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Disentomb - Misery
( 1215 letture )
Prima di iniziare la recensione vera e propria, vorrei farvi leggere uno scambio, trovato in giro nella rete, di domanda e risposta tra due utenti che discutevano su questo secondo album degli Australiani Disentomb.

Domanda: Ancora mi chiedo come una band così convenzionale e fiacca, con all'attivo un solo album, che già non era niente di che, abbia 200.00 like su Facebook. Il mondo è un luogo misterioso e pieno di cattivo gusto.
Risposta: Marketing. Mantengono aggiornato il loro profilo costantemente, linkano altri gruppi per farsi conoscere, hanno un canale Youtube e sono molto attivi anche su Twitter. È la stessa ragione per cui si seguono band come gli Allegaeon, loro non li apprezzo a livello musicale ma li seguo costantemente per via dei post quotidiani.


Ragionando su queste poche parole, si può intuire come un utente medio di Internet, usufruttuario quotidiano di musica, ragioni e si lasci invogliare a seguire e diventare “fan” di una determinata band in base ai post sui social network. In che bel mondo viviamo? Scemo io che me ne sorprendo ancora. Ad ogni modo, la realtà odierna è che i Disentomb hanno una fanbase ben consolidata a livello globale, specialmente nella rete, e questo gli assicura visibilità e recensioni a spron battuto, con un discreto successo mediatico. Ma al secondo disco i nostri saranno riusciti a migliorare quelle lacune evidenti presenti nel primogenito di ben quattro anni fa, tale Sunken Chambers of Nephilim?
A conti fatti sembra proprio di sì: pur non avendo rivoluzionato il sound in maniera tale da potere far gridare al miracolo, una progressione a livello compositivo è netta e pone attualmente Misery sul primo posto nella classifica degli album dei nostri (non che voglia molto dopo due soli dischi, a ben vedere…). Ah, quasi mi dimenticavo la solita introduzione: che dirvi, ragazzi? Australiani-una chitarra-cambiato bassista poco prima di registrare nuovo album-promozione a go go e nulla più; ora che sono tutti contenti ora andiamo a parlare di musica.

Per chi non conoscesse il gruppo in questione sia chiaro che qui non c’è la minima traccia della solita estroversione australiana. Gruppi che hanno impreziosito il panorama underground negli ultimi anni, quali Ouroboros, Psycroptic, Portal o chi altro vengono messi da parte completamente, dedicandosi al 100% ad un brutal death di stampo statunitense. La strada seguita in questo caso specifico è quella tracciata ormai anni addietro da nomi noti quali Disgorge, Putrid Pile, Devourment o Insidious Decrepancy: conoscendo bene o male la loro offerta musicale avrete ben chiaro cosa riserva la portata del giorno. In superficie non sembra nulla di male, se non fosse che i Disentomb non hanno quella spigliata padronanza degli strumenti che li possa portare a rivaleggiare appieno con gente di tale calibro. Trentadue minuti di non-stop-blast-beating a conti fatti sono sì uno schiaffo in faccia, ma d’altro canto sono anche troppi ai fini dell’economia del disco, che porta con sé una monotonia sonora spesso ai limiti, rischiando di far assomigliare una canzone all’altra in diversi frangenti. Lo stile di Wilkes non è così variegato come si potrebbe pensare: momenti più "tamarri", come gli slam all’interno di Vultures Descend, portano qualche dinamica interessante, ma a conti fatti il vero asso nella manica della band risulta essere Sison alla batteria: una macchina da guerra bella e assestata. Le vocals di James, oscure e cavernicole come poche, sono si fondamentali all’effetto fogna otturata tipico di tale sottogenere, ma piatte tanto che l’unico momento in cui tiri un sospiro di sollievo è su Megalith of Despair, una mazzata death-doom che distaccata dall’intero contesto risulta essere una gemma all’interno della tracklist. Sì, poco fa vi ho detto che sono trentadue minuti sparati e ora cito il death-doom, ma che male c’è se vi snocciolo una chicca alla volta? Non vi ho nemmeno detto che c’è il frontman dei The BlackDahlia Murder (Trevord Strnad) come ospite su Forced Adornment of The Funerary Crown, ma a dirla tutta se non fosse stato citato nei crediti all’interno del booklet nemmeno ci si farebbe caso, tanto è offuscata la sua prestazione, per via ovviamente della produzione. Decadi che ascolto brutal e questa, nel 2014, risulta essere una delle peggiori produzioni mai addobbate su un album di brutal death se proporzionate al prodotto finito. Non me ne vogliano gli addetti a lavori, ma l’effetto nebbiolina, quel costante eco grezzo e mai celato, porta a livellare il tutto senza spessore avendo difficoltà serie nel comprendere i passaggi più tecnici dei vari strumenti. Va bene che l’underground deve essere Kvlt, ma ancora mi chiedo perché stare mesi a comporre fare e disfare riff barocchi e ipertecnici come quelli all’interno di Misery se poi vai a cancellare tutto con l’effetto catacombe di Nuova Delhi a conclusione lavori. Sarà l’età, la chiusura mentale, ma ad oggi questo platter perde gran parte del potenziale proprio per via della produzione, a tratti praticamente inesistente. Disentomb, l’avete mixato almeno questo benedetto album?

Vabbé, con quest’ultimo capitolo meglio chiudere, se no mi altero d’umore a pensare a ciò che sarebbe potuto essere e quello che invece è realmente. Le potenzialità ci sono, anche se un po' acerbe, perché dal precedente capitolo i miglioramenti ci sono innegabilmente stati, peccato che ancora di uno stile ben definito non si possa parlare. Il risultato finale poteva avere un riscontro migliore, ma alcune scelte in fase decisionale sono state calcolate male, forse troppo. Misery non è l’album dell’anno, anzi tutt’altro perché porta con se molte derivazioni e fraseggi già sentiti in passato, ma sicuramente farà la gioia dei palati fin del brutal death. L’input lanciato con il pensiero iniziale lascia riflettere sull’odierna situazione: probabilmente per qualcuno la popolarità conta di più che la musica stessa, e fosse realmente così, ahimè, saremmo di fronte ad una nuova generazione dei death metallers non molto incoraggiante.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
79.28 su 7 voti [ VOTA]
Er Trucido
Mercoledì 28 Gennaio 2015, 17.37.53
1
Disco che ai primi ascolti mi è piaciuto, però mi sono fermato a quelli. Bisogna anche dire nel 2014 nel campo brutal è uscita tanta roba e probabilmente migliore, come il ritorno dei maestri gorgasm.
INFORMAZIONI
2014
New Standard Elite Records
Brutal
Tracklist
1. The Genesis of Misery
2. An Edifice of Archbeastial Impurity
3. Abominations Created Through Divinity
4. The Promethean Altar
5. Vultures Descend
6. Pyres Built From their Severed Wings
7. Chthonic Gateways
8. Megaliths of Despair
9. Forced Adornment of The Funerary Crown
10. Sentinels of The Bleak
Line Up
Jordan James (Voce, Chitarra,Tastiere)
Jake Wilkes (Chitarra)
Jim Parker (Basso)
Henri Sison (Batteria)

Musicisti Ospiti
Trevor Strnad (Voce su Traccia 9)
 
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