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Morbid Angel - Formulas Fatal to the Flesh
( 3657 letture )
Reduci da un cambio di formazione decisamente importante, ovvero l'abbandono del cantante e bassista David Vincent, considerabile come la principale "figura mediatica" del gruppo, e dalla dipartita del chitarrista Erik Rutan che da lì a poco si dedicherà alla produzione ed ai suoi Hate Eternal, i Morbid Angel nel 1998 rilasciano quello che è il disco meno considerato del gruppo. Formulas Fatal to the Flesh si porta dietro un peso non indifferente; dopo quattro album incredibili e tutti con una loro identità ben precisa, data anche dalle sempre più "teatrali" prove al microfono di David Vincent, realizzare un lavoro che si mantenesse su certi livelli qualitativi non era affatto un'impresa facile. Oltre a questo, bisogna considerare anche l'entrata nel gruppo dello sconosciuto Steve Tucker (a quel tempo nei Ceremony), che all'epoca si sarà sicuramente sentito al centro del discorso. D'altronde, essere il successore di un frontman amatissimo come Vincent non deve essere cosa facile. E pensare che alcuni rumor parlavano di una possibile entrata nel gruppo da parte di Abbath (Immortal). Nel 1998, quindi, l'infernale creatura del lovecraftiano Trey Azagthoth torna sulle scene con un disco del tutto singolare, non solo a livello musicale.

Partiamo dalla particolarità più nota a tutti, ovvero il titolo dell'album; come molti sapranno, il gruppo pubblica album seguendo l'ordine alfabetico. La lettera F, è la sesta lettera, ed in questo caso ne abbiamo tre, che come "risultato" danno: FFF. "Tradotto in numeri" otteniamo quindi: 666. Tuttavia, a differenza di quanto si potrebbe pensare, il disco non tratta argomenti quali il satanismo, l'odio verso la chiesa etc. (come accaduto nei dischi precedenti), ma si concentra in particolare su tutte le forme del male, passando da Cthulhu fino ad arrivare alle tanto amate divinità mesopotamiche. Anche in questo caso la passione che Trey nutre per l'argomento è stupefacente; all'interno dei brani troviamo parti cantate in lingua sumera scritte dallo stesso chitarrista, e non prese da libri o altro materiale.

Bil Ur-Sag Lul-Lu Nig-Hul Tur Ha-Elm Zalag
Za-A-Kam Me-Lam-Ma-Bi-Du Ki-Bal-A Su-Sa

Traduzione:
O Lion-head, Your awesome Blaze of Fire consumed the gathering of the treacherous and the ill-natured.
Purifying them.
It is Thine Aura, awful lights, overwhelming the enemy lands

[Parte di testo presente in BIl Ur-Sag]


C'è quindi una sorta di vena mistica, che ovviamente si riflette anche a livello musicale, andando a creare un contesto dominato dal caos divino e da tutti quei particolari elementi che enfatizzano il tutto. Il death metal furioso e giocato principalmente sulle velocità sostenute si scontra con dei rallentamenti melmosi che erano ben presenti nel precedente Domination. L'aspetto più furioso del sound riporta alla mente il primo periodo del gruppo ed è proprio quello che Trey voleva; alcuni non lo sapranno, ma il precedente lavoro non era poi apprezzatissimo dal chitarrista, che non ne gradiva non solo l'aspetto musicale, ma anche quello lirico (pensate che il testo di Dawn of the Angry fu leggermente modificato in sede live). È un controsenso se pensiamo che in Domination sono presenti alcuni dei suoi migliori assoli.

