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Summoning - Dol Guldur
( 2654 letture )
Due anni dopo aver calato l’asso Minas Morgul, i Summoning tornano a testa alta sulle scene mondiali, nuovamente sotto Napalm Records, dando vita ad un album che ha saputo entrare nelle pagine di storia, e non solamente quella personale della band.

Nell’ora e poco più in cui si snoda Dol Guldur, l’ascoltatore si ritrova, già dall’opening track strumentale Angbands Schmieden, immerso in un’atmosfera sospesa nello spazio e nel tempo, onirica, a tratti aulica, scandita (non a sorpresa) dalla solida tastiera di Protector, elemento imprescindibile dello stile del duo austriaco. Tuttavia, già dalla successiva Nightshade Forests, si avverte che qualcosa è cambiato o meglio, che qualcosa è stato rifinito, chiarito, definito nella sua completezza: in Dol Guldur vanno infatti velocemente scemando quegli ultimi tratti di concreto black metal puro ancora presenti nel predecessore Minas Morgul, a favore invece di un approccio che si concentra, con calcolata caparbietà, sul mondo dello scrittore John Ronald Reuel Tolkien, che per questa produzione viene accreditato non più solo come ispiratore dei testi, ma come vero e proprio coautore degli stessi (in questo caso, assieme a Peter Kubik dei viennesi Abigor). Tale presa di posizione, dunque, non si limita più ad influenzare la band nella scrittura dei propri testi, ma va delineando quel -come qualcuno l’ha definito- “Tolkien metal” che ha permesso ai Summoning di farsi un nome in Europa e non solo. Scorrendo tra i brani (solo otto, per la prima volta, e tutti abbondantemente oltre i dieci minuti ciascuno, con la sola eccezione dell’altra strumentale, Wyrmvater Glaurung), infatti, si viene completamente immersi in una marcia trionfale lungo le terre tolkeniane, dove a fare da guida è la riconoscibilissima voce di Protector, che con il suo collaudato screaming sa passare fluentemente tra i passaggi più aggressivi, marziali, quasi belligeranti e quelli invece più epici ed eleganti, essenza di quel fantasy che il duo viennese sa interpretare come pochi altri. Dal punto di vista strumentale, chitarra e tastiera tendono a definirsi e lasciarsi vicendevolmente gli spazi, senza entrare quasi mai in conflitto: il risultato sono pezzi che si snodano lungo pochi riff black ripetuti, ben supportati da un'attenta batteria, che sanno tuttavia quando lasciare la scena alla tastiera, il cui contributo all’interno di ogni singolo brano è cruciale e fondamentale nella resa di quell’atmosfera ipnotica, eterea, lontana dal reale che è poi il punto di forza (o di debolezza, parzialmente, dato che difficile è per molti neofiti del genere digerire ai primi ascolti tracce con tale struttura) della band stessa.
Chiude infine la release un brano che è, ma solo in parte, una ‘pecora nera’, in quanto nato e composto in maniera separata e a tratti differente rispetto agli altri. Over Old Hills è stato infatti sviluppato insieme ad un brano del progetto EBM/industrial Ice Ages, progetto solista dello stesso Protector, mai accantonato nel tempo. Se si volesse confrontare questo brano con il suo ‘gemello’ Trapped and Scared (anch’esso pubblicato nel 1997), risulterebbe piuttosto semplice rintracciare numerose somiglianze nelle strutture e i ridondanti echi d’elettronica delle due tracce, nonostante le due interpretazioni piuttosto peculiari, l’una più epica ed aulica, l’altra più oscura e distorta.

Un album solido, imponente, affascinante, che non a caso è diventato la release più venduta di sempre all’interno della discografia degli austriaci. Scegliere il brano migliore è impresa quasi impossibile: l’imbarazzo della scelta, in questo caso, è letteralmente imbarazzante. Una pietra miliare, senza dubbio capace di segnare la svolta, il salto di qualità (che, comunque, mai è venuta a mancare) dei Summoning, nel loro intraprendere quel percorso tolkeniano (e non più solo genericamente di black metal atmosferico) che diventerà il loro elegante e inequivocabile marchio di fabbrica negli anni a venire.



