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Night Demon - Curse of the Damned
( 2044 letture )
Ventura, California, Stati Uniti d’America. Evidentemente il tempo da quelle parti si è fermato nel 1980, anno più, anno meno. Oppure la data stampata sul retro del cd dei Night Demon è errata e non si tratta di 2015. Sì, perché il disco in questione è perfetto per una pubblicazione dei primi anni 80, sotto qualunque punto di vista. Un disco intitolato Curse of the Damned, titoli come Screams in the Night, Satan, Heavy Metal Heat, Killer, una copertina che ritrae una figura scura e mascherata con un’accetta in mano, davanti a sé un libro aperto con tanto di pentacolo, candele, un calice, un pugnale, un teschio ed alle sue spalle una testa di caprone demoniaco. Diciamo che le premesse non sono delle migliori, una presentazione del genere avrebbe fatto sorridere già venticinque anni fa. Facciamo un passo indietro: i Night Demon sono un trio statunitense di recente formazione, con alle spalle un unico EP omonimo pubblicato nel 2012 e con Curse of the Damned giungono al debut ufficiale, niente meno che sotto l’ala della Steamhammer/SPV. La proposta della band non tradisce la presentazione ed infatti è un heavy metal classico senza compromessi, che affonda le proprie radici ed influenze in band quali Iron Maiden, Saxon, Angel Witch, Mercyful Fate, Diamond Head e compagnia metallica inglese. Anche il sound non lascia spazio all’innovazione e suona esattamente come poteva suonare una buona produzione negli anni 80; non ci sarebbe da stupirsi se il metodo di registrazione utilizzato fosse quello analogico anziché digitale. Questa premessa è d’obbligo per chi è alla ricerca di qualcosa di moderno -e per moderno si potrebbe considerare anche Somewhere in Time o Keeper of the Seven Keys; ecco, in tal caso state alla larga da questo disco e passate pure alla prossima recensione.

Curse of the Damned è indirizzato a chi, anche nel 2015, vuole sentire metal classico che più classico non si può e che gode nell’ascoltare band come Hellacopters, Graveyard e Scorpion Child, che fanno del vintage la propria bandiera. La band mette le cose in chiaro fin dall’opener Screams in the Night: ritmi incalzanti, riff di chitarra diretto e minimale e la voce di Jarvis Leatherby che richiama vagamente il miglior Di Anno dei bei tempi andati o Kevin Heybourne degli Angel Witch, che punta ad un cantato diretto senza troppi fronzoli. Ritornello diretto ed immediato e solo melodico, tutto ben fatto e funzionale, anche se inevitabilmente già sentito e strasentito. Introduzione di basso e batteria alla Running Free per la title track, in cui emergono influenze alla Black Sabbath, così come nel brano The Howling Man in cui, dopo un’intro con tanto di vento e ululati in lontananza, si parte con un riffing che sembra uscito dalla mani di Tony Iommi, per farsi più sostenuto nelle strofe. Ancora attacco diretto e ritornello immediato per Satan, brano che con le dovute proporzioni (soprattutto a livello vocale) ricorda quanto fatto da Rainbow e Dio. Full Speed Ahead sembra uscito direttamente dal debut dei Maiden, tanto lo stile chitarristico ed il modo di cantare ricordano il disco omonimo della Vergine di Ferro. Heavy Metal Heat parte con riff da headbanging nel tipico stile dei Judas Priest ed il brano è il classico inno alla musica che tanto amiamo. Tutti i pezzi sono caratterizzati da un riffing di chitarra a metà tra l’hard rock ed il metal classico delle band sopracitate, linee melodiche accattivanti e ritornelli immediati, soluzione simile a quella intrapresa dai Running Wild negli ultimi -mediocri- dischi.

Killer, Living Dangerous e Run for Your Life sono tutti brani funzionali, ben suonati e composti come si deve; il problema è la sensazione costante di già sentito e la mancanza di varietà dei brani, senza neanche parlare di originalità. Curse of the Damned piacerà a chi cerca incessantemente metal senza compromessi, diretto e di facile presa, a chi è ancora indissolubilmente legato alla NWOBHM. Tutto sommato il risultato è piacevole e godibile, ma non si può far finta di non essere nel 2015 e le soluzioni proposte sono ormai fin troppo abusate. Sufficienti, ma nulla di più.



