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Dark Fortress - Venereal Dawn
( 2277 letture )
A distanza di quattro anni dal precedente Ylem tornano sul mercato discografico i tedeschi Dark Fortress, tra i maggiori rappresentanti in attività della corrente melodic black metal, tramite un nuovo full-length, il settimo, dal nome Venereal Dawn, uno fra i titoli più brutti mai letti dai tempi di Purpendicular dei Deep Purple. Al netto di epiteti poco felici, ad ogni modo, anche per quest'ultima opera ricalca le consolidate coordinate stilistiche del gruppo: la teatralità, l'oscurità e la magniloquenza della proposta musicale sono ormai un trademark dei tedeschi, tratti comuni, per altro, a molti altri acts della scena musicale di cui i Nostri fanno parte.
E tuttavia, la palude artistica nella quale la suddetta corrente artistica si dibatte negli ultimi tempi è alquanto profonda e paradossale. Da un lato, infatti, l'ascoltatore, si ritrova di fronte a proposte musicali comunque variegate e complesse (entro certi limiti), mentre dall'altro lato, tali ultime si rivelano spesso pesantemente prolisse e ripetitive nelle proprie strutture e cliché, preferendo, al culto della concisione, quello della continua stratificazione sonora e del proprio, totale dispiegamento di forze, il quale sovente non si risolve in altro che in una piccola variazione ripetuta troppe volte su di un tema noto e stranoto. Da qui la perdita di qualunque ecceità (senza andare troppo lontano, si dia un ascolto ai compagni d'etichetta Naglfar, i quali, dall'apice Vittra, per molti versi sono caduti nella stessa spirale di banalità dei bavaresi).

Venereal Dawn si mantiene su di un runtime abbastanza smisurato rispetto alla proposta artistica, oltre i settanta minuti; e ciò senza destare sorpresa alcuna per altro, considerando che nella discografia dei Dark Fortress praticamente tutti gli album corrono oltre l'ora, tolto il debut Tales from the Eternal Dusk, il quale (non a caso) si gioca con Stab Wounds la palma di miglior disco nella discografia del gruppo.
Le tracce riflettono in pieno le considerazioni fin qui svolte: interessanti trame chitarristiche (l’esperienza di Santura coi Triptykon ha sicuramente giovato) lasciano troppo spesso il passo alla ripetizione del medesimo refrain, a riempitivi di doppie casse od interludi minimali, come, ad esempio, nell'interminabile I Am the Jigsaw of a Mad God. Ma il difetto maggiore del full-length (ed in generale della discografia dei teutonici) è il continuo accavallamento di proposte musicali abbastanza antitetiche ed ostiche da digerire, tra una chitarra acustica che in The Deep si muove lungo melodie flamenco ed atmosfere rock/metal oscure, tra code di pianoforte o testiere e frequenti assoli heavy-oriented (con tanto di wah-wah), tra pesanti power chords e raffinate sovraincisioni vocali con dinamiche e timbri variegati, tra interludi di chitarre classiche o synth e lo sfaccettato growl di Morean, le quali lasciano l'ascoltatore piuttosto stanco e affaticato a fronte di una lenta e complessa fruizione del disco. Venereal Dawn continua inesorabile, infatti, traccia su traccia, a mettere sul piatto musicale "portate" stilistiche molto diverse fra loro, le quali, mancando di qualunque poliedrico tocco avant-garde, non permettono, al netto della concentrazione che ci vuole per seguire l'insieme, di afferrare l'anima dell'album, la spiritualità che si dovrebbe celare dietro le rosse tende del palcoscenico messo in piedi dai teatranti tedeschi.
Le tracce soffrono, così, tutte della stessa involuzione appena descritta: mentre gli attacchi dei brani risultano abbastanza distinguibili e accattivanti, gli sviluppi delle tracce sul medio periodo si rivelano tutti fin troppo monotoni e simili, perdendo contorni decifrabili e, quindi, d'interesse.
Merita menzione, tuttavia, oltre al pieno ed ispirato guitarwork dell'album, anche il pregevole e penetrante lavoro al drumkit di Seraph, il quale congegna delle partiture ritmiche sempre calzanti rispetto allo sviluppo delle melodie e delle armonie del disco, le quali, però, anche qui soffrono, al pari di molti altri elementi del full-length, di una ripetitività figlia della lunghezza dello stesso.
Le atmosfere, invece, da sempre fiore all'occhiello della band, risultano sempre più migliorate dalla chiara e profonda, ma per nulla artificiale, produzione, con tutta la strumentazione pregevolmente bilanciata e protagonista, basso compreso (Luciform soprattutto), grazie alla quale si colgono perfettamente tutte le dissonanze in secondo piano delle trame chitarristiche, sulle quali si reggono spesso le variazioni dei brani.

