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Klimt 1918 - Dopoguerra
( 2209 letture )
«Qui radio Milano liberata! In nome del popolo italiano il CLNAI assume tutti i poteri civili e militari. Proclama lo stato di eccezione in tutto il territorio di sua competenza. Tutti i corpi armati fascisti sono disciolti. I loro membri devono abbandonare il loro posto immediatamente e recarsi nei campi di concentramento in attesa dell’accertamento delle rispettive responsabilità. Tutti gli appartenenti alle forze armate tedesche sono dichiarati prigionieri di guerra. Sono istituiti i tribunali di guerra. Essi siedono in permanenza e le loro sentenze sono emanate in nome del popolo italiano ed eseguite immediatamente.»

Ci sono tanti modi di definire il Novecento: secolo breve per alcuni, lungo per altri, è stato un periodo storico tormentato e denso di cambiamenti.
Scoperte tecnologiche hanno cambiato la vita di tutti i giorni per miliardi di persone, progressi della medicina hanno garantito all'umanità di prosperare come mai prima di allora, eppure, in mezzo a tutte queste rivoluzioni positive, il ventesimo secolo è stato una fucina di orrori e bassezze che hanno mostrato come non mai che l'uomo, pur evolvendo, difficilmente cambia la sua indole.
Siamo usciti dalla tragedia delle due guerre mondiali con uno spirito aperto al cambiamento, eppure il mondo non è cambiato, la violenza ha preso altre vie e l'umanità ha scoperto nuovi metodi per tentare inconsapevolmente la via dell'autodistruzione.
Dopoguerra ci introduce proprio nel mondo dopo il 1945, momento storico che i Klimt 1918 hanno deciso di introdurre con il sopra-riportato annuncio del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia e che hanno continuato ad approfondire senza voler mai salire in cattedra come noiosi professoroni, raccontandolo invece in modo più intimo, tra metafore e canzoni più dirette ed impegnate, mediante le impressioni raccolte durante la loro crescita e soprattutto dando un grande spazio all'ambiente in cui sono cresciuti, come una musa da cui sicuramente continuano a trarre ispirazione: la città Eterna.

You try to smile with care
I got something to lose
We feel, so, alive
If sky comes crashing down
You hold me up so high
It's time, of need
But 'it's time to share the truth
Nothing here
Will be the same
Love will wash this all away
We'll be strong (enough) to survive.


Dopoguerra è un susseguirsi di canzoni piene di speranze come l'opener They Were Wed By the Sea (un vero inno all'amore citato in parte qui sopra) ed altre certamente più malinconiche ma che non perdono comunque (in misure diverse l'una dall'altra) questa patina di positività verso il futuro.
Il tutto ci viene raccontato per mezzo di uno stile musicale piuttosto personale, certamente non privo di influenze, ma estremamente vario e con riferimenti estremamente eterogenei (se proprio si fosse obbligati a citare qualcuno direi dagli U2 ai Katatonia).
Il sound dei Klimt 1918 è quello che arriva fondendo classici del rock leggero con elementi wave e qualche affondo metal, anche se quest'ultimo componente resta molto limitato se non per brevi sfoghi (vedasi il finale di Lomo) o nell'approccio ritmico di alcune parti di chitarra.
Parlando proprio di quest'ultima, appare subito chiaro come il ruolo più importante per la definizione del sound della band romana lo giochino proprio le chitarre di Marco Soellner ed Alessandro Pace (quest'ultimo ha lasciato la band dopo la pubblicazione di Dopoguerra, continuando poi la sua carriera musicale contribuendo a fondare i The Foreshadowing), i suoni delle sei corde sono infatti estremamente ricercati e spesso al limite dello shoegaze per quanto riguarda i puliti, quasi sempre densissimi di riverberi, delay ed effettistica varia, mentre le chitarre ritmiche sono più arzille nel loro incedere più quadrato con un distorto godibile, graffiante ma non troppo spinto, spesso sorretto dal basso di Davide Pesola.
Quest'ultimo infatti supporta la ritmica delle chitarre in maniera convinta con un suono denso di basse, rotondo ed assolutamente godibile, non perdendo mai l'occasione però di articolare linee più soliste e ben riuscite come possiamo sentire a metà di Nightdriver.
A coadiuvare il basso ci pensa un camaleontico Paolo Soellner, che dietro le pelli si destreggia nel creare pattern che ben si legano ad uno stile così pieno di eterogenei riferimenti: le parti di batteria infatti restano sempre ben aderenti alla musica, senza strafare e riempiendo comunque il suono con un incedere più deciso di quando sembri, anche se non mancano accelerate volute più marcate come il finale di Lomo dove spicca una convinta sfuriata di doppia cassa, più che in sintonia con le chitarre in tremolo picking in sottofondo.
Il già citato Marco Soellner è anche autore di una prestazione vocale assolutamente intensa ed ammaliante, effetto ottenuto soprattutto grazie ad un timbro etereo che si sposa a meraviglia con le linee a tonalità medio/alta e che viene talvolta sfruttato in momenti più "recitati" davvero pregevoli.
Sono presenti anche delle ottime tastiere nelle tracce _, Snow of '85, Nightdriver e Because of You, Tonight, curate dall'ospite Francesco Sosto (anche lui oggi parte dei The Foreshadowing).

