Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Grand Magus
Wolf God
Demo

The Core
Flesh and Bones
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

26/04/19
JIM PETERIK & WORLD STAGE
Winds Of Change

26/04/19
TANK
Re-Ignition

26/04/19
LEVERAGE
Determinus

26/04/19
TEN
Opera Omnia - The Complete Works

26/04/19
LOST IN KIEV
Persona

26/04/19
NORSEMEN
Bloodlust

26/04/19
VAURA
Slabes

26/04/19
ARSTIDIR LIFSINS
Saga á tveim tungum I: Vápn ok viðr

26/04/19
THE DAMNED THINGS
High Crimes

26/04/19
PARAGON
Controlled Demolition

CONCERTI

24/04/19
EKTOMORF + GUESTS TBA
CIRCOLO SVOLTA - ROZZANO (MI)

24/04/19
WRONG (USA) + COILGUNS + GUEST TBA
TBA - PERUGIA

25/04/19
MARK BOALS + GUESTS
LET IT BEER - ROMA

26/04/19
NACHTMAHR + GUESTS TBA
TRAFFIC CLUB - ROMA

26/04/19
MARK BOALS + GUESTS
PIKA FUTURE CLUB - VERONA

27/04/19
FRONTIERS ROCK FESTIVAL
LIVE CLUB - TREZZO SULL'ADDA (MI)

27/04/19
NACHTMAHR + GUESTS TBA
ALCHEMICA MUSIC CLUB - BOLOGNA

27/04/19
MORTADO
SLAUGHTER CLUB - PADERNO DUGNANO (MI)

27/04/19
CRADLE OF FILTH + THE SPIRIT
CAMPUS MUSIC INDUSTRY - PARMA

27/04/19
NECRODEATH
PADIGLIONE 14 - COLLEGNO (TO)

I Mother Earth - Dig
( 1263 letture )
Come faccio a spiegare a mia moglie che anche quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando? (Joseph Conrad)

La musica, come la letteratura, è stata creata dagli uomini. Tramite la fantasia essi vi hanno messo dentro tutto quello che conoscevano, che avevano sperimentato vivendo. I pomeriggi, l’aria respirata, le visioni, i racconti fanno parte del bagaglio che inconsciamente ci portiamo dietro tutta la vita. Nel momento in cui decidiamo di dar vita a qualcosa come un brano musicale o un testo, questo fardello finisce immancabilmente per essere presente all’interno. Per osmosi la materia passa da un posto più affollato qual è la nostra mente ad uno più sgombro come un foglio bianco o uno spartito ancora da cominciare.
Nella musica dei I Mother Earth questo si percepisce in maniera netta. C’è sole, tanto sole nelle atmosfere e negli accordi; ci sono ragazzi che conoscono a memoria il loro strumento e si divertono a jammare, tante jam per tante ore; ci sono composti chimici di dubbia provenienza e onestà legale, tanta quantità, infine c’è tanta qualità e voglia di stupire, e, trattandosi di un album uscito nel 1993 possiamo dire a posteriori che la voglia si è tramutata in stupore vero e proprio. Andiamo per gradi. I Mother Earth sono un quartetto proveniente dal Canada formatosi agli inizi degli anni ’90 con il nome di I Am Me. La formazione differiva da quella di questo album solo per il bassista: tale Franz Masini. La band per farsi conoscere ed iniziare la propria carriera musicale registrò un demo formato da cinque tracce che suonò per vari concerti in giro per il Canada e furono notati da varie case discografiche grazie alle loro jam session e ai loro spettacoli molto interessanti che fondevano la musica con la pittura. A spuntarla furono la EMI per la distribuzione nazionale e la Capitol Records per la distribuzione internazionale. La band decise quindi di andare a Los Angeles a registrare il proprio debutto e, sotto la guida di un produttore di altissimo livello quale Mike Clink (produttore tra gli altri in quegli anni di un certo Appetite for Destruction), diede vita a questo album: Dig.

