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Kouzin Bedlam - Longing for the Incomplete
( 1745 letture )
Molto spesso ci si ritrova di fronte a dischi ineccepibili dal punto di vista strettamente formale, ma deficitari per quanto riguarda la vena creativa, che magari rifacendosi a determinati generi sanno di già sentito; oppure succede che la voglia di sperimentare a tutti i costi da parte di alcune band per differenziarsi dalla massa porti a un qualcosa di sconclusionato e ostico all’orecchio. Poi capita invece che esca un platter come il qui presente Longing for the Incomplete ed ecco la dimostrazione che capacità tecnica e genio possono andare a braccetto. “E cosa sarà mai?”, vi chiederete a questo punto. Un album rivoluzionario, composto da chissà quali artifici tecnici, suonato con strumenti inventati appositamente e cantato da un alieno proveniente da un’altra galassia? Certo che no, si tratta molto più semplicemente di un disco suonato in maniera eccellente, ottimamente prodotto, ispirato e ricco di estro. In una parola: fresco. E non è cosa così scontata oggigiorno. Sia chiaro, i Kouzin Bedlam non inventano un nuovo stile musicale e come molti colleghi mixano varie correnti per ottenere un sound personale; però a differenza di (molti) altri colgono nel segno. E lo fanno con nove canzoni -la prima è un’intro- di una qualità e personalità quasi stupefacenti; nonostante la varietà del songwriting i brani sono accomunati da una classe compositiva di fondo che non lascia indifferenti. Una volta ascoltato il full length è grande la voglia di premere nuovamente il tasto PLAY (e poi ancora e ancora) e già questa è una cosa che la dice lunga sulla validità del lavoro della band finlandese. Nonostante, come detto, non ci sia una canzone stilisticamente simile all’altra -o magari proprio per questo-, ogni pezzo lascia qualcosa di sé nella mente dell’ascoltatore, il quale potrà sì parteggiare più per una song piuttosto che per un’altra a seconda del proprio orientamento, ma certamente ammetterà che il livello di tutte le tracce è veramente altissimo e ciò al di là dei propri gusti musicali.

I cinque musicisti sono chiaramente preparatissimi: Christian Nyman è palesemente un virtuoso della chitarra che ha però il pregio di non esagerare con voli pindarici messi lì tanto per far vedere quanto è bravo con il proprio strumento; i suoi interventi sono sempre funzionali alla canzone e per questo non annoiano mai, anzi, riescono perfettamente nel loro intento di arricchire le composizioni stesse. Non da meno è il “lavoro occulto” di Sebastian Teir, il quale tesse melodie con una tastiera talvolta più protagonista, talaltra meno in evidenza, ma sempre presente e attiva. Anche Hans Becker si distingue dietro alle pelli per una prestazione a dir poco egregia e grazie all’apporto del robustissimo basso di Mikael Skogberg forma una sezione ritmica che alla bisogna sa pompare in maniera perfetta. Per quanto riguarda la voce, Stefan Nyman ha un timbro particolare e piacevole, non si trova mai in imbarazzo (vedi l’acuto presente in The Accusation of Job o il quasi rap di Shadows in the Dark) e sa interpretare al meglio sia i brani più sdolcinati e lenti che quelli più aggressivi e veloci. Partendo dal presupposto che il filo conduttore della tracklist è la presenza della melodia, si va dall’heavy metal roccioso di The Accusation of Job ai potenti riff e ai cori dal retrogusto tipicamente anthem di Return to the Caves (con tanto di evoluzioni sparse alla sei corde) mentre con Pavane for a Dead Princess e soprattutto Shadows in the Dark tocchiamo i lidi del prog, anche se, come accennato, in quest’ultima il vocalism in alcune parti ha connotazioni addirittura nu-metal. Never Come Home Again è una ballad sognante abbastanza canonica -con un incipit dal flavour orientale- nella quale la chitarra acustica potrebbe addirittura ricordare quella di Mark Knopfler in alcuni passaggi (e se non è un complimento questo...). Il buon Teir può sbizzarrirsi con i tasti sia nella settima traccia che in Crash Test, la più easy listening e “leggerina” con i synth di ottantiana -forse addirittura settantiana nel caso di Oxygen- memoria, una trovata che spiazza piacevolmente per poi lasciare posto a sonorità morbide ma incisive; a proposito di queste due canzoni va segnalato che entrambe erano originariamente presenti nel demo omonimo del 2008, ai tempi in cui la formazione era ancora un trio composto dai fratelli Nyman e dallo stesso tastierista. Chiude il platter la title track, in cui tastiera e chitarra giocano a rincorrersi nell’elaboratissimo assolo scherzando in divagazioni prog e shred per terminare infine in un’esplosione AOR che allarga il cuore. Davvero un gran pezzo.

Come si può ben intuire i solchi di Longing for the Incomplete sono pregni di originalità e di trovate affatto scontate, i tasselli composti dalle note sono collocati con grande maestria in un indovinato collage sonoro. Un debut album che stupisce per brio e verve, quello dei Kouzin Bedlam; gli scandinavi sono bravi per davvero, non bisogna aspettare che il tempo dica che questo è un ottimo disco. Forse l’unico pericolo potrebbe essere che in futuro i Nostri si specchino troppo in se stessi col rischio di autocitarsi, ma se sapranno mantenere i piedi per terra, viste le enormi doti e le capacità, potremo attenderci per loro un avvenire radioso.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
87.2 su 5 voti [ VOTA]
JhonsV
Lunedì 2 Febbraio 2015, 19.31.48
5
Appena sentito. Sono davvero molto vari se pur non sfociano mai davvero nel prog e lasciano sempre piacevolmente sorpresi Azzardo... Capolavoro: 90
jek
Sabato 31 Gennaio 2015, 21.16.25
4
Per quello che ho sentito sul tubo effettivamente il sound e variegato forse a tratti per i mie gusti un po' troppo melodico, ma su una cosa non si discute i ragazzi sanno suonare di brutto. Da approfondire.
GrandeDoc 60
Sabato 31 Gennaio 2015, 20.02.23
3
Ottimo lavoro ! Consiglio l'ascolto dei brani contenuti nel Demo del 2008 (Con il programma "Songr " per ascoltare/Scaricare musica, si trovano tutti) Recensione impeccabile e voto meritato .
spiderman
Sabato 31 Gennaio 2015, 18.44.18
2
Molto, molto interessanti , fanno dell'ottimo heavy/power con stupendi inserimenti progressive, eh si per essere un debut album, promettono davvero bene, bella recensione, con il quale li ho scoperti, anche per me un 85 gli calza a pennello, bella sorpresa.
Malleus
Sabato 31 Gennaio 2015, 18.30.18
1
Ho scaricato il disco incuriosito dalla recensione, e devo dire che è stata una gran bella sorpresa. Un 85 probabilmente è più che meritato, forse l'unica pecca è la produzione che in certi frangenti impasta il suono..
INFORMAZIONI
2014
Inverse Records
Heavy
Tracklist
1. Ordo Ab Chao
2. The Accusation of Job
3. Pavane for a Dead Princess
4. Never Come Home Again
5. Shadows in the Dark
6. Psychonaut
7. Oxygen
8. Return to the Caves
9. Crash Test
10. Longing for the Incomplete
Line Up
Stefan Nyman (Voce)
Christian Nyman (Chitarra)
Sebastian Teir (Tastiere)
Mikael Skogberg (Basso)
Hans Becker (Batteria)
 
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