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Enslaved - In Times
( 5594 letture )
A quasi due anni e mezzo dal precedente, RIITIIR, fa il proprio ritorno sulle scene un grande, imponente, affidabile, ormai storico nome della scena norvegese e mondiale, gli Enslaved. Così come la loro notorietà, anche questa nuova release, dal titolo In Times, risulta notevole, concreta, bilanciata e salda allo stesso tempo, dimostrando fin da subito di avere tutte le carte in regola per lasciare il segno in questo 2015, iniziato davvero da poco, ma già molto promettente.

In Times segue, distanziandosi in parte, il sentiero progressive già intrapreso in passato dalla band scandinava: le sperimentazioni vengono limate con maturità, i brani, saldi, si formano su composizioni più lineari, ma non per questo ‘semplici’, il desiderio di un perfezionismo a tutti i costi viene tenuto a bada, le liriche e i contenuti splendono con un’elegante aura di spiritualismo e mitologia.
Un album di sole sei tracce, certo, ma che prese in considerazione singolarmente rivelano una prima, immediata costante: la durata notevole, che supera quella di buona metà dei brani di RIITIIR e fa rapidamente impallidire quelle di tracks contenute in dischi di un passato certo non remoto, come Axioma Ethica Odini o Vertebrae. Una caratteristica che è una sfida, una sfida che, al contrario di quanto si potrebbe impulsivamente immaginare, è stata affrontata con il dovuto impegno dal quintetto norvegese, capace di calare un asso in fila all’altro, tenendo lontani gli accenni, anche timidi, di noia. Ad un nòcciolo di black metal che resiste (e dà solida prova di non aver affatto perso la propria sfumatura old school) e a delle ritmiche medie, infatti, vengono accostate le chitarre che ritrovano maggiori spazi rispetto al precedente, arricchendo lo stile dei nordici con un’attitudine sempre cangiante, che si rincorre dall’inizio alla fine. Riffing a tratti più melodici ed enfatici (come in passaggi di Nauthir Bleeding e Building With Fire), a tratti furenti e battaglieri (ad esempio in One Thousand Years of Rain, ben supportata anche dalla sempre puntuale batteria), che si susseguono in modo fluente ma mai forzato, rimanendo al passo del continuo alternarsi di clean e growl, concludendosi poi nella peculiare e onirica Daylight, un ‘meraviglioso capriccio’, arricchito da un pregevole guitar solo. Il buon Herbrand Larsen, infine, pur limitando la sua presenza nei clean vocals rispetto alle release precedenti, aggiunge un ragguardevole contributo alla causa con l’ottimo lavoro alla tastiera, evidente in particolar modo in brani come In Times.
Allontanandosi dall’ambito strettamente strumentale, degni di grande attenzione sono inoltre altri due aspetti di In Times: certamente l’artwork, presentato circa un mese fa tramite un trailer video, affidato non sorprendentemente al talentuoso Truls Espedal (definito dalla stessa band come sesto membro onorario degli Enslaved) e dipinto interamente a mano, che potrebbe essere associato ai giganti e all’oceano di tempo menzionati nella titletrack. Ma non solo: un ruolo molto importante in questa release lo coprono anche i contenuti dei testi, che ritornano con maggiore insistenza sulle tematiche mitologiche e viking da sempre presenti nella discografia degli scandinavi. Ed ecco dunque, per esempio, un ritorno mondo vichingo più originario, con riferimenti al Fuþark antico (l’alfabeto runico diffuso tra II e VIII d.C.) in due delle tracce più rappresentative dell’album: Thurisaz Dreaming risulta legata a þurisaz, la runa di Thor e dei giganti già precedentemente citati (ma anche delle forze dell’inconscio), così come Nauthir Bleeding lo è a naudiz, decima runa di questo alfabeto, incentrata sul senso di bisogno e sul disagio.

