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Joe Strummer & The Mescaleros - Streetcore
( 2067 letture )
Parlare di Joe Strummer è sempre un gran piacere: si tratta del resto del cantante di una delle band più influenti in assoluto nel panorama punk rock, i Clash, che seppero unire la rabbia del punk inglese con il reggae giamaicano senza tralasciare il buon R'n B americano degli anni 60. Al termine della parabola dei Clash nel 1986, Joe Strummer si dedicò alle altre sue passioni quali cinema, colonne sonore oltre ad apparizioni live in compagnia di amici, come ad esempio i Pogues; dopo un disco solista non all'altezza Joe Strummer iniziò a pensare ad una nuova band: i Mescaleros nacquero nel 1999 e il primo disco fu Rock Art and the X-Ray Style con il quale fecero alcune date in Inghilterra.

Dopo alcuni avvicendamenti nella formazione, vi fu l'importante ingresso fra gli altri di Tymon Dogg, un vecchio amico di Joe con il quale aveva condiviso il periodo hippie come musicista di strada nella prima metà degli anni e70 e che poi collaborò anche con i Clash in Sandinista e Combat Rock; nel 2000 esce il nuovo disco Global A Go-Go, un album intriso di sonorità globali, dalla patchanka al reggae con infiltrazioni rock, in effeti la ricerca musicale di Joe Strummer non si è mai fermata, ricerca che ha sempre spaziato in ogni dove dall'Africa al Sud America passando addirittura dall'Asia. Nei due anni seguenti i Mescaleros portarono la loro musica in giro per il mondo, con tour e partecipazioni a vari festival dove le scalette erano ricche di brani dei Clash oltre a pezzi di famosi artisti reggae. Sembrava davvero che Joe Strummer avesse finalmente ritrovato un nuovo equilibrio compositivo, con ottimi musicisti al suo fianco e divertendosi come ai vecchi tempi, il 15 novembre del 2002 ci fu una reunion incredibile sul palco di Acton con Mick Jones (chitarrista dei Clash) dopo un'interruzione di quasi venti anni, una sorta di riconciliazione; putroppo poco più di un mese dopo, il 22 dicembre, il cuore di Joe Strummer si fermava per sempre a causa di un'infarto. Ma Joe aveva veramente trovato il giusto feeling con i suoi compagni: infatti avevano già registrato molte parti del nuovo disco, il qui presente Streetcore, altre furono inserite senza essere toccate; di conseguenza pur essendo un disco postumo in realtà è davvero l'ultimo disco di Joe Strummer.
L'album si apre con Coma Girl, un brano in pieno stile Clash, con la ritmica di chitarra in accordi aperti e variazioni in levare nella tradizione reggae giamaicana, la voce sporca di Joe che esprime tutto il suo amore verso la figlia; difatti questa canzone fu scritta proprio per lei. Una grande apertura, dove i più nostalgici sentiranno più di un brivido ed invece i neofiti avranno al possibilità di ascoltare Joe proprio alla fine della sua esistenza, rimanendo sconcertati dalle similitudini con ciò che facevano i Clash venticinque anni prima. Streetcore continua con un brano reggae, un genere che Joe ha sempre apprezzato e che insieme a Paul Simonon, bassista dei Clash, conobbe direttamente in Giamaica oltre agli echi che arrivavano dalla famigerata Bristol, Get Down Moses regala quel sound tipicamente nero ma cantato e suonato da bianchi, dove il groove prende il sopravvento con le cadenze in levare e l'aggiunta di elementi dub. Un gran brano. Streetcore ha mille influenze, come solo Strummer sapeva fare, saperle mischiare ed elaborare senza mai snaturarne l'essenza; ci sono due brani che sicuramente svettano sopra il resto, due ballate incredibili registrate dal noto produttore americano Rick Rubin (Slayer, Audioslave, Johnny Cash tra gli altri). Una è Redemption Song di Bob Marley alla quale Joe Strummer dona una malinconia struggente, la sua voce riesce a regalare quella magia contenuta nel brano originale rendendola propria, descrivendola con le parole dello stesso Rubin: se c'è un bianco che possa rendere giustizia a un brano simile, quello è proprio Joe; l'altro brano è Long Shadow, una ballata folk davvero intensa, voce e chitarra rappresentano al meglio quel genere americano nato dalla scuola di Bob Dylan ma ispirato anche da alcune cose di Jhonny Cash il quale è proprio l'ispiratore di questo brano, visto cheStrummer la scrisse proprio per lui, uno dei suoi più grandi idoli. Questo è un disco che evidenzia la poliedricità musicale di Strummer e dei suoi compagni di ventura, con una amalgama unica riescono ad emozionare ad ogni passaggio; tra gli altri c'è un brano dal significativo titolo, Midnight Jam il quale è privo di testo dal momento che Joe non riuscì a finirlo, di fatto è appunto una jam session dove i Mescaleros danno spazio alle loro ispirazioni con passaggi funk ed elementi dal vago sapore jazz senza tralasciare le atmosfere delicate di un certo R'n B, corredato da passaggi di tastiere di stampo settantiano. Ma la voce di Joe Strummer è comunque presente, grazie ad estratti dal suo programma radio che conduceva negli ultimi anni dal simbolico titolo di London Calling, quasi un saluto o un'arrivederci ma che riesce nell'intento di emozionare l'ascoltatore. Streetcore si conclude con Silver and Gold, la cover di un vecchio brano swing dei primi anni cinquanta in stile New Orleans di Bobby Charles (il titolo originale era Before I Grow Too Old), su quel pezzo il singercanta le cose che vorrebbe fare prima che sia troppo tardi, fare il giro del mondo, baciare tutte le belle ragazze; incredibilmente commovente.

