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Thunder - Wonder Days
( 1675 letture )
Alzi la mano chi ricorda gli inglesi Thunder. Non molti, probabilmente. Di anni ne sono passati da quel 1990 che li vide debuttare con l’ottimo Back Street Symphony e pure dal 1992, anno in cui uscì Laughing on Judgement Day, disco che avrebbe dovuto proiettare il gruppo in cima allo stardom e che invece rimase incastrato e sacrificato tra l’esplosione del grunge e il disinteresse degli States nei confronti di questi ruvidi rocker inglesi. Pur raggiungendo il secondo posto nelle classifiche inglesi, un risultato più che rimarchevole, i Thunder rimasero infatti in una sorta di limbo: grande band in patria, praticamente sconosciuti nel resto del mondo (Giappone escluso, ovviamente). Uno status che un gigante come la EMI non poteva reggere a lungo e, infatti, il gruppo dal successivo Behind Closed Doors (1995) fu lasciato a se stesso. Nonostante la testardaggine e la voglia di esserci comunque, che da allora ha portato il gruppo a realizzare altri sei album da studio, la realtà dei fatti è che la promessa non si è mai compiuta e lo scioglimento, nel 2008, sembrò l’unica carta ancora da giocare.
Eppure, qualcosa evidentemente bruciava ancora dentro il cuore di questi ex ragazzi di belle speranze e forse quel qualcosa era semplicemente alla ricerca di un contratto onorevole dopo tanti anni di sbattimenti senza costrutto. Ecco quindi che dopo qualche show su richiesta nel corso del 2013, la earMusic ricontattò la band e i cinque non devono averci pensato neanche cinque minuti, se già nel febbraio 2015 è tempo per l’uscita del decimo album da studio, il qui presente e un po’ nostalgico, a giudicare dalla copertina, Wonder Days.

Cosa aspettarci da una band di rocker di mezza età al ritorno dopo sette anni? Esattamente quello che hanno sempre proposto e, probabilmente, sempre proporranno. Un classico, potente e ispirato hard rock di stampo inglese, con una evidente matrice blues che rimanda ai classici Free, Bad Company, The Who, Led Zeppelin, Deep Purple e, naturalmente, Whitesnake. Pezzi scritti con classe e competenza e suonati da una band che si conosce a menadito e sa sempre come esaltare le proprie qualità. Nello specifico, un cantante straordinario come Danny Bowes, degno erede della tradizione dei vari Roger Daltrey, David Coverdale, Paul Rodgers; un chitarrista e grande songwriter come Luke Morley, che ai tempi veniva indicato come futura chitarra proprio dei Whitesnake e una sezione ritmica potente, quadrata ma dinamica quanto basta, col buon Gary “Harry” James che nel frattempo ha trovato casa in un’altra gloria inglese, i Magnum.
Wonder Days nella discografia dei Thunder va a collocarsi nella lista dei dischi ispirati, quelli davvero validi, solidi, senza filler o brani inutili. Dopo sette anni e dieci album non è un risultato da poco e si sente che la band aveva una dannata voglia di riprendersi il proprio spazio e tornare a dire la propria. Perché il punto qua non è certo che in questo album troverete qualcosa che non vi aspettate. Anzi, proprio il suo essere così scopertamente rassicurante e assolutamente privo di qualsivoglia innovazione, diventa un valore aggiunto, dato lo spessore dei brani e degli interpreti. Così la rocciosa opener e titletrack, che gira attorno ad un riff muscoloso e all’interpretazione di Bowes è già un piccolo classico, e la più divertente e scanzonata The Thing I Want rientra perfettamente nel solco del secondo brano di un qualsiasi disco dei Thunder (prendiamo a caso, Everybody Wants Her da Laughing on Judgements Day). The Rain è invece un brano acustico che ricorda i Led Zeppelin o, più recentemente, The Battle for Hadrian’s Wall dei Black Country Communion e se The Prophet spara un riffone che sembra pari pari quello di Lights Out degli UFO, non c’è davvero niente di che stupirsi: siamo sempre in Gran Bretagna e qui la tensione per un pezzo grandioso si taglia a fette. Come detto, è comunque tutto il disco a mantenersi su livelli davvero validi e così anche Chasing Shadows con il suo alternare dinamismo e melodia trova il giusto equilibrio per lanciare la prima vera ballad dell’album, la pianistica e dolce Broken, terreno di conquista per Bowes. Chiudono il disco una splendida When the Music Played, che alterna una prima parte carica di pathos e dominata dall’assolo di Morley ad una seconda decisamente più carica e dinamica, ancora una volta graziata dall’essenziale solismo del band leader e la rock’n’roll Serpentine, con la sua partenza in acustico e il proseguo con il consueto tripudio di watt e distorsione. E se rock’n’roll deve essere, allora che sia fino in fondo, con I Love the Weekend che non finge neanche di non essere uno spudorato omaggio alla Rock’n’Roll dei Led Zeppelin, piuttosto che alla leggendaria Long Tall Sally di Little Richard.

