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Theatre of Tragedy - Theatre of Tragedy
( 3029 letture )
Here will we sit, and let the sound of music
Creep in our ears -soft stillness and the night
Become the touches of sweet harmony

(Atto V - Il Mercante di Venezia, W. Shakespeare)


E così ci sediamo qui lasciando che le melodie create dai Theatre Of Tragedy ci trasportino con leggerezza e si incastrino nella nostra memoria. Sono passati vent’anni dall’apparizione del loro primo disco, in cui la formazione norvegese mise in scena il tormentato mondo interiore di Raymond Rohonyi dando vita a questo primo atto in cui convergono tristezza, amore e morte, ma si sa:

Life is the theatre of tragedy

Ascoltando i Theatre Of Tragedy, nella mia testa si è sempre acceso il collegamento tra Shakespeare, il suo teatro e il gruppo capitanato da Rohonyi: un po’ per il cantato in Middle English che ha contraddistinto il gruppo fin dai suoi esordi e in parte per le tematiche tragiche da cui entrambi sono partiti per generare dei capolavori, ma ora basta con le parole e lasciamo che entrino in scena i musicisti norvegesi.

Ad aprire l’album è la stupenda A Hamlet For A Slothful Vassal, che sembra condensare perfettamente non solo il disco in questione ma anche la prima parte della carriera del gruppo, in questa canzone infatti si possono trovare tutte le caratteristiche che hanno reso celebri i Theatre Of Tragedy: malinconiche partiture di piano, fraseggi di chitarra che si rincorrono angosciosamente alternati a riff aggressivi che accompagnano il growl di Rohonyi per poi lasciare lo spazio alla dolce voce di Liv, duetti che hanno contribuito a creare uno stile, se non addirittura un cliché, come il “beauty and the beast”.
In generale il riffing è scarno e ridotto all’essenziale: per lo più si avvicendano lunghi e lugubri power chord, come in Cheerful Dirge, una delle canzoni più inquiete dell’album, e di tanto in tanto compare qualche palm muting che ha l’effetto di accelerare il ritmo (Hollow-Harted, Heart Departed), mentre la batteria riesce ad sostenere il lavoro delle chitarre sottolineando i cambiamenti di atmosfera, ma rimanendo sempre contenuta e ordinata; il basso, da parte sua, contribuisce ad incupire le varie tracce, per quanto sia relativamente coperto dalle sei corde e riesca ad emergere pienamente solo nelle parti più quiete, ad esempio Dying-I Only Feel Apathy.
Proseguendo nell'ascolto è difficile non rimanere ammagliati dalle melodie del piano, che infittisce la trama con fraseggi malinconici, ma allo stesso tempo coinvolgenti, come quelli di Sweet Art Thou, anche se il vero picco artistico è la dolcissima ...A Distance There Is..., che posta al centro del disco come un intermezzo a sé stante, ci avvolge completamente con i suoi fraseggi sempre più agitati. Proprio in questa canzone Liv Kristine è autrice di un'ottima prova: infatti, con la sua voce sottile e angelica, la cantante si adatta perfettamente all’umore triste del brano, arricchito ulteriormente da sezioni di violoncello che sembrano dare una risposta al cantato andando a creare un duetto da brividi.
A contrastare il delicato timbro della Kristine è invece il growl aspro di Rohonyi che risponde quasi con rabbia alla controparte femminile, rendendo ancora più incalzanti le parti più aggressive di questo disco.

È difficile scegliere quale canzone colpisca di più, perché ognuna racchiude in sé una particolarità, una melodia che rimarrà per sempre fissata. Questo disco raccoglie nove brani in cui a scontrarsi sono le due anime dei Theatre Of Tragedy: il tormento, l’inquietudine con la malinconia e la dolcezza, la distorsione, il growl con il piano e la dolce voce.
Oggi tanta acqua sotto i ponti è passata e dei Theatre Of Tragedy per ora si può parlare soltanto di passato, non si può sorvolare però come questo gruppo continui a sopravvivere ancora: innumerevoli band che si sono formate negli anni successivi hanno preso le basi per creare il proprio sound a partire da ciò che avevano costruito i TOT.
Il primo act della band norvegese rimane pur sempre uno dei primi esempi in cui il gruppo ha saputo dosare le varie componenti che all’epoca erano nell’aria: la cupezza e le atmosfere decadenti del doom (della scuola dei My Dying Bride soprattutto) unite alla dolce malinconia del romanticismo che trasuda dai testi.
Nonostante Theatre Of Tragedy sia il primo disco le idee sono chiare e i suoni saranno anche ronzanti e crudi, non ci sarà una produzione pomposa, ma questa non è una pecca, anzi in questo modo i brani sono più diretti e autentici; insomma è un disco che tutti gli appassionati di gothic dovrebbero possedere e custodire gelosamente come simbolo di un passato che difficilmente potrà tornare così genuino, oltreché il primo passo del percorso evolutivo della band.