La musica contenuta lungo le 12 tracce di questo album è quanto di più difficile da catalogare esista. Poiché si avvertono chiaramente diverse influenze che però, quasi per magia, riescono a fondersi alla perfezione dando vita ad un sound compatto. Queste diverse influenze sono: il grunge, il rock psichedelico, il progressive rock e l’heavy metal. Per quanto riguarda il grunge esso si avverte maggiormente lungo tutto il disco per quanto riguarda il lavoro chitarristico e vocale, prendendo spunto dalla lezione di un gruppo cardine come gli Screaming Trees. Stesso discorso vale per la psichedelia che affolla di richiami i testi e le sovra-incisioni chitarristiche di molti brani, oltre ai richiami dell’organo hammond. Del progressive il gruppo ha preso il senso stretto del termine in quanto molti brani risentono fortemente dell’impostazione “progressiva” datagli dalla band che li ha voluti lasciare molto simili all’originaria jam. Per quanto riguarda l’heavy metal esso è fortemente riscontrabile in qualche brano (come Production, ad esempio) e nel lavoro della sezione ritmica che per tutta la durata dell’album fa un lavoro sontuoso. Scorrendo attraverso le 12 tracce dell’album ci rendiamo conto delle qualità e della fantasia del quartetto che si districa perfettamente all’interno delle varie influenze. Brani come Production e No One ci mostrano una band che si destreggia benissimo sulle alte velocità con una sezione ritmica paurosa soprattutto nel primo brano per quanto riguarda il lavoro bassistico di Bruce Gordon. Rain Will Fall invece è un brano fortemente grunge con un ritornello che quando ti entra in testa difficilmente ne esce, in cui si mostra in tutta la propria bravura il cantante Edwin. Lost my America e The Universe in You incarnano perfettamente la commistione tra grunge e progressive rock: la prima è un semplice giro di basso e di accordi ripetuta più volte aggiungendo progressivamente qualcosa di diverso e cambiando quello che succede intorno, brano molto piacevole; la seconda chiude l’album in maniera meravigliosa: un brano pieno di cambiamenti improvvisi con una prestazione di gruppo magistrale, verso la fine arriva l’ultimo cambio di riff che fa letteralmente rabbrividire tramite un basso che sembra parlare.

L’album è bellissimo, una gemma dell’universo grunge/alternative, in cui potrete ritrovare anche voi qualche nuova influenza oltre le tante che costellano questo album. All’epoca riscosse un buon successo vincendo un Juno Award (importante premio musicale canadese) e diventando disco d’oro in Canada anche grazie ad un buon successo mediatico grazie ai ben quattro singoli. Successo del tutto meritato, ogni pezzo all’interno dell’album è composto bene e suonato ancora meglio. Se amate la psichedelia dei The Doors, il grunge degli Afghan Whigs, le jam dei Phish e l’heavy metal dategli un ascolto e non vi stupirete nel trovarli tutti insieme, stretti nel nome di Dig degli I Mother Earth.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
85 su 2 voti [ VOTA]
Mauro
Lunedì 15 Aprile 2019, 23.29.08
3
Perché questo super capolavoro di album non è stato mai stampato in versione in vinile LP?
Metal Shock
Sabato 8 Ottobre 2016, 4.05.02
2
Ho scritto un post sul forum prima di vedere la recensione di questo capolavoro steaordinario. Che dire, disco da 100, altro che 83, con tutto il rispetto per il recensore ovvio, non una nota fuori posto, canzoni sia lente, che piu` dure, altre psichedeliche, e che voce!!! Comunque correggo Rob qui sotto: il successo in Canada ed anche America lo hanno avuto, eccome, qui ovviamente chi li conosce? Rain will fall, fantastica!!!!!
Rob Fleming
Domenica 24 Gennaio 2016, 18.18.33
1
Immenso disco degli anni '90. Una perla dopo l'altra. Ovviamente non ebbero alcun successo. Un plauso al recensore che è andato a scovarlo 80
INFORMAZIONI
1993
Capitol Records
Crossover
Tracklist
1. The Mothers
2. Levitate
3. Rain Will Fall
4. So Gently We Go
5. No Quite Sonic
6. Production
7. Lost my America
8. No One
9. Undone
10. Basketball
11. And the Experience
12. The Universe in You
Line Up
Edwin (Voce)
Jagori Tanna (Chitarra, Cori)
Bruce Gordon (Basso)
Christian Tanna (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Luis Conte (Percussioni)
Armando Borg (Percussioni)
Mike Finnigan (Organo)
 
RECENSIONI
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]