In dischi come questo non si può fare a meno di soffermarsi ulteriormente sul lato testuale, perché al di là delle metafore personali presenti nei testi (che si aprono, come sempre, a molteplici interpretazioni), non possono non colpire canzoni come Rachel, dedicata all'attivista americana Rachel Corrie, morta in circostanze mai ben chiarite sotto un bulldozer israeliano mentre manifestava presso Rafah.

But I live in a world where nobody loves, nobody hopes
Nobody loves, nobody hopes
'Please hold me there, don't let me fall'
She says; her skin dirty with mud,
'I hold you love, like a wounded bird
I won't let you fall!', I scream with pain
Rachel knows her blood still runs
The ground turns red so close my arms
I see the sun going down her eyes
She won't forget to sleep with me tonight


Non mancano, come accennato prima, molteplici riferimenti alla “musa Roma”, rintracciabili in tracce come Snow of '85 (ambientata durante la storica nevicata che colpì la capitale e l'Italia intera in quell'anno) o la più programmatica e metaforica Sleepwalk in Roma, dotata di una bellissima parte in italiano a dir poco poetica in conclusione.
Come non parlare poi della commovente titletrack, che racchiude in tre minuti e mezzo di canzone tutta l'essenza di un disco complesso e profondo come Dopoguerra.

Come una ciliegina sulla torta arriva poi l'ottima produzione, curata dagli Outer Sound Studios di Giuseppe Orlando a Roma e terminata con il mastering di quel Mika Jussila ai Finnvox che ormai si sta sempre più affermando come un must a livello europeo.
C'è poco altro che si possa dire se non che siamo fortunati ad avere in casa una band di questo calibro, che nonostante le difficoltà nel vivere quasi sospesa a metà tra due scene di riferimento (a volte fin troppo auto-referenziali) come quella indie e quella metal, riesce a produrre musica di grande qualità e per di più condita da una profondità psicologica rara da trovare in questo “dopoguerra” travagliato.

In the halflight were I stand
Roma rises from the pink
It's a slice of light that brings me hope
Moving lips to breathe worm joy
Silent wishful noise
Though the dust red buildings kiss the sky...



