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Omit - Medusa Truth, Part 1
( 1606 letture )
“L'istinto più profondo dell'uomo è negare la verità, o meglio la Realtà. Egli si rifugia nei trascorsi dalla sua infanzia. La sua vita è un'evasione perpetua, è il Miracolo, è l'inseguire una chimera ed è il vivere nella prospettiva del domani che lo tengono in vita. Vive di miti e leggende. È la menzogna a renderlo libero. Solo agli animali è dato il privilegio di sollevare il velo di Iside; gli uomini non osano. L'animale, sveglio, non può fuggire dalla Realtà perché non ha immaginazione. L'uomo, sveglio, è costretto a cercare una via di fuga perpetua nella Speranza, nella Fede, nelle Favole, nell'Arte, in Dio, nel Socialismo, nell'Immortalità, nell'alcool, nell'Amore. Dalle verità di Medusa egli si appella alle menzogne di Maya.”

(Jack London)


È questo il passo cardine tratto dal romanzo “L'ammutinamento dell'Elsinore” su cui gli Omit costruiscono un concept, suddiviso in più album, nel quale il protagonista compirà il suo cammino interiore nel tentativo di sollevare il velo di Iside.
Medusa Truth, Part1 è il secondo album del trio norvegese ed il primo atto di questo concept, si suddivide in 3 pezzi che non sono altro che i primi 3 momenti di questo cammino: Distrust, Denial e Deplore.
La proposta musicale degli Omit è orientata verso un doom metal melodico con inserzioni sinfoniche, aggraziate dalla sola voce del mezzosoprano Cecilie Langlie. Ogni aspetto promozionale della band è ben curato, dal sito alle pagine ufficiali, dalle foto agli artwork degli album; insomma il tutto è sistemato a dovere e trasmette all'utente finale un'impressione di serietà e professionalità; uno sforzo ammirevole tenendo conto che ogni membro degli Omit è il supervisore diretto di ogni tassello che definisce il microcosmo degli Omit stessi: etichetta e studio di registrazione sono completamente autogestiti, se si immagina lo sforzo richiesto su vari livelli la possibilità che il circolo creato diventi un'arma a doppio taglio è elevata. Sul sito ufficiale Medusa Truth, Part1 viene presentato in pompa magna come il successore del precedente e “acclamato dalla critica” Repose nonché vengono delineati i suoi punti di forza, sia come contenuti che come scelte stilistiche. Sicuramente le intenzioni del terzetto norvegese sono tanto nobili quanto ambiziose, non lo sono altrettanto i risultati dal punto di vista strettamente musicale in quanto, nonostante la presenza di momenti di indubbio valore, sono presenti diverse falle che non riescono a tenere a galla un'imbarcazione il cui percorso non è propriamente semplice.
Le lacune sono evidenti principalmente in due aspetti, in primis la scrittura e l'arrangiamento dei pezzi. Partendo dalle linee vocali: per quanto esse siano ammalianti ed eteree sono ancorate su soluzioni prevedibili andandosi spesso ad appoggiare sull'impianto ritmico e armonico il quale di per sé è già minimale; non si tratta della mancanza di virtuosismi o artifizi, ma semplicemente sulla limitata ricerca di melodie più efficaci e distinte le quali avrebbero donato maggiore spicco e interesse alla prestazione vocale. Per quanto riguarda i pattern di batteria è facilmente percepibile come questi non siano partoriti dalla mente di un vero batterista, infatti si hanno soluzioni poco variegate che ristagnano a causa di in un uso eccessivo di tempi molto dilatati lungo la totale durata del disco; anche in questo caso qualche minima variazione avrebbe aiutato a mantenere più solida l'impalcatura delle canzoni il cui minutaggio tra l'altro è abbastanza consistente.
Il secondo punto cruciale riguarda la produzione, per la quale è evidente l'inferiorità rispetto ad uno standard qualitativo medio. Per quanto possa essere una scelta voluta, le chitarre mancano della distorsione granitica e questo penalizza la resa complessiva della pasta sonora delle parti doom; la batteria è completamente programmata con il risultato di una evidente incompatibilità con la sensazione simil-analogica generata attraverso tutti gli altri strumenti e una totale inadeguatezza dei cambi di dinamica i quali, attraverso un approccio umano, sarebbero stati un punto di forza, nonché di personalità, dell'intero lavoro. I difetti nei suoni delle chitarre distorte e di batteria livellano il carattere dei brani, non imprimono lo stacco netto tra i momenti più delicati e quelli più energici.
Detto questo è innegabile che gli Omit puntino su una proposta che sia il più originale possibile, cercando di ottenere ciò con soluzioni eleganti, raffinate e distinguibili; questa ossessiva ricerca si snoda discretamente attraverso le sezioni degli archi (magistralmente interpretati dai session Mira Ursic al violino e Rosamund Brown al violoncello) e nelle parti acustiche. Attraverso questi due punti vincenti si intessono efficacemente delicate melodie in piccoli episodi incastonati nei brani che in questo modo sono arricchiti di preziose sfumature e sono trascinati nel generare quell'aura di decadente bellezza ed eterea malinconia tanto cara al terzetto nordico.
Distrust e Denial non colpiscono in maniera particolare in quanto pesano maggiormente i difetti compositivi; questi scatenano un altalenarsi di emozioni contrastanti per via di un ciclo continuo di momenti riusciti e cali di intensità. Alcuni stacchi particolarmente dissonanti presenti in Distrust risultano estremamente pericolosi proprio perché difficili da padroneggiare; pochi ed esperti colleghi del genere possono permettersi azzardi riusciti di questo tipo. L'episodio che risolleva in parte le sorti è rappresentato da Deplore, traccia che, in barba al minutaggio, aumenta il valore artistico di tutto l'album nel suo complesso. Si parte da un esordio con un leggero sentore in stile Velvet Darkness They Fear dei Theatre Of Tragedy evolvendo attraverso l'alternarsi di umori che traboccano sfiorando il sublime a metà del tredicesimo minuto, quando si riversano delle blue notes capaci di trasportare l'ascoltatore in uno stato di pura melancolia.

In definitiva ci si trova di fronte ad un album spigoloso, in cui sono presenti tante omissioni quante parentesi di stati di grazia alternate in un continuo dualismo che possono lasciare interdetti i più e la cui assimilazione è consigliata solo a chi è in possesso di un ampio margine di tolleranza ed è avvezzo ad ascolti di difficile assimilazione.
È opportuno riservare il titolo di viaggio nel tentativo di svelare il volto di Iside non solo al personaggio immaginario di Medusa Truth, Part1, ma anche ai suoi creatori.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
30 su 1 voti [ VOTA]
Red Rainbow
Venerdì 6 Febbraio 2015, 8.43.06
1
Bè, intanto comincio dal "benvenuto a bordo" di rito a Michele... . E passo subito a un applauso per questa rece, che disegna perfettamente i limiti di un album che ho trovato anch'io particolarmente indigesto. So che le legioni di devoti della Langlie non accettano di mettere in discussione qualsiasi cosa regali la sua voce, ma davvero stavolta manca del tutto il sacro fuoco dell'emozione. Dice bene Michele, "prevedibilità & limitatezza"... che sono più di un'anticamera, per una bocciatura. Passaggio a vuoto, peccato....
INFORMAZIONI
2014
Secret Quarters
Doom
Tracklist
1. Distrust
2. Denial
3. Deplore
Line Up
Cecilie Langlie (Voce)
Tom Simonsen (Chitarre, Basso, Tastiere, Arrangiamenti orchestrali, Programmazione batteria)
Kjetil Ottersen (Tastiere, Programmazione batteria)
 
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