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L.A. Guns - Hollywood Vampires
( 2056 letture )
Capita spesso, quando si sente il nome dei L.A. Guns, pensare immediatamente ai Guns più famosi, quelli che oggi sono ridotti a grottesca parodia di se stessi, ma che un tempo scrissero pagine indelebili della storia dell’hard rock. D’altra parte, Guns ‘n Roses ed L.A. Guns hanno condiviso non solo uno stile ed un’attitudine musicali; agli albori, infatti, ebbero in comune parecchi musicisti, fra cui naturalmente il chitarrista Tracii Guns, ma anche il bizzoso Axl Rose. Tuttavia, mentre i Guns più celebri raggiunsero appunto un successo stratosferico, quelli meno fortunati sono oggi complessivamente noti ad un numero di appassionati decisamente più ristretto.
Eppure, sarebbe assolutamente ingiusto bollare i L.A. Guns come cugini di secondo grado della band di Axl Rose, dal momento che Tracii Guns e soci produssero almeno due lavori, sul finire degli anni 80, di assoluto valore. Per quale motivo, dunque, non ebbero il medesimo successo dei capricciosi autori di Appetite for Destruction? I motivi sono tanti e, probabilmente, non è questa la sede adatta per un’analisi esauriente: innanzitutto, il primo lavoro di Tracii e compagni uscì qualche mese dopo il succitato capolavoro, finendo inevitabilmente nella sua ombra almeno dal punto di vista squisitamente commerciale. Oltre a questo fatto, i Guns N’ Roses avevano quel qualcosa in più che, nonostante la composizione di brani spettacolari, i L.A. Guns non ebbero nelle proprie corde.

Infine, anche dopo Appetite for Destruction, i Guns N’ Roses ammorbidirono complessivamente il proprio sound, ma restarono su livelli decisamente elevati, per quanto poi la band abbia fatto la fine che tutti conosciamo. Gli L.A. Guns, al contrario, con il terzo album composero egualmente ottimi brani, ma persero parte della freschezza e dell’energia che li contraddistingueva. Hollywood Vampires, pubblicato sotto l’egida della Polydor Records, venne innanzitutto alla luce in un anno, il 1991, che notoriamente segnò un punto di svolta epocale per il metal ed il rock in generale, con l’esplosione del grunge e l’impressionante impatto del Black Album; tenendo ben presente tale dato temporale, che non va preso alla leggera, la terza fatica degli L.A. Guns vide una netta sterzata dal ruvido, grezzo e sferzante hard rock stradaiolo degli esordi, offrendo al contrario un sound quasi AOR. Over the Edge, prima traccia del lavoro, ne è già un chiaro esempio, con le sue belle tastiere che hanno un’importanza pari, se non superiore alle chitarre ed una linea vocale morbida. Naturalmente, questo non ne fa un pezzo brutto, tutt’altro, ma i fan di una No Mercy, solamente pochi anni prima, si sarebbero aspettati tutt’altra opener da un lavoro della band, anche dopo il notevole successo di The Ballad of Jayne, contenuta nel precedente album. In questo senso, va indubbiamente meglio con Some Lie 4 Love, un po’ più energica a dispetto di un finale assai melodico e che beneficia di un lavoro tanto semplice, quanto incisivo da parte della sezione ritmica; anche Kiss my Love Goodbye è un po’ più muscolare, con la chitarra che tesse trame ed assolo intriganti sotto la bella voce del singer Phil Lewis, mentre Here it Comes, complessivamente un po’ debole, non brilla particolarmente né nei suoi riff, né nelle parti più ariose. Crystal Eyes ci riporta in pieno su atmosfere dolci, ma in questo caso ciò costituisce tutto tranne che un motivo di critica, dal momento che il brano si rivela una ballad stupenda, forse anche più bella della pur celebratissima The Ballad of Jayne. Wild Obsession è trascinante senza esser eccezionale, probabilmente smorzata da qualche coretto e tastiera di troppo, al pari di Dirty Luv, che pure beneficia di un lavoro di chitarra davvero notevole. Le tracce restanti, a partire dal gradevole, leggero singolo It’s Over Now, si confermano decisamente melodiche e, seppur piacevoli, non graffianti in modo particolare: My Koo Ka Choo, oltretutto, è francamente evitabile, mentre Snake Eyes Boogie ha il pregio di esser divertente e scanzonata è I Found You è dotata di dolci atmosfere soffuse; Big House, che chiude il lotto, è invece un brano tutt’altro che indimenticabile.

