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Kalmah - Swampsong
( 1674 letture )
C'è qualcosa di strano nella scena musicale finlandese, c'è qualcosa che stona e che, in ogni caso, in una produzione musicale che possiamo definire a caratteri generali come canonizzata e standardizzata, riesce a risultare leggermente fuori dal coro. D'altra parte, la Finlandia stessa è un luogo diverso, impiantato in un contesto come quello europeo, con cui ha poco a che spartire. I finlandesi sono circondati da persone, situazioni e tradizioni che non sentono proprie: la lingua, la cultura e la loro stessa storia, sono differenti e distanti, spostate verso un centro che è ignoto e che non condividono con altri. E la musica, ovviamente, non può fare eccezione.
Non è la Russia, benché da quella mutui scale e armonie. Le manca quella serietà composta, quel senso di dominio razionale e irrazionale capace di creare situazioni eroiche, quotidiane, comiche e tragiche non indugiando in un banale autocompiacimento folcloristico, ma facendo percepire la solidità di tali situazioni, ideali e storie. Possiamo sentirle pulsare e vivere, crescere e morire. Le sentiamo reali, sottoposte al controllo logico del compositore. Invece, i finlandesi riescono a farle sentire diverse. Se prendiamo gli Amorphis e gli Arkona, possiamo notare tale differenza. Non parliamo di generi, usciamo per favore da tali dettami e osserviamo piuttosto la situazione, la musica nel suo insieme. Da una parte, troviamo la forza, un fluire costante di un'immaginazione controllata pure nelle sue parti più vivaci e fanciullesche; mentre dall'altra, una musica che è incapace di esprimersi in tale senso, pur facendo uso delle medesime parole, delle medesime note e scale, ma che è capace di rendersi immaginifica tra le pieghe di tale solidità, cupa e tremendamente primeva anche nelle sue parti più distese. Inoltre, tale musica non è né europea né scandinava. Rimanendo nel campo del metal, senza addentrarsi in una disquisizione di gusto classico, possiamo certo notare un qualche richiamo all'heavy di stampo britannico o al power/speed teutonico, piuttosto che al death svedese. Tuttavia, in ogni cosa, anche nel richiamo più lampante e sentito, vi è una diversità di fondo che non sempre si riesce ad afferrare.
Sono distanti; insomma, diversi. E, sinceramente, più intellegibili di altri popoli geograficamente e culturalmente ancora più distanti da noi. Perché è ovviamente più semplice razionalizzare gruppi come gli Orphaned Land o i Myrath. Questo non è dovuto alla banalità delle loro composizioni, quanto piuttosto frutto di un processo storico e sociologico che ci ha permesso di avvicinarci e confrontarci maggiormente a tale sensibilità. È una sensibilità che conosciamo, che abbiamo provato a emulare, che abbiamo studiato e approfondito. Ma di quella sensibilità tipicamente finlandese, siamo ignoranti. La conosciamo superficialmente, ne vediamo solamente la punta e, proprio per questo, ci riserviamo dall'approfondimento, limitandoci a etichettarla in un modo oppure in un altro, a seconda dei gusti della persona.
Ma loro rimangono diversi.

