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Whitesnake - Trouble
( 2904 letture )
Da dove iniziare per parlare di un disco come Trouble? Potremmo spostare le lancette indietro fino al 1974, quaranta anni fa, nel momento in cui i Deep Purple rilasciavano il primo album della Mark III, lo splendido Burn, rivelando al mondo intero il talento di un giovane vocalist inglese di ventitre anni, innamorato del blues, del rhythm and blues e del soul. Oppure, potremmo fare un piccolo salto avanti, agli album Stormbringer e Come Taste the Band, nei quali il giovane cantante ha ormai preso consapevolezza delle proprie capacità e ne ha fatto una professione, ritrovandosi in giro per il mondo a duellare amichevolmente col mostruoso Glenn Hughes per le parti vocali in quella che era la più grande hard rock band del periodo, unendo anche il funk al già corposo debito che cumula verso la black music. Oppure, spostando ancora avanti le lancette, potremmo iniziare da David Coverdale’s White Snake e Northwinds, i due album rilasciati come solista dopo lo scioglimento dei Deep Purple, scritti assieme al chitarrista Micky Moody. O ancora, come è giusto che sia, potremmo cominciare proprio da Micky Moody e Bernie Mardsen, la coppia di chitarristi che, da qui in avanti e per alcuni anni, aiuterà il cantante a rimettere insieme la sua carriera e lanciarla verso la consacrazione definitiva, venendo poi messi alla porta proprio dallo stesso Coverdale, che cercava di raggiungere il botto grosso, il successo mondiale definitivo. I due furono in realtà qualcosa di più che meri compagni di viaggio. L’anima e il cuore dei Whitesnake, almeno nella prima incarnazione, vive anche in loro e dalla loro penna usciranno tutti i primi grandi successi del gruppo. Certo lo stile di entrambi può dirsi datato, legato in maniera indissolubile alla scuola hard blues inglese, che già in quel 1978 appariva vecchia e superata, ormai definitivamente cancellata dai colpi del punk. Eppure, l’immenso patrimonio di quella scuola stava ancora per rilasciare l’ultimo colpo di coda, dando vita alla New Wave of British Heavy Metal, al dark e alla new wave/post punk.

In un contesto simile, l’uscita di un album come Trouble si pone esattamente nel mezzo del flusso: ancorato ad una tradizione che aveva già da tempo iniziato a sfiorire, eppure per certi versi già proiettato verso ciò che troverà la maturazione definitiva nel decennio successivo, il disco è il primo ad essere pubblicato ufficialmente col monicker Whitesnake in copertina. Copertina che peraltro risultava già molto chiara in merito, mostrando il minaccioso serpente albino in fase di attacco, al momento della schiusa dell’uovo. Coverdale ha raccolto attorno a sé una grande compagine di musicisti, che vedono in Jon Lord e Neil Murray due veri maestri nei rispettivi strumenti e il valente (ancorché poco stabile nel suo ruolo) Dave Dowle prendere posto dietro alla batteria. Come primo nato in casa Whitesnake, Trouble presenta molti caratteri di quella che sarà l’evoluzione successiva dalla band, ma anche qualche particolarità data dal maggior spazio concesso ai musicisti dal leader Coverdale. Ovviamente, pur essendo presenti in nuce tutte le caratteristiche che almeno fino alla metà del decennio successivo costituiranno la spina dorsale del sound della band, non sarebbe corretto negare che il filo con quanto fatto coi Deep Purple resti ancora ben saldo. Hard rock quindi, con una fortissima vena hard blues, un tocco di funk quando serve e qualche occhiata al futuro, verso forme più strette e potenti di dinamica e ritmica. La voce di Coverdale è già maturata abbastanza da possedere tutto il carisma necessario a dominare la scena, impostando in maniera definitiva il cliché dell’eterno amatore romantico. Per quanto invece attiene a loro, i due chitarristi si dimostrano assolutamente all’altezza del compito tanto da solisti quanto in fase ritmica, riempiendo di armonizzazioni e duelli continui i brani. La ritmica, per converso, è molto meno legata allo stile puramente hard rock, lanciandosi spesso e volentieri in arabeschi del tutto liberi e sicuramente meno rigidi e diretti di quanto troveremo in futuro. Jon Lord svolge invece un ruolo meno protagonista di quanto fatto in passato, limitandosi ad un accompagnamento diligente e di ottimo livello, nel quale però la sua vena classica viene decisamente relegata in cantina, per lasciare spazio al più canonico repertorio blues. Non è comunque difficile immaginare il baffuto tastierista ridacchiare di quando in quando tra le partiture create per questo album.
