconfermano con Ótta la propria ben definità identità umana ed artistica; nobili virtù, maturate nel corso di una carriera costellata da solide uscite discografiche e da una nutrita schiera di ammiratori, dentro e oltre i confini di quel meraviglioso angolo di paradiso che ha dato loro l'ispirazione e la determinazione per cambiare, eyktir dopo eyktir, la nostra visione del mondo.

Spegnete le luci, sdraiatevi comodi, indossate le cuffie e lasciatevi trasportare: il viaggio per Rismál è appena cominciato.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
89.16 su 25 voti [ VOTA]
InvictuSteele
Giovedì 18 Giugno 2015, 15.53.22
20
Bellissimo album, molto evocativo, anche se per me è il meno riuscito dei Solstafir. L'ho trovato troppo leggero anche se la magia è sempre presente. Adoro questa band e sono innamorato di ogni loro lavoro, peccato solo che questo Ottà sia meno metallico rispetto agli altri. Comunque eccelso. Voto 80
Bi
Sabato 13 Giugno 2015, 15.33.37
19
Splendido album, io li ho scoperti con questo lavoro e ne sono rimasto davvero impressionato. Magnifiche le atmosfere, l' islandese è poi una lingua molto sciolta e musicale, perfetto....davvero il miglior album dell' anno. Lo consiglio a tutti, mi spiace tanto che nessuno ne sappia niente e che il disco non di trovi nei negozi. secondo me meriterebbe di più
Macca
Giovedì 28 Maggio 2015, 14.49.53
18
Uno degli album più suggestivi che abbia ascoltato nell'ultimo periodo. Sebbene a mio parere l'etichetta "post metal" non sia la più adeguata, capisco che sia difficile trovarne una per il genere in questione viste le molteplici influenze e il loro modo di proporre musica. Molto bello anche il concept, e l'idea di cantare nella loro lingua madre è solo un punto di forza. Un ottimo gruppo, mi avvicino a loro con questo album e ora me ne vado a recuperare Kold e Svartir Sandar!
Mickelozzo
Martedì 20 Gennaio 2015, 12.06.51
17
Bello, molto raffinato, suggestivo e atmosferico, ma meno intenso e vario di Svartir Sandar. Con questi utilimi album il cantante ha abbandonato lo stile "perennemente urlato" che usava ai tempi di Masterpiece Of Bitterness, ed è soltanto un bene. Quando recuperiamo Svartir Sandar con una bella rece postuma?
freedom
Martedì 6 Gennaio 2015, 12.58.05
16
Ascoltato bene in questi giorni...bellissimo album, concordo con il voto.
Absynthe
Sabato 3 Gennaio 2015, 18.27.15
15
@macellaio: non per polemica ma per avere un confronto; mi dici dov'è che hai scovato gli Isis (band che adoro, peraltro) o i Pelican... in Ótta? Ovvio che sia più che lecita e legittima la tua posizione; solo, mi disorientano i nomi che hai tirato in ballo. P.S. grandissimo disco Pelagial!
macellaio
Venerdì 2 Gennaio 2015, 17.42.50
14
Mah! Se fino a Svartir c'era una punta di personalità, ora percorrono una strada già percorsa che frantuma i cosiddetti. Oramai il post metal alla Isis o Pelican non ha più niente da dire, anche se si ha talento e voglia di fare come gli islandesi... tutto il rispetto ma bisogna essere più avanguardisti in questo genere (vedi gli ultimi The Ocean).il mio voto non supera il 60.
Absynthe
Venerdì 2 Gennaio 2015, 13.11.15
13
Dopo un disco come Köld e uno come Svartir Sandar, sembrava difficile pronosticare di meglio. Qui, invece, pare abbiano limate tutte le asprezze legate a una visione, certamente delineata, ma ancora in fieri del proprio sound. Credo di trovarci di fronte alla loro opera concettualmente più uniforme, stilisticamente più matura, artisticamente più ispirata. Leggevo di una eventuale top ten '14. Be', neanche a dirlo: Ótta si colloca in cima, facile facile, per quanto mi riguarda (con, appena al disotto, Falling Home dei POS - dopo, il vuoto cosmico). Numericamente, esprimo il 90 più sentito di sempre.