Tirando le fila del discorso, forse a fronte di prolungati ascolti, l'ascoltatore, qualora disponesse della necessaria pazienza, potrebbe venire a capo della proposta musicale dei Dark Fortress. Tuttavia, dal nostro canto, ci sentiamo di affermare come nell'iperaffollata selva dell'arte del terzo millennio un'economia di linguaggio sia pilastro fondante di qualunque seria proposta artistica, rarissimi casi esclusi.
L'amara sensazione conclusiva è quella per cui, quindi, esclusa una comunque troppo severa bocciatura, qualora i Dark Fortress decidessero di svolgere un lavoro più razionalizzante del loro operato e di offrire qualche riff e sviluppo musicale più personale (non è tanto l'essersi discostati da una matrice prettamente black metal, ma l'averlo fatto seguendo le fin troppo facili citazioni di Septicflesh, Behemoth, Tiamat e Hate), potrebbero tirar fuori da sotto la cappa un album migliore di almeno una decina di punti, pur lasciando qui fermo il miglioramento avvenuto dal precedente Ylem. Un ultimo appunto: l'ennesimo concept sviluppato dall'ennesima opera fantasy dell'ennesimo scrittore anglosassone (Stephen R. Donaldson, in questo caso) non può certo contribuire a far innalzare più di tanto la valutazione, pur se la copertina risulta piacevolmente evocativa.

Si consiglia l'ascolto di: Chrysalis, Luciform, On Fever's Wings.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
75.5 su 4 voti [ VOTA]
K-igor-D
Domenica 25 Gennaio 2015, 11.32.00
4
esageratamente prolisso questo disco, peccato, perche le idee ci sono ma sono troppe e slegate tra loro. Comunque "Luciform" è da brividi!!!
Resurrection
Martedì 20 Gennaio 2015, 19.45.32
3
A me è piaciuto molto, un netto passo avanti rispetto ai precedenti, sicuramente scrivere con Tom G. Warrior ha influenzato V. Santura in maniera positiva. L'unico pezzo che non mi ha mai convinto è stato "I Am the Jigsaw of a Mad God", per il resto buon disco.
legion666
Lunedì 19 Gennaio 2015, 19.07.41
2
anche secondo me è un buon album...da notare la seconda traccia " Lloigor" che sembra un pezzo di Black Water Pak....
Doomale
Lunedì 19 Gennaio 2015, 14.10.18
1
Secondo me non e` un brutto disco...tutt'altro...e anzi rispetto a prima sono molto meno derivativi...Hanno provato a fare cose diverse...il problema secondo me infatti sta proprio nell'aver buttato troppe cose nel calderone...anche un po slegate tra di loro...e poi nell'eccessiva durata di alcune tracce...E' un bel monolite...pero se si riesce a superare cio offre anche parecchi spunti interessanti e particolari inusuali. buona anche la varieta nelle vocals. Per me una delle mugluori e` la titletrack. Per me un 75 ci puo stare!
INFORMAZIONI
2014
Century Media Records
Melodic Black
Tracklist
1. Venereal Dawn
2. Lloigor
3. Betrayal and Vengeance
4. Chrysali
5. I Am the Jigsaw of a Mad God
6. The Deep
7. Odem
8. Luciform
9. On Fever's Wings
10. The Deep (Acoustic Version)
Line Up
Morean (Voce)
V. Santura (Chitarre, seconda voce)
Asvargr (Chitarre)
Paymon (Tastiere)
Draug (Basso)
Seraph (Batteria)

Musicisti ospiti:
Safa Heraghi (Voce in On Fever's Wings)
Mehothra (Cori in Venereal Dawn, Basso in Lloigor)
Mortal (Cori in On Fever's Wings e Betrayal and Vengeance)
Monika Bullock (Cori in On Fever's Wings e Betrayal and Vengeance)
Anja Bräutigam (Cori in On Fever's Wings e Betrayal and Vengeance)
Martin Kubetz (Pianoforte in On Fever's Wings)
 
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