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Naglfar - Vittra
( 2465 letture )
Ci sono davvero pochissimi album ad essere diventati capostipiti di un genere musicale e che, difficilmente, potranno essere superati perfino dalla stessa band che li ha composti. Se la (s)fortuna vuole che si componga un capolavoro indiscusso all'inizio della carriera, bisognerà essere davvero abili per superare se stessi. Mi vengono in mente album quasi perfetti, ma con quel qualcosina che manca per diventare eccelsi; oppure quei lavori che sfruttano quello che mancava nei precedenti per cambiare percorso. Mi viene in mente la carriera di prima ora dei Dimmu Borgir e la loro coerenza nell'arrivare fino alla soglia del 2000 giocando con certe novità o con un certo tipo di produzione. Possiamo citare anche i Cradle of Filth che, pur usando la stessa gamma di elementi, hanno saputo creare fresche diversità fino a Midian. Gli Emperor non è nemmeno necessario nominarli, in quanto maestosi e sempre perfetti.
Tirerei però in ballo di Dissection, i quali in soli due album, hanno saputo fare centro in due maniere simili e allo stesso tempo diverse. Essi hanno saputo creare un genere praticamente unico prendendo elementi dalle band coeve (soprattutto i primissimi At the Gates) e, riportando tutto in chiave black, si sono creati un’enorme schiera di seguaci che, per quanto abili, si muoveranno sempre su orme già impresse: Arckanum, Setherial, Vinterland, Sacramentum, Dawn, Lord Belial e Ophthalamia sono solo alcuni dei nomi più grandi che forse non esisterebbero senza la band di Nödtveidt.
Tuttavia, a mio avviso, c'è ancora un'altra band che ha saputo ricalpestare nel modo più giusto le impronte sopracitate. Immaginate di dare una serie di note a vari compositori incaricati di suonare l'armonia perfetta: quelli sono i Naglfar e la melodia perfetta si chiama Vittra.
Prendete le parti di The Somberlain o di Storm of the Light's Bane e togliete tutto il background death metal, unitele con un modo di suonare simile a The Red In The Sky Is Ours e assieme a certe sfaccettature heavy di Lunar Strain: otterrete Vittra.
La melodie e una certa attitudine "epica" sono le carte fondamentali di questo capolavoro che riesce ad essere dinamico e "catchy" dal primo all'ultimo brano, pur sempre ruotando sulle stesse armonie e sulle stesse scale. Ogni singolo riff di questo album è quello che, in altre centinaia di band, verrebbe definito come"melodia principale" o come il riff che si discosta dal resto del songwriting.
I colpi al cuore sono tutti decisi e ben inflitti: dai primi riff di As the Twilight Gave Birth to the Night rafforzati dalla ripartenza della batteria, a quelle bellissime trame che portano al centro del brano fino alla parte parlata e poi fino ai rallentamenti della chiusura, enfatizzati dai violini che ricalcano le stesse note delle chitarre: niente di più facile, niente di più ad effetto.
Il ruolo dei synth è minore ma di fondamentale importanza, specialmente in questo periodo dove la produzione poteva giocare dei brutti tiri, soprattutto in casi come questo dove la batteria suona leggermente più alta delle chitarre (o viceversa). Enslave the Astral Fortress è forse uno dei brani chiave dell'album, composto da una successione di armonie melodrammatiche, epiche e tormentate. C'è spazio solo per un riff vagamente death metal (che richiama In Flames e Dark Tranquillity) per poi trasformarsi in un assolo ipermelodico, accompagnato da synth e chitarra acustica. Though the Midnight Spheres colpisce per come la batteria incalzi costantemente sulle chitarre ravvivando costantemente il ritmo. The Eclipse of the Infernal Storms si candida come un altro fra le migliori gemme di questo gioiello: i synth, la batteria che accentua le urla di Jens, le due chitarre che si muovono in simbiosi, la parte centrale fra riff, organo e screaming disarmanti, per poi ancora ripartire e per poi acquietarsi sui leggeri colpetti delle tastiere acquatiche, con poi la ripresa a note singole dei riff appena ascoltati. Davvero niente di più facile, ma davvero niente di più ad effetto.
Altri magistrali cambi di percorsi all'interno della stessa rotta sono presenti nella lunga Emerging from her Weepings, dove le chitarre acustiche che accompagnano la batteria si trasformano poi in due classiche doppie chitarre che, sinuosamente, lasciano penetrare i rintocchi del basso. Incandescente epopea fatta di fraseggi heavy suonati al tremolo, che sfocia in un finale praticamente da lacrime, quando le sei corde si scambiano l'andatura delle sonorità. Una magistrale capacità compositiva all'interno di limitati spazi, tutta la bellezza di un'Andromeda incatenata.
