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Jerry Cantrell - Boggy Depot
( 1461 letture )
Boggy Depot è il primo album solista di Jerry Cantrell, il chitarrista americano conosciuto soprattutto per aver dato vita agli Alice In Chains. Il disco è uscito nel 1998, otto anni dopo il primo dei tre dischi che la band di Seattle ha realizzato con il cantante originale. Il titolo scelto da Cantrell richiama il nome di una città fantasma degli Stati Uniti, situata in Oklahoma. Diversi bassisti hanno affiancato il chitarrista nella registrazione del primo lavoro firmato interamente e solo da lui: Mike Inez, Rex Brown, John Norwood Fisher e Les Claypool; alla batteria ha invece preso posto Sean Kinney.
In particolare, la presenza di Mike Inez e Sean Kinney, già compagni negli Alice In Chains, fa presagire che il marchio dato a questo disco sarà il medesimo a cui gli ascoltatori erano abituati; Boggy Depot permette però di isolare un unico elemento del gruppo e di apprezzarne le influenze personali e le conclusioni individuali.

Il paragone con gli Alice In Chains, d’altronde, si rivela inevitabile nel brano di apertura, Dickeye, in cui si avverte immediatamente lo stesso sapore dei lavori a cui Cantrell aveva già partecipato; in particolare, le armonie create con voce principale e backing vocals nei ritornelli sono come un’impronta digitale conosciuta. Senza eccessive modifiche, potrebbe trattarsi di una traccia presente in Dirt ma, allo stesso tempo, la voce di Jerry Cantrell la allontana in maniera decisa da ciò che già si era sentito dalla band di Seattle. Il timbro del chitarrista è molto diverso da quello di Laney Staley; si ha però la sensazione, in questo inizio, che Cantrell ne voglia seguire l’atteggiamento. Lo stesso si può dire anche per Keep The Light On. Il chitarrista non adotta però lo stesso comportamento nell’intero disco, riuscendo in più momenti ad esprimere con naturalezza il suo modo di cantare, più morbido e melodico. Il primo esempio è la canzone My Song, in cui si ripetono le consuete armonie per le voci e i già citati ricordi musicali, ma in cui Cantrell si discosta dal modo di cantare di Staley. Allo stesso modo, il brano seguente, intitolato Settling Down, prosegue su questa strada, risultando ancor più intimo. Oltre ad esprimere la sua vocalità, qui Cantrell comunica con più evidenza anche la sua sensibilità di chitarrista; il suo modo di suonare è sicuramente rintracciabile negli Alice In Chains, ma qui è privato di una certa dose di aggressività e bilanciato con profonda atmosfera, che nell’assolo ci porta ad un’attitudine quasi blues.
In Boggy Depot emergono quindi anche caratteristiche che appartengono esclusivamente alla musicalità di Jerry Cantrell. Il primo singolo estratto dal disco, Cut You In, per il quale esiste anche un video, diverge con decisione dallo stile degli Alice In Chains, pur mantenendone un sentore di fondo; si tratta del brano più orecchiabile dell’intero album, nonostante carico di corrosività. Hurt A Long Time e Between introducono invece degli elementi country, che fanno parte del bagaglio musicale e delle esperienze di Cantrell e che si fondono all’istante con il suo stile dando vita ad un risultato soddisfacente. Il disco si conclude con Cold Piece, brano che supera gli otto minuti di durata; la lunghezza di questo brano, come già quella di Breaks My Back, potrebbe risultare l’unica pecca nel disco, trascinandolo forse più del dovuto.

Dopo l’ascolto risulta ancor più chiaro come Boggy Depot porti con sé elementi già noti ai fan degli Alice In Chains, arricchiti però da principi nuovi, che fanno parte del gusto personale di Jerry Cantrell. La presenza di strumenti a fiato in Cut You In e Cold Piece è peculiare, inaspettata quanto gli indizi country ed inserita senza strappi nel tessuto musicale. Anche le note del pianoforte all’inizio di Settling Down sono ugualmente piacevoli. In alcune canzoni, come ad esempio in Jesus Hands, la chitarra assume un’importanza maggiore rispetto a quella della voce, rivelando la vocazione di Cantrell per il proprio strumento e focalizzando l’attenzione. Non si può negare, in generale, che il chitarrista abbia ripreso alcuni stilemi tipici, percepibili soprattutto negli incipit di alcuni brani; questo disco però permette di illuminare con chiarezza l’apporto di Cantrell, isolato da quello di altri musicisti.
In definitiva, non è corretto porre continuamente questo disco a confronto con i precedenti degli Alice In Chains. L’intenzione, che può essere avvertita, di Jerry Cantrell non era quella di creare una copia, né quella di distinguersi e distaccarsi totalmente; Boggy Depot è più semplicemente frutto di un processo naturale di songwriting, espressione dell’ispirazione del suo autore, del modo in cui scrive e suona. Ciò che Jerry Cantrell ha ripreso gli appartiene come tutto ciò che di nuovo ha saputo mostrare.



VOTO RECENSORE
76
VOTO LETTORI
91.33 su 6 voti [ VOTA]
alessandro bevivino
Venerdì 15 Maggio 2015, 16.20.56
4
Disco che ho ascoltato centinaia di volte, bello.
P2K!
Martedì 17 Marzo 2015, 15.01.55
3
Bello bello bello. Anche un bel po' vario stilisticamente rispetto al successivo Degradation Trip (più in linea con le atmosfere degli Alice in Chains).
Lizard
Domenica 15 Marzo 2015, 12.54.36
2
Penso che Cantrell avesse un gran bisogno di fare pace col mondo dopo la "fine" degli Alice In Chains e tornare a suonare trovando una dimensione per se stesso come musicista e autore anche al di fuori della sua band. Penso che la copertina dica molto di questo disco e dello stato d'animo del suo autore. Un buon album, a tratti ottimo. La sua voce da bravo ragazzo era un contraltare perfetto per il dolore di Staley. Da sola perde di intensità pur essendo piacevole. Lo comprai quando uscì e lo conservo con affetto.
hj
Sabato 14 Marzo 2015, 14.00.31
1
bellissimo, ipnotico, desertico, adoro tutto quanto di questo grandissimo artista e della sua band primaria.
INFORMAZIONI
1998
Columbia Records
Alternative Metal
Tracklist
1. Dickeye
2. Cut You In
3. My Song
4. Settling Down
5. Breaks My Back
6. Jesus Hands
7. Devil By His Side
8. Keep The Light On
9. Satisfy
10. Hurt A Long Time
11. Between
12. Cold Piece
Line Up
Jerry Cantrell (Voce, Chitarra, Organo, Pianoforte, Steel drum)
Sean Kinney (Batteria)

Musicisti Ospiti
Rex Brown (Basso nelle tracce 1,3,8,9,10)
Mike Inez (Basso nelle tracce 2,6,7)
John Norwood Fisher (Basso nelle tracce 4,5)
Les Claypool (Basso nelle tracce 11, 12)
Angelo Moore (Fiati)
 
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