E mai tale diversità si è presentata così marcata alle mie orecchie, mai ho avuto la sensazione di un mondo e di una cultura così vicina ma, intellettualmente, così lontana, come nelle composizioni dei Kalmah. Permettetemi una digressione squisitamente personale. Quando, nei vari gruppi in cui ho suonato, mi sono trovato a dover scegliere un nome, ho sempre incontrato innumerevoli difficoltà. Un nome, infatti, è tanto più incisivo quanto più descrive la scelta musicale e lirica del gruppo. Oppure, quanto più è figo. Ma siccome, d'idee fighe, almeno a me, ne sono venute sempre poche, ho sempre cercato di trovare un qualcosa che rappresentasse al meglio la musica che volevo suonare. Che poi questa non fosse quasi mai il risultato finale dell'unione della tecnica e del cervello mio e dei miei compagni, è un'altra storia. In ogni caso, trovo che mai un nome del genere, che nel dialetto della Carelia significa, essenzialmente, "tomba", abbia descritto così perfettamente un gruppo e la propria sensibilità musicale. Perché ogni loro canzone, ma soprattutto questo Swampsong, è un prodotto intimamente sepolcrale e crepuscolare, pure (e soprattutto, aggiungerei!) nelle sue parti più vivaci.
È un disco granitico, possente, veloce e monoliticamente roccioso. Vi è un continuo insieme, un pandemonio quasi, d'ispirazioni differenti e di situazioni. C'è la "ballata" atmosferica, lenta e tremendamente evocativa, Moon of My Nights; c'è il pezzo da "scapellamento" selvaggio e incontrollato (di quelli che fanno venire il mal di testa), come Heroes to Us; e, infine, ci sono musiche squisitamente infernali e inquietanti, d'ispirazione più progressiva (The Third, The Magical). Non mancano anche alcuni passaggi a vuoto e riempimenti (Man With Mystery). È insomma un'unità cangiante e mai statica.
Per quanto spettacolosamente derivato, il gruppo è capace di porsi con grande personalità tra le proprie ispirazioni, creando un equilibrio personalissimo e intrigante. Tuttavia, come anticipato nell'introduzione, risulta diverso. Le influenze classiche vengono rilette in una confusione armonica che predilige la velocità all'ordine e all'armonizzazione ritmica di pura mentalità europea, ma alla stessa velocità, di pura matrice scandinava, si preferisce un caos solo in apparenza irrazionale, come possiamo vedere nelle ritmiche di Heroes to Us o Bird of Ill Omen. Se poi andiamo ad analizzare Cloned Insanity, possiamo trovare uno stacco quasi comico e di vago sapore progressive in una canzone con chiare -per quanto estremizzate, beninteso!- influenze maideniane.
Heroes to Us è un pezzo possente e melodico. Come per altri episodi del gruppo, l'intera struttura ritmica assume significato in quanto volta a sottolineare e a rendere possenti le melodie tessute dalla chitarra di Antti Kokko e dalla tastiera di Hiltula. La voce si arrampica in uno scream abbastanza acido e comprensibile, sinceramente splendido contralto alle ritmiche più forsennate. Ma il vero capolavoro è la crepuscolare Moon of My Nights. L'inizio è scandito dal sommesso arpeggio del pianoforte di Hiltula. Il pezzo è un immaginifico crogiolo di poesia musicale e lirica. Da un punto di vista prettamente letterale, il bridge consta di uno dei migliori accenni di poesia che la musica metal abbia mai prodotto:

Listen to the wind singing in the grass, my love,
As you lay yourself down to rest.
Listen to the cry of the river in autumn cold, my dear,
Before I close the gates deep down inside.

Ascolta il vento che accarezza l'erba col suo canto, amore mio,
mentre ti stendi per riposare.
Ascolta il gemito del fiume nel freddo autunno, mia cara,
prima ch'io chiuda i cancelli delle mie profondità.


Ma è soprattutto l'intreccio musicale a trascinare l'ascoltatore nelle profondità della malinconica bellezza della canzone. Gli arpeggi e le melodie in tremolo delle chitarre, le loro armonizzazioni, il palpito del pianoforte e il cantato che, pur sempre mantenendo le sue caratteristiche graffianti, si fa meno acido e più profondo, lo stupendo intermezzo recitato, ogni singola nota e movimento tendono a cullare la nostra emotività e sensibilità con rara maestria.