VOTO RECENSORE
60
VOTO LETTORI
86.33 su 3 voti [ VOTA]
Asso
Martedì 24 Febbraio 2015, 14.16.53
11
Loro e gli Enforcer scrivono canzoni migliori di quelle dei dinosauri, vedi l'ultimo album di merda dei Judas Priest.
klostridiumtetani
Lunedì 23 Febbraio 2015, 19.36.57
10
Un disco piacevole, ma la vera pecca secondo me più che una mancanza di originalità e varietà, è la mancanza di "trasporto" e confidenza nei mezzi. Ad esempio la voce (che è tutt'altro che brutta) non osa più di tanto e va sul "sicuro". Idem per la chitarra, ma le potenzialità a mio avviso ci sono
Metal73
Lunedì 23 Febbraio 2015, 19.13.53
9
Decisamente FAVOLOSOOOOOOOOOOOOOOO !!!!
Textures
Sabato 21 Febbraio 2015, 8.13.26
8
Per me è un ottimo disco! Per gli appassionati del genere è sicuramente da ascoltare!
Mauro Paietta "My Refuge"
Giovedì 19 Febbraio 2015, 7.51.51
7
Ci mancherebbe Andy! I gusti sono gusti e non si discutono. Alla fine anche una recensione è solo il giudizio di un recensore, non legge i commenti servono proprio per uno scambio di pareri. Quindi buon ascolto!
Andy Thrasher
Giovedì 19 Febbraio 2015, 0.32.05
6
Non mi sembra di aver detto che un appassionato per partito preso promuova album di genere, semplicemente conosce meglio una certa subcultura e puo' dare un giudizio piu' obbiettivo. Non a caso mi trovo quasi sempre d'accordo con le recensioni di Raven, probabilmente abbiamo gusti simili. Per voi questo e' un album mediocre, per me no. Sono semplicemente 2 punti diversi, fa parte del gioco. La sezione commenti esiste apposta. Mauro Paietta ha fatto una analisi molto chiara, non penso abbia bisogno di aggiungere altro.
Mauro Paietta "My Refuge"
Mercoledì 18 Febbraio 2015, 21.21.33
5
@Andy non ho detto che sia un brutto disco, infatto la sufficienza c'è, però mancano idee con un minimo di originalità, questa va oltre la piacevolezza dell'ascolto, esaltare dischi come questo vorrebbe dire venerare ogni uscita di hammerfall, powerwolf o running wild, che un minimo sforzo in più in fase di composizione e personalità lo mettono...
raven
Mercoledì 18 Febbraio 2015, 21.08.54
4
Si perché essere appassionati di un genere significa considerare buona ogni cosa fatta in quello stile, non distinguere le cose migliori da quelle meno buone, no? L'appassionato deve promuovere tutto, certo.
Andy Thrasher
Mercoledì 18 Febbraio 2015, 20.56.49
3
Ah per la cronaca suoneranno il 10 Marzo al Blue Rose di Bresso (MI), biglietto a 5€
Andy Thrasher
Mercoledì 18 Febbraio 2015, 20.55.47
2
Per quello che cerco in una band, adoro questo tipo di scelte stilistiche. Riff anni '80, produzione vintage ecc. Ben vengano gruppi come loro, pur proponendo un genere classico sanno essere personali. Se non vi piace il genere, è inutile recensire certi album, lasciateli agli appassionati, che magari non cercano un paragone con vecchie glorie ad ogni canzone.
jek
Mercoledì 18 Febbraio 2015, 20.43.26
1
Vabbè che sono legato alle sonorità ottantiane, ma qua sembra proprio di sentire una degli svariate band NWOBHM che uscivano ai tempi, un po' troppo per il 2015. L'ultima frase di Mauro dice tutto.
INFORMAZIONI
2015
Steamhammer/SPV
Heavy
Tracklist
1. Screams in the Night
2. Curse of the Damned
3. Satan
4. Full Speed Ahead
5. The Howling Man
6. Heavy Metal Heat
7. Livin' Dangerous
8. Mastermind
9. Run for Your Life
10. Killer
11. Save Me Now
Line Up
Jarvis Leatherby (Voce, Basso)
Brent Woodward (Chitarra)
Dustin Squires (Batteria)
 
RECENSIONI
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