Quello che esce fuori è un disco frizzante, divertente, energico, meno legato alla distorsione, fresco e pieno di brani diretti e coinvolgenti, che si beve tutto d’un fiato e si fa ascoltare di continuo, senza stancare mai. La semplicità di ascolto non tragga infatti d’inganno: il livello compositivo è alto e la bravura dei musicisti è tale per cui ogni frase, ogni battuta, ogni riff, trasudano classe e qualità, andando a costituire un quadro complessivo di estremo piacere per l’ascoltatore. In Trouble si susseguono molti brani che troveremo nelle scalette del gruppo per anni e seppure nessuno di questi venga oggi ricordato tra i classici dei Whitesnake, ciò è dovuto anche alla qualità stratosferica degli album successivi, come al parziale oblio che ha colto la prima parte della carriera della band, dopo il successo mondiale di 1987. Già l’opener Take Me with You, sparata e diretta e vagamente rimembrante la Comin' Home dei Deep Purple è un piccolo classico immediato da tramandare ai posteri con tanto di ansimi conclusivi da parte del cantante e se Love to Keep You Warm è un classico pezzo piacione tipico della penna di Coverdale, il lavoro di basso di Murray e gli ottimi assoli ne elevano subito il valore. Il bassista riesce a mettersi più volte in luce nel corso della scaletta, da solo o assieme al compagno di sezione, come nelle roventi, funkeggianti e iperdinamiche Nighthawk e Free Flight (cantata da Mardsen, altro evento più unico che raro), vere e proprie esplosioni di ritmo come non ne troveremo più nei dischi del serpente bianco o nella riuscita e divertente cover di Day Tripper, brano dei Beatles che assieme all'irresistibile Lie Down caratterizzano la prima parte del disco. Spazio per lo sfogo dei musicisti invece nello strumentale Belgian Tom's Hat Trick, anch'essa molto ritmata, ma diretta dagli intrecci delle due chitarre: un piccolo must, oltre ad essere uno dei rarissimi strumentali presenti su un disco dei Whitesnake. La palma di miglior song spetta senza ombra di dubbio alla titletrack, degno compendio dello stile espresso in questa prima prova, splendida melodia esaltata dalla voce di Coverdale che ne fa un classico senza tempo, da brivido ancora oggi. Chiude Don’t Mess with Me, altro rovente hard blues con le chitarre in grande spolvero.

Il dado era tratto e il futuro sarebbe stato di indubbio successo e gratificazione, a partire dal ruolo di ospiti speciali per la seconda edizione del Monsters of Rock nel 1981, prima degli headliner AC/DC. Per i Whitesnake la strada era appena iniziata, la testardaggine e il talento di David Coverdale avrebbero regalato a lui e ai fan della band delle grandi soddisfazioni per molti anni a venire. Come già anticipato, non sarebbe però corretto non rendere merito ai musicisti che in questa prima fase hanno contribuito in maniera determinante al consolidamento e al successo in anni nei quali fondare una band di hard rock classico poteva sembrare una vera e propria follia. Il tempo può aver tolto qualcosa alla produzione che il grande Martin Birch ha realizzato per Trouble e la sua natura di album settantiano, seppur di confine, non potrebbe essere più evidente, il che probabilmente lo rende meno appetibile per chi ha conosciuto la versione metallizzata e scintillante di 1987. Ma le grandi storie hanno sempre un inizio e questo resta un grande album, che merita di essere rispolverato e riscoperto non solo dai fan dei Whitesnake, ma da tutti gli amanti dell’hard rock.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
89 su 14 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Domenica 21 Febbraio 2016, 17.33.18
12
Primo vero e proprio lavoro di marca Whitesnake sulla lunga distanza. Nighthawk su tutte ed a seguire Free flight (una canzone che averbbe fatto la sua figura su Come taste the band. Ma dov'é Glenn?!?), Trouble e gli HR di Take me with you e Don't mess with me. Discutibile la cover di Day Tripper. Era già pseudo hardblues l'originale (quando l'hard blues non esisteva ancora). Perché renderla funky?
DP
Martedì 12 Maggio 2015, 18.03.05
11
primo disco ufficiale sotto il nome di Whitesnake e senza nulla togliere ai precedenti buoni Snakebite che usci' come EP e Northwind considerate esperienze prettamente soliste di Coverdale e' semplicemente meraviglioso . Facendosi largo tra il Punk e la Disco che imperversava incontrastata fu' un eccellente esempio di profondo Blues impregnato da solide e nervose venature Rock . Sara' questa l ' impronta sonora della band fino al 1982 . Il loro marchio di fabbrica . Trouble , LoveHunter , Ready An Willing , Come an get It e Saints e Sinners rappresenteranno gli anni d ' oro della band inglese , 4 anni irripetibili la cui ciliegina sulla torta sara' Live...In The Heart Of The City . Il carisma di Coverdale , Lord e in seguito Paice porteranno i Whitesnake anche in termini di successo e longevita' assai piu' di Raimbow e Gillan Band ad essere considerati nel cuore degli appassionati il vero prolungamento dei gloriosi Deep Purple . Gli AC / DC ( loro grandi ammiratori come lo erano dei Purple ) per " Back in Black " ammisero spudoratamente di essersi ispirati al groove caldo e corposo dei Whitesnake per realizzare il disco da sempre considerato capolavoro dell ' Hard Rock. Da " Slide It In " i petroldollari e i continui cambiamenti di musicisti d' oltre manica apporteranno significativi cambiamenti nella mente del vocalist e le sirene americane indirizzeranno il gruppo verso sonorita' decisamente piu' Glam Metal che snatureranno la vocazione innata di Rock Blues Band . Ma fortunatamente questi 6 vinili saranno a ricordarci sempre che una volta c ' erano i Whitesnake .
