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Code - Nouveau Gloaming
( 1003 letture )
A chi non è accaduto, riordinando le proprie cose, che venga alla luce qualche vecchio ricordo, un polveroso cimelio, un quaderno sgualcito in cui per qualche tempo sono state incollate fotografie e scritti stralci di vita? Quando, a distanza di anni, si riprende in mano qualche vecchio diario è impossibile resistere al desiderio di sfogliarlo; inizialmente appare tenero, quasi ridicolo, ma poi è sempre la curiosità ad avere il sopravvento, perché tra quelle pagine ingiallite dal tempo si cela il segreto di un percorso che non ci si ricorda di aver compiuto, ricordi sepolti sotto strati di ciarpame -nemmeno poi così utile, in fin dei conti- a cui fa bene prendere aria. E allora ecco che con stupore si finisce per leggere e notare come, nonostante il tempo abbia fatto il proprio corso ed i passi si siano allontanati da quel luogo, dentro ognuno si celassero i germi di ciò che sarebbe diventato, le qualità intravedibili solo in potenza, i difetti che non si sarebbero abbandonati con gli anni.
In fin dei conti con i dischi funziona in modo non troppo dissimile, meglio ancora se si tratta di uscite minori, di cui si è persino dimenticata l'esistenza. Piccoli scrigni da disseppellire e riscoprire partendo da zero, istantanee impressionate con il lavoro di mesi (a volte anni) da mettere a confronto con un'immagine ammodernata ed evoluta delle band, a volte talmente distante e distorta rispetto agli esordi da non essere nemmeno lontanamente sovrapponibile.

È il 2005 quando gli inglesi Code debuttano sulla lunga distanza con Nouveau Gloaming, a tre anni dal cambio monicker che sancì l'epilogo dell'esperienza maturata da Aort e soci come Seasonal Code. La formazione è esplosiva: il mistico ed eccentrico Kvohst (il cui elenco di collaborazioni con altre band potrebbe farsi parecchio lungo) alla voce, Vyttra ad accompagnare il succitato chitarrista alla sei corde, Viper (Manes, Ved Buens Ende, Dødheimsgard, giusto per citarne alcuni) al basso e AiwarikiaR alle pelli, nome familiare ai fan di vecchia date degli Ulver (Erik Olivier Lancelot è infatti batterista in Bergtatt - Et Eeventyr In 5 Capitler, Nattens Madrigal e Themes From William Blake’s The Marriage Of Heaven and Hell).
Inquadrare lo stile della band non è semplice: nell'ora scarsa di durata del proprio esordio i cinque scelgono di lavorare con pezzi dal minutaggio medio-alto, prediligendo refrain catchy ai riff spigolosi, lasciando che i brani si sviluppino in modo fluido e naturale, acquisendo groove ad ogni giro grazie ai pattern di batteria di AiwarikiaR (impareggiabile il lavoro in Tyburn) ed impreziosendosi con il fine lavoro al microfono di Kvohst, che tesse pazientemente la propria tela vocale brano dopo brano. La performance dell'eccentrico cantante riesce a spostarsi da uno scream caustico ed arcigno ad un registro pulito recitativo che ricorda da vicino ICS Vortex e Garm, ben adattandosi al black dal taglio moderno e ricercato che i Code offrono all'ascoltatore, tanto che si ha a più riprese l'impressione che il quintetto ami giocare al confine con l'avantgarde e si diverta a stupire con riprese ed evoluzioni improvvise (Aeons In Cinder, Radium).
Nouveau Gloaming si articola in otto tracce e cala l'ascoltatore direttamente nei paesaggi decadenti di una Londra di fine ottocento, al tramonto non solo in senso temporale, con lunghi passaggi atmosferici dipinti a pennellate strumentali e riverberi (Brass Dogs, Ghost Formula). Quando presenti, le melodie sono molto minimali e particolari (A Cloud-Formed Teardrop Asylum), con le trame delle chitarre create da Aort e Vyttra su accordi con basi particolari o arpeggi di pece (An Enigma In Brine), giocando tra dissonanze che ingannano come specchi distorcenti di un circo malato. Anche la scelta dei suoni, con la distorsione delle asce quasi rarefatta, i bassi pulsanti ed i suoni della batteria tenuti su toni caldi (specie per quanto riguarda i tamburi), risulta molto azzeccata e contribuisce a creare una coltre greve e fumosa in cui l'ascoltatore si perde, guidato dalla sola voce deviata di Kvohst, che declama quasi in preda a visioni alcaloidi:

The corrugated emptiness of magnetic lonely locusts
That catch my breath
Like daydreams of chattering aspens
At an opulent hospice
We'll nurse our hearts
From the fallout of sunsets.


Le criptiche liriche, a cui hanno contribuito anche Fenriz e Andrew Nicol, meritano un'attenta lettura per immergersi appieno nel clima difforme ed ingannevole di questo lavoro.

In definitiva, Nouveau Gloaming rappresenta un buon debutto per il combo d'Albione, lasciando intravedere non solo una preparazione tecnica di tutto rispetto, ma anche un notevole buon gusto (evidente specialmente nella fase di arrangiamento) nell'accostare fluidamente riff di matrice black a fraseggi più tipicamente avantgarde, con il risultato di saper rendere ricercati anche dei pezzi costruiti in modo semplice e riuscire a dare vita ad ambientazioni spettrali con i propri riff obliqui. L'unica vera difficoltà che risiede nell'esordio dei Code è nel mantenere vivo a distanza di tempo il ricordo dei brani ascoltati, come una vecchia pellicola fotografica che dopo l'impressione iniziale tende a sbiadirsi, lasciando dietro di sé una testimonianza color seppia. Ma forse, non esiste colore più adatto a descrivere le atmosfere (ri)create dalla musica di Code.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
47 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2005
Spikefarm Records
Black
Tracklist
1. The Cotton Optic
2. Brass Dogs
3. An Enigma In Brine
4. A Cloud-Formed Teardrop Asylum
5. Æon in Cinders
6. Tyburn
7. Radium
8. The Ghost Formula
Line Up
Kvohst (Voce)
Viper (Voce, Basso)
Aort (Chitarre)
Vyttra (Chitarre)
AiwarikiaR (Batteria)
 
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