La titletrack invece riflette quei punti di convergenza verso la scena di Göteborg nella quale spesso agli overdrive del death metal si univano didascalie folk. Vittra suona dunque più come una sorta di interludio, nel quale non ci sono delle vere e proprie scale tradizionali, come si poteva sentire nei brani di Lunar Strain. C'è al contrario una maggiore contemplazione della notte e dei suoi boschi, con le sue creature mitologiche e surreali che vivono perennemente in un’alba senza sole. Proprio Sunless Dawn prosegue sugli stilemi narrati fino ad ora: ancora le semplicità delle doppie chitarre, la furiosa doppia cassa, l'interruzione della batteria per ripartire con un'altra sequela di killer-riff, le urla e, soprattutto, tanta bellissima melodia.
Fa riflettere il modo in cui tale melodie davvero epiche, ormai divenute leggendarie, siano diventati tali grazie anche alla produzione dell'epoca che, per l'anno 1995, risulta cristallina e accattivante, grazie anche al tocco di un Peter Tägtgren, che con i suoi Abyss Studios costruirà un tempio per il black e death melodico.
Nella loro carriera, i Naglfar percorreranno una strada simile a quella dei Dissection, in una direzione tuttavia opposta: il successo di Storm of the Light's Bane, infatti, influirà pesantemente sulla nostra formazione di Umeå , le cui sonorità, col successivo Diabolical, diventeranno davvero molto debitrici di Nödtveidt&Co. Le chitarre guadagneranno in corposità, le atmosfere saranno le più dissectioniane fra i dissectioniani, ogni strumento lotta per guadagnarsi la prima fila all'ascolto e il risultato sarà una composizione magistrale, che però non avrà più quella primigenia bellezza selvatica degli esordi.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
87.87 su 8 voti [ VOTA]
Bloody Karma
Mercoledì 18 Febbraio 2015, 16.13.15
10
disco da me molto amato all'epoca...peccato non essere più riusciti a mantenersi sullo stesso livello
tevildo75
Lunedì 16 Febbraio 2015, 16.08.21
9
Anche per me questo è il loro miglior disco,peccato che abbiamo sempre raccolto meno di quello che meritassero
Moro
Domenica 15 Febbraio 2015, 22.53.39
8
Mi sono documentato su questa storia dei Peter Punk ma mi pare che ci sia solo una gran coincidenza. il nome dei Peter Punk è buttato in mezzo a tanti altri nomi svedesi quindi, molto probabilmente, è un loro amico. Poi i Peter Punk italiani non erano manco nati. Hanno fatto un demo nel 98.. come diavolo facevano a farsi conoscere dai Naglfar ? boh, magari uno scambio con le scuole fra Treviso e Umea ma boh... sarebbe interessante chiederlo alla band.
Feb
Domenica 15 Febbraio 2015, 21.54.31
7
miglior disco melodic black mai uscito dalla Svezia
bloob
Sabato 14 Febbraio 2015, 22.48.08
6
l'ho riascoltato poco tempo fa e l'ho rivalutato, all'epoca non mi disse granchè. Ottimo disco, ma preferisco di molto i dischi successivi, soprattutto Sheol e Harvest. voto 80
enry
Sabato 14 Febbraio 2015, 14.39.14
5
Gran disco, il loro migliore a mani basse. Funziona tutto, dai riff melodici e taglienti fino alla super performance di Jens Rydèn, melodic black ai massimi livelli e concordo con doomale, siamo intorno al 90.
lux chaos
Sabato 14 Febbraio 2015, 14.34.05
4
Per me capolavoro assoluto e come dice doomale non hanno più raggiunto i livelli di questo grandissimo disco! Fantastico, per me è un bel 90
doomale
Sabato 14 Febbraio 2015, 13.02.11
3
Mi sembrava strano che nell'archivio metallized mancasse questa pietra miliare....Album davvero bellissimo e comunque uno dei miei preferiti del melodic black svedese...a mio modo di vedere pur producendo in seguito buonissimi album non toccheranno piu purtroppo queste vette!...per me e` 90...back in the day!
Nattramn
Sabato 14 Febbraio 2015, 12.20.18
2
Un disco fantastico.
Ad astra
Sabato 14 Febbraio 2015, 11.59.56
1
Bello... Mi ricordo che lo ascoltavo spesso prima di vendere l'80% della mia riserva di Black...un diamante grezzo diciamo.... Aneddoto: mi ricordo che nel booklet tra i ringraziamenti erano menzionati i peter-punk quelli italiani...
INFORMAZIONI
1995
Wrong Again Records
Black
Tracklist
1. As the Twilight Gave Birth to the Night
2. Enslave the Astral Fortress
3. Through the Midnight Spheres
4. The Eclipse of Infernal Storms
5. Emerging from Her Weepings
6. Failing Wings
7. Vittra
8. Sunless Dawn
9. Exalted Above Thrones
Line Up
Jens Rydén (Voce, Synth)
Morgan Hansson (Chitarra)
Andreas Nilsson (Chitarra, Synth, Voce su traccia 7)
Kristoffer Olivius (Basso, Voce)
Mattias Holmgren (Batteria, Percussioni)
 
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