Domination is a digital environment, it's a metronome, a bunch of fancy things and singing and that which has nothing to do with anything I'm into, it is a very clear sound, a little too clean, maybe a little too industrial. All that has nothing to do with what I'm wanting to do. This album, Formulas Fatal to the Flesh has no metronome, very little digital stuff, the drums are proper, as far as their mics, it’s not just a bunch of samples. A lot more overhead and ambient mics. A much more living feel as opposed to a mechanical feel, which I think Domination was. [Trey Azagthoth, "Hellfrost" (1998)]

Una sorta di "ritorno alle radici" quindi? Sì. Il fatto che sia stato ripreso e modificato un pezzo come Hellspawn: The Rebirth (originariamente presente su Abominations of Desolation del 1986), avvalora questa tesi. A questo aggiungiamo la presenza di brani come l'iniziale Heaving Earth che, oltre ad essere un vero e proprio assalto sonoro figlio dei vecchi tempi, mette in mostra lo stile vocale di Steve Tucker: rispetto al suo predecessore, Tucker gode di un growl nettamente più profondo e meno "teatrale", ma in grado di lanciarsi anche in parti vocali piuttosto articolate e veloci. È un growl che qualcuno potrebbe definire come "immaturo" o "non perfetto"; in effetti, lo stile vocale del neo entrato sembra non essere ancora del tutto perfezionato, risultando quasi forzato (tutto l'opposto di quello che sentiremo nell'abissale Gateways to Annihilation, dove Tucker darà il meglio). Per assurdo, però, anche il lavoro vocale rende Formulas Fatal to the Flesh un disco del tutto singolare e particolare. Assalti più vecchia scuola li ritroviamo anche in Bil Ur-Sag, Uhumulamahri (pezzo particolarmente vicino a Domination) e Chamber of Dis, tutti brani in cui a colpire è anche il lavoro alla batteria di Pete Sandoval, che pur non lanciandosi in parti troppo esuberanti, martella dall'inizio alla fine raggiungendo velocità decisamente elevate (sono notevoli certi momenti di doppio pedale). Nel complesso, son tutti pezzi con una loro identità e forma ben precisa, ricchi di spunti interessanti. A proposito di spunti interessanti, il disco contiene una delle canzoni più belle mai scritte dal gruppo: Invocation of the Continual One, ovvero un altro brano ripescato dal passato del gruppo ed in cui anche Trey si occupa delle parti vocali con un acidissimo scream (stessa cosa la farà nel successivo album). Nei suoi quasi dieci minuti di durata, il pezzo si articola tra sezioni più lente e parti più aggressive, sfociando nel finale in un riff ipnotico che lentamente si spegne portandoci verso le tre strumentali conclusive. Proprio queste ultime si possono considerare come l'evitabile pecca del disco; diciamo che, anche se a livello di concept hanno un loro senso, sarebbe stato meglio inserirle all'interno della tracklist come fatto per Hymn to a Gas Giant e Disturbance in the Great Slumber.
L'atmosfera principalmente confusionaria data dalla produzione decisamente sporca ed imperfetta, potrebbe dar l'impressione di essere frutto di un errore o della poca competenza in fase di missaggio, ma non è così; il sound è volutamente poco chiaro, e non c'è da meravigliarsi che il tutto suoni molto da "presa diretta" (per capire meglio, fate ben attenzione all'intermezzo Hymn to a Gas Giant o ai vari riff stoppati). È sempre il leader Trey ad essersi occupato della produzione, registrando le chitarre nei surreali Temple of Ostx. Surreali, perché è proprio il chitarrista ad aver ammesso di essersi "inventato" questo luogo:

It's just a special place. It's something that cannot be measured. It's something that people who are scientific would call hallucinogenic. [Trey Azagthoth, "Chaos" (1999)]

In realtà, le parti di chitarra son state registrate molto probabilmente a casa sua, dove ha avuto modo di provare ogni singolo riff e comporre ogni singolo pezzo.

Formulas Fatal to the Flesh è in sostanza un disco molto particolare e piuttosto ostico da apprezzare; nel complesso può essere considerato come il lavoro più personale ed intimista di Trey. Lo si capisce non solo dalle scelte stilistiche e di produzione dettate solo ed esclusivamente da lui, ma anche dal concept pseudo-filosofico che c'è alla base:

It's based on the concept "Flesh over Spirit is the motivator of the worthless, Spirit over Flesh is what causes Brilliance". It's basically talking about how I feel that all humans are created equal and with the same potential, meaning we all hold these gifts, the 3 gifts, meaning the Spirit, the True Will, and the Imagination. And when we use these powers, I feel that's when we are able to bring the best of ourselves out in more of a Spiritual-based type of behavior, and when people ignore these things, going through life without even touching on any of these things, I feel that that's where people aren't able to bring much out of themselves. [Trey Azagthoth, "Hellfrost" (1998)]

È un lavoro che, pur essendo ricco di idee, di ottime canzoni e di fascino misterioso, non suona come il lavoro di un intero gruppo, ma più che altro è il lavoro di un uomo solo e probabilmente è proprio per questo che è generalmente poco apprezzato, in quanto si sente la mancanza di una vera e propria collaborazione di gruppo; le parti di batteria ad esempio, per quanto apprezzabili, si son dovute adattare a quello che il chitarrista aveva composto, dando così a Sandoval poca libertà (nel successivo si rifarà completamente, andando a realizzare la miglior prova di sempre). Nonostante ciò, Formulas Fatal to the Flesh è un lavoro che con il passare del tempo è stato anche rivalutato e considerato come il disco più particolare del gruppo. Bisogna premiare anche il fatto che ancora una volta i Morbid Angel realizzano un lavoro diverso dai suoi predecessori; il confronto con il successivo ed importantissimo (non solo per il gruppo, ma anche per tutto il death metal post-2000) Gateways to Annihilation non regge, in quanto quest'ultimo gli sarà superiore per moltissimi motivi, tanto che potrebbe essere considerato come la summa del gruppo. Per concludere, un disco che vale la pena riascoltare con attenzione, non solo per capire meglio certe scelte stilistiche, ma anche per scoprire tutte quelle particolarità che vi sono alla base del concept (come ad esempio la lunga preghiera dedicata agli antichi presente nel booklet).

Because I've seen life is a circle and the center is the truth and you can come in from all these different angles. [Trey Azagthoth, 1999]