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
84.4 su 10 voti [ VOTA]
Moro
Venerdì 16 Gennaio 2015, 12.54.21
9
I Klimt1918 sono bravissimi ma purtroppo hanno avuto una serie di problematiche secondo me: troppo indie rock per appartenere discograficamente ad un panorama metal-oriented. Il loro secondo album è stupendo, non ha nulla da invidiare ai dischi coevi di Editors e Interpol ma una label come la Prophecy (per quanto stupenda e magnifica nel suo catalogo) non è stata in grado di dargli il giusto peso. Sono una realtà che avrebbe potuto suonare ai più grandi festival rock europei, ma non metal. Io ho avuto la fortuna di vederli nell'azzeccata accoppiata con gli Editors a Ferrara. E li ci stavano perfettamente. Meno perfetti li vedo accanto ai Katatonia.
BlackSoul
Martedì 13 Gennaio 2015, 22.40.31
8
Bah, se non nel colore tutta sta somiglianza con la copertina di TGCD non ce la vedo. Album molto bello, scoperto grazie a questa recensione e che non smetto più di ascoltare.
MorphineChild
Martedì 13 Gennaio 2015, 22.06.59
7
e a proposito di Katatonia, la copertina di The Great Cold Distance è praticamente uguale...
MorphineChild
Martedì 13 Gennaio 2015, 22.05.32
6
non ho mai capito perché i Katatonia sì (gran gruppo per carità) mentre loro ed i Novembre, pur essendo altrettanto bravi, hanno raccolto pochissimo nel merito, gran disco in perfetto equilibrio tra chiaroscuri arpeggiati ed esplosioni elettriche. come per i Novembre, il cantato è particolare, ma trovo che si inserisca benissimo
crisformetal
Domenica 11 Gennaio 2015, 11.12.25
5
OTTIMO ALBUM E RECENSIONE SI SENTE PARLARE POCO DI LORO MA SONO UNA GRANDE BAND..MI PIACEREBBE VEDERLI DAL VIVO
Room 101
Domenica 11 Gennaio 2015, 1.41.21
4
@marduk: I Novembre sono fermi ma non sciolti, prima o poi pubblicheranno qualcosa, se cerchi sul nostro sito l'intervista che ha fatto Giomaster ai The Foreshadowing (in cui ora suona Giuseppe Orlando) c'è proprio una domanda in merito al futuro dei Novembre!
marduk
Sabato 10 Gennaio 2015, 21.44.13
3
Dato che sento nominare i novembre...che fine han fatto??
entropy
Sabato 10 Gennaio 2015, 14.22.36
2
Condivido in pieno il giudizio di drake. Ques'album e il precedente (undressed momento) sono magici. L'ultimo "just in case... " forse è stato leggermente inferiore, ma in effetti anche io mi chiedo a quando un nuovo album? Personalmente li associo anche ad un altra sottovalutata band italiana ( a parte i novembre) : l'albe di morrigan. Vot 85 ci sta tutto!!
draKe
Sabato 10 Gennaio 2015, 11.02.58
1
ahhh, questa rece non me la aspettavo!! Grandi!!!! Ho la versione doppio CD perchè adoro questa band...musica che tocca le profonde corde dell'anima!! E' da anni che aspetto un loro ritorno sulle scene! Si sente lo zampino di Orlando e infatti sono accostabili ai grandissimi Novembre per quel che riguarda il mood generale dei brani e x l'uso delle chitarre, pur suonando generi differenti. Ho sempre sentito una certa vicinanza con i maestri The Cure e nonostante il dark non sia propriamente il mio genere preferito certe bands fanno ugualmente breccia nel mio cuore! Grandi melodie, gran cantato e ottime soluzioni negli arrangiamenti!!! Chi non ha mai ascoltato i Klimt straconsiglio di sopperire a questa mancanza e di lasciarvi trasportare dalle loro note: non rimarrete delusi!!
INFORMAZIONI
2005
Prophecy Records
Alternative Rock
Tracklist
1. _
2. They Were Wed by the Sea
3. Snow of '85
4. Rachel
5. Nightdriver
6. Because of You, Tonight
7. Dopoguerra
8. La Tregua
9. Lomo
10. Sleepwalk in Roma
Line Up
Marco Soellner (Voce e Chitarra)
Alessandro Pace (Chitarra)
Davide Pesola (Basso)
Paolo Soellner (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Francesco Sosto (Tastiera su tracce 1, 3, 5, 6)
 
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