Probabilmente, con Wonder Days i Thunder non realizzeranno il disco della svolta e nemmeno l’album hard rock dell’anno. A livello complessivo non siamo alle stesse altezze dei primi dischi e questo sembra quasi pleonastico. Ma effettivamente era lecito attendersi un risultato ancora inferiore da una band che da oltre vent’anni non vede le parti alte delle classifiche e che ha sempre dovuto lottare con le unghie e con i denti per avere un minimo di riscontro col suo classico hard rock di stampo britannico. Rientrare in maniera così netta in una tradizione ha il suo costo e già i Whitesnake per fare il botto grosso dovettero americanizzarsi non poco, figuriamoci un gruppo venuto più di dieci anni dopo e approdato nel mondo discografico proprio quando tutto stava per cambiare per sempre. Wonder Days non è quindi il disco consigliato a chi cerca produzioni roboanti e ipermoderne, cori glam e bollori adolescenziali punkeggianti. Qui c’è del maturo, potente, ispirato hard rock, sicuro e affidabile come un whisky invecchiato che ha conservato la propria tradizione con fierezza ed è uguale oggi come quarant’anni fa. I numerosi richiami sparsi qua e là nel disco non fanno che confermare questo indirizzo. I Thunder sono una certezza e ritrovarli in forma, un vero piacere. Welcome home, guys.



VOTO RECENSORE
76
VOTO LETTORI
82.5 su 2 voti [ VOTA]
zorro61
Venerdì 13 Febbraio 2015, 10.20.11
6
della serie la classe non è acqua, bisogna saper suonare e comporre pezzi validi e questi ragazzacci ci sanno fare.
preck
Giovedì 12 Febbraio 2015, 22.41.03
5
Fantastici!!!Un gruppo hard rock come se ne trovano pochi in giro! Ben tornati ragazzi!!!!
Andrew Lloyd
Giovedì 12 Febbraio 2015, 13.24.55
4
Ho i primi due. Un gruppo che ho sempre considerato un po' come i "Tesla europei " per l'attitudine e il modo schietto e diretto di intendere la musica..
Voivod
Giovedì 12 Febbraio 2015, 10.29.51
3
Grande band! Ho sempre avuto un debole per questi ragazzi, anche quando militavano nei Terraplane e mi fa piacere che siano ancora in giro!
blackiesan74
Mercoledì 11 Febbraio 2015, 12.28.39
2
Io posseggo solo il 33 giri di "Back Street Symphony", ma quante volte l'ho ascoltato... bellissimo. Anch'io sono curioso di sentire questo.
Galilee
Mercoledì 11 Febbraio 2015, 11.39.10
1
Cazzo, bentornati. Il bellissimo Laughing on Judgement Day ce l'ho in vinile e ai tempi lo divorai. Sono curioso di sentire questo nuovo dischetto.
INFORMAZIONI
2015
earMUSIC
Hard Rock
Tracklist
1. Wonder Days
2. The Thing I Want
3. The Rain
4. Black Water
5. The Prophet
6. Resurrection Day
7. Chasing Shadows
8. Broken
9. When the Music Played
10. Serpentine
11. I Love the Weekend
Line Up
Danny Bowes (Voce)
Luke Morley (Chitarra)
Ben Matthews (Chitarra, Tastiera)
Chris Childs (Basso)
Harry James (Batteria)
 
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