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My Shameful - Hollow
( 1533 letture )
“La caduta di un corpo lungo un piano inclinato è accelerata e l’accelerazione è provocata dall’inclinazione del piano”

Ci sono voluti secoli per riassumere così, nella chiarezza dei termini galileiani e newtoniani, uno dei principi fondamentali della meccanica, eppure, chissà, il ricorso al pentagramma avrebbe potuto risparmiare ai due sommi fisici la fatica di un’estenuante sperimentazione offrendo in modo ancora più evidente una chiara dimostrazione dell’assunto. Certo, immaginarsi il grande pisano o il padre della fisica moderna passare alla storia per cuffie & casse piuttosto che per mele e cannocchiali suona vagamente anacronistico, ma sono certo che due spiriti di simile grandezza avrebbero colto immediatamente la proporzionalità inversa che tiene legati il trascorrere del tempo e la qualità nella discografia dei My Shameful. Ecco che, allora, il percorso di Sami Rautio ha assunto davvero i contorni di una caduta sul piano inclinato della qualità dopo lo strepitoso debut Of All The Wrong Things (purissimo gioiello death/doom dove gli Swallow the Sun di The Morning Never Came incontrano i Mourning Beloveth e l’intera scuola anglosassone, con gli inevitabili richiami ai My Dying Bride). Ed ecco che, avvertiti i primi, sinistri scricchiolii dell’ispirazione nei successivi ....of Dust e The Return of Nothing (due album che confermano perlomeno una buona confidenza della band con il versante più “denso” della produzione doom, alla The Ruins of Beverast al netto dei riflessi black, volendo trovare pietre di paragone), la crisi dei finlandesi si è avvitata sempre di più con l’anonimo Descend.
Nemmeno una pausa quinquennale è riuscita a ridare fiato a un motore in affanno, anzi, il ritorno sulle scene nel 2013 con Penance ha regalato un altro vertice negativo, segnalandosi per una preoccupante mancanza di personalità davvero sorprendente per una band che ha dimostrato di saper innalzare monoliti di rara graniticità quando è sorretta dal sacro fuoco dell’ispirazione.
Ma cosa è successo in questi dieci anni? Perchè i Nostri sono finiti “fuori fuoco”? L’impressione più immediata è che scontino la colpa di aver voluto calcare le rotte del funeral doom senza saperne maneggiare in profondità i sacri crismi. A dispetto dell’apparente semplicità strutturale, infatti, il funeral è uno dei sottogeneri metal di più difficile frequentazione, col rischio sempre costante di generare sazietà stremando letteralmente l’ascoltatore, imprigionato nella ripetitività e nelle limitate variazioni sul tema. E’ un rischio, peraltro, che funge da selezione darwiniana e garantisce un futuro radioso per chi riesce a sopravvivere superandolo, e basta fare un paio di nomi come Skepticism e Mournful Congregation (tanto per non far torto a nessuno degli antipodi geografici) per indicare le vette a cui puntare per un approdo di qualità.
Tutto all’opposto di quanto riescano a mettere in campo i My Shameful anche in questo Hollow, otto tracce per oltre un’ora di ascolto complessivo che non va molto oltre lo stanco ripetersi dei cliché consolidati del genere, regalando solo raramente momenti di autentica ispirazione. Oltretutto, il trio non ha mai rinunciato alla componente death dei primordi, che, se riusciva a incastonarsi alla perfezione sulle basi doom del debut, fa molta più fatica ora a trovare punti di equilibrio con le spire lente del funeral, finendo per nuocere all’amalgama complessiva anche dei singoli brani.
L’opener Nothing Left at All è, in questo, la perfetta sintesi dell’attuale “poetica” dei My Shameful, con il suo avvio dilatato che prepara un’esplosione sulfurea a metà cammino per poi tornare alla fangosità iniziale. All’apparenza tutto ben fatto, per carità, a cominciare da un uso calibrato della voce, che alterna buoni spunti in growl e scream (in questo la maturazione rispetto agli esordi è innegabile), peccato che tutto trasudi abbondantemente di “già sentito e spesso fatto meglio”. Il resto dell’album si limita di fatto a ripercorrere gli spunti dei primi sette minuti, privilegiando ora il versante più claustrofobico (Hollow), ora quello dell’immobilità ripetitiva (Hour of Atonement, No Greater Purpose, Now and Forever), ora le cavalcate death incastonate nella struttura dei brani (And I Will Be Worse, The Six). A conti fatti, l’unico pezzo che riesce a staccarsi veramente dalla prevedibilità complessiva sembra essere Murdered Them All, con le sue atmosfere vagamente visionarie alla Labyrinth of London di swallowiana memoria. Qui, tra fumi acidi e improvvise incursioni melodiche, riemerge prepotentemente tutto il potenziale della band degli esordi ma anche, con questo, il rammarico per ciò che sarebbe potuto essere se Rautio e compagni fossero rimasti sul sentiero imboccato.

Ingresso definitivo in un viale del tramonto ormai irrimediabilmente imboccato o soltanto un (ennesimo) passaggio a vuoto? Difficile dirlo, di sicuro c’è che i My Shameful di Hollow sono la pallida ombra di un passato glorioso che pure non può essere evaporato nel nulla.... o forse chissà, tutto sommato qualche volta la saggezza popolare è ancora in grado di trionfare sulle ferree leggi della fisica, dunque toccato il fondo....



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
30 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2014
Moscow Funeral League Records
Doom
Tracklist
1. Nothing Left at All
2. Hollow
3. And I Will Be Worse
4. Hour of Atonement
5. The Six
6. Murdered Them All
7. No Greater Purpose
8. Now and Forever
Line Up
Sami Rautio (Voce, Chitarre)
Twist (Basso)
Jurgen Frohling (Batteria)
 
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