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Son of Aurelius - Under a Western Sun
( 2091 letture )
E questo da dove sbuca?
Questa è stata, all'incirca, la mia reazione quando ho ascoltato questo secondo album in studio degli statunitensi Son of Aurelius. Dopo che un amico mi ebbe consigliato di provare ad ascoltare The Farthest Reaches, il buono ma certamente non eccezionale debutto melodic/technical death metal dei nostri, ebbi lo scrupolo di ascoltare anche lo sforzo più recente della formazione e sono rimasto semplicemente sbalordito. Dopo quattro anni di silenzio ed un quanto mai drastico cambio di cantante, i Son of Aurelius hanno subito una metamorfosi impressionante, come una farfalla che esce da una pupa, finalmente pronta a librarsi in cielo.

Totalmente autoprodotto, Under a Western Sun abbandona moltissime velleità death metal degli esordi per proporre dell'eccellente prog metal moderno, privo di breakdown con chitarre ad otto corde o di virtuosismi teoricamente strabilianti quanto senza cuore ma ricco, ricchissimo di espressività e sostanza. Questo disco potrebbe per certi essere definito come un incrocio tra i Protest the Hero ed i Pain of Salvation dei tempi d'oro, oppure, che è lo stesso, come una sintesi di un paio di decenni di prog metal, che rimanda sì alla vecchia, gloriosa scuola in certi frangenti, ma si ammanta di una freschezza e di una modernità appositamente studiate per mantenere l'opera al passo con i tempi, evitando al contempo le più irritanti tendenze del prog/djent/core (o come diavolo vogliate chiamarlo) degli ultimi tempi. Questo cambiamento di direzione, per quanto certamente significativo, è indubbiamente coerente con una lodevole voglia di crescita dei membri fondatori, accompagnati ora da un cantante, Riley McShanel, molto più versatile che in passato e soprattutto dotato di una voce pulita straordinaria sia come capacità pure e semplici che come interpretazione e sentimento; basta ascoltare la commovente sezione centrale di Long Ago, oppure la sentita performance di Chorus of the Earth, per rendersene conto. Alla base dei brani stanno riff di indubbia tecnica, per la stragrande maggioranza follemente melodici, sulla scia degli episodi più leggeri del precedente album (in cui già i ragazzi dimostravano di avere ottimo orecchio per questo tipo di soluzioni), ma in certa misura ancora debitori ad una certa aggressività. Le chitarre puntano alla memorabilità ed alla grande sensibilità melodico/emozionale ed in questo contesto la tecnica diventa realmente un mezzo per comunicare: le soluzioni adottate sono molteplici, con una pressoché totale indipendenza dei due chitarristi che si lanciano in ritmiche molto fluide e catchy anche nella complessità, armonizzazioni ricche e solismi enfatizzati da accompagnamenti sempre sul pezzo (The Weary Wheel, prego), caratteristica questa decisamente presente anche in passato, ma elevata all'ennesima potenza. C'è una abbondanza contenutistica che lascia davvero sbalorditi, ascolto dopo ascolto. Tutto questo è valido nei pezzi "veri e propri" ed anche nei raffinatissimi intermezzi che spezzano un po' l'altrimenti titanica tracklist (quindici tracce per quasi settantacinque minuti di musica); tracklist che è praticamente priva di momenti morti, e vede un susseguirsi di tracce con sempre qualche nuovo trucchetto per mantenere altissimo l'interesse. La sezione ritmica fa spavento: il batterista ha grande gusto in fatto di ritmiche e fill, che si concedono soluzioni moderne ed attuali ma senza mai sfociare nel piattume, nemmeno quando ci si concentra su pezzi più prevedibilmente death (The Prison Walls) dove anzi l'intensità è forse ancora maggiore. Per quanto riguarda il basso, abbiamo un sobrio fretless le cui partiture sono perfettamente bilanciate tra il costruire l'ossatura dei brani e il ritagliarsi del meritato spazio, con lick e brevi soli assolutamente allucinanti (Long Ago, Submerge & Surface) ed una concretezza davvero rara in simili contesti.