edward 64
Mercoledì 7 Gennaio 2015, 15.20.36
10
Grande band e gran disco.... li preferivo così e non in versione metal.
Zagor
Lunedì 5 Gennaio 2015, 13.39.09
9
signori....gran bel disco.
marmar
Domenica 4 Gennaio 2015, 21.00.13
8
Sono sempre stato un amante del "vecchio" Serpentone Bianco, quindi non posso che affermare quanto sia buono questo disco, anche se il meglio verrà successivamente.
spiderman
Domenica 4 Gennaio 2015, 16.30.16
7
Bellissima la entusiasmante accelerata dinamica della traccia 1, parimenti, altrettanto bella la titletrack, un bel mid tempo, o meglio, una vera e propria stupenda e coinvolgente rock ballad, grazie anche alla stupenda ed incisiva prova vocale di Coverdale, davvero bravo nello svolgersi e svilupparsi di questo magnifico brano, degne di nota a mio avviso anche le tracce 2, 5 e 6, che purtroppo sembrano infelicemente sparite(spero di sbagliarmi)dal repertorio degli ultimi attuali Whiesnake.Che dire?.Bravissimi tutti i musicisti, padroni della tecnica dei loro strumenti, e performante prova dell'ugola di Coverdale.Certamente un album embrionale, ma con gia' in nuce il sound che si sviluppera' in seguito, gia' si sentono comunque i forti influssi funk, boogie, jazz, rock blues/hard blues, ritm 'n' blues e tanto sano ed energico hard rock, belle anche le influenze prese dai primisdimi Deep Purple , dai Thin Lizzy, e anche forse qualcosina credo presa dai progressive Colosseum 2.gli ingredienti insomma ci sono tutti, per una ricetta musicale, anche se ancora non perfettamente assemblati tra di loro e ancora un po acerbi, il meglio verra' certamente con gli anni a seguite migliorandosi disco dopo disco.Concordo con la recensione, voto: 80.
nat 63
Domenica 4 Gennaio 2015, 14.03.57
6
"Love to keep you warm" è troppo bella, è stupenda. E' una delle mie canzoni preferite di tutti i tempi.
Galilee
Domenica 4 Gennaio 2015, 13.40.09
5
Buon disco anche se ancora un po acerbo, ma il meglio arriverà col successivo. 80
davide
Sabato 3 Gennaio 2015, 13.47.00
4
disco discreto non lo ascolto da molto tempo ma nei prossimi giorni riprendero tutta la discografia del gruppo per me voto 73
Alex
Sabato 3 Gennaio 2015, 13.18.20
3
Album piacevole, ma per me non memorabile. Con riguardo al commento di Vitadathrasher, mi è tornata alla mente una vecchia considerazione di Jon Lord, quando disse che, non riusciva a capire cosa ci venivano a fare ai concerti degli Whitesnake, quei ragazzi con i giubbotti con le toppe dei Motorhead.
Vitadathrasher
Sabato 3 Gennaio 2015, 12.48.19
2
......anche gli album a venire suoneranno tutti in stile 70. Coverdale è un vero romanticone, voce calda, per ballate da innamorato. A volte mi chiedo cosa centri lui in quei festival dove partecipano satanisti cattivi e senza amore....
LORIN
Sabato 3 Gennaio 2015, 9.19.42
1
Disco bellissimo. Band stratosferica. Musicisti unici. Questo è Trouble.....e non solo.
INFORMAZIONI
1978
EMI International
Hard Rock
Tracklist
1. Take Me with You
2. Love to Keep You Warm
3. Lie Down (A Modern Love Song)
4. Day Tripper
5. Nighthawk (Vampire Blues)
6. The Time Is Right for Love
7. Trouble
8. Belgian Tom's Hat Trick
9. Free Flight
10. Don’t Mess with Me
Line Up
David Coverdale (Voce)
Bernie Mardsen (Chitarra, Voce su traccia 7)
Micky Moody (Chitarra)
Jon Lord (Tastiera, Organo Hammond)
Neil Murray (Basso)
Dave Dowle (Batteria)
 
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