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Orden Ogan - Ravenhead
( 2170 letture )
Gli Orden Ogan sono un nome che si sta facendo sempre più conoscere tra gli estimatori del power metal epico e pomposo. Devo ammettere di averli sempre sottovalutati e avendoli visti live di supporto ai Rhapsody di Turilli per il tour di Ascending to Infinity non mi avevano per nulla lasciato una buona impressione per via delle troppe basi, dei cori registrati ed una proposta musicale che non mi entusiasmava per nulla. Mi sono quindi avvicinato a questo Ravenhead con ben poche speranze di trovarci qualcosa di interessante. È stata invece una vera sorpresa ascoltare quanto di buono la band tedesca proponga con questo nuovo lavoro. L’obiettivo di creare il proprio sound e di costruirsi una personalità propria è ancora lontano, i Nostri devono ancora molto al classico power di stampo teutonico, in particolare ai Running Wild per il riffing di chitarra ed ai Blind Guardian per le atmosfere epiche e per le strutture dei cori, però compiono un passo avanti che dimostra la loro convinzione in quello che fanno e confezionando un lavoro decisamente ispirato e coinvolgente. Considerando la formula compositiva, questa non varia molto rispetto ai lavori precedenti, quello che è migliorato è proprio la maturità compositiva, che ha permesso loro di creare brani che si stampano in testa subito pur senza essere canzonette -troppo- concepite con questo scopo.

L’eponima intro servirà come introduzione ai loro concerti, ma qui serve solo per portarci alla bellissima title track. Ravenhead è infatti un micidiale brano power metal al 100% che tanto ci ricorda nel riff di chitarra i Running Wild dei bei tempi andati. Anche il sound di batteria richiama in qualche modo quello della band di Rock ‘N’ Rolf dei primi anni 90 (quando il drumming era vero e non il risultato di qualche misteriosa entità non ben specificata), anche se l’uso esasperato del trigger la rende un po’ fredda. Il coro epico rende il brano senza dubbio già un classico del loro repertorio, così come anche la successiva F.E.V.E.R., meno veloce ma altrettanto epica, in cui emergono maggiormente le influenze dei Blind Guardian. Già questi due brani sono una dichiarazione di intenti ed un perfetto biglietto da visita di quello che contiene l’album. I ritornelli sono il punto di forza dei Nostri, che però rendono interessanti tutte le parti delle canzoni, con arrangiamenti e parti corali di rilievo, il tutto curato pur senza risultare particolarmente complicato o ricercato. The Lake è il primo passo falso, che vede il meglio nel coro, dove è ancora evidente l’ispirazione della band di Kürsch e Olbrich. Decisamente superiore Evil Lies in Every Man, introdotta da una cantilena sussurrata per poi passare ad un riff di chitarra e ad una ritmica potente che ancora sa tanto di Running Wild; azzeccate le melodie vocali e memorabile il coro che dal vivo non potrà di certo mancare, interessante anche lo stacco centrale che precede il solo di chitarra. Here at the End of the World vede la partecipazione di Chris Bolthendal dei Grave Digger e sinceramente viene da chiedersi il valore aggiunto di una simile ospitata. La voce grezza e sgraziata di Chris potrebbe anche adattarsi al sound degli Orden Ogan, ma il pezzo non è per nulla studiato per la sua voce e la sua prestazione non arricchisce affatto un brano che di per sé è invece funzionale e ben fatto, introdotto da ritmiche thrashy e linee melodiche accattivanti, sia vocali che strumentali e soprattutto nell’ennesimo coro coinvolgente ed immediato. A Reason to Give ci regala un momento sognante e più tranquillo di quanto sentito finora, ballad folleggiante che forse più che mai ci ricorda Imaginations from the Other Side, anche se, giusto dirlo, non arrivano mai alla qualità dei Bardi di quell’album. Deaf Among the Blind parte con una ritmica forsennata e potente, in stile Iced Earth, per poi aprirsi a delle orchestrazioni melodiche e riprendere velocità e potenza nelle strofe e nel cantato, anche se il risultato lascia un po’ di amaro in bocca non riuscendo ad essere incisivo rispetto a quanto sentito nei brani precedenti. Cori con “Oh oh” come se piovesse ci introducono Sorrow Is Your Tale, che vede la partecipazione di Joachim Cans alla voce, ma per cui vale lo stesso discorso fatto precedentemente per il caso di Bolthendal: inutile. Cans fa il suo compitino senza dare nessun valore aggiunto al brano, che di suo possiede un bellissimo coro potente ed anthemico. In Grief and Chains è una strumentale di circa due minuti piuttosto anonima e poco incisiva, mentre la conclusiva Too Soon è poco di più di una outro lenta e pomposa, ma tutto sommato piacevole, adatta a chiudere in modo epico un disco con parecchie luci e fortunatamente solo alcune ombre. La prestazione dei singoli musicisti è complessivamente discreta senza eccellere in nulla, ma Ravenhead è un disco buono nella sua globalità, che punta sui brani e sulla propria immediatezza, non sui virtuosismi.