The man that hath no music in himself,
Nor is not moved with concord of sweet sounds,
Is fit for treasons, stratagems, and spoils,
The motions of his spirit are dull as night
And his affections dark as Erebus:
Let no such man be trusted: -mark the music.

(Atto V - Il Mercante di Venezia, W. Shakespeare)



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
93.81 su 16 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Domenica 8 Dicembre 2019, 21.22.06
9
Questo album l'ho comprato poco tempo fa a differenza degli altri presi in tempo reale. Mi sono deciso di prenderlo dopo aver letto un bellissimo articolo che approfondisce quegli anni. E tra i tanti album, quello scelgo per i T.o.T. era proprio il debutto. E ho fatto bene. Stupendo. Forse la mia preferita è …A Distance There Is… in cui l'alternanza delle due voci ha finalmente una funzione anche a livello testuale. 80
duke
Sabato 28 Aprile 2018, 15.01.28
8
gioiellino del Death doom ......musica di gran fascino e feeling....
diego
Mercoledì 14 Dicembre 2016, 20.29.40
7
sublime incantevole elegante cattivo!!!!
gianmarco
Domenica 19 Aprile 2015, 8.24.05
6
grandi
Gasta
Mercoledì 18 Febbraio 2015, 19.55.11
5
Che meraviglia di album! Tutto quello che hanno sfornato dal 1995 al 1998 è meraviglia (Aégis si distacca stilisticamente, si sa, ma qualitativamente è eccelso). Concordo con quanto detto sul sound tagliente delle chitarre e sui riverberi (e il drumming; vabe', tutto). Il growl di Raymond qui e in VDTF è di una profondità sconvolgente. Il miasma tombale che sale da Cheerful Dirge mi stende ogni volta. Anzi, mo' me la riascolto.
andrea
Lunedì 16 Febbraio 2015, 4.27.36
4
arianrhod: è vero, in effetti il finale lascia presagire un abbandono. io comunque inserisco anche aegis nella rosa dei migliori chissà se avremo mai anche la recensione di a rose for the dead? è stato il loro primo disco che ho comprato, taaaaanti anni fa, nonché il primo di un intero genere e l'ho letteralmente consumato!
Arianrhod
Domenica 15 Febbraio 2015, 11.47.25
3
@Unia: concordo con te! Questo e l'album successivo sono i migliori! @Andrea: su ...A Distance There Is... hai ragione! Se non si parla proprio di stupro, è comunque la storia di una ragazza che viene "usata" dal suo compagno, lei però continua ad amarlo, soltanto alla fine sembra che riesca finalmente ad abbandonarlo!
andrea
Domenica 15 Febbraio 2015, 1.01.23
2
gran capolavoro e ottima recensione! ho sempre adorato il suono grezzo e sporco di questo disco, le chitarre taglienti e quella sorta di riverbero anni '80 nelle voci. per non parlare del songwriting, dell'esecuzione, ecc.! non a caso una pietra miliare come i successivi due album. una curiosità: non vorrei dire una cazzata ma il personaggio femminile che liv kristine interpreta in ...a distance dovrebbe raccontare la storia di uno stupro, non una qualche romanticheria quindi, come pensano molti.
Unia
Sabato 14 Febbraio 2015, 14.45.35
1
Questo e "Velvet Darkness They Fear" sono gli album che preferisco dei Theatre of Tragedy, un gothic che apprezzo come quello dei The 3rd and the Mortal. Anche a me viene in mente Shakespeare per i temi e la lingua usata. Ottimo album.
INFORMAZIONI
1995
Massacre Records
Gothic
Tracklist
1. A Hamlet For A Slothful Vassal
2. Cheerful Dirge
3. To These Words I Beheld No Tongue
4. Hollow-Hearted, Heart-Departed
5. …A Distance There Is…
6. Sweet Art Thou
7. Mire
8. Dying - I Only Feel Apathy
9. Monotone
Line Up
Liv Kristine (Voce)
Raymond I. Rohonyi (Voce)
Tommy Lindal (Chitarra)
Pål Bjåstad (Chitarra)
Lorentz Aspen (Tastiera, Piano)
Eirik T. Saltrø (Basso)
Hein Frode Hansen (Batteria)
 
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