Poss
Martedì 30 Dicembre 2014, 19.38.37
12
Intensissimo. Più notturno degli altri. Il migliore rimane Kold per me. Voto 87
tartu
Martedì 30 Dicembre 2014, 11.38.14
11
dove ce li vedono i baroness qui dentro?
enry
Lunedì 29 Dicembre 2014, 12.08.32
10
Avevo parecchi dubbi, come succede sempre quando sento parlare di Post-qualsiasi cosa. Ma quando c'è la qualità artistica etichette e dubbi spariscono subito e qui la qualità abbonda...Meglio prima o adesso? Non lo so, è una questione di gusti, quello che so è che il disco è ottimo e non salto neanche un pezzo, basta e avanza direi. Bello il box-set, purtroppo il bonus mcd con tre brani è mini anche nel formato e io di inserirlo nel lettore non ne ho voglia, ho già avuto brutte esperienze in passato con questi formati 'alternativi'.
ocram
Domenica 28 Dicembre 2014, 19.01.16
9
capolavoro, album sublime dall'inizio alla fine.
mardonziak
Domenica 28 Dicembre 2014, 17.52.30
8
mi piace ma non mi fa impazzire & concordo appieno con il commento di EDOOM cioè rimpiango "leggermente" i primi tre album di questi cowboy islandesi, che seppur musicalmente erano più cacofonici ed ostici da metabolizzare, avevano un non so che DI PIU' folle, disturbante e "malato" (grazie anche alla voce urlata e schizzata del cantante); ora invece trovo la loro musica più docile meno schizofrenica e parecchio riflessiva. Bazzecola personale a parte OTTA è (oggettivamente" parlando) ancora un altro buonissimo disco; di conferma.
Red Rainbow
Domenica 28 Dicembre 2014, 14.32.14
7
Non li ho mai amati alla follia ma stavolta mi hanno convinto eccome... Magari non proprio nella mia top ten 2014, ma di sicuro nelle immediate vicinanze.... chapeau !
metallum sum
Domenica 28 Dicembre 2014, 14.26.38
6
Questo disco sta lottando per il primo posto nella mia top ten dell'anno
Ad astra
Domenica 28 Dicembre 2014, 13.10.05
5
Nella mia top ten dell'anno. Basta e avanza.
Elijah
Domenica 28 Dicembre 2014, 12.54.41
4
Album stupendo e Band infallibile.
Doomale
Domenica 28 Dicembre 2014, 12.26.16
3
...concordo con tutti Voi...un album davvero bello....nelle sue molteplici sfumature di grigio...
Edoom
Domenica 28 Dicembre 2014, 12.02.08
2
Un po' mi dispiace non sentire più le urla sgraziate di Aðalbjörn Tryggvason, o i chitarroni sporchi e le atmosfere nichiliste degli album precedenti; mi ci ero affezionato. Tuttavia, è giusto che i Sólstafir seguano il loro percorso musicale e non rimangano troppo fermi su certe coordinate, e la direzione di "Ótta" è del tutto coerente con quanto fatto in passato: in fondo, si poteva già prevedere da "Svartir sandar", di per sé molto addolcito rispetto ai suoi predecessori. E alla fin fine la particolarità di "Ótta" sta - senza contare il suo eclettismo e la sua pluralità di stili - proprio in quelle atmosfere malinconiche, dolci-amare e nostalgiche. Nonostante quello che ho scritto all'inizio del commento lo trovo comunque uno dei migliori album del 2014.
chuckevil84
Domenica 28 Dicembre 2014, 11.19.58
1
bella recensione.... per un eccellente album
INFORMAZIONI
2014
Season Of Mist
Post Metal
Tracklist
1. Lágnætti (Midnight)
2. Ótta (Night)
3. Rismál (Dayrise)
4. Dagmál (Morning)
5. Miðdegi (Midday)
6. Nón (Noon)
7. Miðaftann (Mid-evening)
8. Náttmál (Night-time)
Line Up
Aðalbjörn "Addi" Tryggvason (voce, chitarra)
Sæþór Maríus "Pjúddi" Sæþórsson (chitarra)
Svavar "Svabbi" Austmann (basso)
Guðmundur Óli Pálmason (batteria)
 
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