Hollywood Vampires, in sostanza, resta un buonissimo album rock, ma ha perso sicuramente quell’energia e quella capacità di trascinare gli ascoltatori propria dei primi due lavori degli L.A. Guns. L’hard rock/sleaze metal degli esordi ha lasciato spazio ad una musica sicuramente più matura, che in certi punti brilla di luce propria e denota un’evoluzione interessante e che molte band, prima o poi, compiono; al tempo stesso, come detto, qui e là si avvertono cali di tensione e di ispirazione non positivi, che lasciano un po’ di amaro in bocca e fanno sicuramente rimpiangere i brani più energici prodotti da Tracii Guns e dai suoi compagni di avventure. Non è, dunque, un problema di mera velocità o pesantezza delle canzoni: parliamo, più semplicemente, di un album complessivamente meno riuscito dei primi due, dove la freschezza compositiva subisce qualche battuta d’arresto. Ciò non toglie che il suo ascolto, ancora oggi, resti comunque piacevole e che possa regalare un’ora molto piacevole a chi, al posto delle ruvidi vesti dell’hard rocker, preferisce gli abiti più compassati ed eleganti del musicista AOR.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
82 su 6 voti [ VOTA]
mirko69
Martedì 22 Agosto 2017, 23.51.39
9
Over the Edge, Some lie for love, Crystal Eyes e Big house sono le uniche canzoni belle del disco, secondo me.
Metal Shock
Mercoledì 27 Aprile 2016, 21.21.12
8
Rimasi basito all`ascolto di questo disco, dov`erano finiti i miei adorati Guns? Ad un approfondito ascolto salvo qualche cosa, Crystal eyes su tutto, ma veramente poco, troppo moscio come album (anche se poi faranno tante di quelle porcherie...). Voto 70
Galilee
Venerdì 13 Febbraio 2015, 10.53.19
7
Escluso il debutto sono sempre stati molto più incazzati e sporchi i Guns dei LA guns.
Classix
Martedì 10 Febbraio 2015, 19.07.50
6
Discordo davvero con la recensione, trovo che gli LA Guns non fossero per nulla inferiori ai Guns n Roses, anzi... Axl e soci furono solo più fortunati e praticando un genere più levigato ebbero maggior successo. Opinione mia, comunque
Rock'n roller
Lunedì 9 Febbraio 2015, 21.30.25
5
L'opener è over the edge, non over the top...
Galilee
Domenica 8 Febbraio 2015, 15.00.39
4
Mah, dovrei ascoltarlo nuovamente. Ai tempi non lo apprezzai molto. Dopo la bomba dell'omonimo idee seguenti dischi li trovai proprio mosci. Adoro invece Vicious circle e waking the dead.
enrisixx
Sabato 7 Febbraio 2015, 18.47.15
3
Album esagerato voto 90
klostridiumtetani
Sabato 7 Febbraio 2015, 17.29.31
2
La cosa più "oscena" di questo Lp era la copertina "tridimensionale" che di 3D non aveva niente e ti faceva venire il mal di testa a guardarla! Per il resto l'album mi piace.
Marco
Sabato 7 Febbraio 2015, 15.25.55
1
Buon disco ma inferiore all'omonimo. Rece e voto (finalmente, in ambito hard rock mi trovate poco d'accordo con i vostri punti di vista ) azzeccati.
INFORMAZIONI
1991
Polydor Records
Hard Rock
Tracklist
1. Over the Edge
2. Some Lie 4 Love
3. Kiss My Love Goodbye
4. Here it Comes
5. Crystal Eyes
6. Wild Obsession
7. Dirty Luv
8. My Koo Ka Choo
9. It's Over Now
10. Snake Eyes Boogie
11. I Found You
12. Big House
Line Up
Phil Lewis (Voce)
Tracii Guns (Chitarra, Cori, Theremin)
Mick Cripps (Chitarra, Cori, Tastiere)
Kelly Nickels (Basso, Cori)
Steve Riley (Batteria, Percussioni, Cori)
 
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