Si tratta di un disco universale, dove non c'è spazio a frontiere musicali o a generi prestabiliti nella pura tradizione dei Clash, la musica e le parole che si fondono in un'alchimia ultima con la voce di Joe Strummer che ancora una volta, l'ultima volta, infonde calore e ribellione; un disco super partes nel quale si può ritrovare tutta l'essenza del cantante inglese nato ad Ankara in Turchia, costruita in anni di concerti e dischi incredibili; un artista che ha saputo mettere a disposizione della musica le proprie esperienze personali, la ribellione giovanile e la saggezza dell'età adulta nel considerare i popoli come fulcro totale di tradizioni culturali e musicali sapendole miscelare in un mix esplosivo. Streetcore è stato prodotto, come il precedente Global A Go-Go, da Tim Armstrong dei Rancid con la propria etichetta, la Hellcat Records, il quale non ha mai fatto mistero del grande amore per i Clash e per Joe Strummer stesso. Insomma, Streetcore è un disco da ascoltare, assaporare, lasciarsi trasportare dalle melodie e da quel senso di tristezza nel sapere che anche Joe se n'è andato troppo presto ma che in ogni caso continuerà a scaldare i nostri cuori con la sua voce.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
83 su 6 voti [ VOTA]
iano the metalhead
Domenica 1 Marzo 2015, 22.19.39
2
Grande album segna il testamento musicale di questo poliedrico artista. Su Joe Strummer circolano molte leggende sia nel punk che nella musica rock in generale i Clash sono la seconda band per importanza dopo i Sex Pistols. Ricordo a chi non ama il punk che grazie a questi artisti se é nato il thrash come é stato il blues con il rock Punk is not dead but still fighting
Michele "Axoras"
Domenica 22 Febbraio 2015, 20.38.51
1
Incredibile, una vera e propria gemma. Streetcore è un disco dalle larghe vedute, non per tutti, ma solo per coloro che sono pronti ad aprirsi. Condivido a pieno le tue ultime parole: anche io mi lascio sempre trasportare, ma provo sempre quel senso di tristezza nel sapere che un personaggio come lui, non solo artista ma anche grande pensatore, se ne è andato così presto. Complimenti per la recensione e per l'analisi, porto questo disco veramente a cuore e vederlo ora qui mi fa enormemente piacere
INFORMAZIONI
2003
Hellcat Records
Rock
Tracklist
1. Coma Girl
2. Get Down Moses
3. Long Shadow
4. Arms Aloft
5. Ramshackle Day Parade
6. Redemption Song
7. All In A Day
8. Burnin' street
9. Midnight Jam
10. Silver and Gold
Line Up
Joe Strummer (Voce, Chitarra)
Martin Slattery (Chitarra)
Scott Shields (Chitarra)
Simon Stafford (Basso)
Luke Bullen (Batteria)
Tymon Dogg (Violino e Tastiere
 
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