Una piacevole conferma, dunque. Molto si era mormorato su cosa stesse bollendo nella pentola di casa Enslaved, anche considerata la lunga attesa per questo In Times, dato che in passato i produttivi norvegesi avevano raramente mancato la coincidenza stretta dei due anni tra un album e l’altro. Alcuni speravano in un’escalation delle sperimentazioni, altri in un maggiore ritorno al classico, altri ancora già temevano una débâcle. Il risultato finale? Una produzione solida, che marca per la band di Bergen un nuovo passo avanti (in quel percorso che, senza tentennamenti, fin da Mardraum: Beyond the Within ha continuato a svilupparsi e non si è mai fermato o adagiato sugli allori), capace di dimostrare ancora una volta una grande maturità, pur mantenendosi sulla rotta già percorsa nel passato recente. Difficile scegliere un brano su tutti gli altri, ma forse Nauthir Bleeding è quello che, avendo solo otto minuti da spendere, può dare un’idea più completa di quanto gli affidabili Bjørnson e Kjellson abbiano saputo creare in questo nuovo capitolo della band, mescolando con grande fluidità tratti progressive, con voci in clean, e passaggi furibondi, in piena second wave. Magari non facilissimo da digerire e comprendere completamente nelle sue diverse sfaccettature con un solo ascolto, ma decisamente, senza dubbio, promosso.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
94.41 su 51 voti [ VOTA]
GB
Lunedì 7 Agosto 2017, 22.46.04
18
Album dopo album sempre meglio...Immensi Enslaved!! 91.
Kenos
Giovedì 20 Agosto 2015, 20.55.12
17
Ri(ri-ri-ri-ri-ri..)ascoltato di recente. È troppo una bomba e non capisco come diavolo facciano a mantenersi su questi livelli dopo 20+ anni e qualcosa come 13 o 14 album, in un percorso artistico coerente, senza mai ripetersi troppo e allo stesso tempo rimanendo fedeli a se stessi. Questo se possibile è ancora meglio del precedente RIITIIR, che a mio parere aveva come unico difetto un minutaggio eccessivo; adesso, con questi 53 minuti spalmati su una tracklist ridotta, mi sembra che abbiano raggiunto (ancora una volta) l'equilibrio perfetto. E boh, li amo.
Baron The Red
Giovedì 20 Agosto 2015, 20.51.40
16
Premetto che di loro ho amato e amo solo i primi album fino a Eld...la loro svolta di li in poi non mi ha detto nulla, ma devo essere sincero ...questo piano piano mi sta piacendo!!...Bell'album..che di sicuro crescerà ancora con gli ascolti...80
the hellion
Sabato 15 Agosto 2015, 22.01.45
15
lo sto ascoltando e fino a ora mi viene da pensare .. beh, capolavoro!
Macca
Martedì 21 Luglio 2015, 16.30.00
14
Gran bel lavoro, non ascolto molto black e simili ma qui sono preponderanti gli innesti progressive, ci sono belle melodie e gran belle canzoni, io personalmente non l'ho trovato molto ostico e lo preferisco a RIITIIR che già era validissimo. Gruppo in continua e costante crescita, nonostante siano in giro da molti anni. Bravissimi!
evil never dies
Sabato 21 Marzo 2015, 17.44.17
13
Gran disco!!
Stefano
Venerdì 13 Marzo 2015, 14.31.19
12
Lo preferisco rispetto a RIITIIR. Gran bell'album!
JhonsV
Venerdì 13 Marzo 2015, 14.24.52
11
State scherzando? Solo 86? Insomma ci rendiamo conto che quest'album non è normale? Io credo che nella loro carriera sia letteralmente 'Storico'. Indimenticabile. Perfetto da tutti i punti di vista ti incolla lasciandoti con una faccia da ebete (per la gioia) per un ora. Arrivato a "One Thousand years of rain" credevo che gli enslaved si erano gia superati. Ascoltando le ultime due tracce ho capito che quest'album è una meraviglia e che per batterlo ci vorrà davvero qualcosa di inimmaginabile. Voto 97
Jack Rancid
Martedì 10 Marzo 2015, 14.07.29
10
Molto bello, mi terrà compagnia per parecchio tempo.
