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Planethard - Now
( 1107 letture )
I Planethrad sono una realtà ormai conosciuta in Italia, sia dalla critica che dal pubblico, presentano un seguito ben consolidato e calcano i palchi italiani aprendo per grandissimi nomi quali Gotthard, Europe, Backyard Babies, e Richie Kotzen, per citarne qualcuno. Cerchiamo però di essere più precisi ed esaustivi: la band si forma nel 2004, inizialmente i ragazzi fanno cover delle band hard-rock che più amano, ma ben presto iniziano a scrivere ed incidere materiale originale; da ciò nasce la prima canzone, ovvero For Everything e successivamente l’EP So Good. Nel 2005 alla band viene data la prima grande possibilità, ovvero esibirsi durante il release party del nuovo (al tempo) album dei Gotthard, Lipservice, da ciò nasce una jam con nientemeno che Leo Leoni e Marc Lynn. Tutto ciò porta ad una forte consolidazione e amicizia tra il gruppo nostrano e quello Svizzero, tanto da farli diventare i veri e propri opener per le date italiane dei Gotthard, un’occasione non da poco. Da qui in poi la storia dei Planethard risulta costellata di sempre maggiori soddisfazioni: nel 2006 vede la luce il primo full length, Crashed On Planet Hard, l’anno successivo la band ha l’opportunità di aprire per gli Europe ed essere la prima band ad esibirsi al Gods Of Metal (aprirà anche la terza giornata del festival nel 2012). In un grande intermezzo temporale la band si esibisce continuamente supportando nomi sempre più grandi e creando il proprio seguito. Nel 2012 vede l’uscita anche il secondo album del gruppo, No Deal, ultimo con Marco Sivo alla voce, che abbandona durante l’anno successivo. Ciò ci porta sempre più vicini alla nascita di Now. Ritrovatasi senza frontman, la band ripiega sulle delle audizioni, sentendo diverse persone prima di concretizzare la propria scelta nel genovese Davide Merletto, già cantante dei Daedalus e interprete nel musical Jesus Christ Superstar. I brani già sapientemente studiati e preparati dal leader Marco D’Andrea e dal resto della band hanno fatto si che l’album potesse vedere la luce già nell’ottobre del 2014.

Finiti gli approfondimenti possiamo passare alla vera e propria analisi del disco. Chi conosce i Planethard conosce l’hard rock di partenza proposto con il primo lavoro in studio, un sound classico, ma comunque fresco, figlio di tutte quelle ispirazioni immortali degli anni ottanta, quali Steelhart, Skid Row, Bon Jovi e molti altri, andato evolvendosi verso la modernità grazie al successivo No Deal, molto più vicino a band quali Alter Bridge. In questo senso Now è il perfetto continuo di questa evoluzione che vede al centro di tutto le sonorità della band. Play Harder è una valida dimostrazione di ciò: la prima traccia del nuovo lavoro non lascia infatti alcun dubbio sulla strada che hanno scelto di intraprendere i quattro membri, ovvero quella di procedere grazie ad una vena molto più originale in cui si trovano a loro agio. Il brano dimostra la perfetta fusione del genere di partenza con un hard rock molto più moderno e un alternative altrettanto tale. Il riff proposto da D’Andrea è micidiale come sempre, riuscendo a far breccia sin da subito, con un accordatura in drop che da la giusta pesantezza al brano, rendendo il tutto molto equilibrato. La prova del nove che si trovava ad affrontare Davide, il nuovo arrivato, risulta superata a pieni voti sin da subito, in quanto riesce perfettamente ad entrare nella dimensione del gruppo e a fare suoi i brani con un interpretazione magistrale. Con The One si arriva immediatamente ad uno dei punti più alti del lavoro; il brano punta alla velocità accompagnata da riff martellanti e sorretti dalla linea vocale che dimostra ancor di più la propria validità. Davide è un cantante sicuramente differente dal precedente, si pone su un registro di buon livello e dimostra una spiccata personalità nelle varie prestazioni, fatto sicuramente non indifferente. La bellissima Neverfalling Superstar si apre con un cupo arpeggio che in un primo momento viene accompagnato dalla sola voce di Davide per poi far entrare anche batteria e basso, sfociando infine in una bellissima (simil) mid-tempo dove tutta la maestria di D’Andrea crea un notevole intreccio tra parte acustica, ritmica e solista per un brano registrato magistralmente, dove le sovra-incisioni risultano calibrate alla perfezione. Ottimo lavoro ovviamente anche di Furia al basso e Arrigoni alla batteria, i quali riescono a creare la giusta ritmica che contribuisce a dare ancora a più corpo e forma ad un brano di alto livello. Un intro orientaleggiante di qualche secondo fa da apripista per Inglorious Time altra composizione davvero molto interessante, dal ritornello estremamente efficace e da una composizione generale che ancora una volta riesce a fare centro. La struttura del brano si va modificando, muta con lo scorrere della canzone, per creare un gran connubio di riff e tempistiche differenti; buonissimo esempio della vena creativa che la band dimostra di avere. Dopo due tracce che la fanno “da filler” nonostante siano di tutto rispetto -soprattutto Shall We Be Safe- il disco torna a regalare grandi emozioni grazie al brano più corto dell’intero platter, She’s All Over. Il pezzo fa di ogni granitico riff la propria fonte vitale primaria, soprattutto sul finale, aiutato da delle vocals molto lineari che contribuiscono a rendere il brano discretamente orecchiabile. La sei corde di Marco ormai dispensa soli in ogni brano mantenendo sempre un alto livello, fatto non indifferente. Una grandissima componente emotiva viene riversata in Underworld, composizione monolitica ma davvero pregna di sentimento grazie ad un’ennesima magistrale interpretazione di Merletto. Diversamente dal solito in chiusura si trova la titletrack, Now, che non aggiunge troppo a quanto già detto con l’intero lavoro ma svolge perfettamente il proprio dovere, ovvero: chiudere in bellezza.

I Planethard si riconfermano, anzi affermano, con questo lavoro che poteva risultare molto rischioso. Il gruppo non si è fatto intimorire dal cambio di line-up, ha fatto le proprie valutazioni, concretizzandole in una scelta semplicemente vincente. La voce di Davide -senza nulla togliere al buon Sivo- era l’elemento necessario per la continua evoluzione della band, un’evoluzione ricercata e originale, che li ha fatti approdare su lidi molto differenti da quelli di partenza con un crescendo -sotto ogni aspetto- classificabile esclusivamente come positivo, fatto ancor più degno di nota. Il gruppo ha saputo comprendere cosa mancava al proprio sound, cosa risultasse più originale e personale, concretizzando il tutto in un disco che incarna la vera essenza di questo gruppo italiano che anche dal vivo rende davvero molto bene. Un complimento è dovuto quindi, per un lavoro molto ben costruito, che suona ottimamente e che si classifica come una delle più interessanti proposte alternative/hard-rock dell’ultimo periodo. Crediamo che questi ragazzi possano dare ancora di più e ce lo auguriamo in quanto è sempre un piacere (e un orgoglio) recensire dell’ottima musica nostrana.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
99 su 4 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2014
Scarlet Records
Hard Rock
Tracklist
1. Play Harder
2. The One
3. Awake
4. Nevefailing Superstar
5. 15′ of Fame
6. Inglorious Time
7. Shall We Be Safe
8. Don’t Say Goodbye
9. She’s All Over
10. Fight It Out
11. Underworld
12. Now
Line Up
Davide Merletto (Voce)
Marco D’Andrea (Chitarra)
Alessandro Furia (Basso)
Stefano Arrigoni (Batteria)
 
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