Tuttavia, Swampsong è paradossalmente un disco che non ha una sua immediatezza. È un disco insonne, diretto ma al contempo immaginifico e tremendamente distante. La sua sepolcrale bellezza, stigmatizzata dalla sua sottile e subdola diversità, e meravigliosamente evocata in Moon of My Nights, si lascia gustare lentamente, ascolto dopo ascolto, quando il tempo dello "scapellamento" folle finisce e il brivido dell'emozione appassisce. La sua forza, ben più che nelle idee che lo compongono, è nella diversità con cui queste vengono costruite: nelle forme dell'arrangiamento, nell'ispirazione, nella lucida e razionale decisione di essere uguali e diversi al contempo. Non è capace di rinnovarsi a ogni ascolto, ma di impregnarsi e partorire se stesso nuovamente, eppure di apparire sotto nuove forme e colori.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
90.5 su 6 voti [ VOTA]
Theo
Sabato 31 Gennaio 2015, 18.09.14
4
Disco da avere (come tutti quelli dei Kalmah) se si amano queste sonorità. Il paragone con un gruppo come i Children Of Bodom è chiaro e lampante, ma in realtà è un paragone fattibile anche con i Norther e generalizzando con qualunque altro gruppo e realtà di quella scena finlandese di... Lo chiamiamo "Melodic Death"? Chiamiamolo così. Insomma, la recensione è azzeccatissima quando parla di diversità, in primis, dovuta all'esperienza storica della Finlandia... In un paese che, storicamente, è sempre stato per molti versi "subordinato" e fortemente legato ad altri, anche culturalmente, tutto è un fluire che si riversa -come detto dal recensore- anche nella musica essendo, nel migliore dei casi, qualcosa che scaturisce dalle emozioni e dall'anima. Tutto questo viene da lì, lo si respira dalle note di questi dischi. Grandissima parte di quello che uscì dalla Finlandia della seconda metà dei '90 e nel primo lustro del 2000 rende l'idea di come, pur non inventando nulla, questi finlandesi (ma non solo nel loro modo squisitamente personale di fare "Melodic Death") avessero creato uno standard, uno stile... Uno stile che sarebbe stato copiato poi, dal 2005-10 circa in poi anche e soprattutto oltre i confini nazionali. Ritornando al paragone inevitabile con i Chidren Of Bodom, per me i Kalmah (seppur andando in quella direzione) sono sempre stati profondamente diversi come approccio ed influenze... Ad ogni modo il quintetto che prese il nome dall'omicidio del Lago Bodom per certi versi in quel genere fece scuola. Tirarono fuori una miscela (era il '97 se si considera il debutto, ma ancora prima con i demo a nome IneartheD risalenti al '94) per molti versi fortemente diversa dai loro "colleghi" nel genere, chiaramente poi fu molto copiata e presentava dei limiti vistosi (essendo già zeppissima di influenze diverse alla nascita) che probabilmente negli anni non sono poi stati superati. Tornando ai Kalmah e a questo disco in particolare... Io azzarderei, assieme ai primi due, migliore della discografia in quanto a immediatezza e spontaneità. Non che quelli successivi non lo siano, ma chiaramente è venuta una maturità che ha permesso loro (anche benevolmente e fortunatamente) di staccarsi da quella che era l'influenza di gruppi più grossi come Chidren Of Bodom e soprattutto Sentenced di "Amok" (1995, ma nessuno lo cita mai ) spostandosi su altre coordinate pur mantenendo un trademark forte e distinguibile, con un modo tutto loro (ed in definitiva, tutto finnico) di elaborare le vistose e varie influenze. La cosa in realtà è estendibile anche agli altri generi per quanto riguarda questo paese, ma il discorso si fa troppo lungo e si esce dal seminato della recensione e dei Kalmah... Comunque grande band, spesso ha pagato anche troppo ed immeritatamente lo scotto di essere "simile ai Children Of Bodom", a mio parere senza nemmeno esserlo mai sul serio troppo (se si va un po' più in la dei famosi CoB...). Concordo con recensione e voto, ma loro in questo genere si sono sempre tenuti su ottimi livelli.
Francisarbiter
Sabato 31 Gennaio 2015, 15.05.10
3
@Followthecheater: Mi aspettavo un commento del genere. Sinceramente, è stato scelto di non farlo. Come ho sottolineato nella recensione, essendo il gruppo capace di porsi con originale personalità al confronto con i propri modelli d'ispirazione, ho ritenuto che non fosse necessario sottolineare quali questi fossero dal momento che si sarebbe dovuto obbligatoriamente aprire un dibattito unicamente soggettivo nel parallelo delle due band, togliendo così spazio alla valutazione oggettiva del lavoro in sé. Per questo non ho parlato di queste cose, sebbene abbia sottolineato come il genere che praticano sia uniforme e, soprattutto, derivato. Se tu avessi qualsiasi altro dubbio, non esitare a chiedere: sono qui disponibile a qualsiasi domanda
Followthecheater
Sabato 31 Gennaio 2015, 14.55.23
2
Questa band deve molto ai CoB, strano che nella recensione non sia riportato
mardonziak
Sabato 31 Gennaio 2015, 11.06.45
1
OTTIMI "follower" dal gran gusto melodico squisitamente finnico. Ricordo di averlo letteralmente divorato (con gli ascolti) a suo tempo... (insieme ai discreti "mirror of madness" dei NORTHER e "mind revolution" dei SKYFIRE stessa annata e stesso genere tralaltro). "Tordah" "The Third, The Magical" e "Man With Mystery" rimangono i brani che più si fanno apprezzare e prediligo. Perfettamente congruo il voto del recensore, per un album assolutamente da riscoprire.
INFORMAZIONI
2003
Spinefarm Records
Melodic Death
Tracklist
1. Heroes to Us
2. Burbot's Revenge
3. Cloned Insanity
4. The Third, The Magical
5. Bird of Ill Omen
6. Doubtful About It All
7. Tordah
8. Man With Mystery
9. Moon of My Nights
Line Up
Pekka Kokko (Voce, Chitarra)
Antti Kokko (Chitarra)
Pasi Hiltula (Tastiera)
Timo Lehtinen (Basso)
Janne Kusmin (Batteria)
 
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