Theo
Lunedì 9 Marzo 2015, 17.48.06
9
Un solo aggettivo mi rimbomba nella testa mentre ascolto l'ennesimo disco (tredicesimo in carriera..) della band di Bergen: "infallibili". Citando la recensione: "Magari non facilissimo da digerire e comprendere completamente nelle sue diverse sfaccettature con un solo ascolto"... E meno male, aggiungerei io ... In ogni caso non c'è altro da dire, tra le formazioni migliori che la Norvegia abbia mai sfornato, superiori. "Daylight" per quanto mi riguarda è la vera stella da 10 del disco, tutto il resto è su livelli di eccellenza ma lei brilla di luce propria. Una luce incredibilmente luminosa. Mi accodo al voto della recensione, sicuramente e giustamente molto molto alto. Ennesimo disco favoloso di un 2015 che, appena iniziato, sta regalando davvero dischi memorabili.
Markus
Lunedì 9 Marzo 2015, 9.19.39
8
Consiglio a chi non ha apprezzato questa ennesima perla di dedicare qualche ascolto in più.
Kenos
Domenica 8 Marzo 2015, 21.00.13
7
Non sbagliano mai. Nauthir Bleeding è da lacrime.
metallo
Domenica 8 Marzo 2015, 20.22.11
6
L'alum e' veramente ben fatto, anche per le tematiche che tornano a insistere riguardo l'alfabeto runico antico, anche la copertina e' interessante, le chitarre esprimono al meglio il songwriting e i testi voluti, e la voce e' piu' attenta e funzionale all'opera tutta nel suo insieme, per il resto mi riconosco nella recensione, per me e' da 88.
hj
Sabato 7 Marzo 2015, 18.21.50
5
l'album l'ho ordinato e aspetto a dare un giudizio. ho ascoltato i singoli promozionali e nelle parti tirate mi sembra abbiano riabbracciato le sonorità del bistrattato blodhemn e ne sono molto felice. Band stellare seconda solo agli Emperor
Malleus
Sabato 7 Marzo 2015, 16.39.25
4
Album tranquillamente del livello del precedente, 90 a cuor leggerissimo. Ennesimo ottimo album degli Enslaved, ma forse forse anche a sto giro, come per RIITIIR, possiamo anche azzardarci a parlare di capolavoro.
l'Accademico
Sabato 7 Marzo 2015, 14.48.04
3
Ascoltato più volte. Ho seguito e amato la band dagli esordi.. ma questo disco NON SA DI NIENTE. La prima cosa che ho pensato è: hann fatto troppi dischi, hanno finito le idee, cominciano a riciclarsi in modo stupido.
andreastark
Sabato 7 Marzo 2015, 11.34.13
2
Troppo basso il voto.....al momento il mio è 95....sono sicuro che come per Axioma e Riitiir questo sarà il disco dell'anno, almeno per me!!! Avevo paura che non riuscissero a mantenere il livello....ma la mia paura è svanita, si è dissolta in un disco che recupera le chitarre di Axioma un po' di violenza sonora old style e il grasso filone prog di Riitiir; filone prog che si accende nella parte finale del disco....niente filler, niente accenni di cedimento in un disco che come sempre avvolge l'ascoltatore in un'atmosfera di puro nord con aperture prog ed un costante senso di aspettativa sonora....sugli scudi il rifforama di Bjornson unito al solismo di Ice Dale ,le lancinanti vocals di Kjellson e menzione particolare per un Herbrand Larsen mai così ispirato(soprattutto come lavoro di tastiere) ed un Bekkevold mai cosi chirurgico e coinvolgente alla batteria. Capolavoro.....il terzo di fila per una band che non conosce passaggi a vuoto ma solo crescita...continua ed inesorabile. ENORMI!
freedom
Sabato 7 Marzo 2015, 11.21.59
1
Ascoltato tre volte di fila ieri sera. Album veramente notevole, grandi atmosfere, ottime melodie, buonissima produzione. Bello bello bello! Confermo il voto della recensione.
INFORMAZIONI
2015
Nuclear Blast
Black / Prog
Tracklist
1. Thurisaz Dreaming
2. Building With Fire
3. One Thousand Years of Rain
4. Nauthir Bleeding
5. In Times
6. Daylight
Line Up
Grutle Kjellson (Voce, basso)
Ivar Bjørnson Peersen (Chitarra, tastiera, voce)
Arve Isdal (Chitarra)
Herbrand Larsen (Tastiera, voce)
Cato Bekkevold (Batteria)
 
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