Purtroppo, per quanto il disco in questione rappresenti probabilmente il meglio della produzione Orden Ogan, ed effettivamente si tratta di un buonissimo disco, manca ancora quella componente di personalità che li possa elevare ad un livello superiore. I paragoni con Running Wild e Blind Guardian si sono sprecati, e sono evidenti, ma da qui a parlare di eredi dei maestri del power epico ne passa ancora parecchio. Altro grosso punto di domanda rappresenta la resa che i brani potranno avere dal vivo, e se l’uso inevitabile di basi e cori registrati non renderà il risultato poco convincente, ma qui ci troviamo comunque a valutare il lavoro in studio, ed un disco che farà la felicità dei fans del power metal pomposo ed epico potrebbe stupire chi, come il sottoscritto nutriva qualche pregiudizio verso i Nostri. Nota a parte -ininfluente per il giudizio del disco- l’artwork: pur essendo curato da un maestro delle copertine metal come Andreas Marshall, il risultato è piuttosto deludente, tenuto anche conto del fatto che il bravissimo Marshall ci aveva abituato a capolavori visivi in passato, guarda caso tra i tanti sempre Running Wild e Blind Guardian.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
72.66 su 6 voti [ VOTA]
Luke25
Mercoledì 13 Settembre 2017, 12.39.28
6
Io ribadisco che dei Blind Guardian non riesco proprio a trovare una gran influenza... Dei Running Wild invece concordo, si sente eccome! Passando al disco, concordo praticamente in tutto col recensore e da fan del power metal pomposo non posso che essere soddisfatto di questo disco, anche se per me non è il migliore della loro discografia, pur essendo costantemente migliorati a livello di produzione (l'ultimo Gunmen è un ulteriore passo in avanti infatti). Comunque per me questo è un album sicuramente intorno al 75 con alcuni brani davvero molto ben riusciti e altri sempre orecchiabili (come loro consuetudine) ma che non hanno quella marcia in più che ci si aspetta. Concordo anche sulle partecipazioni di Bolthendal e Cans, purtroppo non hanno migliorato i due brani e veramente potevano essere sfruttate molto meglio!
Fotturion
Lunedì 16 Marzo 2015, 10.41.08
5
Ci sono più cori che voce solista, ed antrambi non dicono granchè... se avessero un cantante come si deve e non esagerassero con i cori andrebbe molto meglio.. voto 62
roccomazzolatore
Lunedì 16 Marzo 2015, 10.15.22
4
Si figuri giornalaio, per cosi' poco !!!!!
Mauro Paietta "My Refuge"
Lunedì 16 Marzo 2015, 8.06.29
3
Grazie per il commento molto sensato ed interessante Roccomazzolatore!
roccomazzolatore
Domenica 15 Marzo 2015, 18.51.22
2
Voi gente seria ? NO Voi giornalai ? SI !!! Voi quaqquaraqua ? SI !!! Voi snob ? SI !!! Voi recensori seri ? No elevato alla massima potenza !!! E allora vedete di recensire al piu' presto il nuovo monumentale : JORN - DRACULA - THE SWING OF DEATH !!!!!!!! GIA' LEGGENDARIO, altro che stronzate !!!!!!!!!!!!
entropy
Domenica 15 Marzo 2015, 17.53.19
1
li trovo un gruppeto senza infamia e senza lode, ho potuto ascoltare solo quest'album e eston hope. Per entrambi cinque ascolti e poi dimenticati. Voto 60 max
INFORMAZIONI
2015
AFM Records
Power
Tracklist
1. Orden Ogan (Intro)
2. Ravenhead
3. F.E.V.E.R
4. The Lake
5. Evil Lies in Every Man
6. Here at the End of the World
7. A Reason to Give
8. Deaf Among the Blind
9. Sorrow Is Your Tale
10. In Grief and Chains
11. Too Soon
Line Up
Seeb (Voce, Chitarra, Tastiere)
Tobi (Chitarra)
Niels (Basso)
Dirk (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Chris Bolthendal (voce nella traccia 6)
Joachim Cans (voce nella traccia 9)
 
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60
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