Per farla breve, il maggiore pregio di Under a Western Sun è che ogni cosa è precisamente dove dovrebbe essere: non c'è una nota fuori posto, tutte le composizioni sono pensate per essere quello che sono fino all'ultimo secondo e per essere parte di un disco organico, dalla mole certamente enorme ma attentamente studiato per non suscitare mai noia. Se dovessi parlare di episodi più riusciti consiglierei direttamente l'intero album, con l'eccezione della pluricitata Long Ago che per chi scrive spicca in particolar modo. Parlando di punti deboli, poi, è ancora più arduo inquadrarne qualcuno: l'unico a cui onestamente si potrebbe pensare è che l'episodio al cento per cento death metal, che è The Prison Walls, è l'unico che non sia perfettamente armonico nel contesto. Chiariamoci, è un pezzo che sarebbe stato una bomba su The Farthest Reaches, ma qui risulta un po' fuori posto, come inserito appositamente per gridare "Ehi, siamo ancora noi, i Son of Aurelius" e assolutamente non era necessario, vista l'identità spiccata di un disco favoloso capace di reggersi sulle proprie gambe in maniera egregia.
Da ultimo, è giusto spendere qualche parola sulla produzione: come tutto il disco è un capolavoro di fine bilanciamento, con dei volumi perfetti e dei tone altrettanto squisiti senza rinunciare all'organicità che tanto spesso sembra latitare in un genere che sta diventando sempre più simile ad una sterile sala chirurgica. Si tratta di una delle autoproduzioni più belle sentite nel genere da parecchio tempo, siatene consci.

La recensione si è dilungata anche troppo, ma era doveroso per una delle sorprese più belle del 2014, una metamorfosi che proietterà i Son of Aurelius nell'Olimpo del prog moderno. Tirate fuori i portafogli e comprate questo autoprodotto, perché la vera carriera di questi ragazzi comincia da qui ed arriverà molto lontano. Se questo è solo il secondo disco, non oso immaginare cosa succederà da qui a qualche anno.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
93.33 su 3 voti [ VOTA]
Macca
Domenica 27 Agosto 2017, 11.11.18
8
Bellissimo, una commistione di stili che però non risulta pacchiana. Una album ben suonato e ben scritto, qualche strizzata d'occhio al prog "classico" con qualche impennata interpretato in modo moderno. Io l'ho trovato anche abbastanza fruibile. Voto 85
metallo
Domenica 15 Febbraio 2015, 10.07.38
7
Non li conoscevo, grazie a questa recensione ne sono venuto a conoscenza, ho ascoltato qualcosa sul tubo, non e' quel che si dice musica facile, anzi, e' complessa ma mai noiosa per me, proprio perche' le ritmiche sembrano fluide e ti incollano all'ascolto del brano, tecnica e melodia ben impostate, da quel poco che ho ascoltato, vedro' di ascoltarlo tutto, niente male davvero comunque.
MrFreddy
Giovedì 12 Febbraio 2015, 10.52.56
6
@waste: guarda, io ne ho ordinate due copie, per me e un amico, una mi è arrivata e l'altra l'hanno spedita ultra in ritardo e ancora mi deve arrivare buona fortuna!
waste of air
Giovedì 12 Febbraio 2015, 8.11.03
5
L'ho ordinato ieri; tra sei mesi, quando mi arriverà, ti dirò che ne penso!
MrFreddy
Giovedì 12 Febbraio 2015, 1.09.21
4
@Gabriele, io l'ho preso direttamente dalla band in un periodo di sconti natalizi, ed è stata una fortuna perché ho pagato cinque dollari di disco e dodici di spedizione! Purtroppo è autoprodotto e non distribuito in Europa... secondo me anche ventidue verdoni totali li meriterebbe, però non è un prezzo basso... il mio consiglio è tenerli d'occhio su Facebook e aspettare qualche altro eventuale sconto.
Gabriele
Mercoledì 11 Febbraio 2015, 20.03.05
3
Qualche consiglio su come/dove procurarsi il cd fisico senza pagare lo sproposito della spedizione dagli Usa + dazi doganali? In europa non viene distribuito? Grazie!
FrancescoT
Martedì 10 Febbraio 2015, 17.37.51
2
Che bello vedere che anche Metallized ha apprezzato questo disco.Per me uno dei migliori del 2014.Voto giustissimo complimenti.
BlackSoul
Sabato 7 Febbraio 2015, 18.12.48
1
Per ora ho ascoltato qualcosa sul tubo... Beh, non è musica che ti prende subito, ma mi ha lasciato una sensazione molto positiva, di sicuro lo riascolterò e voterò...
INFORMAZIONI
2014
Autoprodotto
Prog Metal
Tracklist
1. Return to Arms
2. Chorus of the Earth
3. The Weary Wheel
4. Coloring the Soul
5. The Stoic Speaks
6. Attack on Prague
7. Flailing Saints
8. A Great Liberation
9. Clouded Panes
10. Blinding Light
11. The Prison Walls
12. Submerge & Surface
13. Long Ago
14. Under a Western Sun
15. Strange Aeons
Line Up
Riley McShanel (Voce)
Cary Geare (Chitarre)
Max Zigman (Basso)
Spencer Edwards (Batteria)
 
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