VOTO RECENSORE
93
VOTO LETTORI
93.58 su 12 voti [ VOTA]
Hisho Hakurei
Lunedì 10 Ottobre 2016, 23.35.35
10
Che grande band. L'essenza del Black Metal è anche questa, liddove poesia e realtà si uniscono e si confondono l'un con l'altra. In tal senso credo di poter dire da ignorante che forse il Black Metal è uno dei pochissimi generi artistici in grado di poter fare ciò; usare la musica "sfruttandola" come strumento di ponte per poter accedere in un mondo parallelo, che quindi diviene il vero e proprio obbiettivo da raggiungere aldilà di tutto il resto. Meraviglioso. Band da lode. Mi meraviglio che non siano ancora stati ingaggiati per la realizzazione sonora di kolossal inerenti a queste tematiche.
metaller nel cuore
Lunedì 16 Marzo 2015, 18.53.10
9
Oddio fra questo e minas morgul é un impresa scegliere quale sia il più bello😄 però secondo me questo supera il predecessore di molto poco ma lo supera...si perché minas morgul ha ancora un sound primitivo e puramente Black condito però con delle squisite melodie medievali ed epiche di tastiera però alcune volte sono parti separate quelle sinfoniche da quelle metal come nella bellissima the passing of the grey company. Qui invece é tutto unito alla perfezione:i riff ripetuti ossessivamente continuamente arricchiti dalle tastiere la drum machine é perfetta per questo stile le voci sono stupende epiche e intense. Questa unione di fattori nell'ascolto ti estraniano dal mondo per farti entrare nella terra di mezzo,nella fortezza di dol guldur ad osservare il male che sauron sta creando. Bellissimo 97 per me le canzoni sono tutte bellissime dall intro alla particolare over old hills. Comunque le mie preferite sono Nightshade Forest e Elfstone
Le Marquis de Fremont
Lunedì 2 Febbraio 2015, 12.39.58
8
Con i Summoning si rischia di essere ripetitivi nei giudizi: eccellente, emozionante, gruppo immenso, non c'è un filler, ecc. Ma è così, per uno dei gruppi con musica veramente stupenda. Si, ci sono alti e bassi ma di massimo un centimetro su un kilometro, per usare una metafora geometrica. Grande album. Quel centimetro in più, qui, è forse dato da Khazad Dúm. Au revoir.
Akaah
Domenica 1 Febbraio 2015, 17.04.49
7
@Theo grazie per la segnalazione, si è probabilmente trattato di una svista in fase di compilazione line-up
Nyarlathotep
Domenica 1 Febbraio 2015, 9.41.41
6
Ogni progetto di Richard Lederer è qualcosa di straordinario. Summoning, Die Verbannten Kinder Evas, Ice Ages... Genio.
David De La Hoz
Sabato 31 Gennaio 2015, 21.59.26
5
non hanno mai sbagliato un colpo.
Alcor81
Sabato 31 Gennaio 2015, 17.36.36
4
Bellissimo album, sono andati sempre in crescendo e gli ultimi sono spettacolari, anche se i primi sono davvero inimitabili
Theo
Sabato 31 Gennaio 2015, 17.34.35
3
(Dopo la parte in cui parlo del ruolo di Silenius, il personaggio successivo è chiaramente Protector e non Silenius come ho erroneamente scritto )
Theo
Sabato 31 Gennaio 2015, 17.33.14
2
Vi segnalo che Silenius non ha mai suonato la batteria nei Summoning: ad esclusione del primo disco (in cui erano un trio e la batteria era ad opera di Trifixion) e i demo, la batteria è sempre stata affidata ad una drum-machine, mai ad un batterista in carne ed ossa. Per di più, il ruolo di Silenius nella band è a grandi linee lo stesso di Protector, in questo disco nello specifico Silenius esegue alcune delle parti vocali, suona alcune parti di tastiera ed il basso, Silenius anch'esso le restanti linee vocali, le complementari parti di tastiera e -a differenza del compare- le chitarre. Ad ogni modo ottima recensione e disco da lode (come praticamente tutto nella discografia del duo austriaco, escluso probabilmente il -seppur bello- primissimo "Lugburz" del '95 in cui si può però tranquillamente asserire non fossero ancora minimamente loro -tranne qualche eco-). Penso non ci sia nulla da aggiungere, io dico solo che personalmente preferisco altri dischi dei Summoning a "Dol Guldur", però fondamentalmente "sticazzi"... Sono sempre stati su livelli altissimi. Voto e rece adeguati ed assolutamente dovuti.
Francisarbiter
Sabato 31 Gennaio 2015, 12.19.12
1
Disco di una bellezza imbarazzante... Veramente stupendo ! Uno dei miei preferiti in assoluto!
INFORMAZIONI
1997
Napalm Records
Black/Ambient
Tracklist
1. Angbands Schmieden
2. Nightshade Forests
3. Elfstone
4. Khazad Dúm
5. Kôr
6. Wyrmvater Glaurung
7. Unto a Long Glory...
8. Over Old Hills
Line Up
Protector (Voce, chitarra, tastiera)
Silenius (Voce, basso, tastiera)
 
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