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Mesmur - Mesmur
( 1429 letture )
Diventare validi interpreti di un genere poco accessibile quanto ortodosso come il funeral doom è impresa tutt'altro che semplice, sono poche infatti le band che attualmente rimangono un punto di riferimento e che hanno tra l'altro il merito di essere riuscite a modellare in maniera personale questo stile musicale attraverso piccoli ampliamenti che non ne hanno denaturato i cardini. Questi presupposti rappresentano la sfida dei Mesmur che attraverso l'album di debutto mirano ad un cammino che possa agevolmente condurli verso un proprio spazio nella ristretta cerchia delle eccellenze. Nelle poche interviste al leader e motore compositivo Yixja non vengono comunque smentite le influenze (alcune citate sono tra l'altro ridondanti e trascurabili) che solcano le cinque tracce dell'omonimo album, allo stesso modo è però messo in evidenza che è già tangibile una certa capacità di distinguersi che si esplica attraverso l'alternarsi di momenti violenti ed altri riflessivi i quali dovrebbero rendere più imprevedibile l'andamento dei brani; quest'affermazione, celata da un velo di astuzia, verrà controbilanciata nell'analisi dei vari strati che caratterizzano il disco.
Per quanto riguarda l'elaborazione dei suoni, in fatto di mixaggio e mastering sono evidenti in maniera più marcata i difetti che pesano sull'economia di questo lavoro poiché albergano diversi punti di distacco da alcuni canoni stilistici: vi è in primis un impoverimento dei riverberi i quali, se ben dosati, sarebbero performanti nell'induzione di quel tipico stato di occlusione e anossia; l'audio non è sufficientemente mascherato al fine di ottenere un'impressione più naturale tale da condurre la percezione su sentieri retrospettivi dal sapore analogico; contribuiscono a risaltare questo parametro i suoni moderni di batteria e delle chitarre, queste ultime decisamente ristrette sulle frequenze basse. Un vero peccato se si considera lo sforzo personale di Yixja nell'elevare il disco su standard dignitosi, ne sono prova i suoni ben calibrati in cui ogni elemento è facilmente distinguibile dalla pasta sonora e le dinamiche curate attentamente nei vari cambi di registro.
Nonostante si tratti di una prima uscita, il quartetto mostra una certa confidenza nel sapersi muovere attraverso i meandri del genere poggiando le fondamenta su riff sulfurei e ossessivi a cavallo fra il funeral e il death/doom sapientemente riproposti su diversi livelli di arrangiamento al fine di preservare il carattere e la riconoscibilità di ogni singolo pezzo; l'influenza principale a questo livello sono gli Esoteric ma, mentre questi implodono letteralmente l'ascoltatore attraverso accordi diminuiti e dissonanti, i Mesmur sono più “ruffiani” perché giocano su linee più melodiche che attingono in larga parte da tonalità minori rendendo il tutto più accessibile.
Alla sezione ritmica sono dosate con estrema parsimonia delle inserzioni di varia natura che si alternano o si amalgamano all'intelaiatura dei brani; esse si diversificano fra parti di chitarra pulita, di pianoforte o addirittura di violino fino ad arrivare a passaggi ambient. Nel loro insieme queste componenti incidono sull'economia di ogni singolo episodio determinandone un' ulteriore apertura verso lidi ugualmente forti dal punto di vista dell'impatto emotivo.
Piccoli tarli si annidano nelle voci troppo scolastiche e difficilmente propense a spostarsi in soluzioni che siano diverse dal growl e nelle parti soliste che in alcuni momenti percorrono armonie fin troppo prevedibili.
Pur nel loro lento incedere i cinque pezzi non presentano particolari strascichi in quanto gli equilibri che si vengono a creare tra momenti soffocanti e ossessivi scaturiti dalla componente funeral e quelli allucinogeni provenienti delle parti pulite e ambient determinano la giusta dose di complessità. L'album può essere diviso in due blocchi, uno rappresentano dalle prime due tracce che pur essendo ben concepite e nonostante siano presenti alcuni bagliori, come ad esempio il feedback disturbante presente in Deprivation e il riff principale di Lapse di chiara scuola Incantation dei primi due capolavori Onward to Golgotha e Mortal Throne of Nazarene, non lasciano il segno. L'altro blocco, costituito dalle ultime tre tracce, è decisamente degno di nota; si parte da Abnegate, introdotta da accordi di pianoforte di singolare mestizia che lasciano il posto ad un basso marcissimo che guida la quasi totalità del pezzo al quale ruotano attorno nefaste armonie di chitarra. Segue Descend, l'episodio più ispirato, preannunciato da degli accordi sognanti di synth stroncati da un arpeggio maligno di chitarra che gioca sull'alternarsi di quattro e cinque quarti a cui si aggrappa l'impianto ritmico che a sua volta evolve in un crescendo devastante. Chiude Osmosis, la traccia più introspettiva nonché ragionata del lotto, nella quale pesa maggiormente la componente ambient e le parti pulite che non inficiano sul turbamento emotivo trasmesso. Solo in questa circostanza si hanno da parte delle voci un cambio di registro sviluppate attraverso dei giochi di dinamiche che sfociano infine in urla di disperazione.

In definitiva, riallineandosi con le dichiarazioni dello scaltro Yixja, non è possibile parlare di imprevedibilità poiché un filo conduttore, rappresentato dai riff, è sempre presente in ogni traccia, non importa se vi sono aggiunte delle estensioni di diversa matrice in quanto esso permane come tale; questa caratteristica tra l'altro non rappresenta un difetto. Non è inoltre possibile parlare di personalità in quanto la maggior parte delle soluzioni adottate al di fuori del range del funeral sono già state esplorate e affinate da più illustri e compositivamente più dotati colleghi; su tutti gli Evoken di Atra Mors hanno dato un'influenza determinante sulla modalità di direzionamento di determinate idee. Le influenze ambient rappresentano comunque un sentiero meno solcato dai colleghi del genere sui quali è possibile convogliare in maniera più incisiva gli sforzi compositivi.
Tutto sommato la proposta dei Mesmur è indubbiamente sopra la media in quanto si intravede un potenziale che è però ancora annacquato da alcune scelte dettate dall'inesperienza che gravano inevitabilmente sull'organico del disco, facendogli perdere il mordente e il fascino maledetto tipico dei capolavori del genere. Nonostante le lacune, l'ascolto il disco è, oltre che godibile, sicuramente più accessibile considerando la pesantezza di altre uscite del settore; questo potrebbe essere sfruttabile come ponte per tutti coloro che decidono di avvicinarsi con moderazione al genere. L'effetto sarà come quello di una tossina che si fa spazio dal sangue ai tessuti bersaglio, ma la cui azione determina uno stato di intossicazione che si estingue dopo un determinato intervallo di tempo.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
78 su 3 voti [ VOTA]
Remy
Domenica 24 Settembre 2017, 9.44.49
3
Eccezionale.
Punto Omega
Martedì 17 Febbraio 2015, 16.01.56
2
Lo metto fra le migliori uscite funeral doom dell'anno scorso. Per chi ama il genere è un ascolto obbligatorio.
FURIO
Lunedì 16 Febbraio 2015, 16.02.52
1
Ottima recensione MIchele!
INFORMAZIONI
2014
Code666 Records
Funeral Doom
Tracklist
1. Deprivation
2. Lapse
3. Abnegate
4. Descend
5. Osmosis
Line Up
Chris G. (Voce)
(Chitarre, Tastiere)
Aslak Karlsen Hauglid (Basso)
Alkurion (Batteria)
 
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