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
92.72 su 40 voti [ VOTA]
Deathland
Giovedì 30 Novembre 2017, 18.42.26
21
Quoto lepreD, furia senza compromessi in molti pezzi e inserti oscuri in altri, qualcosa di magico. Alla pari dei primi 4 e del successore, i problemi arrivano dopo per la band, fino alla G hanno regnato nella scena Death.
lepreD
Domenica 18 Giugno 2017, 21.41.55
20
basta a chi non piace questo disco non piace il death metal, e non voglio sentir ragioni di sorta
palle
Giovedì 25 Maggio 2017, 15.09.34
19
Discone, meglio di blessed, ogni pezzo qui è una mina
Mulo
Lunedì 13 Marzo 2017, 12.24.11
18
Orrendo!Pezzi che non si distinguono l'un dall'altro (Roba mai successa fino a questo disco,anzi peculiarità della band era che ogni pezzo era a se e riconoscibilissimo dopo pochi accordi).Questo,Heretic e l'ultimo sono spazzatura.
Holy Diver
Sabato 21 Maggio 2016, 14.15.47
17
Grandissimo album Speriamo che con il rientro di Tucker si rimettano in quadro e suonino molto di piu da Formulas e Gateways
God of Emptiness
Lunedì 15 Giugno 2015, 13.54.54
16
Disco viscerale e primitivo. A parte le ultime 3 strumentali praticamente inutili lo trovo un disco devastante. 85 per me.
Masterburner
Mercoledì 21 Gennaio 2015, 20.43.04
15
Vero quello che dice la recensione, che centra completamente il punto (complimenti). Disco di Trey, lontano da Domination ma che ora ascolto più volentieri rispetto al predecessore
SNEITNAM
Mercoledì 21 Gennaio 2015, 20.10.17
14
Un grande album che ha fatto scuola a parer mio. Oscuro, diabolico e morboso. Seppur senza la presenza di Dave Vincent in questo lavoro ci si immerge nelll'essenza pura della musica di questa band. Arrivare al quinto lavoro e sparar fuori una roba del genere...ma loro sono i Morbid Angel con tutta la loro scuola
chuckevil84
Martedì 20 Gennaio 2015, 17.04.40
13
amo tutto dei morbid angel, così come trovavo il growl di tucker eccezzionale ( non in questo album...ma nei 2 successivi album).... illud a me non è piaciuto per nulla...
kroky78
Martedì 20 Gennaio 2015, 11.10.55
12
Perla da molti incompresa, quando uscì fu stroncato praticamente da tutti. Io invece lo amai subito: sporco, viscerale, quasi primitivo, crea un ' atmosfera unica. Invocation of the Continual One è da brividi, il mio pezzo preferito. Finalmente una recensione che gli rende giustizia!
l'Accademico
Martedì 20 Gennaio 2015, 2.34.22
11
Capolavoro, come tutti gli album realizzati fino a Illud. Mi aveva fatto cagare Heretic, ma in confronto a ILLUD, mi sembra oro. Probabilmente, e storicamente, Gateways è l'ultimo vero gioiello di un grande gruppo: Morbid Angel.
Er Trucido
Lunedì 19 Gennaio 2015, 21.22.43
10
Effettivamente è un po' ostico, ma sicuramente ottimo, considerando anche il pesante cambiamento che l'ha preceduto.
Enrico
Lunedì 19 Gennaio 2015, 14.12.45
9
Sicuramente non vale Covenant ma è dal 98 che lo ascolto e 80 punti su 100 li vale tutti.
qwertyuiop
Domenica 18 Gennaio 2015, 18.18.48
8
Peró il voto lettori uguale a quelli di covenant non si puó vedere
Galilee
Sabato 17 Gennaio 2015, 18.39.24
7
Bello, forse un po ostico, ma devastante e molto oscuro. Ai tempi lo adorai.
qwertyuiop
Sabato 17 Gennaio 2015, 13.28.11
6
A me é piaciuto abbastanza peró la voce di steve tucker su qusto disco ( su gateways e heretic mi piace molto di piú sebbene sia sempre inferiore di molto a quella di david vincent) é ODIOSA.
Master Killer
Sabato 17 Gennaio 2015, 12.52.19
5
da una parte qualcosa di soffocante e da un altra qualcosa di noioso, l'unico album dei Morbid Angel (insieme ad Heretic e naturalmente L'Ultimo album) ad non avermi colpito tanto, però da qui nascerà Gateways to Annihilation... 60
SuperGiovane
Sabato 17 Gennaio 2015, 12.33.15
4
Per me è uno dei punti più deboli della loro carriera,Invocation of the continual one è un piccolo capolavoro,anche Chambers of dis e Bil Ur-sag sono buoni pezzi ma il resto faccio fatica a salvarlo...produzione pessima tra l'altro..60-65 non di più
LAMBRUSCORE
Sabato 17 Gennaio 2015, 11.48.01
3
L'ultimo che mi piace di questo grande gruppo, qualche pezzo mi fa grattare un po' le palle, ma le legnate con produzione sporca sono una goduria per me...
Bloody Karma
Sabato 17 Gennaio 2015, 11.12.01
2
disco strano...all'epoca mi lascio molto perplesso, poi piano piano crebbe di intensità...sicuramente un disco da rivalutare
Ulvez
Sabato 17 Gennaio 2015, 10.46.47
1
questo album mi piaciuto fin dall'inizio, apprezzo soprattutto la produzione sporca e il concept dei testi; l'unico difetto secondo me è che è un po troppo lungo, cosa che lo rende abbastanza ostico nei primi ascolti
INFORMAZIONI
1998
Earache Records
Death
Tracklist
1. Heaving Earth
2. Prayer of Hatred
3. Bil Ur-Sag
4. Nothing Is Not
5. Chambers of Dis
6. Disturbance in the Great Slumber
7. Umulamahri
8. Hellspawn: The Rebirth
9. Covenant of Death
10. Hymn to a Gas Giant
11. Invocation of the Continual One
12. Ascent Through the Spheres
13. Hymnos Rituales de Guerra
14. Trooper
Line Up
Steve Tucker (Voce, Basso)
Trey Azagthoth (Chitarra, Tastiere)
Pete Sandoval (Batteria)
 
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